immigrazione

Aprire i porti, aprire le frontiere, restare umani


Nella tragedia e nella vergogna che segnano la mancata accettazione dell’Aquarius nei porti italiani, è di qualche conforto prendere atto che qualche persona in più alzi la testa e dichiari: «È troppo». Al presidio Aprite i porti, aprite le porte indetto dalla rete Como senza frontiere per le 18 di martedì 12 giugno in piazza Boldoni, erano infatti presenti più di cento persone, nonostante un preavviso inevitabilmente scarso (il caso risaliva ad appena due giorni prima) e nonostante le condizioni meteorologiche decisamente avverse.  (altro…)

Ritorno volontario assistito/ Presentato a Rebbio il programma dell’Oim

download.jpg
In un incontro che si è tenuto la mattina di lunedì 19 marzo all’oratorio della parrocchia di San Martino a Rebbio, Celeste Panno, referente dell’Oim [Organizzazione internazionale delle migrazioni], ha presentato nel dettaglio il progetto Ritorno volontario assistito e reintegrazione, rivolto a migranti (e, in misura minore, a richiedenti asilo) che decidano, in modo autonomo e volontario, di fare ritorno nei paesi d’origine.
(altro…)

L’Arci incontra i candidati presidente alla Regione Lombardia

IMG_0314A L’Arci incontra i candidati presidente, iniziativa organizzata da Arci Lombardia per il pomeriggio di martedì 20 febbraio al circolo Arci Corvetto di Milano , sono intervenuti personalmente i candidati Dario Violi (Movimento 5 stelle), Massimo Gatti (Sinistra per la Lombardia) e Onorio Rosati (Liberi e uguali); Giorgio Gori (Gori per la Lombardia), impegnato in una visita alle periferie di Milano con Paolo Gentiloni,  è intervenuto con una videoregistrazione [presto on line sul canale di ecoinformazioni], non ha raccolto l’invito, nel quale era esplicito il riferimento alla scelta antirazzista e antifascista dell’Arci, Attilio Fontana, candidato della coalizione di centrodestra.

(altro…)

Maurizio Ambrosini/ Migrazioni tra falsi miti e buona volontà

Una cinquantina le persone che hanno assistito all’incontro, nel tardo pomeriggio di venerdì 26 gennaio alla Libreria Feltrinelli di Como, con Maurizio Ambrosini, professore di Processi migratori e Politiche migratorie alle università di Milano e Nizza, direttore della rivista Mondi migranti e autore di Migrazioni [Egea edizioni, 2017, 11,90 euro, e pub 6,99 euro], in una conversazione introdotta da Chiara Bedetti di Refugees Welcome e condotta da Michele Luppi de Il settimanale della Diocesi di Como.

(altro…)

26 gennaio/ Maurizio Ambrosini presenta “Migrazioni. Cosa segna il confine tra noi, gli stranieri amici e gli estranei?”

26198674_10214817692066706_1383929423302864582_oIl gruppo territoriale comasco di Refugees Welcome Italia invita alla presentazione del libro di Maurizio Ambrosini,  Migrazioni. Cosa segna il confine tra noi, gli stranieri amici e gli estranei) ( Ed. Egea, 2017), che si terrà alla libreria La Feltrinelli di Como (via Cesare Cantù, 17) alle 18 di venerdì 26 gennaio.

(altro…)

20 gennaio/ “Nel mio paese”

Nel mio paese

Sabato 20 gennaio alle 21, presso la Piccola Accademia di TeatroGruppo Popolare di via Castellini 7 a Como,  sesto appuntamento della rassegna Il teatro e Margherita, con il sostegno di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto Connessioni controcorrente  con lo spettacolo Nel mio paese.

Nel mio paese è uno spettacolo sull’emigrazione. Uno spettacolo che ha uno sguardo stupito su quanto avviene intorno al tema, ma soprattutto su come avviene. È il punto di vista di una persona comune, inizialmente mal disposta a sovrapporre alla sua condizione quella ancor più disagiata di chi arriva con lo stomaco vuoto e un’alta percentuale di volerlo riempire a suo discapito. È il punto di vista di una persona che viene suo malgrado proiettata in un mondo che pareva appartenere alle fiction televisive e che invece si concreta in tutta la sua crudezza intorno a sé. Nonostante questo, o forse proprio per questo, Nel mio paese è la storia di un’amicizia, in cui viene raccontata la vicenda di un camionista che, durante il suo viaggio Patrasso- Brindisi, avverte un peso diverso sulla centinatura del camion, sottile, quasi di un’ombra, che si infila anche dentro, e anche sotto. Si avvede poi quell’ombra è un uomo. E quando torna, nell’Occidente civile, per errore viene scambiato per una di quelle ombre… e viene mandato a raccogliere pomodori. Tutto il giorno, giorni e giorni, ore e ore, senza un soldo, insieme a tanti altri uomini ombra. Schiavi. Oggi, Duemiladiciotto, nell’Occidente civile. Nel nostro paese.

