Amo la mia città

Chiara Bedetti/ Un sogno diventato incubo

paratie_03Chiara Bedetti,  esponente di Amo la mia città nel Coordinamento politico della coalizione fino all’utimo incontro svolto nell’ottobre 2015  e iscritta al Pd, interviene nel dibattito sulla Bufera paratie già animato dagli interventi di Marco Longatti e Luca Michelini (altro…)

8 maggio/ Bande Nere

locandina_8_maggioVenerdì 8 maggio alle 18.30 presso la sala civica di via Collegio dei Dottori 9 a Como, l’Anpi sezione di Como in collaborazione con Arci Como ed i circoli cittadini di Pd, Sel, Paco-Sel, Movimento 5 Stelle, Psi, PdCi e Amo la mia città, promuovono un serata di approfondimento sul mondo delle nuove destre. Paolo Berizzi, giornalista d’inchiesta di La Repubblica, presenterà il suo libro Bande Nere [2009, 224p., ed. Bompiani]; a seguire verrà proiettato il film-documentario Nazirock [2008, 75 min.] con la presenza del regista Claudio Lazzaro. La serata sarà moderata da Barbara Rizzi di ecoinformazioni. Nel corso dell’evento sarà offerto un aperitivo. L’iniziativa fa parte della campagna No Rogo di Arci book Lombardia.

Amo la mia città libera/ La dichiarazione di Eva Cariboni



consiglio13ottobremodNel primo Consiglio comunale di Como dopo l’inserimento in giunta di Frisoni e Marelli e la decurtazione delle deleghe a Iantorno e Introzzi che si è dimessa, Eva Cariboni, Amo la mia città, : «Ci sentiamo liberi di decidere di volta in volta la nostra posizione» [leggi la dichiarazione]. Critiche di Paco-Sel alla gestione del rimpasto e solidarietà a Gisella Introzzi.

 

Dopo la nuova composizione della Giunta a Palazzo Cernezzi decisa dal sindaco Mario Lucini la lista civica che si è presentata nella coalizione che ha vinto le elezioni, Amo la mia città, si smarca dalla maggioranza.

Già nelle preliminari al Consiglio comunale di Como di lunedì 13 ottobre Ada Mantovani, Adesso Como, ha ringraziato per il lavoro svolto l’assessora dimissionaria di Amo la mia città Gisella Introzzi, mentre Luca Ceruti, M5s, ha attaccato: «Sono uscite due donne e sono entrati un uomo e una donna, ma allora tutta questa attesa per rispettare la differenza di genere in Giunta in realtà non era un problema». Piena anche da Paco-Sel la solidarietà a Introzzi e ferma la presa di distanza anche sui modi con i quali è stato gestito il rimpasto espressa dal capogruppo Luigi Nessi.

La rappresentante della lista civica, Eva Cariboni, ha preso la parola [leggi la dichiarazione] per definire la posizione della lista nei confronti della maggioranza. Ha ricordato la difesa dell’assessora dimissionaria dagli attacchi negli ultimi mesi e rilevato che il «depotenziamento delle deleghe è una sfiducia nei nostri confronti», così come ha scritto l’interessata in una lettera aperta. Una sfiducia che è arrivata attraverso un «metodo non crediamo rispettoso per degli alleati». Di qui la sensazione che «la nostra presenza in maggioranza non più ritenuta importante» e la decisione, su temi specifici al di là di quello che era il programma elettorale, di sentirsi «liberi di decidere di volta in volta la nostra posizione».

