Dieci anni fa in Italia si sospendeva la democrazia. Carlo Giuliani, un ragazzo, veniva ammazzato e da allora nessuno è stato nemmeno processato per il suo omicidio. Oggi ricordare, capire e analizzare quanto successo a Genova, al G8, e soprattutto quanto è accaduto dopo, nei processi che hanno seguito le violenze da parte delle forze dell’ordine, non è semplice per chi ha vissuto in prima persona quelle “giornate cilene”. Ci hanno provato Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum (Gsf) ai tempi del G8 del 2001 e Lorenzo Guadagnucci, giornalista, tra le persone massacrate di botte alla scuola Diaz, la notte del 21 luglio 2001, con il libro «L’eclisse della democrazia – le verità nascoste sul G8 2001 a Genova», appena pubblicato da Feltrinelli. Il testo è stato presentato da Agnoletto a Como giovedì 23 giugno, in una serata moderata dal nostro Fabio Cani e promossa, oltre che da ecoinformazioni, da Arci provinciale, Noerus, Babylon e la Feltrinelli di Como.
«E’ stato difficile scrivere il libro?» ha chiesto Fabio Cani. «Sì, lo è stato molto – ha risposto Agnoletto – ma non è difficile raccontare quello che è successo a Genova, è complicato raccontare quanto è successo dopo». Non a caso Agnoletto, proprio nelle pagine del libro, racconta l’incontro con un rappresentante dei vertici dei servizi segreti, il quale gli avrebbe appunto consigliato di stare attenti e di preoccuparsi. Non è una novità: ogni volta che si toccano alcuni nomi eccellenti dei livelli più alti delle nostre forze dell’ordine la questione diventa delicata (per usare un eufemismo)…Ma torniamo al libro: «lo stile narrativo, quasi da saggio storico – ha aggiunto Agnoletto – è una conseguenza di quello che abbiamo voluto raccontare, abbiamo voluto mettere accanto, uno dopo l’altro, i fatti. I fatti sono sufficienti, parlano da soli. Vorremmo che fosse letto anche da chi non era a Genova, nel 2001, e anche da chi non condivide le nostre idee». Affinchè tutti, indipendentemente dalle idee politiche, possano capire «il livello di impunità» imperante, evidentemente garantito a tutti coloro che si sono macchiati di reati anche gravissimi nel corso del summit del luglio 2001. È quanto emerge, ad esempio, dalle parole del pm Enrico Zucca, titolare dell’inchiesta contro i poliziotti, che, come ha voluto sottolineare Agnoletto all’incontro comasco, ha parlato di «una richiesta esplicita (da parte della polizia, ndr), una sorta di patto: voi rinunciate ad andare a fondo nelle inchieste sulla polizia, noi facciamo altrettanto nelle indagini sui manifestanti», proposta rispedita al mittente. Ma di episodi del genere è pieno il libro di Agnoletto e Guadagnucci: «noi facciamo tutti i nomi, ed emerge il paradosso di magistrati che usano la polizia per indagare sulla polizia, poliziotti per indagare i loro stessi superiori, e che a loro volta – pur essendo indagati, in alcuni casi – indagano sui manifestanti!». Un solo poliziotto, per l’ex portavoce del Gsf, ha ammesso le colpe della forza dell’ordine che rappresenta: «Montalbano! Solo che non esiste…Purtroppo nessuno ha mai criticato dall’interno la gestione di quelle giornate e anzi, ad esempio nel caso delle molotov il comportamento di alcuni membri della polizia potrebbe essere scambiato per quello di una banda. Ma se è difficile riconoscere la dialettica interna al corpo della polizia è ancora più difficile, praticamente impossibile, comprendere quanto accade nei carabinieri: non ci sono stati interlocutori che raccontassero la loro versione o le loro critiche o considerazioni, per questo sono state importantissime le intercettazioni per i pm e per la loro libertà d’azione».
Ma a Genova è stato colpito – oltre, sia fisicamente che moralmente, alle persone – un intero movimento. «Oltre alla decisione politica di repressione fortissima del movimento – ha continuato Agnoletto – ci sono stati meccanismi di gestione di quella repressione molto complicati perché i rapporti tra polizia e carabinieri sono complessi» e le dinamiche successive al G8 altrettanto difficili, finchè la polizia e i suoi vertici diventano «inamovibili» per anni. Ciò nonostante, resta una grande eredità, non solo per il movimento, a dieci anni da Genova. «Per quanto riguarda la politica, va detto che fino a quando i magistrati hanno cercato i responsabili materiali della mattanza hanno avuto contro la destra, ma quando sono saliti “ai piani superiori” hanno avuto contro anche il 90 per cento del centrosinistra: la commissione d’inchiesta sui fatti del G8 non la voleva nemmeno il centrosinistra! D’altra parte il movimento globale (altro che no global!) alternativo al liberismo non rappresenta le posizioni del centrosinistra, a livello europeo e mondiale».
Ma c’è ancora spazio per agire…«Il movimento ha patito la repressione, certamente, ma si sta ricostruendo, anche per le iniziative del decennale la rete con fatica è tornata a funzionare. E nel Sud del mondo, intanto, in Africa e Latinamerica, c’è spazio per sperimentare modelli realmente altri rispetto all’attuale globalizzazione: ci sono le condizioni per grandi cambiamenti della storia, che difficilmente potranno avvenire invece “da questa parte del mondo”. A “noi”, al Nord o all’Occidente spetta il compito di fare da diga, di offrire una sponda ai movimenti del Sud. Come Cassandra il movimento ha visto lontano, ha seminato e sta raccogliendo ora i suoi germogli». Tornare a Genova è necessario. Per informazioni sul ricco programma delle iniziative per il decennale: www.genova2011.org. Barbara Battaglia, ecoinformazioni]
