
Venerdì 20 ottobre Faycal Haitot ha dato fuoco all’appartamento in cui viveva con i quattro figli – Siff, Saphiria, Soraya, Sophia – , a cui doveva badare da solo essendo la loro madre ricoverata in una struttura di assistenza psichiatrica. Tutti e cinque sono periti in seguito alla tragedia; giovedì 26 ottobre i funerali dei quattro bambini, celebrati con rito evangelico pentecostale nella chiesa del Crocifisso a Como.
La tragedia della famiglia Haitot ha scosso la cittadinanza comasca, non solo per l’omicidio-suicidio compiuto dal padre di famiglia, ma anche per il retroscena che ha condotto a questo gesto estremo: una prolungata situazione di emarginazione sociale, oltre che economica, che aveva costretto Haitot a ritirare i figli da scuola e badare loro da solo, mentre la loro madre era (e tuttora è) ricoverata in una struttura di assistenza psichiatrica. Sono però molte – troppe – le domande rimaste senza risposta in merito alla vicenda. Venerdì 3 novembre, Abdelmajid Daoudagh, segretario di Insieme (associazione laica di cittadine e cittadini marocchini residenti nella zona di Brescia), era a Como per la prescritta comunicazione alla Questura del presidio silenzioso di commemorazione e di protesta che si terrà sabato 11 novembre, dalle 15 alle 17 davanti a Palazzo Cernezzi. Tutte e tutti, associazioni e singoli, sono invitati/e alla partecipazione.
«Il presidio dell’11 novembre vuole lanciare un messaggio forte e chiaro: è vergognoso che le istituzioni non forniscano adeguata assistenza sociale agli stranieri, che contribuiscono in modo significativo alla ricchezza del paese. Una struttura sociale sempre più frammentata, come è questa, mette a rischio l’aggregazione sociale, tendenza di cui sono vittime i poveri e ancor più gli stranieri a cui manca troppo spesso una rete di riferimento», commenta Daoudagh, che si rammarica della scarsa “compattezza” delle comunità marocchine, non solo a Como. «Il Marocco – precisa Daoudagh – è il secondo paese d’origine per i nuclei familiari stranieri residenti in Italia [prima è l’Albania, ndr], ma la solidarietà a livello locale e regionale resta ad oggi scarsa. Questo dato colpisce ancor più negativamente a Como che, in quanto città di frontiera, dovrebbe promuovere l’accoglienza e la condivisione, la risposta politica alla tragedia del 20 ottobre sembra però evidenziare il contrario».
L’augurio espresso da Daoudagh è che il presidio dell’11 novembre, a cui prenderanno parte (tra le altre) diverse associazioni marocchine presenti nel Nord Italia, dia l’opportunità di colmare gradualmente il vuoto di solidarietà tra i marocchini in Italia, e di riportare l’attenzione società, politica e accademia su questo tema. Molte di queste persone, immigrati di prima o seconda generazione hanno ormai acquisito la cittadinanza italiana, ma la mancanza di relazioni – entro i nuclei di connazionali, con gli autoctoni, e con le altre comunità straniere – può pregiudicare un’integrazione fruttuosa, degenerando nella ghettizzazione e in un’emarginazione insanabile. Dinamiche, queste, che non costituiscono certo una novità – né a Como, né altrove – e che è importante contrastare, anche gradualmente, e in piccolo, ma con tenacia e senza egoismi. [Alida Franchi, ecoinformazioni ]