Con Gianpietro Liga
Testo e regia: Giuseppe Adduci
Ingresso: 15 euro con pizza (dalle 19,30); 10 euro solo spettacolo (dalle 21)

Prenotazione obbligatoria per l’anticipo con pizza.

Info e prenotazioni: 348 3629564 o info@teatrogruppopopolare.it

Stranieri, migranti: cittadini/ Emigrati, immigrati, migranti


DSCN6040.JPG

Il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre, la sede dell’Associazione Carducci (in via F. Cavallotti 7 a Como) ha ospitato Emigrati, immigrati, migranti, seconda e ultima parte della lezione Stranieri, migranti: cittadini proposto da Fabio Cani e Gerardo Monizza nell’ambito di Auser Università popolare.

Partendo da dove il discorso era stato interrotto la settimana precedente (qui il resoconto), il dialogo condotto dai relatori ha illustrato i movimenti di popolazioni avvenuti a Como dal XVI secolo fino ai giorni nostri.
Al tardo Cinquecento  – primo Seicento comasco risalgono documenti che attestano casi (uno accertato; probabilmente non l’unico) di schiavitù e l’istituzione (1576) di una “contrada delli Ebrei” [il tratto dell’attuale via Indipendenza compreso tra via Luini e via Vittorio Emanuele, ndr], popolazione assai esigua ma decisamente malvista. Lo stesso si può dire per gli zingari: nonostante la presenza di gruppi rom o sinti dediti perlopiù alla metallurgia, benché nomadica, abbia rappresentato un dato costante per secoli sul territorio di Como, a essi erano infatti attribuite le peggiori dicerie, che trovano eco nella retorica del conservatorismo più xenofobo del giorno d’oggi e che spiegano l’azione persecutoria nei loro confronti, da entrambi i lati del confine italo-elvetico. Con buona pace del luogo comune che descriveva (e descrive) i “cingari” come rapitori di bambini, in Svizzera erano essi stessi a vedersi portare via i figli, con il pretesto di sottrarli alla cultura delle famiglie.

Tra il XVII e la fine del XVIII secolo –  la Rivoluzione Francese costituisce uno “spartiacque” simbolico in tal senso – cambia la percezione dei significati e dei significanti “migrante”, “straniero”, “occupante”. La dominazione spagnola narrata anche nei Promessi sposi di Manzoni non renderà giustizia all’effettiva efficienza dei governatori iberici; al contrario, l’autorità austriaca sarà oltremodo idealizzata. Si hanno comunque più informazioni dell’occupazione militare asburgica rispetto a quella spagnola: nel corso delle Cinque giornate del 1848, ci sarebbero stati tra gli 800 e i 1000 soldati al servizio di Vienna, provenienti da aree diverse di un impero vasto e multietnico e portatori di diverse lingue e diverse culture.
In questi stessi anni va affermandosi l’idea di nazione, concetto che in Italia rimarrà a lungo assai nebuloso e ambiguo, come ambiguo rimarrà il distinguo tra ciò che “può” o “non può” essere attribuibile a un'” identità italiana”. Del resto, nel periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, la futura provincia di Como si configura come territorio di diffusa emigrazione, peraltro legata all’attività professionale più che a una situazione di indigenza economica, e considerata come un’opportunità piuttosto che come un problema, come dimostrano le lettere inviate alle famiglie da comaschi e ticinesi emigrati in Germania, in Russia, in Svizzera o in altri paesi europei, che pur con qualche difficoltà di adattamento a diverse tradizioni, sembrano interagire agevolmente con le comunità ospitanti. Alle emigrazioni di professionisti dal territorio comasco – ticinese – intelvese è legata la tradizione dei Magistri cumacini, che pur avendo qualche fondamento storico, sarebbe stata in buona parte “mitizzata” da una narrativa politica romantica, finalizzata a giustificare un’identità nazionale in nuce.

