Eric Gobetti

Eric Gobetti a Mariano Comense: per una memoria più vicina alla verità storica

Venerdì 18 febbraio nella Sala civica di Mariano Comense, in una serata organizzata dall’Anpi di Mariano e Cantù, lo storico Eric Gobetti ha presentato il suo ultimo libro dal titolo E allora le foibe?. L’autore nel corso della serata ha dialogato con lo storico Matteo Dominioni ragionando sulla politica della memoria, sui crimini del fascismo e sull’esodo giuliano-dalmata.

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18 febbraio/ Mariano Comense/ “E allora le foibe?”

Venerdì 18 febbraio alle 20,30, nella sala civica di Mariano Comense, si terrà la presentazione del libro E allora le foibe? con l’autore, lo storico Eric Gobetti. L’ingresso è consentito con Super green pass e mascherina FFP2.

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Una storia spezzata/ Il confine orientale

una storia spezzataComo si è dimostrata capace di offrire orizzonti culturali, su un pezzo di storia “spezzata” come quella del confine orientale, attraverso il dialogo con due storici d’eccezione nella sala della Biblioteca comunale. Contemporaneamente, in una piazza non distante, l’associazione di estrema destra Militia manifestava, mettendo in scena la solita mostra fotografica. La cittadinanza ha così potuto scegliere tra il dialogo della ricerca e il sentimentalismo delle immagini. L’Anpi provinciale di Como e l’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta”, con il patrocinio del Comune di Como, sono stati il motore della conferenza Una storia spezzata. Il confine orientale tra storia, ideologia, memoria e rimozione. Protagonisti del dibattito Giorgio Conetti, professore emerito di Diritto Internazionale all’Università dell’Insubria, co-presidente per la parte italiana della commissione degli storici italo-sloveni per lo studio delle relazioni tra i due paesi; ed Eric Gobetti, ricercatore indipendente, studioso della seconda guerra mondiale e della Jugoslavia nel Novecento. Hanno aperto il pomeriggio Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale dell’Anpi, e Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea, che hanno inserito il dibattito in un progetto che dura da alcuni anni, come testimoniano i passati incontri con Roberto Spazzali e Alessandra Kersevan. L’obiettivo è quello di fornire materiali su cui riflettere e ragionare con rigore scientifico, escludendo dunque una visione pregiudiziale per un tema delicato e discusso.
Conetti, con grande diplomazia, si è addentrato nel descrivere come i confini, in alcuni casi, portino necessariamente ferite che possono rimanere aperte e irrisolte. Questo è il caso del confine orientale che, a differenza di altri confini, ancora oggi non trova una condivisione dei fatti. Lo testimonia la relazione, di grande valore, della commissione mista italo-slovena, redatta nel 2000 e subito archiviata a seguito delle polemiche suscitate dal suo contenuto. Il Giorno del ricordo, che è stato inserito nel cosiddetto “calendario civile” nel 2004,non parla unicamente dei tragici eventi delle foibe, ma anche dell’esodo: un periodo storico ampio, che va dall’8 settembre del 1943 fino al 1956. Conetti, infatti, ha iniziato la trattazione concentrandosi sulle specificità che l’esodo ha comportato. Ha parlato di una frattura antropologica, che ha significato l’interruzione di un ciclo storico per una popolazione che si è vista costretta ad abbandonare antiche terre. Non è stato un esodo ufficialmente imposto, si parla di esodo volontario, seppur obbligato dalla situazione che si andava creando, soprattutto a causa delle discriminazioni. Questa offerta dell’opzione ha determinato un esodo spontaneo di circa 250.000 persone. La storia dell’esodo ha sicuramente radici ideologiche e l’avversione anti-italiana, manifestatasi con l’allontanamento degli stessi, era molto forte, anche se in ambiente rurale si temeva per la perdita di forza lavoro. Una vicenda da valutare negativamente, perché l’esodo rimane il risultato dell’oppressione di un regime totalitario.
Eric Gobetti, con piglio accademico, ma capace di arrivare a tutti, ha mostrato i cambiamenti che quella striscia di territorio ha subito dall’impero austro-ungarico fino all’assetto definitivo. Una realtà geografica mista, dalla forte impronta localista: infatti, ancora oggi, l’Istria non si considera pienamente Croazia. Le ragioni dell’esodo, oltre che ideologiche, sono di natura economica e politica, ma è da ricordare che non è stata il risultato di un’espulsione per legge, a differenza di quanto avvenuto per i tedeschi, che nella stessa epoca sono stati espulsi dalla Jugoslavia in 500.000. L’esodo sembra essere un fenomeno ricorrente nelle zone di confine, per i paesi che hanno perso la guerra. E l’Italia aveva perso la guerra. Da non dimenticare che è proprio durante la guerra che l’esodo accade, e il contesto serve per comprendere il clima di violenza che era diffuso: una resistenza armata che intreccia conflitti diversi, una guerra civile e una guerra contro i civili, una guerra di resistenza contro gli occupanti. E gli italiani erano coinvolti in tutti questi passaggi. Al termine della guerra, l’amministrazione civile partigiana prende il sopravvento, e iniziano le violenze private e i processi sommari, che causano la morte di centinaia di persone, la maggior parte delle quali fucilate o internate, e in parte minore infoibate.
Le conseguenze della contrapposizione aprioristica si sono palesate durante il dibattito con il pubblico, dove vecchi temi come la marginalità data nei libri di storia alla questione e la faziosità dei documenti ufficiali sono emerse con toni anche aspri. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

