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Il patriarcato non è un mostro mitologico

Se il patriarcato non esiste ed è solo un’invenzione ideologica, allora dovremmo vivere nel migliore dei mondi possibili. Magari. Le 106 vittime di femminicidio, lesbicidio e transicidio in Italia (secondi dati aggiornati a fine ottobre), le atrocità del genocidio a Gaza e delle guerre in corso, i dati sulle diseguaglianze distruggono questo sogno valditaresco con uno schianto micidiale, riportando chiunque (e speriamo anche il ministro dell’Istruzione e del merito) con i piedi ben piantati nella realtà.
A ricordare, con l’impatto devastante di un lungo elenco di nomi, date, dati, che la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere del 25 novembre ha ancora senso di esistere perché – purtroppo – «il patriarcato è vivo e respira in mezzo a noi».

Uscire da una dimensione mitologica è essenziale: relegare la violenza di genere di stampo patriarcale a una dimensione favolistica, a una narrazione esclusivamente faziosa, vuol dire togliere corpo e sostanza a una responsabilità diffusa che è invece insieme politica e sociale. Tremendamente reale.
Vuol dire anche negare la possibilità di un cambiamento che è invece realmente necessario e non può essere prerogativa di parte, e che non può non passare attraverso riforme politiche, leggi, percorsi educativi, lavoro quotidiano, cultura, azioni antibelliciste e di pace.


La Passeggiata arrabbiata, organizzata il 25 novembre da Nonunadimeno nell’ambito delle iniziative della rete Intrecciat3 a Como, afferma invece che la violenza di genere – di un genere, verso tutti gli altri – è reale e proprio in quanto tale può essere fermata.
Con i corpi e le voci di tant3 (a ricordare che la violenza di genere non è un problema che riguarda “solo le donne”, ma investe e danneggia trasversalmente chiunque) nel lungo corteo senza età e con tutte le età del mondo per le strade di un centro storico meno “distratto” di altri anni, con i corpi e la squillante presenza silenziosa delle Donne in nero a piazza San Fedele, con la danza, con i racconti delle proprie esperienze personali o dei centri antiviolenza, con abbracci di sorellanza più forti di tante parole, con le tantissime iniziative organizzate nel mese di novembre e un lavoro instancabile in ogni altro giorno dell’anno.

Perchè la violenza di genere è un problema strutturale e come tale va analizzato, riconoscendone i contorni e le ramificazioni (ben delineate in vari momenti del presidio) e risolto: intervenendo dalle fondamenta per costruire un ambiente sano, sicuro e vivibile per tutt3.
Una mancata adesione a questo progetto non è solo questione di ideologia: è parte invece di una brutta favola della buonanotte che non possiamo più sentire perchè, davvero, toglie il sonno. [Sara Sostini, ecoinformazioni]

Guarda la playlist con i video della passeggiata arrabbiata e del presidio di piazza di Dario Onofrio, ecoinformazioni:

A questo link altri video e foto di Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni, di Beatriz Travieso Peréz, ecoinformazioni, di Dario Onofrio, ecoinformazioni.

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