Nicoletta Pirotta

Nicoletta Pirotta

Mentre alle 16 del 10 ottobre 2015 a Como un gruppo di Sentinelle in piedi, vincolato all’interno di una piazza Martinelli blindata, recitava la litania dell’omofobia e con la caratteristica formazione paramilitare (in ordine rigoroso, ciascuno distante dagli altri un metro e con il divieto di parlare per tutti salvo i portavoce con pettorina) esprimeva il terrore che l’Italia possa concedere diritti anche a chi non è eterosessuale, un festoso gruppo di cittadini e cittadini ha deciso di esprimere la voglia di ibertà sancita dalla Costituzione e di invocare laicità e diritti per tutti, comprese le sentinelle. Così, mentre le forze dell’ordine si prodigavano per evitare il contatto fisico tra i due gruppi chiudendo l’acceso alla piazza e invitando i laici a non animare una manifestazione che sarebbe stata non autorizzata, gli omofobi prendevano posto in una piazza deserta turbando il riposo di una persona che non poteva certo pensare di trovarsi in pieno Medioevo in un sabato d’autunno proprio nel territorio della “Casa della musica”.

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8 marzo in cammino: la proposta delle rappresentanti di Nonunadimeno a Como

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La mattina di sabato 4 marzo, il gruppo comasco delle rappresentanti di Nonunadimeno ha presentato nella sede di Ecofficine Lab (via Regina Teodolinda, 61) la propria proposta per la manifestazione dell’otto marzo, giornata internazionale della donna (o meglio, delle donne). Come hanno ricordato le relatrici, la data non deve essere intesa come “festa”, bensì come momento di riflessione e di impegno a riaffermare, in senso anti-discriminatorio, le libertà e i diritti femminili, che pur tutelati dalla legge italiana rimangono spesso ignorati o deliberatamente violati.

Gabriella Bonanomi ha sottolineato che le donne, pur conseguendo risultati scolastici e accademici mediamente migliori di quelli dei propri coetanei, finiscono spesso per ricevere stipendi inferiori; inoltre, la provincia di Como registra un’alta percentuale di donne che abbandonano la carriera professionale dopo la nascita del secondo figlio, una dinamica su cui incide anche l’alto costo degli asili nido. Sempre a Como, rivela Patrizia Losito, Telefono Donna registra dal 1991 circa 300 casi di donne vittime di abusi e discriminazioni.
Nonunadimeno, rete nata per ricordare, denunciare e contrastare i comportamenti violenti di cui le donne sono vittime in Italia e nel mondo (lo slogan originale, Ni una menos, è stato coniato dalle femministe argentine), ha recentemente promosso la manifestazione di protesta contro la violenza sulle donne in data 26 novembre e un’assemblea nazionale che si è tenuta a Bologna il 4 e 5 febbraio di quest’anno. Per l’intera giornata dell’8 marzo, è stata lanciata la proposta di uno sciopero nazionale di tutte le donne, come dimostrazione “per negazione” dell’essenziale ruolo femminile nella società. L’iniziativa adottata dalle esponenti comasche della rete consiste, invece, in un percorso tematico previsto per il pomeriggio di mercoledì prossimo a Como, che coinvolga luoghi e soggetti di particolare rilevanza per l’identità, la dignità e l’autodeterminazione femminile.

Prima tappa del percorso – l’inizio previsto è per le 16.30 – è piazza San Rocco, luogo di particolare rilevanza per la migrazione a Como, sia essa di transito o di permanenza. Oltre ad essere una zona di residenza assai composita dal punto di vista della provenienza geografica, la zona ospita anche il campo governativo – un’area oscurata al controllo democratico della città e inibita alla stampa e agli stessi consiglieri comunali –  gestito dalla Cri e da Caritas aperto lo scorso settembre, al centro, dopo un breve periodo di “luna di miele”, negli ultimi mesi di molte e diverse contestazioni e oggi, in regime di straordinarietà occupato da molti minori insieme ad adulti. E non bisogna dimenticare che il vissuto delle donne migranti – spesso minorenni non accompagnate, e/o giovani madri single – è spesso ancor più pesante di quello degli uomini. Federica Peraboni, avvocata e presidente della sezione comasca di Adgi (Associazione donne giuriste Italia, presente sempre l’8 marzo, dalle 14.30 alle 18.30 alla Biblioteca comunale per la conferenza Le vie della tratta, in cui si parlerà di migrazioni e dei traffici umani a esse collegati). Questo rende la scelta di partire da piazza San Rocco ancora più densa di significato: la scelta di partecipare o meno alla camminata sarà lasciata alla discrezione delle donne e delle ragazze “contenute” nel campo.

