Gianfranco Garganigo

15 giugno/ Arciwebtv/ L’emergenza demografica

Dalle 13/  L’emergenza demografica con l’incremento della parte di popolazione di età superiore a 65 anni nel territorio lariano e la consapevolezza che gli anziani sono una grande risorsa al centro del dibattito – aperto dal saluto di Martino Villani, direttore del Csv e dall’intervento di Gianfranco Garganigo, presidente dell’Avc e dell’Auser – nel Convegno organizzato il 10 novembre 2016 a Como Albate dal Csv, dalle organizzazioni di volontariato e di promozione sociale attive con gli anziani, dai sindacati pensionati in collaborazione con il Comune di Como. Per gli altri video dell’iniziativa vai all’articolo di ecoinformazioni.

Gli altri programmi del 15 giugno.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

14 giugno/ Un viaggio politico

Venerdì 14 giugno alle 18 si terrà la presentazione di Un viaggio politico alla Pinacoteca civica di Como via A. Diaz 84 CsvNet Lombardia invita a partecipare alla presentazione del libro su Gianfranco Garganigo, storico dirigente della Cgil.

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18 marzo/ Ricordo di Gianfranco Garganigo a Nesso

A qualche mese di distanza dalla sua prematura scomparsa, Gianfranco Garganigo viene ricordato a Nesso in un incontro pubblico organizzato in collaborazione con l’Amminstrazione comunale e la Biblioteca del paese affacciato sul lago che è stato uno dei caposaldi della sua lunga attività.

Nella palestra di Nesso, domenica 18 marzo a partire dalle ore 15, ne parleranno, tra gli altri, amici, collaboratori e studiosi che hanno avuto con lui importanti relazioni: un modo per cominciare a riconoscere il lascito di una vita di impegno in molti campi. Oltre agli interventi in programma, ci sarà comunque spazio per chiunque altro voglia portare il proprio contributo di ricordi e di amicizia.

Durante il pomeriggio, oltre al saluto del sindaco di Nesso, Massimo Morini, si potranno ascoltare le poesie di Carlo Porta recitate da Basilio Luoni.

 

17settembre/ Amici/ L’Isola che c’è ricorda Gian Franco Garganigo

Una polenta con Gian Franco: è il titolo del momento di ricordo che “L’isola che c’è” e tutti i suoi amici e amiche hanno deciso di dedicare a Gianfranco Garganigo, domenica 17 settembre alle 13 all’interno della fiera al Parco comunale di Villa Guardia.

Gian Franco Garganigo nel pomeriggio di giovedì 15 giugno era a Nesso, al lavoro nel suo giardino, è caduto, ha battuto la testa. Trasportato in urgenza all’ospedale di Gravedona, è stato operato nella notte tra giovedì e venerdì. Lunghe ore in attesa, ma già chiara la situazione gravissima fino alla notizia peggiore arrivata nella serata di venerdì.

Formato dalla lunga militanza nel Partito Comunista Italiano, Gian Franco Garganigo fu segretario della Cgil Como dal 1983 al 1993. Assunse poi la guida del Sindacato dei Pensionati comaschi, passò alla direzione dell’Auser, associazione di promozione sociale per l’invecchiamento attivo, prima a livello regionale poi a livello provinciale, facendosi promotore di servizi di assistenza domiciliare come Il Filo d’Argento.
Con lo stesso spirito di dedizione e di servizio, spinto da una inguaribile curiosità e tensione verso la progettazione e l’innovazione, era Presidente dal 2013 dell’Associazione del Volontariato Comasco – Centro Servizi per il Volontariato che a lui si è affidato nella fase delicata di un cambiamento organizzativo in atto e necessario per saper accogliere l’esigenza di sostegno allo sviluppo del nostro territorio.

Per chiacchierare di lui, scambiarci affettuosi ricordi, letture e pensieri che ci riportino alla sua compagnia, invitiamo gli amici di Gian Franco a condividere ancora un piatto di polenta insieme il 17 settembre nel contesto della fiera L’isola che c’è a Villa Guardia. L’appuntamento è per le 13, al termine della tavola rotonda di domenica mattina Il tempo delle scelte, nello spazio del palco. In chiusura ci sarà un momento in cui Auser consegnerà alla famiglia un ricordo che si stava già preparando per lui.