Amo la mia città si è presentata in aula con alcuni sostenitori tra i quali l’ex consigliere Marco Servettini e l’ex assessora Introzzi in un clima comunque sereno, con tanto di saluti da parte di consiglieri e assessori di maggioranza e dello stesso sindaco che si è detto rammaricato delle dimissioni e ha ribadito che non c’è nessuna relazione fra il passaggio di deleghe e la lettera, «assolutamente non condivisibile», delle organizzazioni sindacali contro l’ex assessora al Personale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Le ragioni di Gisella Introzzi

logointrozziCon un’accorata lettera aperta   «Alle mie elettrici, elettori, simpatizzanti, amiche, amici. A tutti: cittadine e cittadini» che non apre fronti polemici ma propone un’analisi politica dei fatti Gisella Introzzi ripercorre la sua avventura di assessora nel governo Lucini e illustra i motivi delle dimissioni. Scelta determinata dal ridimensionamento del suo ruolo conseguente al rimpasto che, oltre a segnare una svolta politica della giunta Lucini, ha mostrato drammaticamente l’assenza di dialogo e di procedure condivise e partecipate  dalle forze politiche della coalizione di centrosinistra e della giunta con decisioni assunte in solitudine dal sindaco che per la sostanza e i modi con cui sono state prese non potevano che creare gli effetti ottenuti. Leggi nel seguito il testo della lettera pubblicato nella News della lista Amo la mia città.

«La notizia delle mie dimissioni è ormai nota. La mia avventura – iniziata esattamente tre anni fa, l’11 ottobre 2011, quando mi sono presentata per le Primarie a candidata Sindaco, onorata dall’avere al mio fianco il professor Valerio Onida – si è conclusa ieri con le mie dimissioni dall’incarico che il Sindaco Lucini mi aveva conferito il 30 maggio 2012.

E’ stato un triennio intenso, faticoso, denso di passaggi inaspettati, ricco di nuove conoscenze e di soddisfazioni personali.

A voi tutti sento il dovere di provare a spiegare in maniera diretta le ragioni delle mie dimissioni e di scusarmi se non ho ritenuto di poter andare oltre.

La mia scelta è sempre stata unicamente quella di mettere a disposizione della mia città il bagaglio di esperienze e di relazioni costruito in una lunga esperienza professionale. Questo è quello che tanti amici e conoscenti mi avevano chiesto di fare ed è ciò che ho fatto con lealtà e senza risparmio di energie.

Come ho scritto nella lettera di dimissioni consegnata al Sindaco “considero un grande onore aver potuto lavorare a favore della nostra bellissima città”.

Ovviamente non sono e non mi ritengo al di sopra delle critiche, ma non credo nemmeno che ci siano errori o mancanze che mi possano essere addebitati nella gestione della delega al personale. In ogni caso avrei desiderato discuterne, con la serietà che il tema necessita.

La scelta di assegnare ad altri parte delle mie deleghe per far posto a due nuovi ingressi al posto della unica dimissionaria (Giulia Pusterla), credo che riveli da sola quali fossero le logiche sul tavolo.

E che il “passo indietro” fosse chiesto a me, in base alla valutazione del minor peso politico della lista Amo la Mia Città, è altrettanto evidente. L’intervista rilasciata a inizio settembre dal Segreterio cittadino del PD lo aveva apertamente dichiarato.

Non ho dato peso a polemiche strumentali, amplificate dalla stampa, e ho continuato a lavorare responsabilmente, riconoscendo nel Sindaco l’unico titolato a prendere decisioni.

Di fronte alla scelta comunicatami giovedì pomeriggio dal Sindaco (poco prima di firmare un atto già predisposto) non potevo che trarne le dovute conseguenze. Non ho mai pensato di restare “attaccata alla sedia” a tutti i costi.

Mi scuso con tutti voi per non essere stata più incisiva, magari anche più prepotente e “furba”. Ma continuo a credere in una politica fatta correttamente, con rispetto, con dialogo e confronto, con proposte e soluzioni costruite su un’attenta lettura dei fatti, sulla considerazione primaria delle esigenze dei cittadini. Se non c’è spazio per questa politica non serve cambiare e adattarsi a metodi altrui (questa è la mia risposta a chi mi dice “ma con le tue dimissioni hai fatto il loro gioco”).

Con tutti voi mi impegno a non “lasciar perdere”, a lavorare – in altri modi, in altre sedi – perché la buona politica torni a farsi sentire, perché cresca la partecipazione dei cittadini attorno alle scelte che decidono delle loro condizioni di vita. L’esperienza fatta in questi due anni di amministrazione comunale non è stata vana.