7 febbraio/ Una storia spezzata

ConfineOrientale2015bisSabato 7 febbraio alle 16, l’Anpi provinciale di Como e l’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, con il patrocinio del Comune di Como, promuovono nel salone della Biblioteca comunale in piazzetta V. Lucati a Como l’incontro Una storia spezzata. Il confine orientale tra storia, ideologia, memoria e rimozione. Patecipano: Giorgio Conetti, professore emerito di Diritto Internazionale all’Università dell’Insubria, co-presidente per la parte italiana della commissione degli storici italo-sloveni per lo studio delle relazioni tra i due paesi e Eric Gobetti, ricercatore indipendente, studioso della Seconda guerra mondiale e della Jugoslavia nel novecento. Ingresso libero.

Spesso ridotta ai tragici avvenimenti delle “foibe”, la storia di questi territori è invece un intreccio di vicende che affondano le loro radici nella politica dell’impero austro-ungarico e che trovano snodi fondamentali (e drammatici) nell’occupazione fascista e nazista dei Balcani, poi nella Resistenza e infine nelle politiche della neonata Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, con il conseguente esodo di un grande numero di italiani dalle regioni di confine.

Da anni, Anpi e Istituto di Storia Contemporanea si sono impegnati in un lavoro di ricerca e di approfondimento su tutti gli aspetti di queste vicende, proponendo di volta in volta voci e approcci diversi, per rimuovere dalla conoscenza di quei fatti pesanti ipoteche ideologiche. Quest’anno, per l’incontro Una storia spezzata il confine orientale tra storia, ideologia, memoria e rimozione, organizzato con il patrocinio del Comune di Como, hanno invitato due personalità di rilievo, impegnate su fronti diversi nel lavoro di ricostruzione storica di quei territori: Giorgio Conetti e Eric Gobetti.

Giorgio Conetti è attualmente professore emerito di Diritto internazionale nell’Università dell’Insubria, dopo esser stato, nella stessa, professore ordinario, preside di Facoltà, direttore di dipartimento e rettore vicario. E’ autore di numerose publicazioni  in materia di diritto internazionale pubblico e privato e pure di contributi sulle relazioni tra Italia e Jugoslavia e con gli Stati successori dopo la dissoluzione  della stessa. E’ stato co-presidente per parte italiana  della Commissione  degli storici italo-sloveni, istituita con accordo tra i rispettivi Ministeri degli Esteri,  per lo studio delle relazioni tra i due paesi, che ha adottato all’unanimità il rapporto finale nel 2000.

Eric Gobetti è un ricercatore indipendente, studioso del Seconda guerra mondiale e della Jugoslavia nel Novecento. È autore di tre monografie storiche: Dittatore per caso. Un piccolo duce protetto dall’Italia fascista (L’ancora del Mediterraneo 2001), sul movimento ustascia negli anni Trenta; L’occupazione allegra. Italiani in Jugoslavia 1941-1943 (Carocci 2007), sulla presenza italiana nello Stato indipendente croato durante la seconda guerra mondiale; Alleati del nemico. L’occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943) (Laterza 2013). Ha inoltre curato il volume 1943-1945 La lunga Liberazione (Franco Angeli 2007) e pubblicato il diario-reportage Nema problema! Jugoslavie,10 anni di viaggi (Miraggi edizioni 2011). Nel 2013 ha realizzato, come consulente storico per RaiStoria, la trasmissione in tre puntate La Divisione Garibaldi.

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