Si proseguirà poi in direzione dell’ex-circoscrizione 6 (via Grandi, 21), sede della scuola di italiano per donne straniere. I corsi, aperti e gratuiti, vogliono offrire alle partecipanti – di origini diverse, e spesso a rischio di isolamento sociale – l’occasione di avvicinarsi alla lingua italiana attraverso il dialogo e l’interazione con insegnanti e compagne. Interverranno anche alunni e alunne dell’adiacente istituto “Gaetano Pessina”, che hanno partecipato a un progetto sulle relazioni di genere, così come i loro coetanei del liceo Teresa Ciceri.
Terza tappa sarà il consultorio Asl (via Gramsci 4, orario indicativo 17.30), in cui i e le partecipanti alla camminata potranno incontrare alcune neomamme e con la direttrice. Mezz’ora dopo si arriverà al già menzionato liceo Teresa Ciceri. Qui, spiega Mariateresa Lietti, si cercherà di stabilire punti di contatto tra il femminismo “storico” e le giovani generazioni; inoltre, si condurrà una riflessione sulla forza mostrata dalle donne nel loro percorso verso l’emancipazione. La sosta presso l’ex istituto magistrale prevede anche un momento musicale delle allieve del Liceo Musicale, che – coordinate dalla docente Adriana Mascoli – eseguiranno brani di compositrici, perché, come affermava Rose Schneiderman nel suo discorso Bread and Roses (1911), tra i diritti delle donne c’è anche quello «alla vita … al sole e alla musica e all’arte».

La camminata procederà verso la Biblioteca comunale, incontrando le rappresentanti di Adgi, con le quali si raggiungerà il Tribunale, che ospiterà un momento di letture, testimonianze e riflessioni sul rapporto tra le donne italiane e la legge In particolare, si ricorderanno prima avvocata in Italia, alle “madri” della Costituzione, e allo stato delle Pari opportunità in Italia che, come anticipato, è ancora tutt’altro che ottimale. Proprio negli ultimi giorni, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sanzionato lo Stato italiano per la sua “incapacità” di garantire l’uguaglianza di genere, rammenta Idapaola Sozzani. Un giudizio drastico, ma supportato dai fatti, come il proseguimento dei casi di femminicidio e violenza misogina (fisica, psicologica, verbale, cibernetica) e dal proliferare della “cultura dello stupro” che, come ha rivelato  in più occasioni la presidente della Camera Laura Boldrini, è favorita – più che inibita e contrastata  – dalla proliferazione dei social media.

Sempre i mezzi e le piattaforme online di comunicazione in tempo reale, tuttavia, hanno svolto un ruolo importante in senso opposto, dando la possibilità alle idee ugualitarie di circolare e permettendo ai loro sostenitori e alle loro sostenitrici di fare rete, in Italia e nel mondo, e di organizzare manifestazioni dal basso per dare voce alle comuni istanze senza perdere di vista la diversità e lo specifico vissuto di ciascuno e di ciascuna.

La scelta “alternativa” per l’otto marzo a Como vuole valorizzare proprio la varietà e l’importanza dei ruoli femminili, nel presente come nel passato, prendendo come riferimento la realtà locale vista “dall’interno”, ma anche “dall’esterno” (con gli occhi delle donne migranti). Ogni tappa dell’itinerario è tesa a valorizzare una declinazione diversa della condizione femminile, per come essa è o per come potrebbe essere. Così come differiranno le idee e i punti di vista, cambieranno le modalità di espressione, che prevedono dialoghi, letture, presentazioni, testimonianze e musica: e proprio con  un’esibizione del coro femminile Le belle di note si concluderà il percorso presso Porta Torre, verso le 19.45.

