Società

Necessità di una visione laica per la conoscenza e il confronto di diverse culture

La riflessione emersa dalla presentazione del libro di Giuliana Sgrena alla Feltrinelli venerdì 18 aprile.

Una quarantina di persone ha assistito all’incontro organizzato dalle Donne in nero per la pubblicazione de Il prezzo del velo. La guerra dell’Islam contro le donne di Giuliana Sgrena [Feltrinelli editore, 2008, 13 euro, 160 pagg.], nonostante l’allestimento infelice dello spazio tra gli espositori dei libri, con pochi posti a sedere.

Laura Quagliuolo delle Donne in nero ha aperto l’incontro: «Questo libro mette in evidenza una situazione che si verifica anche in Italia, a cui si può dare una soluzione, stimolando una riflessione sulla laicità».

Giuliana Sgrena ha sottolineato il tentativo di «dare voce a chi non ha voce», in questo caso molte donne dei paesi musulmani, dove in alcune realtà si vive in situazioni di conflitto e povertà.

«Solitamente ci sono due atteggiamenti possibili nei confronti della popolazione musulmana» ha spiegato l’autrice «uno è di considerarla un pericolo, l’altro di difenderla. Entrambi, però, la considerano diversa». Invece l’unico modo costruttivo per rapportarsi a questa realtà è considerare semplicemente uguali a noi.

Le donne immigrate dal mondo musulmano sono doppiamente discriminate, in quanto donne e in quanto straniere. Sono loro a trovarsi nella situazione peggiore, perché la comunità di appartenenza impone loro regole rigide e per questo sono isolate dal mondo che le sta intorno, avendo poche possibilità di conoscerlo. «Sono delle grandi escluse» ha chiarito Giuliana Sgrena. E raccontare le loro storie è come avere la possibilità di vedere attraverso i loro occhi.

Aprendo le porte di quest’universo si scopre infatti la realtà di donne che hanno combattuto e combattono quotidianamente nei loro paesi per la democrazia e nel passato hanno ottenuto notevoli risultati ancora prima che in Italia. «Noi non dobbiamo esportare niente, né la democrazia, né la tradizione femminista occidentale» ha puntualizzato l’autrice. Le donne, ad esempio in Egitto, sono riuscite in passato a partecipare alla vita politica e sociale del paese, ma sono state, in un processo lento e inesorabile, demonizzate dal mondo politico e religioso con campagne forti e persistenti, che hanno portato all’interiorizzazione di questa immagine negativa della donna. «Tutte le libertà sono state perse nonostante le donne abbiano anche avuto un ruolo importante durante la lotta per l’indipendenza nazionale» ha chiarito l’autrice.

In alcune circostanze si adduce questa mancanza di libertà a un fattore di cultura tradizionale proprio di alcune nazioni e quindi insormontabile per un popolo, ma un’analisi approfondita rivela come le tradizioni, che nel caso del velo sono comunque relativamente recenti e fuorvianti (infatti nel Corano non è menzionato il velo come obbligo), si possano rielaborare con il passare del tempo e delle generazioni. «Anche loro, come le donne italiane hanno diritto a non rimanere legate alle tradizioni» ha spiegato Giuliana Sgrena.

A volte ciò che sta celato dietro a certe scelte condizionate, come la copertura totale del corpo e del volto della donna è un raccapricciante tentativo di controllo della possibilità riproduttiva della donna da parte dell’uomo. In questo libro viene evidenziato ciò che si nasconde dietro il velo è il controllo incondizionato della sessualità femminile, del libero uso che la donna può fare del proprio corpo. Infatti la parola velo, in arabo hijiab, significa anche imene.

La donna dunque si è battuta per scegliere e per evitare in alcuni casi di indossare il velo. In certi paesi associazioni fondamentaliste pagano le donne per portarlo, per cui, in situazioni disagiate, queste accettano soldi per sopravvivere e nutrire i figli.

La visione integralista dell’Islam, in molti casi si sviluppa a causa della guerra e la radicalizzazione della religione è la risposta all’attacco alla propria civiltà. Purtroppo chi ne paga maggiormente le conseguenze è la donna.

Il primo punto che è emerso dal dibattito è che non solo la guerra ha portato in periodi vari diverse ondate di re-islamizzazione.

Di sicuro la vittoria di Komehini in Iran ha avuto un suo peso, ponendo fine ai movimenti di sinistra e diventando un punto di riferimento per diversi movimenti islamismi. La radicalizzazione della religione si è diffusa anche come collante identitario extra-nazionale, costituendo un forte legame tra popoli che rischiano di perdere la propria cultura nel confronto con l’occidente.

Anche se il percorso non è semplice bisogna fare in modo che anche le comunità straniere accettino un confronto e scambio di culture. Questa conoscenza e iterazione con l’altro è fondamentale perché evita pregiudizi, che a volte passano senza difficoltà dai media, su temi capitali che non possono essere certo generalizzati. Ad esempio, se una donna musulmana pensa, guardando la televisione, che la libertà che cerca un’italiana sia quella di mercificare il proprio corpo, è logico che preferirà portare il velo. Ma se le viene spiegato che anche quello è un uso strumentale del corpo femminile la sua conclusione sarà ben diversa.

Se però ci si continua a confrontare sulle differenze e non sulle uguaglianze non si arriverà mai a capirsi reciprocamente. Affidando il compito del confronto a una visione laica del fenomeno del confronto fra culture non si creeranno divisioni religiose insanabili. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Laicità e diritti universali temi centrali dell’intervista con Giuliana Sgrena

L’autrice a Como venerdì 18 aprile per la presentazione del suo ultimo libro Il prezzo del velo. La guerra dell’Islam contro le donne.

Dopo il risultato elettorale non c’è più una forza laica in Parlamento. Qual è l’importanza delle laicità mentre è in continua crescita il fondamentalismo?

Già durante campagna elettorale si è visto come la laicità sia stato un tema trattato in maniera marginale. In un contesto più ampio, non solo in Italia, la caduta delle ideologie si risolve con il recupero di una visione del mondo che si rifà alle religioni. Anche la sinistra italiana appoggia il papa quando si scaglia contro il consumismo, rimanendo isolata quando tutti si alleano contro i diritti delle donne. I laici non hanno la capacità di tessere una rete di rapporti per poter far passare dei messaggi, vanno in ordine sparso. Si è persino persa la parola laico ormai è si usa il termine laicista. io non penso di essere laicista sono laica e lo difendo.

giuliana sgrena

L’integralismo nasce dal cosiddetto crollo delle ideologie e dalla crisi economica una situazione che si può rintracciare anche nel recente risultato elettorale italiano?

Gli integralismi musulmani sono sostenuti da un voto di protesta, così come in Italia i voti di protesta si riversano sulla Lega, non tutti quelli che l’hanno votata vi si rispecchiano completamente. La destra italiana e la Lega hanno affinità con movimenti come Hamas ed il Fis algerino le cui parole d’ordine sono le stesse: diminuzione delle tasse e liberalismo economico. Oltre alla battaglia contro la corruzione di cui in Italia hanno beneficiato Lega e Di Pietro. Gli immigrati in Italia votano la destra. Una donna marocchina che conosco è stata eletta per Alleanza nazionale, suo padre socialista non le parla più, lei non è stata ascoltata dalla sinistra e per una provocazione ha aderito al partito della Bossi-Fini, una provocazione che pesa. Per la destra gli immigrati sono un potenziale pericolo e quando non servono più come manodopera vanno rimandati a casa loro. La sinistra al contrario ha un atteggiamento perbenista che non li garantisce veramente, una sorta di discriminazione di segno opposto. Non si sa come vivono le comunità immigrate. Anche la scelta o imposizione di portare il velo o le violenze in famiglia non escono allo scoperto e quando lo fanno non si dà un aiuto concreto.

Si può dire che vi sia in atto un tentativo di islamizzazione dell’Europa?

Un processo di reislamizzazione è attivo in Bosnia con il recupero di forme più arretrate di religiosità, anche tra le comunità d’immigrati poi c’è una reazione, un tentativo di non farsi contaminare da una cultura diversa con una visione più rigida della pratica religiosa. Così le donne marocchine che non portano il velo in Marocco qui lo indossano. Un tentativo evidente di islamizzazione è quello di Tariq Ramadan, un predicatore che molti spacciano come moderato, ma che è invece tutt’altro. Come lo si può definire democratico nel momento in cui discetta sulla possibilità della lapidazione delle adultere quando la lapidazione stessa va contro i diritti umani?

Come si può fare a superare la crisi della laicità a livello educativo?

Non ho una ricetta. La visione laica della società, anche nella scuola, sta venendo meno. Non intendo cercare uno spirito antireligioso ma al di sopra delle parti. In Italia abbiamo l’ora di religione che non è mai un’ora sulle religioni. La scuola pubblica poi continua a perdere impulsi e finanziamenti in favore di quella privata religiosa. In Francia hanno trovato una soluzione con la legge contro l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole. Un provvedimento che avrebbe potuto avere degli effetti negativi, portando ad una reazione contraria allo spirito che l’aveva animata, magari con un maggiore abbandono scolastico. Ma ho visto, nel dicembre 2005, che già dopo due mesi di applicazione non c’erano problemi e le ragazze che non portavo più il velo si sentivano più libere senza il controllo opprimente dei leader religiosi della comunità. In Italia partiamo comunque da una situazione molo diversa basti vedere il problema per i crocifissi nei luoghi pubblici.