Gianfranco Garganigo: amico, attivista del sindacato, della politica, del volontariato – Il funerale civile al cimitero di Nesso lunedì alle 10.30

Lo scrivi tu il ricordo di Gianfranco, vero?

Vorrei tanto poter dire di no. Non sono capace di fare queste cose, non so cosa raccontare delle tante cose che abbiamo fatto insieme, e delle tante che avremmo dovuto e potuto e voluto ancora fare.

Non ho nemmeno fatto in tempo a farmi raccontare qualcosa del suo ultimo viaggio negli Stati Uniti (in quegli Stati Uniti in cui anni fa, lui, dirigente comunista, non l’avrebbero nemmeno fatto entrare). Non ho (non abbiamo) nemmeno fatto in tempo a impostare il libro in cui lui avrebbe dovuto raccontare la sua vita, le sue tante storie, i suoi tanti impegni. E allora cosa scrivo, adesso?

Eppure non posso dire di no, non posso e non voglio. Perché Gianfranco è stato, è un amico vero, prima di tutto, per me.

Una persona a cui ho voluto, voglio molto bene, non “nonostante” ma proprio per la grande diversità che correva tra noi.

Chi è dunque, per me, Gianfranco, o “Gianfra” come lo chiamano i vecchi amici e compagni di Nesso, o “Garga” come sbrigativamente ogni tanto lo si sente chiamare a Como?

Gianfranco è il ragazzo che ancora adolescente ha cominciato a lavorare a Como, tutti i giorni, tutte le mattine presto, prestissimo, colmando la distanza da Nesso a Como, toccando con mano che l’oppressione di classe esisteva ed esiste. Che non è un’invenzione dei libri.

Gianfranco è il giovane che prende coscienza, che è in grado di riflettere sull’oppressione di classe dell’adolescente che è stato, che diventa sindacalista, che conosce la grande stagione delle lotte operaie degli anni Sessanta, che ne subisce anche i contraccolpi padronali e polizieschi (e dovrebbe essere lui a raccontarli, ancora una volta, con tutta la sua forza dialettica, le sue enfasi e le sue minimizzazioni, perché nessun altro può farlo al posto suo).

Gianfranco è un “pezzo di popolo” che si fa classe dirigente, che diventa parte del Partito (quel Partito Comunista ormai consegnato alla storia e la cui forza proteiforme è così difficile da raccontare, adesso), e che diventa parte del sindacato (della Camera del Lavoro di cui è, dal 1985 al 1995, segretario, e poi del Sindacato Pensionati).

Gianfranco è l’impegno nel mondo del volontariato, prima attraverso l’Auser provinciale (di cui non manca mai di ricordare l’origine nella proposta di Bruno Trentin e il significato del nome, di quell’acronimo Au+Ser, ovvero Autonomia+Servizi, per lui sempre carico di significato operante), poi anche attraverso la presidenza dell’Avc – Centro Servizi per il Volontariato (un onere, più che un onore, accettato per “spirito di servizio”, perché «come si fa a chiamarsi fuori?»).

Ma Gianfranco resta – sopra di tutto, prima di tutto – Nesso. Forse perché è su questo terreno che abbiamo imparato a conoscerci, a volerci bene, a lavorare insieme; forse perché tutte le volte che ricordava i libri che abbiamo fatto insieme su questo paese, sembrava illuminarsi; forse perché sulla tratta Como-Nesso, in auto, abbiamo veramente parlato di tutto, partendo da punti di vista così diversi, ma alla fine condivisi; forse perché è sullo sfondo del tratto di lago davanti a Nesso che  Luca e io e la troupe l’abbiamo costretto a stare ad arrostire mentre gli facevamo per ore e ore un’intervista (beh, almeno quella gliela abbiamo fatta, e resta a futura memoria); forse perché, davvero, c’è ancora tanto da fare… Ma soprattutto perché – ovviamente – Nesso è l’ombelico del mondo e chi viene da lì non può dimenticarsene.

E allora cosa dici a uno che viene da Nesso e non sai più dove sarà?

In questi casi, si usa dire: “Ciao Gianfranco”.

Come fai dire solo “ciao” a chi dovrebbe dirti ancora così tante cose?

Scusa, Gianfranco, questo non ce lo dovevi fare, e io non so più cosa dire.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La foto è stata scattata durante la manifestazione del Primo Maggio di cinque anni fa: tra Auser e Cgil disegna un pezzo importante della storia politica di Gianfranco Garganigo.