Chiudo con poche parole sul mio giudizio sull’operato della Giunta nei due anni trascorsi. Me l’hanno chiesto i giornalisti ma non ho voluto alimentare strumentalizzazioni.

Tutta la Giunta ha operato con impegno e senza interessi personali. Questo non è poco. E non trovo che ci siano state contrapposizioni personali. Certo ci sono personalità diverse, esperienze e percorsi politici ed esistenziali distanti, obiettivi personali differenti. Ma questo è legittimo e normale: ho sempre ritenuto che le differenze siano una ricchezza e non un limite.

Ciò di cui ho avvertito la mancanza è la nostra capacità di governare queste differenze, di far nascere e coltivare un approccio comune ed inter-assessorile per la analisi e la soluzione di problemi che sono, inevitabilmente, di grande complessità.

Approccio interdisciplinare ancor più necessario all’interno di una macchina comunale sviluppatasi per compartimenti stagni (e molto spesso in contrapposizione fra loro) e di fronte a problemi enormi ereditati dalla precedente amministrazione. Problemi che solo in parte sono emersi nella cronaca quotidiana e che si annidavano in questioni lasciate per anni nei cassetti.

Questioni che per essere risolte – complice una iperfetazione di norme legislative immaginate per semplificare e contrastare comportamenti scorretti che di fatto portano all’esasperazione delle procedure burocratiche – richiedevano di predisporre nuovi atti regolamentari (quanta fatica, ad esempio, per arrivare a poter accettare donazioni e collaborazioni dei gruppi di volontariato!).

La complessità e la frantumazione ci hanno assillato e rallentato. Il nostro tempo collegiale si è troppo spesso soffermato su questioni minori (patrocini di poco rilievo e cause per risarcimento danni), senza impostare un lavoro approfondito di analisi e di costruzione delle risposte ai grandi problemi.

Ho poi personalmente sofferto la difficoltà di far percepire la necessità di un metodo nella costruzione di un diverso modello organizzativo (fatto di persone, di procedure, di innovazione tecnologica, di formazione). L’organizzazione è affrontata essenzialmente solo come spostamento di nomi e di caselle o elencazione di procedimenti.

Il mio rammarico è anche quello di lasciare a metà del guado i collaboratori che con me stavano lavorando su versanti importanti (l’ultimazione dei lavori al mercato coperto e la realizzazione di un nuovo centro di iniziative imprenditoriali aperte a giovani e nuove attività, i progetti di rivitalizzazione e sviluppo dell’attrattività turistico-commerciale in città, nuovi eventi di promozione del nostro territorio, la diffusione di servizi basati sulle nuove applicazioni informatiche e così via).

Ai miei più stretti collaboratori esprimo un profondo senso di gratitudine per lo slancio con cui hanno seguito la proposta di sviluppare nuovi progetti, di assumere un atteggiamento di apertura alle novità, anche quando questo ha richiesto maggior impegno.

Ho sentito la necessità di condividere con voi queste considerazioni, non certo alla ricerca di giustificazioni, ma perché la consapevolezza della situazione in cui ci si muove è determinante per leggere e comprendere le decisioni.

A tutti nuovamente un grande grazie per la fiducia che mi è stata concessa e l’impegno a lavorare, insieme ad Amo la Mia Città e a quanti altri condividono il desiderio di una città “bella, giusta e solidale” (erano le parole del programma elettorale della nostra lista), per rendere migliore la nostra vita privata e sociale. Un saluto cordiale.  Ps: avrei certamente dovuto trovare più tempo per mantenere un dialogo costante con tutti voi; sapete che se non l’ho fatto non è stato né per pigrizia né per “distacco”. Le ore e le energie sono terribilmente poche rispetto al bisogno». [Gisella Introzzi]

Amo la mia città/ Libeskind senza alcun onere per la città

logointrozziAmo la mia città interviene sulla questione monumento di Daniel Libeskind ricordando che la ricchezza del volontariato e del civismo comasco non è solo quella espressa dagli Amici di Como. La lista definisce «una fantasiosa quanto fastidiosa fola» «le dichiarazioni ascoltate in questi giorni sulle ragioni che hanno ispirato l’architetto statunitense a ideare l’opera in omaggio ad Alessandro Volta» e chiede che la vicenda si concluda senza alcun onere per la città prevedendo che siano a carico dei “donatori” «le spese di manutenzione per un periodo di tempo sufficientemente esteso», che non ricada sul comune alcun  «onere di assicurazione contro i tanti imprevisti che minacciano una installazione complessa» e che venga fornita «una garanzia nell’eventualità di una necessaria rimozione del manufatto». Leggi il comunicato.