Cosa possono fare associazionismo e volontariato per i diritti delle donne?

Il ruolo delle associazioni è fondamentale. Soprattutto creando rapporti fra le associazioni di immigrate e quelle delle donne italiane, anche se nel nostro paese scontiamo una forte impreparazione per affrontare un fenomeno migratorio che è ancora molto recente.

Come possono i media arabi veicolare messaggi diversi e di apertura?

Al Jazeera è pagata dai Fratelli musulmani non potrà mai indicare dei percorsi differenti. La modernizzazione dei media arabi ha portato alla nascita di telepredicatori seguitissimi come Khaled, che narra la storia del profeta come in una telenovela, ci sono poi situazioni molto difficili come quella delle giornaliste della televisione palestinese minacciate di morte perché non portano il velo. Bisogna aiutare le forze democratiche nei paesi musulmani. Associazioni di donne che si battono per l’affermazione di diritti universali già operano in tutti i paesi dalla Somalia all’Afghanistan, dal Marocco all’Iraq. I media occidentali però non danno spazio al lavoro che svolgono perché le situazioni estremizzate fanno più notizia. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Elezioni e nuovo ospedale Sant’Anna i temi del settimo appuntamento con la Piazza virtuale

Cresce l’interesse per la Piazza virtuale organizzata da AltraComo, 53 i partecipanti alla serata di giovedì 17 aprile durante la quale sono stati analizzati i risultati elettorali e si è parlato delle problematiche connesse alla realizzazione del nuovo ospedale Sant’Anna.

La Piazza virtuale è comiciata con qualche minuto di ritardo, protagonista della prima parte della serata è stato Riccardo Lisi, laureato in statistica, che ha analizzato per mezzo di tabelle e grafici i risultati delle elezioni.
«Ci sono delle cose sorprendenti – ha esordito Lisi, facendo riferimento ai dati da lui elaborati – Veltroni, ad esempio, ha guadagnato circa un milione e mezzo di voti rispetto al 2006, lo stesso dicasi di Berlusconi. Sono i fenomeni di cannibalizzazione degli altri partiti che in buona parte hanno funzionato. Se si considerano i voti relativi al Senato, in termini di voti veri e non di percentuali, Veltroni è salito di un milione e seicento mila e Berlusconi di un milione e seicentotrentuno mila». Lisi ha chiarito che i dati sono complicati da ricavare perché il nostro sistema elettorale «è come il vestito di Arlecchino», bisogna sommare al totale dell’Italia i dati relativi alla Val d’Aosta e al Trentino Alto Adige, che hanno sistemi basati sulle «beneamate preferenze» e i seggi all’estero, di prevalenza del centrosinistra.
«Queste elezioni hanno mostrato che l’Italia ha ormai, come del resto già avveniva in Lombardia, un elettorato poco fedele, molto fluido, tranne con un partito, il cui leader è mitizzato dai suoi, la Lega appunto. I partiti sono strutture rigide per natura, ma nelle schede forse proprio la Lega è l’unico simbolo costante». Alcuni partecipanti alla chat hanno fatto notare a Lisi che anche il «fattore Grillo» ha avuto la sua importanza «ha fatto presa su una parte dell’elettorato della Sinistra l’Arcobaleno inducendolo all’astensione». Lisi si è trovato d’accordo con questa considerazione e ha aggiunto che le proposte di Grillo hanno convinto soprattutto gli elettori di sinistra perché più autocritici e che un altro aspetto da non sottovalutare è stato il ruolo dei media e degli opinion leader che hanno spinto verso un sistema di tipo americano.
Il problema principale è il sistema di voto – ha continuato Lisi – che in Italia prevede sia il premio di maggioranza che alte soglie di ingresso. «Una certa carenza matematica c’è sempre stata tra i politici e in genere tra i cittadini italiani – ha sottolineato il relatore – ma stavolta davvero si è giocato senza badare alle regole, che sono strane ed eterogenee. È come se una partita di calcio avesse regole differenti se si svolge ad Aosta o se due squadre italiane giocano in Germania. Le regole sono uguali per tutti, io sono contro il maggioritario da sempre, mi sembra poco democratico». Dopo varie riflessioni dei partecipanti alla chat sul possibile futuro della Sinistra l’Arcobaleno, gli organizzatori hanno chiuso la prima parte della serata ringraziando Riccardo Lisi per la disponibilità.
Antonio Muscolino di Medicina democratica, è stato invitato per illustrare le problematiche connesse alla realizzazione del nuovo ospedale Sant’Anna, che sta per sorgere fuori dalla città di Como. Muscolino ha spiegato che i fondi per la costruzione della struttura si stanno reperendo tramite un sistema di project financing, che prevede il coinvolgimento di soggetti privati, in questo caso una cordata guidata da Pirelli real estate, nella realizzazione, nella gestione e soprattutto nell’accollo totale o parziale dei costi di questa opera in vista di guadagni futuri. «Ovviamente Pirelli e Telecom non lo fanno per il loro buon cuore – ha sottolineato Muscolino – e neanche per migliorare le condizioni sanitarie della provincia di Como. La cordata avrà in gestione tutti i servizi cosiddetti no-core, non strettamente sanitari, per 25 anni e 8 mesi».

