Nell’interrogazione il parlamentare di Sel Franco Bordo riassume la vicenda che nasce dalla gara per l’assegnazione del servizio di gestione delle reti di distribuzione del gas e dal mancato rispetto della clausola di cautela sociale stipulata dal Comune di Como con i sindacati. L’atto parlamentare evidenzia come «i lavoratori del comparto gas del Gruppo Acsm-Agam di Como potrebbero trovarsi in una situazione di oggettiva difficoltà» […] «costretti a sostenere gli oneri relativi alla ricongiunzione onerosa delle prestazioni previdenziali per il passaggio dall’Inpdap all’Inps, con importi che possono raggiungere le decine di migliaia di euro». Bordo sottolinea che i lavoratori corrono il grave rischio di essere assunti dalla nuova azienda con il «cosiddetto “Job Act” per i nuovi assunti (“contratto a tutele crescenti”) e conseguente perdita di tutele in particolare quelle previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». La problematica come è stato chiarito anche dai sindacati che hanno manifestato in Comune anche il 15 febbraio e da Paco-Sel in Consiglio comunale e nel convegno Ritorno al futuro «non investe solo i lavoratori che passeranno alla dipendenza della società “21 Rete Gas” di Como, in quanto nei prossimi anni saranno si concluderanno le gare per l’assegnazione del servizio di gestione delle reti di distribuzione del gas, nei vari ambiti territoriali in cui è stato suddiviso il territorio nazionale, sulla base delle disposizioni previste dal decreto legislativo 164 del 2000, che coinvolgeranno una gran parte dei 40.000 lavoratori del comparto gas». L’interrogazione si conclude con la richiesta «improcrastinabile di avviare iniziative, anche di carattere legislativo, che intervengano a garanzia e a tutela dei lavoratori interessati dalle gare per l’assegnazione del servizio di gestione delle reti di distribuzione del gas, sia per quanto attiene le ricongiunzioni previdenziali, sia per il mantenimento in capo ai lavoratori del comparto gas, delle tutele di cui all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, attraverso una apposita clausola sociale».