Gli emigranti del comasco e del Ticino sono soprattutto uomini adulti, che lasciano i paesi natii periodicamente, oppure definitivamente. All’estero, riescono comunque a costruire relazioni solidaristiche gli uni con gli altri, spesso sfruttando vincoli parentali: succede così che la cooperativa di consumo di Nesso sarà fondata nel 1897 non nel paese lariano, ma a Zurigo. Esiste comunque anche una migrazione femminile, di giovani donne impiegate al servizio di notabili con residenza sul lago o nelle campagne, che spesso si trasferiscono tra diverse località europee. La Germania sembra essere il principale paese di destinazione di emigrate ed emigrati lariani, seguita da altri paesi europei; alcuni si trasferiranno però in altre zone d’Italia. Contemporaneamente alle emigrazioni continueranno però a verificarsi immigrazioni, per esempio dall’Italia meridionale o dalla Svizzera, come attestato da tradizioni altrimenti considerabili “esotiche” sulle sponde del Lario.

Con il passare del tempo, intanto, l’emigrazione lariana si “scardina” dalla connotazione professionale specifica, facendosi più indifferenziata e allargando il proprio spazio di manovra: è stato stimato che tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la prima guerra mondiale, circa cinquantamila degli emigranti italiani imbarcati  – spesso definitivamente – verso le Americhe e l’Australia, circa cinquantamila fossero originari della zona. Prosegue però anche la tendenza opposta di Como (e dintorni) come destinazione dei flussi migratori; per esempio i profughi istriani e dalmati che saranno ben accolti sul territorio; più tardi, anche immigrati veneti o sardi riusciranno a integrarsi con relativa facilità. Non altrettanta bendisposizione incontreranno i nuovi arrivati dalla seconda metà del Novecento, prima dall’Italia meridionale e poi da Asia e Africa. I numeri di tali immigrazioni sono di fatto risibili se paragonati a quelli di grandi città italiane o (soprattutto) di altri paesi europei, eppure incontreranno una malcelata ostilità che sarà poi sfruttata da alcuni ben noti movimenti politici reazionari. Esistono limitate documentazioni fotografiche dell’immigrazione a Como (ani cita il fotoreportage del canturino Gianni Paini, realizzato per l’inchiesta di Domenico Verga a riguardo); rilevazioni statistiche sono invece state realizzate da Acli, che nel 1985 registrava 308 lavoratori stranieri in provincia di Como, 66 dei quali residenti nel capoluogo, provenienti soprattutto dall’allora Jugoslavia, dalla Spagna, dalla Svizzera e dalle Filippine. Tali dati riguardano immigrati stranieri regolarizzati, ma nei primi anni Novanta, con ‘insorgere dell'”emergenza Ticosa”, il numero dei clandestini risulta comunque limitato. Ben diverso è il caso per i frontalieri italiani in Ticino, che già a metà degli anni Settanta superavano le 30 000 persone, e che sarebbero considerevolmente aumentati negli anni successivi (almeno fino al 1971).

Che “la storia non si faccia con i numeri”, concludono Cani e Monizza, è vero fino a un certo punto: al netto di interpretazioni irrazionali e/o strumentali, esse possono rivelare la reale dimensione di un fenomeno come la migrazione in uscita o in entrata, evidenziando di contrasto tutti i fraintendimenti in buona e in cattiva fede. A proposito di fede, essa può contribuire a spiegare le modalità con cui una certa minoranza riesce a integrarsi nella comunità locale: tema che ecoinformazioni aveva già affrontato nel 2010 (nel settimanale 406, pag.24-28) e che, fatti i dovuti aggiornamenti statistici, caratterizza ancora in modo significativo le interazioni con, tra, ed entro i gruppi etno-religiosi di cui si compone la popolazione comasca. Di nuovo, una lettura ragionata dei dati può aiutare a sedare gli allarmismi; mentre cifre fuori contesto e classificazioni maniacali, come quelle che interessano i migranti/ rifugiati/ esuli/ richiedenti asilo/profughi/ “clandestini”, possono sortire effetti opposti e raramente positivi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già online sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero.

Guarda sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

2 dicembre/ Procedure amministrative nella gestione dei flussi migratori: problemi e prospettive

casa-riposo-como.jpg

Sabato 2 dicembre, dalle 9,30 alle 12,30 all’Opera Don Guanella in via Tomaso Grossi 18 a Como, si terrà la tavola rotonda Procedure amministrative nella gestione dei flussi migratori: problemi e prospettive.
(altro…)

Cgil Como: ferma condanna dell’azione del Veneto fronte skinheads, il prefetto convochi un tavolo

a4Q6R1xm
«Nella serata di martedì 28 novembre, nel corso della riunione del coordinamento Como senza frontiere presso il chiostrino di Sant’Eufemia, si è verificata l’irruzione di un gruppo di persone qualificatesi come: “Associazione culturale Veneto Fronte Skinheads”. Il drappello di individui ha interrotto i lavori del coordinamento, e con modalità tracotanti e muscolari, ha imposto ai presenti la lettura di un documento dal titolo Como senza frontiere: ipocriti di mestiere.

(altro…)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: