Incontro per discutere di “quale Europa vogliamo” alla sala CNA di Como il 26 marzo, organizzato da Sel.
Il pubblico ha in maggioranza snobbato questa occasione di approfondimento e ha fatto male. A beneficio del gruppo ristretto delle persone presenti, Marco Lorenzini, Nicoletta Pirotta e Alfredo Somoza hanno dato un serio contributo di analisi dell’attuale situazione politica, sociale ed economica dell’Europa, indicando anche alcune possibili piste di evoluzione.
Marco Lorenzini, in apertura, ha provato a delineare le “Europe possibile” che i popoli europei avranno di fronte alle prossime elezioni. La prima è quella delle destre: è un’Europa-fortino, arroccata sulla difesa di una supposta integrità dei popoli e sulla riproposizione dei nazionalismo; è un’Europa-non-Europa poiché mette da parte qualsiasi condivisione di orizzonti e di diritti (e ovviamente preme per la distruzione dell’euro). La seconda è un’Europa che conosciamo: è quella delle banche e dell’austerità, che fa pagare la crisi in termini di diritti soprattutto alle persone e alle comunità più fragili, che salvaguardia i privilegi e riduce i diritti fondamentali. La terza è un’Europa possibile: quella che mette al centro il lavoro, i diritti, i bisogni fondamentali delle popolazioni; è un’“altra Europa” che bisogna provare a costruire e che ovviamente è quella proposta dalla lista L’altra Europa con Tsipras, nel cui percorso di approfondimento anche l’incontro organizzato da Sel si colloca.
All’interno di questi scenari, di quello operante e di quelli possibili, Nicoletta Pirotta ha messo al centro il tema fondamentale della democrazia, poiché – a sette anni dall’inizio di questa crisi ormai destinata con ogni evidenza a “non passare” – è evidente che la politica sta portando avanti il gioco del nuovo capitalismo neoliberista fondato sulle regole dell’austerità. Le riforme che gli organi politici stanno portando avanti sono funzionali a quel progetto di governo complessivo del mondo. Questo processo ha dimensioni sovranazionali e sono a questo livello si può contrastare; è un processo che impone alle persone una perenne competizione, che sceglie quali servizi erogare e con quali modalità, che usa gli Stati come estensione dei ceti elitari.
Questa Europa non è l’Europa che i padri fondatori immaginavano. Anzi: il sogno europeo – ha ribadito Alfredo Somoza – era un sogno progressista, un progetto che metteva al centro la crescita delle popolazioni e non quella degli affari. Viceversa oggi, gli strumenti di governo dell’economia prevedono il livello più basso possibile di democrazia. Quindi, è in gioco l’Europa; non una delle tante opzioni sul tavolo, ma l’idea stessa di Europa.
In questo contesto, la narrazione della crisi è – secondo Alfredo Somoza – in gran parte basata su elementi che non hanno rapporto con la realtà, mentre alcune dinamiche sfuggono e non vengono analizzate con la dovuta attenzione. Il ciclo dell’emigrazione – per esempio – sta cambiando profondamente; mentre continuano gli arrivi delle persone che fuggono dai conflitti, quelle che negli anni passati avevano cercato nella “ricca Europa” il lavoro stanno prendendo la via del ritorno: il fenomeno è particolarmente evidente per il mondo latino-americano, ma vale anche per altre aree; e contemporaneamente è ripartito il flusso di emigrazione degli europei verso le economie in espansione. Anche le reali connotazioni dell’accordo tra USA e UE sugli spazi economici non sono sufficientemente prese in considerazione: il dibattito non è sull’imposizione dei dazi, ma è sulle condizioni non-daziarie, sulla possibilità di garantire agli operatori economici le stesse condizioni in tutti i contesti, il che quasi sempre significa imporre le condizioni più favorevoli al capitale, con la rimozione dei diritti e delle regole.
Che cosa provare a fare, dunque, per contrastare tutto ciò, cioè per salvare la “vera” Europa?
Nicoletta Pirotta e Alfredo Somoza hanno indicato qualche risposta: rinegoziare il debito con una conferenza europea sull’argomento, adottare una legislazione europea sul lavoro, ripensare il welfare a livello continentale, riportare al centro dell’attenzione la legislazione per l’autodeterminazione dei corpi (legislazione oggi al centro di un attacco assai pesante), elaborare un piano straordinario dell’occupazione a livello europeo che tenga conto delle esigenze di sostenibilità, cioè che si muova in direzione della conversione ecologica.
Un progetto ambizioso, ma ineludbile. [Fabio Cani, ecoinformazioni]
Nicoletta Pirotta
Alfredo Somoza

