
Stasera c’è una mozione firmata da tanti e tante che parla di cose concrete, quindi globali. Sì dirà che se è tanto condiviso il documento è vago. Si dirà che alcuni (gli “alzatori di mano”, definizione che qualche anno fa abbiamo dato a coloro che votano tanto e non intervengono mai) voteranno solo perché così fan tutti, spinti da quell’orrore democratico definito “disciplina di partito”. Ma sono dietrologie.
La realtà è che il Consiglio comunale di Como si accinge a decretare che le persone valgono (almeno) quanto le armi. Palazzo Cernezzi chiederà che l’accoglienza sia considerata (almeno) importante quanto la sicurezza. Se passerà (e passerà) all’essere Città Messaggera di Pace e sede del Monumento alla Resistenza europea, Como aggiungerà il titolo di essere attiva contro la barbarie, capace di chiedere risorse adeguate che eludano patti che stabilizzano solo l’ingiustizia e alimentano la follia razzista che sta invadendo l’Europa negandone la stessa esistenza e disseminandola di muri assassini e stupidi.
E non è la prima volta che il Consiglio comunale si pone dalla parte dei diritti umani. Si pensi alla preliminare di Mario Forlano nel precedente Consiglio nel quale grazie a lui e al Coordinamento comasco per la Pace forte è stato levato l’urlo: No alla guerra in Libia. Si pensi a quante volte, anche solo ricordando gli ultimi sei mesi, consiglieri e consigliere (tra essi Italo Nessi, Luigino Nessi, Marco Butti, Celeste Grossi, Andrée Cesareo, Stefania Soldarini e molti/ e altri/ e ) hanno lamentato la ferita all’umanità della città determinata dalla negazione dell’accoglienza con il bivacco in stazione, hanno chiesto libertà per tutte le culture e tutte le religioni, hanno denunciato il mercato che imprenditori spregiudicati, travestiti da samaritani, fanno sulla pelle dei profughi in fuga da guerre, violenze e povertà ricavando dal loro dolore ingenti guadagni. Sbaglia chi dice che il Consiglio è capace solo di occuparsi di marginale burocrazia e di diatribe di potere che non spostano la bilancia della giustizia se non per aumentare il dislivello dei bracci. Non è così. E se troppe ore vengono spese per il confronto tra le forze politiche su paracarri e rotonde, su incarichi e procedure, su dettagli tanto localistici da essere microscopici, talora – oggi – nella sala consiliare va in scena la politica, quella vera quella delle Priorità che interessano le persone. Evviva. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
Leggi nel seguito il testo della delibera che sarà discussa nella seduta di lunedì 14 marzo in Consiglio comunale a Como.
«Deroga al patto di stabilità per le spese sociali
Premesso che:
il 18 novembre2015 il presidente della Commissione Europea Juncker ha annunciato ai cittadini europei che le spese per la sicurezza e l’acquisto di armi saranno considerate spese straordinarie da non far rientrare nel patto di stabilità in nome della lotta al terrorismo. Visto che: il rispetto del patto di stabilità è la motivazione con la quale negli ultimi anni sono stati imposti nel nostro paese tagli ai trasferimenti agli enti locali per 19 miliardi e 12 miliardi di mancati trasferimenti erariali;
in nome delle politiche di austerità il Fondo Nazionale per le politiche sociali rispetto al 2008 ha subito un taglio complessivo di quasi l’80% e la quota del Fondo destinata a regioni ed enti locali ha subito una riduzione del 58%;
la drammatica riduzione dei fondi per il contrasto alla povertà e l’esclusione sociale e l’assenza di misure strutturali di sostegno al reddito hanno fatto esplodere gli effetti della crisi sulle fasce più deboli della popolazione producendo un drammatico aumento della povertà. Visto che: la povertà assoluta è triplicata arrivando a colpire oltre 4,5 milioni di italiani, così come sono cresciute la dispersione scolastica, la povertà minorile e la disoccupazione giovanile, tra le più alte d’Europa;
gli ultimi dati Istat denunciano come il 28,3% della nostra popolazione sia a rischio povertà.
Visto che:
l’aumento delle diseguaglianze e delle povertà favoriscono mafie e corruzioni, rischiando di innescare guerre tra poveri e generare frammentazione sociale e rancore tra le fasce più deboli della popolazione, sempre più marginalizzate e considerate un problema invece che cittadini portatori di Diritti e Responsabilità;
a causa dei tagli alle politiche sociali ed all’imposizione dalle politiche di austerità in tutta Europa le diseguaglianze sono aumentate a livelli insopportabili e rappresentano il problema principale che oggi mette seriamente a rischio coesione sociale e tenuta democratica: sono 128 milioni i cittadini europei in povertà relativa e 43 milioni nell’indigenza;
in nome della lotta al terrorismo si è data la possibilità ai governi di derogare al patto di stabilità non inserendo nel conteggio del deficit le spese per la sicurezza;
le politiche sociali rappresentano un investimento sulla coesione sociale e sulla sicurezza ancor più necessario in questa fase dinanzi all’esplosione delle diseguaglianze ed alle contraddizioni e tensioni che queste generano.
Considerato che:
il terrorismo e le mafie si sconfiggono soprattutto combattendo le diseguaglianze ed investendo in diritti sociali, istruzione e cultura, le vere armi in grado di isolare socialmente e politicamente l’ideologia del terrore e della guerra,
Chiediamo
di derogare al patto di stabilità per le spese relative ai servizi sociali, fondamentali per il contrasto alle diseguaglianze ed all’esclusione sociale di cui il terrorismo e le mafie si nutrono per diffondere i loro messaggi di odio.
Impegniamo il comune e la giunta
a chiedere al governo nazionale di manifestare presso il presidente della Commissione Europea la volontà politica del nostro paese di derogare in nome del rispetto dei Diritti e della intangibilità della dignità umana sanciti nella Carta di Nizza.
Firmatari: Grossi, Nessi, Cariboni, Luppi, Tettamanti, Soldarini, De Feudis, Favara, Greco, Grieco, Frigerio, Rovi, Imperiali, Marzorati».
Tutte le informazioni su im Patto sociale sul sito di Miseria ladra.

