REPRINT/ Giulio Cavalli con Lucini contro le mafie

Riproponiamo in occasione del 21 marzo 2014 il nostro servizio e i video della manifestazione a sostegno di Mario Lucini con lo spettacolo di Giulio Cavalli Nomi, cognomi e infamiTrecento spettatori sabato 21 aprile 2012 per Nomi, cognomi e infami di e con Giulio Cavalli. La manifestazione contro le mafie, particolarmente virulente in Lombardia, è stata introdotta da Luca Gaffuri, Celeste Grossi e Bruno Magatti. Poi la parola è passata allo spettacolo, un serratissimo e applauditissimo monologo di Cavalli. In chiusura l’intervento del candidato sindaco del centrosinistra comasco Mario Lucini. Interventi introduttiviconclusione di Mario Lucini. Prima parte del monologo di Giulio Cavalli,  seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte, sesta parte, ultima parte

L’iniziativa è stata introdotta da Luca Gaffuri, consigliere regionale del PD, che ha espresso la volontà della coalizione di proporre una riflessione sulla tematica delle mafie presenti nel nostro territorio. Presenze legate alla criminalità organizzata infatti si sono registrate numerose nel movomento terra di Como e Provincia. «La vicenda più eclatante è stata quella della società Perego Strade – ha detto Luca Gaffuri – società legata alla criminalità organizzata che si è occupata anche del movimento terra del nostro nuovo Ospedale Sant’Anna, che secondo quanto alcuni operai della Perego Strade hanno denunciato è stata responsabile di aver occultato rifiuti speciali come la bentonite nelle fondamenta del nuovo ospedale».  Celeste Grossi, candidata consigliera comunale della lista Paco-Sel ha espresso la necessità che la politica contrasti le presenze mafiose nel territorio comasco, quindi, dopo un brevissimo saluto di Bruno Magatti  è iniziato il monologo di Cavalli.

 Un monologo eseguito con una scenografia essenziale, una sedia e un leggio, per far risaltare la forza delle parole contro la mafia. La forza delle parole per ricordare persone come Bruno Caccia, magistrato ucciso a Torino nel ’83 e Giorgio Ambrosoli, avvocato milanese commissario liquidatore della banca di Michele Sindona, ucciso a Milano nel ’79, nel silenzio, senza il sostegno della politica e della società milanese nel giorno del suo funerale. La forza della parola che diventa memoria in un Paese che, come dice Cavalli, «si è dimenticato di esercitarla, perché bisognerebbe essere tutti un po’ Peppino impastato, un po’ Falcone, un po’ Borsellino». Ma la forza della parola viene usata da Giulio Cavalli anche parlare dei mafiosi, e metterli in ridicolo, perché con la risata si sbriciola il retroterra culturale delle mafie. Questo è il nocciolo della lezione di Peppino Impastato, che si burlava del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti chiamandolo “Tano Seduto” dalle frequenze di Radio Aut. E così Giulio Cavalli ha riso con il pubblico mettendo in scena una finta “punciuta”, il rito di iniziazione dei giovani che entrano in Cosa Nostra, di un certo Totò Nessuno, che mescola i suoi pensieri ai giuramenti, suscitando l’ilarità del pubblico. Ancora ironia con la descrizione del covo in cui è stato catturato Bernardo Provenzano, nel quale è stata rinvenuta, tra santini e vecchie musicassette, perfino una raccolta delle Canzoni dei Puffi. Ma quello di Giulio Cavalli è anche uno spettacolo che attraverso la sua figura di attore minacciato dalla criminalità organizzata rivolge un pensiero a tutti coloro che in Italia vivono sotto tutela, che sono più di seicento persone.

 Al termine dello spettacolo la serata si è conclusa con la consegna della maglietta Como cambia passo a Giulio Cavalli e con l’intervento di Mario Lucini, che ha sottolineato la forza delle parole e delle storie raccontate da Cavalli, invitando i presenti a lasciarle risuonare dentro di loro, «per rendere vive e sentite le nostre volontà di impegno» tenendo presente che «le storie delle vittime di mafia sono storie di persone “normali”, in momenti e situazioni in cui l’essere normali significa pagare. La politica quindi deve prestare attenzione a cosa accade nella nostra città».  [Matilde Aliffi, Ecoinformazioni]

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