Anteprima/ Reportage di Linda Ferboli/ Sabir incontra Ustica

Visita al cimitero dei deportati libici a Ustica. Presto on line il racconto della visita il 26 ottobre di Linda Ferboli. Foto e video Linda Ferboli per ecoinformazioni]

Il 5 ottobre del 1911 il regio Esercito italiano sbarcò a Tripoli, dopo un ultimatum con cui il governo liberale di Giolitti intimava alla Turchia di cedere la Tripolitania e la Cirenaica. Di fronte all’opposizione della popolazione locale che insieme all’esercito turco inferse una dura sconfitta agli invasori la dopo solo due settimane l’Italia avviò una tremenda repressione: dopo una “caccia all’arabo” nella quale furono trucidati circa 4.000 libici.

Altrettanti ne furono rastrellati e poi deportati altrettanti nelle piccole isole italiane. Tra queste ad Ustica dove il primo sbarco di 897 deportati avvenne il 29 ottobre. Le condizioni di detenzione furono tremende: sovraffollamento, scarsità di viveri e malattie provocarono un numero elevato di morti tra i deportati. Le deportazioni continuarono fino al 1934. Non si trattava solo di resistenti, ma anche di persone normali rastrellate per la strada e di notabili o capi tribali allontanati per decapitare la società libica. È questa una pagina vergognosa della nostra storia espunta dalla memoria pubblica improntata al mito “italiani brava gente”.

Nel maggio scorso una prima delegazione di attivisti organizzata da Un Ponte Per e Arci ha portato omaggio ai deportati sepolti nel cimitero degli arabi sull’isola di Ustica apponendo una targa e piantando un olivo, battezzato “anonimo” come gran parte di quelle tombe.

Al termine di Sabir l’Arci torna sull’isola a rinnovare l’omaggio ai resistenti libici lì sepolti e per innaffiare simbolicamente quell’olivo e per ascoltare dalla viva voce degli isolani la storia delle deportazioni coloniali e del confino di Gramsci e degli altri antifascisti, essi pure relegati sull’isola. [Sabir]

[Foto Raffaella Bolini]

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