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Reportage/ Tracce coloniali/ Ustica

Dal 15 al 18 maggio 2025 si è unita la delegazione composta da attivisti, giornalisti e studiosi provenienti da tutta Italia tra cui Un Ponte Per, Arci, Italiani senza cittadinanza, Cgil, Anpi, Centro Studi e documentazione isola di Ustica per commemorare e riaprire le pagine oscurate di storia coloniale italiana.

Durante la prima giornata sono state fatte le presentazioni di tutti parteci3 anti, tra loro: Fabio Alberti, presidente onorario Un Ponte Per; Raffaella Bolini, vicepresidente e responsabile delle relazioni internazionali dell’Arci, Vito Ailara presidente del Centro Studi di Ustica e Patrizia Lupo, assessora alla Cultura di Ustica.

[Foto di Mattia Lavezzi, ecoinformazioni]

Il 16 maggio la delegazione ha incontrato i ragazz3 del liceo di Ustica con le loro insegnati dove hanno seguito la storia dell’isola raccontata da Vito Ailara partendo dalla colonizzazione dei Borboni per debellare l’invasione dei corsari. In seguito dal 1911 si iniziarono a deportare sulle piccole isole italiane tra cui Ustica libici oppositori al fascismo. Secondo alcune stime il numero delle persone trasferite ad Ustica tra il 1911 e il 1934 furono 920. A questi numeri si aggiunsero anche deportati antifascisti tra cui Antonio Gramsci, Amedeo Bordiga e molti altri.

A Ustica i deportati già separati dalla comunità vennero ulteriormente allontanati a causa di una forte epidemia di colera. Nonostante fossero ritenuti stranieri la comunità locale si impegnò comunque in alcuni gesti di solidarietà e umanità come racconta Ailara. Bisogna ricordare l’impegno dei nuovi arrivati di creare comunità, ciò si può notare dalla creazione di una scuola da parte di Gramsci e gli altri deportati. Questi casi di solidarietà non sono però una scusante per dimenticare il passato coloniale italiano come ci ricorda Giulietta Savitri Mondini, oggi abitante di Ustica, che racconta la sua infanzia a Tripoli (fino al 1970) dove testimonia i rimasugli del colonialismo italiano attraverso la lingua, infatti non erano gli italiani a parlare arabo ma gli arabi a parlare italiano.

[Foto di Mattia Lavezzi e Livia Corti, ecoinformazioni]

Questo bisogno di una scuola viene ricordato ancora adesso dalla comunità di Ustica tra cui la dirigente scolastica Bianca Guzzetta la quale ci spiega che le commemorazioni hanno sempre un doppio livello: la trasmissione del fatto storico e la costruzione di comunità. Sono stati importanti gli interventi degli studenti che si ritrovano a fare i conti con storie del passato che si scontrano con i luoghi in cui vivono.

[Foto di Mattia Lavezzi, ecoinformazioni]

Il 17 maggio la delegazione e gli studenti con le loro insegnanti hanno fatto un corteo che si è diretto verso il cimitero degli arabi dove hanno posto una targa commemorativa con alcuni versi di Silvio Campanile, confinato politico che venne poi ucciso alle fosse Ardeatine e nel 1927 scrisse “Arabia Felix” una poesia di immensa solidarietà tra i deportati libici e gli antifascisti italiani costretti a vivere sull’isola. Accanto a lui sono presenti alcuni versi di Fadil al Shalmani che raccontano le esperienze del confino coloniale. I versi delle poesie sono poi state lette per intero la sera del 17 maggio. Insieme alla targa è stato piantato un ulivo nominato dagli studenti “Anonimo” in ricordo dei primi deportati deceduti alla quale non fu neanche dato il rispetto di essere sepolti con una faccia e un nome. Il gruppo e il Centro Studi ha deciso di impegnarsi per condividere la conoscenza della storia dei deportati libici anche con l’istituzione di una giornata del ricordo delle vittime del colonialismo italiano.

[Foto di Mattia Lavezzi e Livia Corti, ecoinformazioni]

[Livia Corti e Mattia Lavezzi, ecoinformazioni]

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