«A proposito del “monumento Libeskind” – La posizione di Amo la mia città (Amc). La crisi insegna che occorre sapere trasformare i rischi in opportunità. Ma le opportunità non attentamente valutate possono diventare rischi (paratie e Ticosa docent).

Como è una città ricca. Ricca di energie, di capacità creative, di slancio solidaristico. Decine e decine di associazioni sono lì a dimostrarlo, occupandosi di dare assistenza a chi è in situazione di difficoltà e disagio, di rendere la città più bella e pulita, di prendersi cura di anziani o bambini, di portare solidarietà fuori dai nostri confini.

La scelta di “Amici di Como” di operare per il bene della città si inserisce felicemente in questo contesto operoso. Rendere più bella la città, aiutare l’amministrazione nella realizzazione o il completamento di opere che – causa tagli nei trasferimenti statali, aggravati da complicazioni burocratiche che appesantiscono ogni iter – il Comune non riesce a sostenere autonomamente. Guardiamo certamente con gratitudine all’intervento che ha permesso la fruizione di parte del lungolago reso inagibile da imperdonabili errori di passate amministrazioni. Il dono della scultura di Daniel Libeskind è così l’ultima, in ordine di tempo, di realizzazioni significative per la città. Un progetto a favore di Como che ha lo stesso valore dell’impegno che altri cittadini manifestano con altre modalità, spesso in modo anonimo ma con altrettanta generosità.

È importante che questo dono, questo contributo al ben-essere della città avvenga in armonia con la città stessa, senza spingere a dannose forzature capaci solo di sollevare forti contrapposizioni. E l’amministrazione comunale non dovrebbe essere messa nella condizione di schierarsi a favore o contro l’installazione della scultura in uno dei luoghi più simbolici della città. A sostenere un cosiddetto fronte degli innovatori in contrapposizione a presunti conservatori.

Il giudizio sul valore artistico della scultura esula completamente da queste considerazioni e crediamo possa difficilmente essere ricondotto ad una valutazione unanime. Non è quindi su questo aspetto che vale la pena di soffermarsi, anche se le dichiarazioni ascoltate in questi giorni sulle ragioni che hanno ispirato l’architetto statunitense a ideare l’opera in omaggio ad Alessandro Volta, alla luce del progetto Gazprom di San Pietroburgo, suonano come una fantasiosa quanto fastidiosa fola.

Ora è indispensabile, per rispetto nei confronti dell’intera cittadinanza, che l’installazione della scultura – donata alla città – avvenga davvero e completamente in condizioni di totale gratuità. E che nessun onere, né presente né futuro, né diretto né indiretto, sia messo a carico della collettività.

Nessun onere di manutenzione per un periodo di tempo sufficientemente esteso, nessun onere di assicurazione contro i tanti imprevisti che minacciano una installazione complessa, una garanzia nell’eventualità di una necessaria rimozione del manufatto.

Pensiamo che queste siano le condizioni minime che debbano accompagnare l’impegno dei donatori nei confronti della città, affinché il loro gesto non prevarichi la cittadinanza che non ha avuto né il modo, né il tempo di valutarne le conseguenze». [Amo la mia città]

Amo la mia città/ Inaccettabile la sfiducia del Pd

GISELLA INTROZZI1Amo la mia città difende l’assessora Gisella Introzzi dalle nuove bordate che ne vorrebbero determinare l’allontanamento dalla Giunta del Comune di Como e invita il Pd «a un comportamento più trasparente e corretto nei confronti di una forza politica con cui condivide la responsabilità dell’amministrazione di Como, sottolineando che atteggiamenti di questo tipo, protratti nel tempo, non possono restare politicamente privi di conseguenze di cui il Pd si assume tutta la responsabilità». (altro…)