Ovviamente, l’invito a partecipare alla camminata di mercoledì si estende a tutte e a tutti, senza distinzioni di sesso, di origine e di età. si invita, comunque, a munirsi di torce elettriche e di oggetti che “facciano rumore”, come nelle caseroladas in Argentina, per capirci. E, soprattutto, per farci capire. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Wsf Tunisi/ Inshallah

wsfÈ questa l’espressione che ho sentito spesso ripetere da tutti coloro con cui sono entrata in contatto nei giorni trascorsi a Tunisi. taxisti, baristi, commercianti, donne delle pulizie, funzionarie delle dogane (una delle quali in dolce attesa),  cittadine comuni incontrate sui tram che usavamo per alcuni spostamenti, si affidano a Dio e sperano che l’attentato terrorista del Bardo non lasci strascichi  irreparabili sull’industria del turismo, cioè il cuore economico della Tunisia.

Il recente attentato al museo Bardo , che ha causato 23 morti, sarà ricordato a lungo e rischia di lasciare una ferita indelebile.

È in questo contesto che si è tenuto il Forum sociale mondiale.

Devo dire che la scelta di mantenere questo importante appuntamento internazionale nonostante l’attentato è stata giusta.

E  la città ne è stata grata accogliendoci con calore e simpatia.

Il contesto

Partecipare al Forum mi ha dato la possibilità di conoscere e capire un po’ di più la situazione della Tunisia, il paese più laico del Maghreb  nel quale  sono iniziate le “primavere arabe” e che è stato teatro qualche giorno fa , come ricordavo sopra,  del cruento attentato terroristico al museo del Bardo.

In effetti tutte le ed i tunisini con cui ho avuto modo di parlare hanno mostrato preoccupazione, disorientamento e timore per il futuro. La laicità di cui il paese ha goduto sotto la guida di Bourghiba, il Presidente per il quale tutte/i mantengono ancora un ricordo riconoscente ( pur se non mancano le critiche), rischia di essere ridimensionata.

Durante gli anni governo di Bourghiba , mi è stato sottolineato in particolare dalle donne, queste ultime ebbero accesso ad uno status assolutamente inimmaginabile per il mondo arabo: ivieto della poligamia, sostituzione del divorzio al ripudio, legalizzazione dell’aborto che superava, all’epoca, perfino quello di cui godevano le donne francesi.

Oggi tutto questo è rimesso in discussione mentre si assiste all’avanzata di un fondamentalismo religioso fino a qualche tempo fa neppure immaginabile.

Paradossalmente la “primavera araba”, o meglio il suo strumentale utilizzo politico, ha aperto  alcune brecce al fondamentalismo.

Le grandi manifestazioni di piazza, determinate dalla precaria situazione di vita  a cui sono costretti le ed i giovani, in particolare,  che lavorano nelle imprese delle multinazionali informatiche (arrivate in Tunisina attraverso una delocalizzazione selvaggia  che ha avuto come contraltare, in Europa, la perdita di lavoro di molti giovani in particolare francesi,  a conferma del dumping sociale  di cui si è servito e si serve il capitalismo anche  nella crisi economica). I bassi salari e le condizioni di lavoro vicine alla schiavitù sono state la miccia della “rivoluzione”.

Ma insieme alla materialità delle condizioni economiche e sociali le rivolte si sono caratterizzate anche sul piano dell’anticolonialismo  per mettere in discussione l ‘Occidente, visto come un un sistema di

potere che si fonda sullo sfruttamento del  lavoro, sull’imposizione dei propri “valori” (a partire dal fondamentalismo del mercato) e sull’ inferiorizzazione delle culture  diverse dalla propria.  La lotta all’ occidente , se considerato come un tutt’uno omogeneo, costituisce un fertile terreno di cultura per fondamentalismi religiosi di varia natura che hanno buon gioco nel rimettere in discussione il principio di laicità e riportare le lancette dell’orologio ad un passato remoto ( in particolare per le donne) che per ora nessuna/o vuole ma che rischia alla lunga di imporsi.

L’attentato del Bardo è servito a peggiorare  la situazione.

Per questo le tunisine ed i tunisini con cui ho parlato si affidano a Dio e chiedono di non essere lasciate sole/i  perché come mi ha detto uno di loro ” il fondamentalismo è contagioso”.

Come non essere d’accordo con loro?

Il forum mondiale

Al Forum si sono iscritti più di 121 paesi ed oltre 5.000 organizzazioni. Una presenza dunque importante e significativa.

Per questo trovo ancor più giusta la scelta di mantenere l’appuntamento,  nonostante l’attentato.

Al di là di questa buona scelta, però, sul piano “politico” non mi è parso di scorgere complessivamente nessun passo in avanti rispetto alle altre edizioni.

