Istituto Storia Contemporanea Perretta

27 aprile/ “Giusto Perretta a 10 anni dalla scomparsa”

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Venerdì 27 aprile dalle 16 alle 18, alla Sala delle conferenze della Biblioteca Comunale di Como (piazzetta Venosto Lucati) si terrà il convegno Giusto Perretta a 10 anni dalla scomparsa, per commemorare il fondatore dell’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como. (altro…)

Una storia spezzata/ Il confine orientale

una storia spezzataComo si è dimostrata capace di offrire orizzonti culturali, su un pezzo di storia “spezzata” come quella del confine orientale, attraverso il dialogo con due storici d’eccezione nella sala della Biblioteca comunale. Contemporaneamente, in una piazza non distante, l’associazione di estrema destra Militia manifestava, mettendo in scena la solita mostra fotografica. La cittadinanza ha così potuto scegliere tra il dialogo della ricerca e il sentimentalismo delle immagini. L’Anpi provinciale di Como e l’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta”, con il patrocinio del Comune di Como, sono stati il motore della conferenza Una storia spezzata. Il confine orientale tra storia, ideologia, memoria e rimozione. Protagonisti del dibattito Giorgio Conetti, professore emerito di Diritto Internazionale all’Università dell’Insubria, co-presidente per la parte italiana della commissione degli storici italo-sloveni per lo studio delle relazioni tra i due paesi; ed Eric Gobetti, ricercatore indipendente, studioso della seconda guerra mondiale e della Jugoslavia nel Novecento. Hanno aperto il pomeriggio Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale dell’Anpi, e Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea, che hanno inserito il dibattito in un progetto che dura da alcuni anni, come testimoniano i passati incontri con Roberto Spazzali e Alessandra Kersevan. L’obiettivo è quello di fornire materiali su cui riflettere e ragionare con rigore scientifico, escludendo dunque una visione pregiudiziale per un tema delicato e discusso.
Conetti, con grande diplomazia, si è addentrato nel descrivere come i confini, in alcuni casi, portino necessariamente ferite che possono rimanere aperte e irrisolte. Questo è il caso del confine orientale che, a differenza di altri confini, ancora oggi non trova una condivisione dei fatti. Lo testimonia la relazione, di grande valore, della commissione mista italo-slovena, redatta nel 2000 e subito archiviata a seguito delle polemiche suscitate dal suo contenuto. Il Giorno del ricordo, che è stato inserito nel cosiddetto “calendario civile” nel 2004,non parla unicamente dei tragici eventi delle foibe, ma anche dell’esodo: un periodo storico ampio, che va dall’8 settembre del 1943 fino al 1956. Conetti, infatti, ha iniziato la trattazione concentrandosi sulle specificità che l’esodo ha comportato. Ha parlato di una frattura antropologica, che ha significato l’interruzione di un ciclo storico per una popolazione che si è vista costretta ad abbandonare antiche terre. Non è stato un esodo ufficialmente imposto, si parla di esodo volontario, seppur obbligato dalla situazione che si andava creando, soprattutto a causa delle discriminazioni. Questa offerta dell’opzione ha determinato un esodo spontaneo di circa 250.000 persone. La storia dell’esodo ha sicuramente radici ideologiche e l’avversione anti-italiana, manifestatasi con l’allontanamento degli stessi, era molto forte, anche se in ambiente rurale si temeva per la perdita di forza lavoro. Una vicenda da valutare negativamente, perché l’esodo rimane il risultato dell’oppressione di un regime totalitario.
Eric Gobetti, con piglio accademico, ma capace di arrivare a tutti, ha mostrato i cambiamenti che quella striscia di territorio ha subito dall’impero austro-ungarico fino all’assetto definitivo. Una realtà geografica mista, dalla forte impronta localista: infatti, ancora oggi, l’Istria non si considera pienamente Croazia. Le ragioni dell’esodo, oltre che ideologiche, sono di natura economica e politica, ma è da ricordare che non è stata il risultato di un’espulsione per legge, a differenza di quanto avvenuto per i tedeschi, che nella stessa epoca sono stati espulsi dalla Jugoslavia in 500.000. L’esodo sembra essere un fenomeno ricorrente nelle zone di confine, per i paesi che hanno perso la guerra. E l’Italia aveva perso la guerra. Da non dimenticare che è proprio durante la guerra che l’esodo accade, e il contesto serve per comprendere il clima di violenza che era diffuso: una resistenza armata che intreccia conflitti diversi, una guerra civile e una guerra contro i civili, una guerra di resistenza contro gli occupanti. E gli italiani erano coinvolti in tutti questi passaggi. Al termine della guerra, l’amministrazione civile partigiana prende il sopravvento, e iniziano le violenze private e i processi sommari, che causano la morte di centinaia di persone, la maggior parte delle quali fucilate o internate, e in parte minore infoibate.
Le conseguenze della contrapposizione aprioristica si sono palesate durante il dibattito con il pubblico, dove vecchi temi come la marginalità data nei libri di storia alla questione e la faziosità dei documenti ufficiali sono emerse con toni anche aspri. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Tra sirene e bombe/ difesa dei civili

