L’intervento di Paolo Sannella, già ambasciatore italiano in Costa d’Avorio, ha trattato di immigrazione e di Africa per suggerire, a 40 anni dalla pubblicazione de I limiti dello sviluppo, di acquisire l’ottica della globalizzazione e della esauribilità delle risorse per l’elaborazione di nuovi paradigmi che superino il punto di vista coloniale in una situazione caratterizzata dall’incremento demografico. Per Sanella il termine “integrazione” è fuorviante, meglio “accoglienza” e per realizzarla è essenziale la conoscenza delle culture dei paesi di provenienza degli immigrati.
Incarnato nei drammi dell’immigrazione per il parlamentare del Pd non c’è solo lo scandalo della ineguale distribuzione delle risorse nel pianeta, ma il problema del modello di sviluppo: «La Banca mondiale e il Fmi dettavano negli anni 70 ai paesi africani una ricetta [ndr. tagli ai servizi sociali, ai salari dei lavoratori]. Trenta anni dopo le stesse istituzioni economiche danno all’Italia la medesima ricetta. La “barca della globalizzazione” e dei modelli di sviluppo è unica».
L’immigrazione ci parla di un mondo non in Pace. I partiti progressisti avevano dedicato molta attenzione ai movimenti per la Pace oggi non è più così: «molta acqua è stata messa nel vino dell’internazionalismo proletario. Una barca con circa 200 milioni di persone vaga per raggiungere il diritto primario alla sopravvivenza». Per Touadi nel nostro paese non c’è abbastanza difesa di questa vita e ci si concentra solo sul feto e sul malato terminale.
L’immigrazione deve diventare un elemento di controllo della qualità politica. Anche l’urbanistica è centrale per questo progetto realizzando «Non frontiere, ma confini, luoghi di attraversamenti multipli. Un luogo plurale deve essere attraversato da identità diverse. Governare la città è evitare la formazione di non luoghi».
Abitare il confine e sviluppare la mediazione interculturale è la proposta del relatore: «La città è un organismo complesso che ha bisogno di strumenti di fluidificazione dei gruppi che la abitano. Questi si chiamo strumenti di mediazione interculturale. Già adottati in alcuni luoghi.
La legalità aiuta l’integrazione. Non è ancora stato sperimentato un modello di multiculturalismo italiano. Ma se il dibattito è antropologico è affidato a Calderoli e Santanché è certamente di corto respiro. L’Italia è essa stessa plurale abbiamo cinque lingue citate nella Costituzione. Non siamo monoculturali, un paese che teme la novità dell’innesto è un paese finito».
Particolarmente severo il giudizio di Touadi sulla politica internazionale europea e italiana: «Non dobbiamo più parlare con leggerezza del rapporto tra Europa e Africa. I due continenti si stanno allontanando come in una deriva. C’è rigetto dell’Europa da parte degli africani maggiore che del periodo coloniale. C’è il dramma dei 14 mila corpi di immigrati africani che giacciono sui fondali eruopei. Dal 1988 e ancora oggi il Mediterraneo è diventato un gigantesco cimitero marino che ha scavato un solco tra l’Africa e Europa».
