
Immaginare scultura 1945-1999
«L’esposizione, curata da Enrico Crispolti e Luisa Somaini, si pone l’obiettivo di approfondire la produzione in carta dell’artista, partendo da una nuova prospettiva di lavoro, resa possibile dalla schedatura sistematica dei materiali d’archivio in previsione della pubblicazione del catalogo ragionato dell’opera, che permette di individuare con maggiore precisione le diverse modalità e intenzioni che muovono nel corso di oltre mezzo secolo l’autore alla realizzazione di fogli destinati a restare privati, ad accogliere e sostenere una particolare ricerca formale o piuttosto a documentare determinati raggiungimenti stilistici – spiega la presentazione della mostra organizzata dall’Archivio Francesco Somaini con il sostegno del Comune di Como –. Immaginare scultura conduce quindi, per la prima volta, nel cuore del laboratorio dello scultore attraverso sei sezioni tematico-cronologiche che approfondiscono momenti esemplari della sua attività, accostando prime idee, appunti di lavoro, fogli di taccuino, spesso inediti, a disegni finiti, capi d’opera più volte pubblicati, considerati dall’artista stesso come i più rappresentativi».
Eseguito in Lomazzo Como Italia
«L’esposizione, curata da Beatrice Borromeo, Alberto Monti e Fabio G. Porta Trezzi, propone un doppio itinerario di visita nel paese in cui l’artista è nato, ha scelto di vivere e di operare a partire dai primi anni cinquanta e per oltre mezzo secolo – si precisa nella nota della mostra organizzata dal Comune di Lomazzo e dall’Archivio Francesco Somaini –. Lomazzo conserva, infatti, numerose opere dello scultore che consentono di ricostruire a grandi linee l’evoluzione del suo percorso creativo e di conoscere i diversi ambiti in cui si è cimentato, dalla scultura al disegno, dal mosaico pavimentale alla vetrata».
Oltre alle opere permanentemente in loco ne sono state esposte anche alcune solo per la mostra: «Il percorso tocca i luoghi che conservano realizzazioni dell’artista (dalla Chiesa dei Santi Vito e Modesto, al monumento ai caduti e alla tomba dei parroci del cimitero) e le sedi di esposizione di altri lavori (dal Municipio alla Comonext e allo Spazio A.gi.ti. s.a.s. – Le torri immobiliare). A partire dagli anni della stagione informale e dell’affermazione a livello internazionale, Somaini ha iniziato a imprimere un marchio di produzione sulle fusioni delle proprie sculture con la dizione “eseguito in Lomazzo Como Italia”, oltre alla firma e alla data, con l’obiettivo di ribadire la sua appartenenza alla grande tradizione della scultura italiana e di portare al contempo l’attenzione del pubblico al suo atelier, terreno d’infinita libertà e avventura, il luogo in cui avveniva concretamente la creazione dell’opera e si procedeva, dopo la parentesi del lavoro in fonderia, alla sua ripresa, finitura e punzonatura. Nel laboratorio di Lomazzo si compiva, infatti, l’intero processo creativo che porta all’invenzione e alla realizzazione di un motivo: dalla prima idea, fermata sulla carta, all’esecuzione del modello della scultura attraverso l’impiego di procedure tradizionali, ma frequentate con modalità personali, in linea con lo sperimentalismo e l’azionismo di certa cultura informale. Nei primi anni sessanta l’artista ha iniziato a utilizzare per l’intaglio del blocco di materia il getto di sabbia a forte pressione, dotando il suo atelier di una apposita cabina di sabbiatura. In mostra fotografie e documentari dell’artista al lavoro che permettono di entrare nel cuore del suo laboratorio lomazzese». [md, ecoinformazioni]
