“Palestina libera, dal fiume al mare”. Passando anche per Como, davanti alla cui Prefettura si è svolto, nel pomeriggio di giovedì 11 luglio, il presidio, convocato dai Giovani palestinesi in molte città d’Italia, in solidarietà al palestinese Anan Yaeesh e i suoi coinquilini Ali Irar e Mansour Doghmosh, arrestati lo scorso gennaio e sotto processo per «associazione con finalità di terrorismo internazionale».
Il divieto di «esporre od esibire striscioni, emblemi, bandiere o qualsiasi altra forma di denigrazione nei confronti di Stati esteri, autorità, comunità associazioni o gruppi esteri, ovvero contenenti richiami al sionismo» e quello di esporre «eventuali striscioni o manifesti, la scansione di slogan e l’effettuazione di eventuali interventi oratori dovranno essere rigorosamente il lingua italiana» della Questura, severamente criticato da buona parte della sinistra (comasca e non), è caduto in un nulla di fatto: le bandiere palestinesi, gli slogan in arabo in solidarietà a Gaza e alla sua resistenza, i materiali informativi in inglese che hanno accompagnato il presidio non hanno incontrato praticamente alcun tipo di ostacolo, nonostante il considerevole spiegamento di forze dell’ordine, quasi in numero pari a quello delle persone partecipanti.
Una deriva censoria, incostituzionale e antidemocratica, fortunatamente non attuata nella realtà (e quindi, francamente, ancora più incomprensibile), ma non per questo meno pericolosa, particolarmente preoccupante se accostata all’atteggiamento indifferente quando non apertamente filoisraeliano del governo italiano in merito alle azioni criminali di Netanyahu e del suo governo nei confronti della popolazione palestinese, come riconosciuto dall’Onu.
Il presidio, durato oltre due ore, ha visto una partecipazione certo non oceanica, ma sentita e molto eterogenea, sia in termini di umanità che di idee, è stato portato avanti dallə giovanə attivistə del recente comitato Costruiamo il movimento comasco per la Palestina; la richiesta di scarcerazione per Anan, Ali e Mansour si unisce a quella di resistenza, riappropriazione di legittimi spazi da Como a Roma, passando per Firenze, Modena, Bergamo e Milano, fino alla Palestina.
Auspicando una terra libera (e in pace) a nord a sud, dal fiume al mare. [Sara Sostini, ecoinformazioni]
Guarda tutte le foto del presidio di Dario Onofrio, ecoinformazioni.

