Economia

L’altra Cernobbio/ Proposte di sostenibilità tra locale e globale

L’ultima sessione della XVI edizione del forum L’altra Cernobbio: un’economia di pace è stata coordinata da Celeste Grossi, dell’Arci, e da Barbara Meggetto, presidente di legambiente Lombardia. Sulla questione di individuare Un modello di sviluppo sostenibile hanno discusso Cecilia Begal, co-portavoce di Sbilanciamoci, Fabio Ciconte, presidente di Terra, Giovanni Mininni e Stefano Malorgio, segretari generali Flai e Filt, e Angelo Bonelli di Avs.

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L’Altra Cernobbio/ Un’economia del lavoro, dell’ambiente e dei diritti

Ad apertura del primo panel pomeridiano del forum della campagna di Sbilanciamoci, il suo portavoce Giulio Marcon, ricordando Fabio Mussi, recentemente scomparso, introduce il quadro di riferimento della sessione: un’economia del lavoro, dell’ambiente e dei diritti. Ovvero, un’economia di pace, che si declina con i diritti, il lavoro, l’istruzione, l’ambiente, il benessere e la qualità della vita, secondo un modello alternativo. Spesso i partiti presentano emendamenti ispirati a queste proposte, contributi che possano entrare nei programmi elettorali. Marcon afferma che abbiamo bisogno di scelte coraggiose. Abbiamo bisogno di una fiscalità progressiva, di rafforzare gli elementi di uguaglianza fiscale. Questo il senso dell’impegno e delle scelte compiute e in potenza. L’attuale modello di sviluppo crea guerre, morti nelle società civili.

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L’altra Cernobbio/ Finanza di guerra: una questione di immaginario politico

La mattinata del contro-forum L’altra Cernobbio è proseguita con la sessione Le conseguenze sulla globalizzazione, il lavoro e le produzioni, coordinato da Sara Sostini e Giulia Rho per ecoinformazioni. Un panel, questo, dall’impronta fortemente economica che ha visto gli interventi di Lucrezia Fanti ed Alessandro Volpi, economistə rispettivamente dell’università Cattolica e di Pisa, Duccio Facchini, direttore di Altreconomia e Valentina Cappelletti, segretaria generale Cgil Lombardia.

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L’altra Cernobbio/ La militarizzazione dell’economia e della società

Apre i lavori per Un’economia di pace della mattina del 5 settembre, prima del primo panel La militarizzazione dell’economia e della società, l’introduzione di Danilo Lillia (Arci Como) e Cecilia Begal (co-portavoce di Sbilanciamoci!), definendo gli obiettivi di costruzione dell’economia di pace che il XVI forum de L’altra Cernobbio vuole porsi.
Prosegue Roberta Capone, segretaria della Flc Como, con una riflessione: se la nostra economia punta al riarmo, dove sono i fondi per la scuola e la salute? Lascia la parola a Massimo Alberti, direttore di Radio Popolare che con lei medierà il suddetto panel che nota come la retorica militare stia entrando nella legislazione per limitare gli spazi di dissenso.

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L’altra Cernobbio/ L’impatto della guerra sull’economia e la società

Comincia la mattina di sabato 5 settembre l’ XVI edizione del forum nazionale dell’altra Cernobbio aperta dai saluti e dagli interventi di Danilo Lillia di Arci e Anpi Como e Cecilia Begal, co-portavoce di Sbilanciamoci.

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Sostieni L’Isola che c’è 2026

«Da oggi puoi contribuire anche acquistando in anticipo il biglietto del’edizione 2026 o diventando supporter de L’isola che c’è.
Ciascun contributo è importante perchè rende possibile la realizzazione di un evento che è più di una Fiera: è una comunità in movimento.

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5 settembre/ A Cernobbio e a Como contro i re e le loro guerre/ Programma

Si terrà sabato 5 settembre 2026 a Cernobbio (Sala di Via delle Cinque Giornate 5) il XVI Forum nazionale dell’altra Cernobbio, promosso dalla campagna Sbilanciamoci! insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo. Il titolo dell’edizione di quest’anno è Un’economia di pace. Contro la guerra, un nuovo modello di sviluppo.

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Cambiare la scena del turismo a Como/ Tre approfondimenti

Lo studio La fabbrica del lusso e le nuove élites comasche di Luca Michelini, professore ordinario di Storia del pensiero economico presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, è stato pubblicato da Gli stati generali con un’analisi del modello culturale e sociale a cui le grandi strutture della ricettività aberghiera corrispondono e uno spunto per una radicale trasormazione. “La proposta turistica alternativa potrebbe forse partire da qui, se già non è partita da qui: un lusso non servile. Il vantaggio rispetto ad altre filiere produttive del lusso, è che è tutto verificabile direttamente “in azienda”, non ci sono sub fornitori e fornitori dei sub fornitori. Un modello di lavoro non servile potrebbe cambiare la scena. Il personale non dovrebbe essere trattato come presenza muta o come prolungamento dell’arredo, ma come comunità professionale visibile, competente, riconosciuta. Il cameriere non “serve” nel senso antico: presenta, racconta, consiglia”. Leggi il testo completo La fabbrica del lusso e le nuove élites comasche su Gli stati generali. Leggi un secondo approfondimento Lusso turistico e “ritorno sul territorio e il terzo Como Casabianca, sempre di Luca Miclelini, su Gli stati generali.

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