Sirene e bombeAll’Istituto di Storia contemporanea “P.A.Perretta”, venerdì 30 maggio, è stato presentato il libro di Maria Antonietta Breda e Gianluca Padovan: Como 1915-1945: protezione dei civili e rifugi antiaerei. Una disamina sulle opere di difesa dei civili dai bombardamenti aerei nella città di Como. Inedita e piacevole la presenza di ricercatori, non storici, per la ricostruzione di un quadro veramente insolito, come appendice al ciclo dei seminari organizzati dall’istituto. Come ha simpaticamente apostrofato Fabio Cani in apertura: “se fossimo ad un concerto rock, quella di oggi sarebbe la bonus track”. E’ stato necessario verificare i materiali bibliografici sulla protezione dei civili, al fine di poter rivalutare documenti inediti e poterli mettere a disposizione in modo ragionato. Un libro che ha messo insieme due guerre (1915, 1945) per dare un quadro complessivo di come era organizzata la città. I due ricercatori, lei architetta e lui speleologo, avevano già pubblicato un volume con i rifugi milanesi, mentre quello appena uscito (marzo 2014) racconta di luoghi noti ai comaschi come rifugi: spiccano la Croce Rossa (attualmente in fase di restauro), il Tempio Voltiano e quello murato situato in via Lucini, ma nel 1942, a Como, erano presenti 2057 rifugi. Che fine hanno fatto? Si parla poi nel dettaglio dei rifugi, che per questioni politiche vennero chiamati ricoveri, come ha spiegato Padovan : « affinché risulti meno inquietante e più rassicurante alle orecchie dei civili »; si tratta di luoghi, spesso sotterranei (cantine, gallerie,…) per resistere ai crolli superiori, che venivano realizzati per proteggere le persone in caso di bombardamento, e per questo dovevano rispondere a parametri di sicurezza, che talvolta erano trascurati. Tra l’ingresso e il rifugio c’era un antiricovero, poi una porta d’acciaio lasciava alle spalle l’eventuale pericolo. All’interno c’erano delle sedute, in legno o mattoni; dovevano essere presenti scorte di viveri, acqua potabile, materiale di primo soccorso, materiale antincendio e pale-picconi. Erano dotati d’impianto per il ricambio d’aria, ma questo non era abbastanza: le maschere anti gas dovevano essere presenti. Un aneddoto raccontato è stato il ritrovamento, nel rifugio della Croce Rossa di Como, di maschere con attaccate etichette riportanti il nome delle persone che avrebbero dovuto usarle in caso di bisogno. L’aspetto più sorprendete e spesso dimenticato è la propaganda che era organizzata per diffondere informazioni sull’utilizzo delle maschere anti gas: come comportarsi al suono delle sirene, e in generale le normative diramate su come agire concretamente. Una pubblicistica che deve informare anche analfabeti: fatta da immagini, fumetti e fotogrammi; vennero preparati prontuari da distribuire agli operai delle fabbriche.
La loro è stata un’esposizione chiara, supportata da immagini che lasciano con la voglia di conoscere una Como sotterranea, legata al vissuto dei civili che hanno dovuto convivere con la paura soffocante di correre al riparo, seppur la città sia uscita praticamente intatta dai bombardamenti.