Il numero impressionante di seminari e iniziative testimonia certo  la ricchezza dell’attivismo sociale e politico mondiale per ” un altro mondo” ma  dall’altra  fotografa  la frammentazione delle soggettività collettive coinvolte che ancora non riescono a confluire, in una dimensione internazionale,  su un progetto comune  che implicherebbe da una parte superare le “nazionalità” e dall’altro convenire (in modo un po’ meno generico del desiderio di un “mondo altro”)  su un modello di societá e di relazioni sociali non più fondate sul profitto, sul l’alienazione, sullo sfruttamento e sulla supremazia di un genere o di una classe.

Però, di fronte ad un capitalismo finito in un vicolo cieco,  che diventa ogni giorno più divorante e aggressivo,  e ad un patriarcato che si nutre delle contraddizioni di quest’ultimo  per  diffondere fondamentalismi che tagliano le gambe in ogni campo al principio di autodeterminazione, la risposta del movimento ” altermondialista” dovrebbe essere quella di provare a mettere in discussione i rapporti di forza , inserendosi nelle contraddizioni che i sistemi di potere scatenano  per agire i conflitti necessari e costruire quel”movimento reale che cambia lo stato attuale delle cose”.

Non dico che esperienze capaci di alludere ad una simile prospettiva non ve ne siano ( penso alle reti femministe o ecologiste o per i diritti delle e dei migranti oppure, su un piano politico-istituzionale e per quanto riguarda l’Europa,  penso ad esempio alla Grecia o alla Spagna) dico solo che esse non assumono una forza  tale da “impensierire” troppo i poteri dominanti.

Al contrario, e positivamente, il Forum Mondiale ha mostrato alcune emergenze di fondo con le quali saremo costrette/i a misurarci.

Una di queste, confermata dalla situazione tunisina, è appunto quella legato al potere delle religioni e alla rischiosa diffusione a tutti i livelli di fondamentalismi religiosi (di tutte le religioni, in particolare quelle monoteiste).

Emergenza che appare rischiosa soprattutto in relazione al principio,di laicità ed al diritto all’autodeterminazione.

Il punto di vista di alcune reti femministe

Non è un caso che sono state in larga parte le donne  in particolare alcune reti femministe a puntare il dito su religioni e fondamentalismo.

Dico che non è un caso perchè religioni e fondamentalismo sono fra gli elementi strutturali del sistema patriarcale e  l’averne svelato la natura e la funzione dimostrando che esso, il patriarcato, non può essere superficialmente accostato o peggio sussunto in quello capitalista, ci consente di avere antenne più sensibili nel coglierne la presenza e la potenza.

In due specifici seminari sul tema, l’uno organizzato da Feminists for Europe (Fae, la rete europea di Ife Italia) insieme a Transform! e Casa Africa  e l’altro dall’ “Articulaçao  dos mujeres  do Brasil” sono emersi i seguenti nodi di fondo:

– la religione è questione scottante, sia per la non sufficiente distinzione fra fede e religione sia per le differenti modalità di applicazione ( quando non per l’ assenza) del principio di laicità  nelle carte costituzionali dei singoli Stati.

Nel primo dei due seminari ( che ha visto la partecipazione di donne ed uomini) si è dibattuto soprattutto di religione nonostante l’intervento introduttivo avesse invitato a riflettere anche sula  drammaticità questione economica e sociale.  È parso che su questi ultimi temi , e quindi sulla critica al capitalismo, vi fosse una condivisione di fondo . Invece sulla religione le posizioni divergono: in particolare le donne e gli uomini ( giovani e non europei) che sono intervenuti su questa tema hanno rivendicato il diritto di professare una religione anche nella sfera pubblica e di fare uso di simboli che ne manifestino la scelta ( il velo per esempio) senza che tutto ciò leda il loro diritto all’autodeterminazione. In particolare le giovani donne hanno rimproverato alle femministe occidentali la rigidità della loro posizione che rischia di creare un solco incolmabile.