16 maggio/ Felice Scalvini per Lavoro Comune

lavoro comune scalvini

Secondo incontro dell’iniziativa Lavoro Comune di Amo la mia città e Paco-Sel. Nella Sala stemmi di Palazzo Cernezzi a Como venerdì 16 maggio alle 18 Como si terrà una tavola rotonda tra esponenti delle istituzioni per parlare di welfare, lavoro e innovazione sociale. Gisella Introzzi (assessora Politiche economiche e del lavoro, Finanziamenti pubblici e comunitari, Risorse umane e organizzazione del Comune di Como), Bruno Magatti (assessore Politiche sociali di sostegno alla famiglia, Solidarietà e inclusione sociale, Piani di zona, Sanità e igiene, Ecologia e ambiente del Comune di Como), Felice Scalvini (assessore alle Politiche per la famiglia, la persona e la sanità del Comune di Brescia) discuteranno di come si crea un sistema di welfare comunitario e partecipato, della possibilità di un nuovo modello di relazioni tra ente locale e privato sociale, di come il Comune può fare innovazione sociale. Presto on line su ecoinformazioni.

Amo la mia città/ Le ragioni di Introzzi

gisella introzziAmo la mia città risponde punto su punto alle critiche e si oppone con decisione alla mozione di sfiducia delle opposizioni che verrà discussa nel  consiglio comunale di Como di lunedì 31 marzo. Con una nota Amo la mia città esprime «pieno sostegno e fiducia all’assessora Gisella Introzzi». Leggi nel seguito il testo del comunicato

«La lista d’azione civica Amo la mia città (AMC) conferma sostegno e stima all’Assessora Gisella Introzzi che in queste settimane è oggetto di attacchi infondati e pretestuosi che non rendono giustizia al lavoro sinora svolto con onestà, competenza e generosità. La mozione di sfiducia nei suoi confronti, recentemente proposta dalla Minoranza, pur formulata in modo tanto vago da risultare quasi evanescente, offre l’occasione per alcuni chiarimenti.

La sostituzione del Comandante della Polizia Locale è avvenuta nel pieno rispetto delle normative vigenti, del principio di trasparenza dell’azione amministrativa e seguendo un iter che ne garantisse l’assoluta correttezza.

La nomina di un dirigente in un Ente pubblico, è bene ricordarlo, segue precise procedure normative e non è certo un atto discrezionale dell’Assessore al personale.

Non si può condividere quindi il richiamo della Minoranza a una supposta “inadeguata gestione” da parte dell’Assessora Introzzi.

Sul tema del rapporto tra Amministrazione comunale e Commercianti intendiamo rispondere alle insinuazioni della Minoranza ricordando alcuni esempi.

Il tavolo permanente di coSostegno e fiducia a Introzzinfronto all’interno del Distretto Urbano del Commercio (DUC) è stato rivitalizzato e garantisce l’incontro regolare tra l’Assessore, i Commercianti e le altre Categorie, aggiungendosi ai numerosi contatti personali che consentono di raccogliere osservazioni e proposte. Insinuare che ci sia stato un atteggiamento di scarsa apertura e negare che esista un ampio e circostanziato confronto tra i rappresentanti di categoria e l’Assessora Introzzi significa misconoscere la realtà dei fatti, tanto da apparire con ogni evidenza un tentativo di strumentalizzare le preoccupazioni di parte dei Commercianti riguardo al progetto di allargamento della ZTL.

Il “Programma di Intervento 2013”, realizzato in collaborazione con Camera di Commercio, Confcommercio e gli atri Partner del DUC (Confesercenti, Confartigianato, CNA, Unindustria, CDO), è stato cofinanziato dal V bando dei Distretti Urbani del Commercio di Regione Lombardia con un contributo di 75.000 euro che ha raddoppiato le risorse locali. Il Progetto è stato inoltre premiato durante lo SMAU 2013 nell’ambito del premio Innovazione ICT Retail. L’efficacia del lavoro svolto dall’Assessora Introzzi nel settore dei Mercati è chiaramente dimostrata: basti pensare alla ripresa dei lavori per la ristrutturazione dell’ex-Mercato dei grossisti che rischiava altrimenti di perdere contributi regionali già assegnati, all’inaugurazione del nuovo Mercato dei produttori locali, alla trasparente disciplina delle autorizzazioni dello svolgimento dei Mercati occasionali rilasciate, ora, sulla base di avvisi pubblici.