rocchelli_bambini2-660x330Come è stato ricordato, anche nell’ultimo reportage di Andy Rocchelli, giovane fotografo ucciso in Ucraina alcuni giorni fa, i rifugi esistono ancora e possiedono le stesse caratteristiche. Purtroppo, in casi come questo, vengono ancora utilizzati attivamente. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Lucini antifascista, non può essere stato forzato da Militia

sel comoSel esprime con un comunicato sorpresa e disappunto per la scelta del sindaco di Como di negare la sala per l’incontro con la storica Alessandra Kersevan, chiede vengano spiegate le ragioni del diniego e esprime solidarietà all’Anpi e all’Istituto Perretta. Leggi nel seguito del post il testo del comunicato.

«Abbiamo appreso con sorpresa e disappunto che il Sindaco, Mario Lucini, non ha concesso l’uso di una sala comunale per la Conferenza pubblica con la storica Alessandra Kersevan, in occasione della Giornata della Memoria e del Giorno del Ricordo. Chiediamo al sindaco di conoscere i motivi di una decisione assolutamente imprevista e imprevedibile. Mario Lucini condivide con noi i valori antifascisti su cui è stata costruita la Repubblica italiana. Siamo certi che la sua scelta non sia stata motivata dalle affermazioni di Militia − Kersevan è “nota per lo spiccato negazionismo che la contraddistingue sul dramma delle Foibe” −. Il serio e approfondito lavoro della ricercatrice sulle responsabilità del fascismo italiano durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia merita attenzione e rispetto.

Condividiamo la scelta degli organizzatori che «Per rispetto alle drammatiche vicende che intorno al “confine orientale” ebbero luogo negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale e la fine del fascismo» hanno deciso di mantenere l’appuntamento, spostandolo al Salone Bertolio, in via Lissi sabato 1 febbraio 2014 alle 15.30; Sel di Como parteciperà all’incontro.

«I diritti umani sono le basi fondamentali della nostra democrazia che non può ignorare i rischi cui possono essere esposti gli innocenti» ha detto Giorgio Napolitano nella Giornata della Memoria. Noi di Sel, ogni giorno impegnati contro ogni forma di razzismo ed ogni rigurgito negazionista, manifestiamo preoccupazione per la perdita di memoria alla quale stiamo assistendo. Lo dimostrano episodi di razzismo come le scritte apparse sui muri della città di Roma e l’invio di tre pacchi contenenti teste di maiale indirizzati alla Sinagoga, all’ambasciata israeliana, al museo di Roma. Siamo convinti che per evitare che si diffonda una cultura di destra anche sul nostro territorio il lavoro dell’Anpi di Como “Perugino Perugini” e dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” sia prezioso. A loro esprimiamo la nostra vicinanza e la nostra solidarietà». [Sel Como]

Voci, volti e memorie per la storia comasca contemporanea

È stato presentato nel salone di Confindustria Como, in via Raimondi, il progetto “Voci, volti e memorie” dedicato dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” alle testimonianze sul periodo 1943-1945 e sull’immediato dopoguerra.

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La repubblica nata dalla guerra

Secondo incontro per il ciclo organizzato dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Como, in collaborazione con l’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”, dedicato a una riflessione sulla nascita della Repubblica e della Costituzione. Alla Circoscrizione 6, in via Grandi, relatore è stato Leonardo Paggi, docente di storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia, studioso e biografo di Gramsci, autore di un volume edito nel 2009 da Il Mulino e intitolato Il popolo dei morti – da una citazione di Piero Calamandrei – e dedicato all’approfondimento della nascita della Repubblica italiana “dalla guerra”, secondo una ipotesi interpretativa certamente discutibile ma altrettanto interessante e ricca di possibili sviluppi.

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