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Articolo, video e foto/ Pari opportunità nel lavoro

Un’analisi delle criticità e delle prospettive nella Sanità privata e nella Polizia
Penitenziaria nel convegno organizzato dalla Uil il 30 gennaio a Villa Gallia a Como. Presto on line l’articolo di Giulia Rho, ecoinformazioni. [Articolo, video e foto Giulia Rho, ecoinformazioni]

Pari opportunità nel lavoro
La mattina del 30 gennaio, a Villa Gallia a Como, si è svolto un incontro voluto dal coordinamento territoriale Uil Lombardia Lario che aveva come obiettivo l’analisi delle criticità e delle prospettive nel mondo della sanità privata e della polizia penitenziaria. 
Dopo una breve introduzione a cura del coordinatore Uil Lario Dario Esposito e dei saluti istituzionali del presidente della provincia di Como Fiorenzo Bongiasca e della presidente del comitato imprenditoria femminile della Camera di Commercio Antonella Mazzoccato, sono intervenute: Roberta Galati, direttrice Casa Circondariale di Como; Ester Greco, coordinatrice pari opportunità Uil Lombardia; Patrizia Bologna, segretaria Uil Fpl Lario-Brianza; Valentina Buzzi, ostetrica e delegata Uil Fpl; Federica Peraboni, consigliera provinciale di parità di Como; Paola Biavaschi, delegata della rettrice per l’uguaglianza di genere e le pari opportunità presso l’Università degli Studi dell’Insubria; Filomena Carratù, delegata Uilpa Polizia Penitenziaria Como; Martina Menichelli, delegata Uilpa Polizia Penitenziaria Como; Enrico Vizza, segretario generale Uil Lombardia.
La Uil è da tempo attenta agli andamenti locali dei contesti lavorativi e pertanto non può non tenere in considerazione i dati che continuano a emergere, chiari indicatori di un panorama fortemente disequilibrato e ingiusto, relativamente alle discriminazioni, ai trattamenti differenziati e alle ridotte possibilità di carriera delle lavoratrici. Affrontare tale clima, che è soprattutto culturale, significa per la Uil lavorare in sinergia secondo un metodo laico e pragmatico che, contrariamente alle astrazioni di pensiero e alla radicalità di posizione, deve poter essere concretamente utile alle lavoratrici e alle imprese, così come ai servizi essenziali che attraversano il territorio. 
Ester Greco ha definito tale mobilitazione come un “percorso”, quello delle pari opportunità sul lavoro, che possa permettere ad esempio l’introduzione di accordi siglati, come quello della tutela della genitorialità condivisa, così come nuove norme per le aziende – non importa quanto grandi – quali le certificazioni della parità di genere (Decreto n. 125/2022) e molto altro. Tuttavia, il rischio è quello di uno scollamento tra i diritti previsti dalla norma e quelli messi in pratica, ovvero quelli “masticati” – afferma Dario Esposito – nei luoghi di lavoro. E dunque, un aspetto condiviso e imprescindibile è quello di ripartire dall’educazione e dalla cultura, nonché dal potente strumento di cui si dispone, ovvero lo sciopero, che, come spazio per e dei laboratori e delle lavoratrici volto a sensibilizzazione la cittadinanza, esprime grande solidarietà nei confronti delle lavoratrici stesse. 
Un’interessante testimonianza è giunta da Roberta Galati, la quale, assieme alle colleghe Filomena Carratù e Martina Menichelli, ha invitato a risignificare il ruolo delle donne nel contesto carcerario, liberandolo anzitutto da una serie di preconcetti che tendono a farcelo associare ad un mondo prettamente maschile; in secondo luogo esortando a includere in questo complesso sistema una vasta diversità professionale, che va dalla polizia penitenziaria, alle figure di educatrici, assistenti sociali, personale medico, psicologhe e, aggiungo, al personale che si occupa del mantenimento della struttura e delle persone che vi risiedono, siano queste detenute o dipendenti. Quanto ha più sorpreso di questo racconto, in sede poi di dibattito, è come lo stereotipo di genere nel contesto carcerario appartenga perlopiù al mondo esterno, secondo una condanna generalizzata a tutta una categoria, quella specificatamente della polizia penitenziaria, laddove invece vige l’Art. 27 della Costituzione italiana, per cui la responsabilità penale è personale. 
Affinché si riesca a portare tale complessità, che è di tanti contesti lavorativi, nel mondo di tutti i giorni è necessario che emergano le difficoltà riscontrante dalle lavoratrici. A questo proposito, Patrizia Bologna è intervenuta sottolineando come le donne che usufruiscono dell’opzione part-time siano ancora oggi delegittimate nella loro professione. Questo perché non si è ancora in grado di considerare e parlare di lavoro riproduttivo, che non solo non è retribuito, ma viene dato per scontato. La cura ad esempio rivolta ai familiari, nonché il lavoro di mantenimento domestico, sono ininfluenti nell’attuale modo di valutare le prestazioni di una persona, di una donna, il cui lavoro risulta pertanto di livello e qualità inferiore, mentre, di fatto, svolge quotidianamente dei doppi turni. Il part-time dovrebbe pertanto essere inteso come strumento di conciliazione e non di rinuncia, perché il lavoro riproduttivo non è interesse privato delle donne, ma apporto essenziale al welfare. 
La denuncia, ricordano le relatrici, è sicuramente uno strumento fondamentale per coloro che vogliono segnalare casi di abuso, di discriminazione, nonché di falsa pubblicità da parte delle aziende sulle politiche di genere e sui trattamenti delle dipendenti, ad esempio in caso di maternità. Ovviamente, non deve essere la sola strada percorribile. Contestualmente, la Uil ha investito nella formazione delle cosiddette “figure sentinella”, persone che, introdotte in un contesto lavorativo, segnalano comportamenti scorretti e discriminanti alle autorità, affinché questi non vengano normalizzati. Un altro accordo con le aziende fortemente voluto dal sindacato è la contrattazione collettiva di secondo livello, che offre maggiore flessibilità, retribuzioni variabili, agevolazioni fiscali e contributive, adattando il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro alle specifiche esigenze di organizzazione, orario e welfare presso un’impresa territoriale. Tutto ciò non può prescindere dal fare rete sul territorio, da un uso consapevole e responsabile delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, ma soprattutto dal mettere al centro i servizi erogati nelle comunità, perché si riparta da un’educazione alla co-responsabilità. Quando si parla di pari opportunità nessuno deve sentirsi estraneo al problema. [Giulia Rho, ecoinformazioni]

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