Il rito civile di Gianfranco Garganigo si terrà lunedì, alle 10.30, al cimitero di Nesso. La camera ardente è, da sabato pomeriggio alle 15.00, in via Borgonuovo 19 nella casa.

Auser a congresso/ Dagli anziani al mondo passando per il volontariato

Chi avesse dell’Auser l’idea che si tratta di un’associazione che si occupa solo di assistenza agli anziani, farebbe bene ad approfondirne la conoscenza, perché in realtà l’Auser ha uno spettro di azione assai più ampio e – soprattutto – una consapevolezza politica tutt’altro che approssimativa.

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L’Auser è nata alla fine degli anni Ottanta a livello nazionale per una felice intuizione del grande sindacalista Bruno Trentin (a Como esiste dal 1992) e porta incisa nel nome la sua missione, per quanto in forma nascosta: l’acronimo, di cui ben pochi conoscono il significato, va infatti sciolto come AUtonomia e SERvizi, ovvero come l’autonoma organizzazione (in questo caso delle persone ormai giunte all’età della pensione, ma non per questo indifferenti all’andamento del mondo) possa rispondere ai bisogni della popolazione (non solo anziana) fornendo servizi reali.

Il congresso provinciale di oggi 21 febbraio a Villa Gallia ha reso evidente questo impegno. La lunga e stimolante relazione del presidente provinciale Gianfranco Garganigo ha trattato tutti questi temi: i bisogni di una popolazione in rapida evoluzione demografica, i problemi del volontariato, le ipotesi di soluzione, l’esigenze di analisi e soluzione politiche alla crisi epocale che l’intera società sta attraversando. in più ha aggiunto anche i notevoli risultati dei servizi che l’Auser mette a disposizione del territorio; in particolare quelli relativi al trasporto e all’accompagnamento delle persone fragili (attraverso il Filo d’Argento) e quelli di promozione culturale (attraverso le Università poopolari).

Tutto questo, comunque, senza troppo paludamenti accademici, e anzi avendo di mira la citazione della sociologa Franca Olivetti Manoukian (presente anch’ella al congresso di stamane), inserita anche nell’invito ufficiale: “Continueremo a cercare assieme qualche strada ragionevole, nonostante tutto”. Quindi: consapevolezza che i percorsi possono essere più d’uno, che bisogna cercarli e sceglierli in base alla loro razionalità (e praticabilità) e – soprattutto – che le difficoltà non possono fermare l’affermazione della giustizia sociale.

ausercongressofabioGli interventi e i saluti delle molte organizzazioni e associazioni “amiche” presenti hanno confermato la centralità dell’Auser nel vasto e fecondo panorama del volontariato comasco. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Auser, al servizio delle persone più fragili

auserI dati 2014 del servizio Filo d’Argento presentati dall’ Auser provinciale testimoniano come la crisi, anche nel comasco, abbia colpito le fasce deboli della popolazione e, in particolare, gli anziani.

«Per quanto riguarda i nostri servizi di tutela e assistenza – spiega il presidente Gianfranco Garganigo – registriamo un incremento importante».
Nel 2014 in provincia sono state prese in carico quasi mille persone, cento in più rispetto allo scorso anno. In aumento anche i contatti attraverso la telefonia sociale, ottomila e settecento, i servizi erogati, ventimila e cinquecento e i chilometri percorsi, quasi trecentomila. Tutto questo viene svolto gratuitamente da circa duecento ottanta volontari: «Accompagnamento, disbrigo pratiche, consegna pasti e compagnia: sono un esempio di ciò che facciamo in maniera capillare sul territorio – aggiunge Garganigo – con ventuno comuni della provincia abbiamo una convenzione così da contenere i costi». Como non è convenzionato con l’associazione ma esiste un accordo sul pronto intervento estivo e una collaborazione su alcuni progetti specifici. L’anno scorso, nel capoluogo, sono stati quasi duecento gli anziani che hanno chiesto aiuto ad Auser, campanello d’allarme di un bisogno d’attenzione sempre più crescente. «Inoltre, l’età media aumenta sempre di più – sottolinea Marco Orsenigo, responsabile anziani Asl – l’obiettivo è contenere la fragilità attraverso la domiciliarità, non estrapolando l’anziano dal suo contesto. Per farlo, è necessaria la massima integrazione possibili fra i servizi. Qui nasce la stretta collaborazione fra noi e Auser per il bene della persona».