Sull’iniziativa “beCOMe”, che ha ottenuto il patrocinio di Padiglione Italia EXPO 2015 e della Fondazione Cariplo, ricordiamo che il progetto è stato illustrato in Giunta, in Maggioranza, in Commissione consiliare e con una Conferenza stampa.

Difendiamo il diritto di non condividere la filosofia alla base del progetto “beCOMe”, ma respingiamo con forza le insinuazioni, troppo vaghe per non apparire pretestuose, in merito ad una “poco trasparente” gestione dell’organizzazione della manifestazione.

Preoccupano, infine, le illazioni sulle collaborazioni attivate con il consigliere Marco Servettini e tese a creare il sospetto piuttosto che a chiarire i fatti: nemmeno un euro del Comune è arrivato a sostenere queste collaborazioni. Viceversa l’intento è quello di creare sinergie e portare valore al territorio; in particolare, nel caso del progetto “-Rifiuti+Valore”, finanziato tramite bando di Fondazione Cariplo, l’associazione L’isola che c’è ha portato una quota di 33.000 euro direttamente nelle casse del Comune per azioni al Mercato Coperto, oltre al valore complessivo del progetto destinato al territorio cittadino.

A questa logica del sospetto rilanciamo piuttosto con una logica della fiducia, alla base del ruolo di moltiplicatore di risorse che il Comune è chiamato a nostro avviso a esercitare, come espresso nel programma della Maggioranza: “Il Comune deve diventare facilitatore dello sviluppo, in una logica di rete: coinvolgere, collaborare, cooperare con tutte le forze vive della città”.

Sosteniamo con forza il vitale diritto/dovere della Minoranza di controllare e criticare l’operato della Maggioranza, ma auspichiamo che lo spirito critico sia sempre affiancato dall’onestà intellettuale. Torniamo a confrontarci apertamente e senza pregiudizi per lo sviluppo culturale e socio-economico della città: unico obiettivo – dovrebbe essere – della Maggioranza così come della Minoranza». [Lista d’azione civica Amo la mia città]

 

Lavoro Comune, la necessità di nuove idee in tempi di crisi

lavorocomunetavoloDalla tavola rotonda Lavoro Comune è emerso come i tre assessori Introzzi, Magatti e Tajani concordino nell’analisi e nei metodi sulle possibilità d’intervento degli enti comunali negli ambiti del disagio lavorativo e dei servizi sociali: in un contesto difficoltoso e complesso che comprende tagli costanti e sostanziosi ai bilanci comunali e tassi di disoccupazione a livelli drammatici, servono nuovi approcci virtuosi per provare ad arginare il possibile.

Venerdì 28 marzo nella sala stemmi del Comune di Como la domanda di partenza posta da Celeste Grossi, a fronte del dato delle oltre mille richieste d’intervento ricevute dagli sportelli dei servizi sociali di Como nel 2013, è stata: «Quali possibilità ha un comune di intrecciare politiche sociali e di lavoro? Quali sono le possibili strategie innovative?». Gisella Introzzi (incaricata alle Politiche economiche e del lavoro, Finanziamenti pubblici e comunitari, Risorse umane e organizzazione) ha delineato con dati e percentuali la situazione della provincia di Como: «Abbiamo una presenza significativa e in crescita della popolazione anziana over 60, il 27% del totale, che insieme alla fascia under 15 rappresentano le categorie da sostenere nella società. 46.500 sono invece gli stranieri residenti nel territorio, che rappresentano l’8% del totale e una ricchezza in termini lavorativi. In crescita è anche il dato dei frontalieri, stimato in circa 23.000 persone, che presenta però una forte disparità sul livello delle retribuzioni con i pari ruolo svizzeri, differenza che aumenta ulteriormente nel caso di lavoratrici donne». Gli strumenti e le risorse dei comuni attualmente sono limitatissime e non aiuta la presenza di una pluralità di soggetti che operano in maniera autonoma e divisa tra loro seppure nello stesso ambito.

