
Conetti, con grande diplomazia, si è addentrato nel descrivere come i confini, in alcuni casi, portino necessariamente ferite che possono rimanere aperte e irrisolte. Questo è il caso del confine orientale che, a differenza di altri confini, ancora oggi non trova una condivisione dei fatti. Lo testimonia la relazione, di grande valore, della commissione mista italo-slovena, redatta nel 2000 e subito archiviata a seguito delle polemiche suscitate dal suo contenuto. Il Giorno del ricordo, che è stato inserito nel cosiddetto “calendario civile” nel 2004,non parla unicamente dei tragici eventi delle foibe, ma anche dell’esodo: un periodo storico ampio, che va dall’8 settembre del 1943 fino al 1956. Conetti, infatti, ha iniziato la trattazione concentrandosi sulle specificità che l’esodo ha comportato. Ha parlato di una frattura antropologica, che ha significato l’interruzione di un ciclo storico per una popolazione che si è vista costretta ad abbandonare antiche terre. Non è stato un esodo ufficialmente imposto, si parla di esodo volontario, seppur obbligato dalla situazione che si andava creando, soprattutto a causa delle discriminazioni. Questa offerta dell’opzione ha determinato un esodo spontaneo di circa 250.000 persone. La storia dell’esodo ha sicuramente radici ideologiche e l’avversione anti-italiana, manifestatasi con l’allontanamento degli stessi, era molto forte, anche se in ambiente rurale si temeva per la perdita di forza lavoro. Una vicenda da valutare negativamente, perché l’esodo rimane il risultato dell’oppressione di un regime totalitario.
Eric Gobetti, con piglio accademico, ma capace di arrivare a tutti, ha mostrato i cambiamenti che quella striscia di territorio ha subito dall’impero austro-ungarico fino all’assetto definitivo. Una realtà geografica mista, dalla forte impronta localista: infatti, ancora oggi, l’Istria non si considera pienamente Croazia. Le ragioni dell’esodo, oltre che ideologiche, sono di natura economica e politica, ma è da ricordare che non è stata il risultato di un’espulsione per legge, a differenza di quanto avvenuto per i tedeschi, che nella stessa epoca sono stati espulsi dalla Jugoslavia in 500.000. L’esodo sembra essere un fenomeno ricorrente nelle zone di confine, per i paesi che hanno perso la guerra. E l’Italia aveva perso la guerra. Da non dimenticare che è proprio durante la guerra che l’esodo accade, e il contesto serve per comprendere il clima di violenza che era diffuso: una resistenza armata che intreccia conflitti diversi, una guerra civile e una guerra contro i civili, una guerra di resistenza contro gli occupanti. E gli italiani erano coinvolti in tutti questi passaggi. Al termine della guerra, l’amministrazione civile partigiana prende il sopravvento, e iniziano le violenze private e i processi sommari, che causano la morte di centinaia di persone, la maggior parte delle quali fucilate o internate, e in parte minore infoibate.
Le conseguenze della contrapposizione aprioristica si sono palesate durante il dibattito con il pubblico, dove vecchi temi come la marginalità data nei libri di storia alla questione e la faziosità dei documenti ufficiali sono emerse con toni anche aspri. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]
Una storia spezzata/ Il confine orientale