Altre giovani donne tunisine hanno espresso posizioni differenti ma è evidente che  la riflessione ed il confronto non possono (non devono) che continuare;

– il fondamentalismo religioso avanza in ogni parte del mondo ( nel seminario proposto dalle donne brasiliane erano presenti donne provenienti da : Tunisia, Stati Uniti, Taiwan, Canada, Brasile, Spagna, Belgio, Italia, Francia, Nigeria ed altri paesi africani, Marocco). Due esempi su tutti: le donne brasiliane ( della “Articulaçao  dos mujeres  do Brasil ) hanno denunciato il costante aumento delle sette evangeliste che sono riuscite ad eleggere rappresentati nel parlamento nazionale che stanno aumentando consenso e costruendo alleanze tali da mettere a rischio la democrazia stessa: l’amica  belga, rappresentante sindacale,  ha informato sull’avanzata di fondamentalismo  in Belgio tanto che recentemente il borgomastro di Anversa ha consentito ai servizi di ristorazione collettiva ( bar, ristoranti, ecc) di rifiutarsi di ospitare feste di matrimoni gay e persino di servire pasti o bevande a coppie omosessuali (!).

Il fondamentalismo è nemico soprattutto delle donne perché mette in discussione il loro diritto a disporre del proprio corpo e quindi mina alle basi il principio di autodeterminazione.

Ma sarebbe miope se non idiota credere che tutto ciò riguardi solo le donne.

Se le donne sono meno libere è la società intera ad esserlo.

Nei seminari che ho seguito e nelle discussione che ho avuto con amiche e compagne di ogni parte del mondo mi pare che questa consapevolezza ci sia.

Si tratta ora di diffonderla….

Da questo punto di vista il Forum ha consentito a me ed alla rete che rappresentavo (FAE) di costruire relazioni internazionali che  potranno consentirci di approfondire  questa riflessione per provare a costruire  azioni collettive e coerenti.

Non solo,  nell’incontro finale con la delegazione di Transform! (la rete europea con la quale FAE ha  organizzato  il seminario) e ho sottolineato l’importante di un confronto su religione/fondamentalismo/laicità/autodeterminazione e  devo dire di aver riscontrato un forte interesse da parte di tutti le ed i componenti la delegazione.

Inshallah! Appunto. [Nicoletta Pirotta per ecoinformazioni]

La vera Europa è un’Altra Europa / Pirotta e Somoza per Tsipras

Incontro per discutere di “quale Europa vogliamo” alla sala CNA di Como il 26 marzo, organizzato da Sel.

Il pubblico ha in maggioranza snobbato questa occasione di approfondimento e ha fatto male. A beneficio del gruppo ristretto delle persone presenti, Marco Lorenzini, Nicoletta Pirotta e Alfredo Somoza hanno dato un serio contributo di analisi dell’attuale situazione politica, sociale ed economica dell’Europa, indicando anche alcune possibili piste di evoluzione.
Marco Lorenzini, in apertura, ha provato a delineare le “Europe possibile” che i popoli europei avranno di fronte alle prossime elezioni. La prima è quella delle destre: è un’Europa-fortino, arroccata sulla difesa di una supposta integrità dei popoli e sulla riproposizione dei nazionalismo; è un’Europa-non-Europa poiché mette da parte qualsiasi condivisione di orizzonti e di diritti (e ovviamente preme per la distruzione dell’euro). La seconda è un’Europa che conosciamo: è quella delle banche e dell’austerità, che fa pagare la crisi in termini di diritti soprattutto alle persone e alle comunità più fragili, che salvaguardia i privilegi e riduce i diritti fondamentali. La terza è un’Europa possibile: quella che mette al centro il lavoro, i diritti, i bisogni fondamentali delle popolazioni; è un’“altra Europa” che bisogna provare a costruire e che ovviamente è quella proposta dalla lista L’altra Europa con Tsipras, nel cui percorso di approfondimento anche l’incontro organizzato da Sel si colloca.
All’interno di questi scenari, di quello operante e di quelli possibili, Nicoletta Pirotta ha messo al centro il tema fondamentale della democrazia, poiché – a sette anni dall’inizio di questa crisi ormai destinata con ogni evidenza a “non passare” – è evidente che la politica sta portando avanti il gioco del nuovo capitalismo neoliberista fondato sulle regole dell’austerità. Le riforme che gli organi politici stanno portando avanti sono funzionali a quel progetto di governo complessivo del mondo. Questo processo ha dimensioni sovranazionali e sono a questo livello si può contrastare; è un processo che impone alle persone una perenne competizione, che sceglie quali servizi erogare e con quali modalità, che usa gli Stati come estensione dei ceti elitari.
Questa Europa non è l’Europa che i padri fondatori immaginavano. Anzi: il sogno europeo – ha ribadito Alfredo Somoza – era un sogno progressista, un progetto che metteva al centro la crescita delle popolazioni e non quella degli affari. Viceversa oggi, gli strumenti di governo dell’economia prevedono il livello più basso possibile di democrazia. Quindi, è in gioco l’Europa; non una delle tante opzioni sul tavolo, ma l’idea stessa di Europa.
In questo contesto, la narrazione della crisi è – secondo Alfredo Somoza – in gran parte basata su elementi che non hanno rapporto con la realtà, mentre alcune dinamiche sfuggono e non vengono analizzate con la dovuta attenzione. Il ciclo dell’emigrazione – per esempio – sta cambiando profondamente; mentre continuano gli arrivi delle persone che fuggono dai conflitti, quelle che negli anni passati avevano cercato nella “ricca Europa” il lavoro stanno prendendo la via del ritorno: il fenomeno è particolarmente evidente per il mondo latino-americano, ma vale anche per altre aree; e contemporaneamente è ripartito il flusso di emigrazione degli europei verso le economie in espansione. Anche le reali connotazioni dell’accordo tra USA e UE sugli spazi economici non sono sufficientemente prese in considerazione: il dibattito non è sull’imposizione dei dazi, ma è sulle condizioni non-daziarie, sulla possibilità di garantire agli operatori economici le stesse condizioni in tutti i contesti, il che quasi sempre significa imporre le condizioni più favorevoli al capitale, con la rimozione dei diritti e delle regole.
Che cosa provare a fare, dunque, per contrastare tutto ciò, cioè per salvare la “vera” Europa?
Nicoletta Pirotta e Alfredo Somoza hanno indicato qualche risposta: rinegoziare il debito con una conferenza europea sull’argomento, adottare una legislazione europea sul lavoro, ripensare il welfare a livello continentale, riportare al centro dell’attenzione la legislazione per l’autodeterminazione dei corpi (legislazione oggi al centro di un attacco assai pesante), elaborare un piano straordinario dell’occupazione a livello europeo che tenga conto delle esigenze di sostenibilità, cioè che si muova in direzione della conversione ecologica.
Un progetto ambizioso, ma ineludbile. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Nicoletta Pirotta

 

 

 

 

 

 

 

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Alfredo Somoza

 

26 marzo/ Pirotta e Somoza per L’altra Europa

tsiprasSel sostiene L’altra Europa con Tsipras e invita a discutere di quale Europa vogliamo. All’incontro di mercoledì 26 marzo alle  21, nella sala convegni  della Cna in viale Innocenzo XI 70 a Como, interverrà Nicoletta Pirotta (Ife Italia/Fae – femministe per un’altra Europa) che parlerà di laicità e salute in Europa e dialogherà con Alfredo Somoza (candidato nel collegio nord-ovest  con L’altra Europa con Tsipras). Coordina la serata Marco Lorenzini (Sel Como).  Leggi nel seguito il comunicato.

«L’altra Europa. Le prossime elezioni europee ci diranno se i cittadini e le cittadine di tutta l’Unione vorranno un Europa chiusa nel fortino dei populismi delle destre (nazionaliste, che tolgono i diritti e la libertà di pensiero), un’Europa dell’austerità rappresentata dalle banche e dalla finanza creativa a beneficio dei soliti privilegiati che penalizza i poveri e scarica i costi su tutti, o un’Europa sociale e dei diritti come garanzia per i lavoratori e il loro salario. L’altra Europa con Tsipras è una lista che riunisce in Italia personalità della società civile, rappresentanti del mondo associativo, intellettuali e partiti di sinistra.

Per discutere quale Europa vogliamo, Nicoletta Pirotta (Ife Italia/Fae – femministe per un’altra Europa) presenterà le sue riflessioni su laicità e salute in Europa e dialogherà con Alfredo Somoza (candidato nel nostro collegio nord-ovest per la lista L’altra Europa con Tsipras); coordina la serata Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel Como).

Mercoledì 26 marzo 2014, alle  21, nella sala convegni (primo piano) della Cna in viale Innocenzo XI, 70 Como. Durante la serata verranno distribuiti materiali informativi, si potrà acquistare l’ultimo libro di Somoza sulla crisi globale e si potrà firmare per la presentazione della lista alle elezioni.

Alfredo Somoza, candidato nella lista L’altra Europa con Tsipras, è nato in Argentina, è stato dirigente studentesco durante la resistenza alla dittatura militare tra il 1976 ed il 1981. Esule politico con Status di Rifugiato riconosciuto dall’Acnur(Onu) in Italia dal 1982, è stato rappresentante della Lega per i Diritti dei Popoli presso il Working Group on Indigenous Affairs delle Nazioni Unite. E’ Presidente del Cieftyd (Centro Internazionale di Studi sul turismo e la lotta alla povertà) e membro del Board di Earth (European Association Responsible Tourism and Hospitality). E’ collaboratore-editorialista di Radio Popolare-Popolare Network e direttore della testata online “dialoghi.info”. Membro del Comitato tecnico scientifico di Terra Madre-Slow Food Lombardia, è inoltre presidente dell’ONG di cooperazione “Icei” (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) e docente della Winter School dell’Ispi. Ultimo dei suoi lavori come scrittore è “Oltre la Crisi: appunti sugli scenari globali futuri” pubblicato a Napoli nel 2013». [Marco Lorenzini, coordinatore provinciale Sel Como]

 

Donne in Comune per il bene comune/ Lidia Menapace a Como

Per parlare del rapporto donne-potere, della rappresentanza di genere nelle istituzioni e per mettere in comune desideri e proposte sulla città, cittadine e cittadini e le candidate del centrosinistra alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012 incontrano, venerdì 13 aprile alle 21 nel Salone di Villa Gallia in via Borgovico a Como, Lidia Menapace. Apre e modera Nicoletta Pirotta, presidente di Ife – Iniziativa femminista europea. Organizza un gruppo di donne che ha animato la manifestazione Se non ora quando del 13 febbraio 2011. 

 

Rompere con il modello novecentesco del partito

Il Manifesto per un soggetto politico nuovo per un’altra politica nelle forme e nelle passioni, scritto da Andrea Bagni, Paul Ginsborg, Claudio Giorno, Chiara Giunti, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Nicoletta Pirotta, Marco Revelli, Massimo Torelli. Della proposta che non vuole aggiungere una nuova sigla al già affolato campionario dei partiti sono primi firmatari anche Celeste Grossi e Danilo Lillia. Leggi il Manifesto. (altro…)

Monica Lanfranco a Como ha presentato Punto G 2011

 

Tutte e tutti a Genova a Punto G. Dal 24 al 26 giugno nel capoluogo ligure, a dieci anni dalle manifestazioni del luglio 2001, torna a riunirsi il percorso su genere e globalizzazione. Monica Lanfranco, direttora del trimestrale Marea, già animatrice del Genoa Social Forum e storica attivista del movimento femminista, ha presentato l’iniziativa a Como, mercoledì 16 marzo nell’iniziativa organizzata dalle Donne in nero e da Ife. (altro…)

Letteralmente femminista

Rivivere la storia delle donne per un futuro di diritti per tutti. È il messaggio lanciato in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne dalla giornalista Monica Lanfranco, che ha presentato in città il suo libro Letteralmente femminista. Perché è ancora necessario il movimento delle donne.

L’Italia occupa il 72esimo posto su 135 Paesi nel rapporto 2009 Global Gender Gap del World Economic Forum (agenzia specializzata delle Nazioni Unite), che misura la differenza tra uomini e donne per quanto riguarda la partecipazione e le opportunità nel mondo economico (salari, posti altamente qualificati e di responsabilità), l’educazione (di base e superiore), la partecipazione alla politica (rappresentanza in strutture amministrative e legislative) e la salute.
Un dato che deve fare riflettere e che deve servire da stimolo a non abbassare la guardia e a non smettere di rivendicare i diritti delle donne anche nel libero occidente se vogliamo poi riuscire a sostenere le lotte delle donne in altre parti del mondo dove il margine di libertà è spesso minimo o inesistente come sottolinea la scrittrice iraniana Azar Nafisi.
Non è stata quindi una celebrazione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne quella organizzata – una cinquantina le persone presenti – da Donne in nero e Ife (Iniziativa Femminista Europea) mercoledì 25 novembre alla libreria Punto Einaudi di Como bensì, come hanno sottolineato Celeste Grossi e Nicoletta Pirotta, il ripercorrere un pezzo di storia delle donne da condividere con le più giovani per immaginare e costruire insieme il futuro.
E il cammino è stato percorso da numerose comasche presenti all’iniziativa con Monica Lanfranco, giornalista, formatrice sui temi della differenza di genere e sul conflitto, direttora della rivista Marea, attraverso il suo ultimo libro Letteralmente femminista. Perché è ancora necessario il movimento delle donne [Edizioni Punto Rosso, Collana Il presente come storia, pagg. 154, 10 euro]. «Per me è la chiusura di un ciclo di venti anni iniziato con Parole per giovani donne. Diciotto femministe parlano alle ragazze d’oggi  – ha spiegato Monica Lanfranco – . È una lettera alle più giovani al centro della quale sta il racconto dell’unica rivoluzione nonviolenta del secolo breve, cioè il femminismo». Una specie di ponte generazionale che dalla maestra Lidia Menapace, partigiana, impegnata nei movimenti cattolici di base, insegnante, da sempre dalla parte della libertà delle donne passa alle ragazze più giovani perché, come si legge sulla quarta di copertina, «La storia delle donne è dentro ciascuna di noi. Siamo tutte testamenti del passato. Siamo tutte potenziali avvocate del futuro».
Perché parlare di femminismo oggi?
«Ancora si fa fatica a considerare i diritti delle donne come universali e a fare entrare nelle quotidianità il tema della cittadinanza di genere – ha continuato la giornalista  – . Violenza di genere e guerra contro le donne è il titolo di un capitolo del mio libro. Le parole sono pesanti, ma descrivono puntualmente la realtà in cui il maggior numero di atti di violenza maschile sulle donne è compiuto nei luoghi degli affetti generando sangue e sofferenze psicologiche. L’unica via per combatterla è il riconoscimento della violenza, la consapevolezza da parte della donna che i rapporti tra generi possono essere diversi, l’emersione dalla autosvalutazione e dalla mancanza di stima in se stesse: se la violenza non viene riconosciuta è come se non esistesse. E una cultura di violenza genera altra violenza che si perpetua all’interno delle famiglie».
«Le donne cedono il potere perché non si rendono conto di averlo» ha scritto Alice Walker e in effetti «la parola potere nasce come verbo ausiliario – ha detto Lanfranco – , ma è diventata un assoluto, “il potere”, ed è per lo più maschile. Nel senso comune, anche alla luce degli avvenimenti più recenti, abbiamo smesso di pensare alla politica nel suo significato più alto. La politica non è quella dei partiti, bisogna invece ridare corpo alla politica intesa come partecipazione attiva, come relazioni, alimentandola con l’energia della propria differenza critica».
Le femministe di qualche anno fa hanno ottenuto conquiste che le più giovani oggi hanno a disposizione senza neppure conoscere la fatica che ci sta dietro, ma la libertà trovata non è priva di senso di responsabilità per Monica Lanfranco: le giovani donne di oggi non hanno più un destino predeterminato in quanto femmine, ma spesso usufruiscono di una falsa libertà che è quella del mercato, che impone i suoi meccanismi anche nelle relazioni sociali e personali. È la libertà apparente del denaro che diventa la misura di tutte le cose: senza limiti si arriva alla reificazione del corpo femminile fatta passare come scelta, una possibile strada aperta dal femminismo. Significativo a questo proposito il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo
«Io sono per il conflitto quando è necessario – ha continuato la direttora di Marea -, non si può essere neutrali su scelte negative delle donne come nel caso della guerra, di atteggiamenti di supremazia e sopraffazione o come l’arruolamento nell’esercito. Esiste anche un femminismo critico».
L’appello finale alle più giovani è chiaro: si può sempre tornate indietro (e i segnali non sono certo rassicuranti) se le conquiste non sono considerate preziose.
Una delle vie da praticare è la narrazione che con la sua forza di fascinazione arriva a sovrastare l’ipnotismo televisivo, l’altra è un lavoro profondo all’interno delle donne perché si arrivi ad espugnare la complicità assurda nei confronti della violenza maschile (indimenticabili le urla delle mamme degli stupratori in Processo per stupro e ma ancora diffusa anche tra le donne l’idea che le vittime di violenza in fondo se la sono cercata) e anche un invito ai maschi ai quali è richiesta una chiara presa di distanza dagli atteggiamenti di violenza all’interno del proprio genere.
In fondo, come sostiene Robin Morgan, amata e citata da Monica Lanfranco in tutti i suoi libri, «Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori. Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere parola su tutto. Il femminismo è questo». [Antonia Barone, ecoinformazioni]

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