Fiorenzo Gagliardi, presidente dell’Avc di Como, ha espresso le preoccupazioni delle oltre 350 associazioni della provincia comasca, alcune delle quali presenti all’incontro, al quale hanno partecipato circa cinquanta persone, tra volontari, responsabili di enti e semplici cittadini. Le esperienze e i timori sono simili. Il presidente dell’Anteas, un gruppo che si occupa di assistenza agli anziani, ha chiaramente detto che dovranno «ridimensionare i servizi gratuiti che offriamo ai cittadini, oltre 4mila interventi solo nel 2009»; per Maria Luisa Seveso delle Acli «i volontari non smetteranno di prestare la loro opera ma la società deve dare loro il giusto riconoscimento; non possiamo chiedere al volontario di essere vincolato, di avere orari, perchè si snatura l’essenza propria del suo fare volontariato, ci devono essere operatori professionali: il cuore non basta».
In molti casi il Terzo settore “copre” servizi e settori del welfare. È il messaggio lanciato anche da Gianfranco Garganigo, presidente dell’Auser provinciale, associazione che nel 2009 «ha percorso 101mila chilometri in provincia di Como, offrendo 6mila servizi a cinquemila utenti: e le richieste sono in costante aumento. Ma è il momento di stabilizzare il 5 per mille, perchè equivale per noi alla possibilità di programmare».
Secondo Walter Molinari della Caritas di Erba questi tagli «non sono per niente lineari, non ho visto tagli del 75 per cento alle spese militari o agli emolumenti di certi amministratori…». Per il rappresentante del sodalizio erbese, il 5 per mille, rappresenterebbe tra l’altro «un esempio di federalismo: sono io cittadino contribuente che decido di dare una piccola parte dei miei soldi ad un’associazione in cui credo». Mariangela Volpari ha portato la testimonianza di Osa Asp, associazione sportiva che lavora con persone disabili: per questo gruppo il provvedimento del governo significherà «tagliare la formazione per i giovani», mentre Valentino Sarto dell’Avis (che raccoglie 15mila donatori a Como e provincia) ha sottolineato l’importanza di una riforma della legga quadro sul volontariato. Il messaggio condiviso da tutti è che, anche se pochi, i fondi del 5 per mille sono vitali per il volontariato. «Il cuore del problema – ha aggiunto Adriano Sanpietro, del direttivo del’Avc – è la cultura: prima ancora che l’aspetto economico, si tratta di una questione di tutela di una cultura», di un mondo che spesso colma le lacune dello Stato.
E la politica cosa ne pensa? Nicola Molteni della Lega ha cancellato ogni falsa speranza: «Non so se ci sarà la possibilità di una terza lettura alla Camera e dunque di ripristinare i fondi del 5 per mille. Ma Tremonti, ideatore del 5 per mille, ha la chiara volontà politica di riattivare questo fondo e non lo affosserà». Per l’esponente del Carroccio «il volontariato è un patrimonio che smentisce l’egoismo di certi territori…Ma senza i tagli saremmo oggi vicini alla situazione greca o di altri Paesi in crisi. Abbiamo poi rimpinguato gli ammortizzatori sociali, in particolare quelli in deroga (10 miliardi), stanziando un miliardo per la riforma della ricerca e 400 milioni per le scuole paritarie».
Chiara Braga del Partito democratico ha spiegato come il provvedimento sia comunque frutto di una scelta politica e che se vi fosse la volontà, politica, appunto, di invertire la rotta, si potrebbe fare anche con i tempi dell’approvazione della legge di stabilità. L’iter parlamentare, insomma, si potrebbe velocizzare, come accaduto per altre discussioni e decisioni. Quanto al motivo del taglio ai contributi, per la parlamentare del centrosinistra, «la scelta di fondo è che il volontariato non è prioritario».
Ma il senatore Alessio Butti non se l’è sentita di prendersi tutte le responsabilità: «Non vorrei che tutto ricadesse sul Senato… Il presupposto – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – è che tutti protestano, sempre, ad ogni finanziaria. A Como abbiamo aperto un tavolo, che si chiamava della crisi e ora abbiamo deciso di chiamare della competitività, nel quale la questione del lavoro è stata affrontata in modo diligente, ma ora non basta. Bisogna però razionalizzare meglio le iniziative, anche da parte delle associazioni. Nel frattempo in una pre riunione si è parlato dell’idea di un provvedimento legislativo ad hoc, probabilmente il fondo non tornerà a 500 milioni ma nemmeno resterà ai 100 previsti oggi».
Butti ha poi precisato che occorrerà «fare un’analisi dei criteri di distribuzione del 5 per mille, Emergency e Medici senza frontiere spadroneggiano… », mentre non si deve «fare demagogia sulle spese militari».
Dopo le riflessioni dei parlamentari ha preso la parola Roberto Cerpis, rappresentante del Coordinamento mense, «perplesso dalla logica di un intervento di questo tipo: non si può semplicemente rispondere che ‘c’è la crisi’, o significa che lo Stato pensa di poter fare meglio quello di cui oggi si occupano le associazioni?». Il volontario Avis ha risposto alle parole del senatore Butti dichiarando la disponibilità del Terzo settore a farsi controllare dallo Stato, a farsi monitorare: «Non saliremo sulle gru».
Nessuna protesta, quanto meno nessuna iniziativa plateale, quindi, da parte del mondo del volontariato comasco, che preferisce farsi ascoltare dai suoi rappresentanti, con la speranza che la politica si faccia portatrice delle sue istanze nelle sedi opportune. L’ultimo intervento, quello di un cittadino, è il più tranchant: «Ammettete che avete fatto un errore, datevi da fare per rimediare. Perchè avete tolto il 5 per mille al volontariato e non avete toccato l’8 per mille, non volevate inimicarvi la Chiesa cattolica?». [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]