Bruno Magatti (assessore Politiche sociali di sostegno alla famiglia, Solidarietà e inclusione sociale, Piani di zona, Sanità e igiene, Ecologia e ambiente del Comune di Como) ha sottolineato come il tema del lavoro sia davvero centrale nei servizi sociali: «La povertà genera esclusione, senso di fallimento e inadeguatezza. Occorre abbandonare tutte le forme precarie di accompagnamento verso il lavoro – la filosofia della borsa lavoro – oltre che affrontare il tema del mantenimento del lavoro per chi oggi ancora ce l’ha». Per Magatti occorre anche ripensare il sistema di welfare oggi utilizzato, perché il pacchetto che prevede l’affidamento di un servizio tramite bando ad una cooperativa non sta più in piedi e occorre prima coniugare tutto con la prevenzione e con la generazione di benessere sociale e ricchezza collettiva. «Il termine che deve contraddistinguere ogni scelta è “generosità”: non bisogna più ragionare in termini utilitaristici e nel breve periodo, soprattutto in un momento in cui aumentano il disagio sociale e la sofferenza ma diminuiscono drasticamente le risorse a disposizione». Un’ulteriore tematica delicata è quella legata alla compatibilità finanziaria dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, che genera un circuito di ritardi dall’ente alle realtà affidatarie, da queste ai lavoratori e dagli stessi all’ente per i servizi utilizzati.

Il contesto milanese è sicuramente diverso per dimensioni da quello comasco, ma grandi similitudini sono riscontrabili nel metodo e nel quadro di contesto, con l’accordo di tenere legati le politiche del lavoro e i servizi sociali. Cristina Tajani (assessora Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca del Comune di Milano) ha spiegato come sia fondamentale passare dal cambiamento della logica che prevede che solo l’ente pubblico risolva i problemi: «Fare sistema, creare massa critica è oggi indispensabile per ottimizzare e migliorare gli interventi dei Comuni. Milano è una città altamente terziaria e gli interventi da noi sperimentati sono andati soprattutto in questo indirizzo: finanziamenti di microcredito attraverso la fondazione ambrosiana, un progetto che ha permesso di migliorare start-up e incubatori di impresa, interventi sul co-working che valorizzassero le esperienze dal basso e istituissero un albo qualificato, in collaborazione con la Camera di commercio». Le misure più innovative si sono accompagnate ai percorsi classici di formazione e collocazione, ma per Tajani occorre ripensare una nuova progettazione collettiva e partecipata, anche su progetti europei come Garanzia giovani, e capire al più presto quale sarà il futuro di strutture come i centri per l’impiego nel momento in cui le provincie dovessero scomparire. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

 

Guarda i video dell’iniziativa.

Video on line/ Lavoro Comune

lavoro comune 28Nella Sala Stemmi del Comune di Como, Amo la mia città e Paco Sel hanno  organizzato, il 28 marzo, Lavoro Comune, una tavola rotonda sulle Politiche sociali e per il lavoro seguita da una trentina di persone tra le quali l’assessore Marcello Iantorno diversi consiglieri comunali ed esponenti politici della maggioranza. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti video di Valentina Rosso dell’iniziativa nella quale, coordinati da Celeste Grossi,  sono intervenuti  Gisella Introzzi (assessora Politiche economiche e del lavoro, Finanziamenti pubblici e comunitari, Risorse umane e organizzazione del Comune di Como), Bruno Magatti (assessore Politiche sociali di sostegno alla famiglia, Solidarietà e inclusione sociale, Piani di zona, Sanità e igiene, Ecologia e ambiente del Comune di Como), Cristina Tajani (assessora Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca del Comune di Milano).
Guarda gli altri video dell’incontro sul canale di ecoinformazioni.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: