«Il 2 e il 12 febbraio si sono svolte due riunioni della terza commissione consiliare sul tema dell’emergenza casa, a cui ho partecipato come uditore. Sono stati presentati dati sull’emergenza sociale a Como dall’assessore Magatti e le proposte sull’emergenza casa da Intorno. La prima valutazione è positiva perché la sensibilità mi è sembrata alta e lo spirito della discussione costruttivo, pur tuttavia lo stato del patrimonio pubblico non è esaltante e la prima responsabilità è delle giunte di centro destra che non hanno mai affrontato seriamente il problema della ristrutturazione delle case sfitte né stabilito il rapporto tra politiche sociali e politiche abitative. Ma anche l’attuale giunta ha le sue responsabilità e, pur garantendo la nostra fiducia, dobbiamo notare che il tema dell’uso del patrimonio pubblico per affrontare la crisi abitativa e sociale andava posto due anni fa, non a metà mandato. 194 famiglie con minori chiedono una risposta adesso, 359 famiglie che hanno un piccolo reddito, ma non sufficiente per pagare il canone di affitto e le bollette, chiedono un impegno non differito, 20 famiglie con sfratto in esecuzione bussano adesso alle porte del comune, e la giunta ha il dovere di offrire alternative. Quindi mi chiedo come mai un patrimonio pubblico inutilizzato così vasto, rappresentato da più di 150 appartamenti sfitti, non sia stato censito prima e messo subito, o dopo alcuni interventi, a disposizione delle emergenze sociali. Noi crediamo che le politiche sociali e il patrimonio debbano collaborare a partire da due principi che riteniamo centrali: la casa è un diritto sociale alla base della dignità delle persone e il patrimonio non ha soltanto un valore economico, ma è prima di tutto un bene sociale, un lascito dei nostri padri affinché il pubblico possa fronteggiare le emergenze e dare risposte nei momenti di crisi economica. In tal senso va bene che una quota di bilancio vada a finanziare la ristrutturazione del patrimonio pubblico, vanno bene i bandi che a breve possano assegnare case ai bisognosi, ma dobbiamo fare di più e subito perché il problema dell’emergenza abitativa coinvolge centinaia di famiglie. Sel ribadisce le sue proposte:
– censire il patrimonio privato sfitto e proporre ai proprietari disponibili uno scambio tra riduzione consistente delle tasse e offerta della casa con canoni più bassi del mercato; il comune potrebbe costruire una agenzia sociale e fare intermediazione (questa ipotesi potrebbe essere usata anche per aprire laboratori sociali di quartiere);
– assegnazione di appartamenti comunali in deroga alle graduatorie a fronte di situazioni molto gravi da valutare; in tal senso esistono altre esperienze municipali già consolidate;
– assegnazione di case comunali che necessitano di piccoli interventi che potrebbero essere effettuati dalla famiglia affittuaria;
– organizzare uno scambio tra affittualità e volontariato sociale di quartiere con il comune che programma e monitora gli interventi»
[Marco Lorenzini, coordinatore provinciale Sel Como]

