25 novembre

29 novembre/ Intrecciat3/ L’arte come rinascita con Nidaa Badwan

Sabato 29 novembre alle 17 allo Spazio Gloria di Arci Xanadù (Via Varesina 72, Como) la rete Intrecciat3 invita all’incontro L’arte come rinascita, mostra multimediale e dialogo con l’artista di origine palestinese Nidaa Badwan, sul suo percorso di vita attraverso l’arte come forma di protesta, affermazione e rinascita.
Ingresso libero e gratuito, aperitivo condiviso al termine dell’incontro.

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Gli appuntamenti Arci per il 25 novembre

Tutte le iniziative dei circoli Arci e del comitato provinciale per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere: cultura, arte, politica e convivialità come strumenti di riflessione e lotta femminista e transfemminista alla violenza di genere, declinati con la voce plurale e varia di Arci sul territorio di Como. [articolo in aggiornamento]

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Intrecciat3/ 25 novembre di lotta femminista e transfemminista

Nel corso di una conferenza stampa nella sede della Cgil di Como, giovedì 20 novembre le attiviste della rete Intrecciat3 hanno presentato le iniziative promosse e condivise dalla rete in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere.
Sono intervenute Alessandra Ghirotti (Cgil), Celeste Grossi (Donne in nero, Arci), Marcella Cirrincione (Non una di meno) e Sara Sostini (Arci).

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26 novembre/ Arci Xanadù/ La ragazza di ghiaccio

«In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il circolo Arci Xanadù organizza la proiezione de La ragazza di ghiaccio di Veerle Baetens mercoledì 26 novembre alle 21 allo spazio Gloria (via Varesina 72, Como).

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Intrecciat3/ 25 novembre programma e percorso

«Alla violenza patriarcale rispondiamo con la lotta femminista e transfemminista!
La rete Intrecciat3 invita alla conferenza stampa che si terrà giovedì 20 novembre alle 12 in via Italia libera 25 a Como per presentare le iniziative di piazza e culturali in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere.

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Il patriarcato non è un mostro mitologico

Se il patriarcato non esiste ed è solo un’invenzione ideologica, allora dovremmo vivere nel migliore dei mondi possibili. Magari. Le 106 vittime di femminicidio, lesbicidio e transicidio in Italia (secondi dati aggiornati a fine ottobre), le atrocità del genocidio a Gaza e delle guerre in corso, i dati sulle diseguaglianze distruggono questo sogno valditaresco con uno schianto micidiale, riportando chiunque (e speriamo anche il ministro dell’Istruzione e del merito) con i piedi ben piantati nella realtà.
A ricordare, con l’impatto devastante di un lungo elenco di nomi, date, dati, che la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere del 25 novembre ha ancora senso di esistere perché – purtroppo – «il patriarcato è vivo e respira in mezzo a noi».

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In 30.000 anche a Milano contro il patriarcato

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne anche a Milano, in Largo Cairoli, una marea si è raccolta per ricordare le vittime di femminicidio di quest’anno e per fare rumore. Una rabbia diffusa che non chiede solo provvedimenti istituzionali ma una rivoluzione culturale.

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Marea transfemminista a Roma

Non poteva essere un 25 novembre come tutti gli altri: l’omicidio di Giulia Cecchettin ed il conseguente clamore mediatico avevano creato un clima di tensione troppo alto per pensare ad una manifestazione rituale. Infatti, i numeri del corteo contro la violenza sulle donne dicono che circa mezzo milione di persone ha attraversato Roma da Circo Massimo a piazza di Porta san Giovanni in una delle due iniziative femministe nazionali (l’altra è stata a Messina); cinquecentomila donne, ragazze, soggettività non conformi, ma anche uomini e ragazzi che, animati da amore e rabbia, hanno tinto di rosa e nero le strade della capitale d’Italia.

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Intrecciat3/ Non è mai un raptus!

Ci sono momenti in cui il silenzio è eloquente, pesante come un macigno. Ci sono altri momenti in cui servono voci, parole, rumore assordante: in piazza San Fedele, venerdì 24 novembre, questi sono stati più forti del brusio quotidiano.
Il presidio in piazza organizzato dalla rete Intrecciat3 ha coinvolto molte persone: forse l’eco degli ultimi femminicidi è stato così forte da aver destato qualche coscienza in più, scuotendo da un torpore indolente con colpi di tamburo, parole affilate. Quelle della rete stessa, quelle dei titoli di giornali cambiati per restituire una visione non colpevolizzante di chi è vittima di violenza, quelle delle Donne in nero, capaci di sottolineare la necessità di espungere la brutalità della guerra dalla storia, quelle di Elena Cecchettin, lette durante il presidio, e quel lungo, doloroso elenco di nomi di donne vittime di femminicidio nel 2023.
E soprattutto, quel «minuto di rumore» per Giulia Cecchettin e tutte le altre donne uccise, protrattosi molto più oltre dei canonici sessanta secondi, trasformato in un urlo, sofferto e liberatorio insieme: «No, non è mai un raptus!».

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