Dibattito su lavoro e protezione

GiumelliAlla sede dell’Auser in via Castellini a Como, il 7 novembre, la presentazione del nuovo volume del sociologo Guglielmo Giumelli è stata l’occasione, per un ampio pubblico, per un confronto a tutto campo sui temi del lavoro.

In prima battuta il presidente di Auser Como, Gianfranco Garganigo, ha sottolineato il piacere di ospitare un’occasione prestigiosa di dibattito culturale nelle nuova sede dell’associazione (aperta da qualche mese) che si propone quindi come luogo di incontro per il quartiere e per l’intera città.

Aprendo poi il discorso sulla ricerca di Giumelli Lavoro e protezione. Quali scenari (Il Nuovo Melangolo, Genova 2014), Garganigo ha riassunto alcune “osservazioni” che Auser è in grado di fare a proposito delle condizioni materiali e relazionali delle persone fragili e delle famiglie che le supportano. In primo luogo, le situazioni di fragilità sono sempre più numerose a causa dell’evoluzione demografica e quindi sempre più gravoso il lavoro di cura che tocca alle famiglie. Ma – ed è la seconda considerazione – senza protezione viene meno la coesione sociale; quindi crescono l’abbandono e l’estraneità, e – di seguito – la rabbia che genera esclusione, il rancore che provoca frantumazione e derive populiste, l’inattività che si traduce in una sorta di nuovo luddismo che si scarica contro le innovazioni che tagliano il lavoro. In terzo luogo è stata sottolineata la difficoltà di ricomprendere nel tessuto sociale i fenomeni di esclusione: un processo per cui non bastano politiche settoriali, ma servono invece politiche coordinate di ampio respiro. Infine, servono luoghi dove costruire la programmazione e progettare le politiche necessarie.

Se l’introduzione ha messo sul piatto considerazioni molto pratiche, nello sviluppo del discorso di presentazione del suo libro, Giumelli (coadiuvato dalle domande – in vero molto discrete – del direttore del quotidiano “La Provincia”, Diego Minonzio) ha allargato la prospettiva a una riflessione più teorica. Nel suo testo Giumelli riflette sulla fine della crescita economica, sulla crisi del lavoro industriale e in particolare sulla scomparsa del “lavoro-posto di lavoro” (inteso come lavoro a tempo inderminato) che per lungo tempo ha garantito una occupazione quasi piena e quindi un’ampia fascia di protezione a consistenti settori di popolazione.

“Protezione” è quindi un concetto fortemente legato al paradigma della fabbrica (cioè del lavoro industriale/fordista) e la crisi di questa impone una rifondazione del concetto stesso di protezione. In una situazione in cui si assiste a uno sdoppiamento del mercato del lavoro (dove a un mercato primario, del lavoro propriamente detto, si affianca un mercato secondario, quello del precariato) è necessario ripensare tutti i sistemi di riferimento. L’attore principale di un riequilibrio non può che essere – a giudizio dell’autore – lo “stato sociale”, mettendo in conto la possibilità che la protezione non si esplichi più attraverso compensazioni monetarie ma attraverso la garanzia di diritti. Attore di questo cambiamento potrebbe essere, secondo Giumelli, il sindacato che però gli appare ancora al momento troppo invischiato nelle logiche del lavoro industriale.

Se il quadro di riferimento, così delineato, appare abbastanza chiaro, assai meno convincenti sono apparse le proposte operative: più di una volta a chi gli chiedeva di chiarire alcune ipotesi (per esempio la marginalizzazione del denaro) Giumelli si è limitato a rispondere, con bonaria provocazione, che proprio quello è il problema.

Il dibattito, piuttosto acceso e tutt’altro che rituale, ha cercato di mettere a punto alcune questioni teoriche, ma anche di riportare all’attenzione questoni pratiche; una su tutte: il fenomeno delle migrazioni di massa che si muove in direzione contraria rispetto alle dinamiche economiche, per cui se i capitali si allontanano dalla vecchia Europa, le persone reali continuano a cercare di entrarci.

Il dibattito è poi continuato anche a incontro finito, dimostrando l’interesse della proposta di Auser, nonostante qualche rigidità libresca nel discorso dell’autore. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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