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Attivismo e antropologia contro la violenza di genere

Nella serata di giovedì 7 dicembre negli spazi del Teatro Gruppo popolare a Como si è tenuto l’incontro Decostruiamola, organizzato da FuoriFuoco, Donne della Porta Accanto e Strade e pensieri per domani. Un dialogo sulla violenza di genere, moderato da Clara Latorraca di FuoriFuoco, in cui sono state raccontate le esperienze di attivismo sul territorio di Telefono donna e della rete Intrecciat3 e sottolineati gli aspetti culturali del fenomeno con l’antropologo Francesco Ferreri. L’ampia affluenza e partecipazione di un pubblico di diverse età e generi ha evidenziato l’urgenza di affrontare questi temi per trovare strumenti per agire e risposte anche dalla città di Como.

Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin e le manifestazioni di piazza partecipate del 25 novembre, non si fermano gli incontri anche nella città di Como. Il 7 dicembre, al Teatro Gruppo Popolare, per collegare un fenomeno sistemico, intergenerazionale e strutturale, al contesto locale, FuoriFuoco, Donne della Porta Accanto e Strade e pensieri per domani hanno invitato l’antropologo e consulente sessuale Francesco Ferreri per un dialogo con le realtà del territorio impegnate contro la violenza di genere e la cultura patriarcale.

L’associazione Telefono donna, attiva a Como con un centro antiviolenza nella battaglia quotidiana contro la violenza di genere (fisica, psicologica, sessuale, economica e stalking), ha raccontato come nel 2022 al centro si siano rivolte 257 donne, di cui 148 italiane. «Per il 2023 i numeri sono simili», hanno sottolineato Elena Cornero e Patrizia Losito, volontarie dell’associazione che dagli anni ’90 si occupa della tematica sul territorio comasco. Così come i numeri sui femminicidi, questi dati sono però solo la punta di un iceberg dove si trovano sommerse molteplici forme di violenza che derivano da responsabilità personali, a cui concorre però l’influenza culturale del contesto sociopolitico.

La violenza di genere è appunto un fenomeno culturale complesso, contro cui Telefono donna lotta all’interno della rete di attivismo transfemminista Intrecciat3 (di cui fanno parte anche Arci, Cgil e Non una di meno), una realtà nata nel 2022 a seguito delle proteste in Iran. Come hanno raccontato Sara Sostini (Arci) e Alessandra Ghirotti (Cgil) da allora la rete Intrecciat3 denuncia con manifestazioni di piazza, presenza sul territorio e dibattiti le storture di una cultura di violenza che passa spesso da una cattiva informazione che forma un’immaginario culturale normalizzando questa violenza. E proprio sugli elementi culturali e antropologici del fenomeno, Francesco Ferreri ha sottolineato la necessità di rompere la narrazione sul genere come caratteristica naturale, per proporre la costruzione di alternative a partire dall’educazione e da una presa di responsabilità del maschile e delle persone socializzate come uomini.

Domande e interventi da un pubblico di circa 70 persone hanno ulteriormente arricchito un dibattito già denso di riflessioni e contenuti, in cui oltre agli aspetti culturali, all’importanza dell’educazione e all’attivismo, si è evidenziata la quasi totale assenza delle istituzioni nell’affrontare in modo concreto il fenomeno, tanto a livello nazionale quanto locale. Ma se le istituzioni sono assenti la scelta è spesso politica, oltre che economica. E incontri come questo ricordano che quando gli spazi non vengono concessi dall’alto devono essere conquistati (o riconquistati) dal basso. Spazi fisici, politici e culturali che con i corpi, le menti, e le esperienze vanno riempiti per ricostruire dopo aver bruciato tutto. [Daniele Molteni, ecoinformazioni, foto di Dario Onofrio, ecoinformazioni]

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