Questa esternalizzazione, controllata dalla cordata – ha continuato il relatore – metterà a rischio i posti di lavoro di 118 lavoratori e di 108 ausiliari che prestano oggi servizio al Sant’Anna e avrà notevoli conseguenze sul futuro della sanità a Como. «Si lascerà “campo libero” in città – ha continuato Muscolino – all’ospedale Valduce e il Sant’Anna sarà ancora più spinto ad entrare in concorrenza con le altre strutture regionali, dimenticandosi ancora di più dei bisogni sanitari del territorio».
Durante le varie fasi del progetto – ha spiegato il relatore – non sono stati mai coinvolti né i dipendenti, né la popolazione, né tanto meno le organizzazioni sindacali, nonostante le continue richieste. «In questi anni sono state organizzate manifestazioni, scritti documenti e un “libro bianco”, – ha concluso Muscolino – ma il tutto è stato sopito poiché troppo “politico”. Credo sia opportuno invece cercare di “uscire dall’ospedale”. All’interno vige un forte corporativismo, per cui le professionalità non toccate difficilmente si mobiliteranno per le altre figure e cercare un coinvolgimento della società civile e credo che questa Piazza virtuale sia una buona occasione per far conoscere queste problematiche». [Greta Pini, ecoinformazioni]

“Diamo gambe ai nostri sogni”

Il 5×1000 donato all’Arci per sostenere chi ogni giorno si batte per i diritti, la Pace e la cultura contro ogni discriminazione.

Donare il 5×1000 all’Arci significa sostenere un’associazione che con i suoi circoli promuove giornalmente la socialità e lo svago, la formazione e la cultura per uso intelligente e creativo del tempo libero. Ogni giorno gli uomini e le donne dell’Arci fanno qualcosa di concreto per rendere migliori le nostre comunità, battendosi per la Pace ed i diritti contro ogni discriminazione.
Donare il 5×1000 non costa nulla, dato che il contributo viene prelevato dall’Irpef. Per devolverlo all’Arci è sufficiente inserire il codice fiscale dell’associazione 97054400581 nella sezione del Cud, del 730 e del modello Unico dedicata al “Sostegno del volontariato”. E metterci la firma.

Il 5×1000 per i paesi in via di sviluppo

Sostenendo con la donazione l’Ovci La nostra Famiglia si può contribuire concretamente ai progetti in Sudan, Marocco, Ecuador, Cina e Brasile a favore dei bambini disabili.

Anche quest’anno l’Ovci La Nostra Famiglia rinnova l’appello a donare il 5×1000 per i progetti che da 25 anni svolge nei paesi in via di sviluppo. L’associazione di volontariato opera in Sudan, Marocco, Ecuador, Cina e Brasile a favore dei bambini disabili, attraverso progetti mirati allo sviluppo delle popolazioni locali.
Donare il 5×1000 non costa nulla, dato che il contributo viene prelevato dall’Irpef. Per devolverlo all’Ovci è sufficiente inserire il codice fiscale dell’associazione 91001170132 nella sezione del Cud, del 730 e del modello Unico dedicata al “Sostegno del volontariato”. E metterci la firma.

Per diventare buoni cittadini cosa c’è di meglio di una bella esercitazione militare?

La realizza l’esercito italiano a Como d’intesa con il Comune ed il provveditorato agli studi. Già scelto nelle scuole superiori della città un manipolo di ottanta giovani che venerdì 18 aprile si cimenteranno in una gara. Come a Sanremo non ci sarà solo il corpo, ma anche la mente: previste prove di carattere sportivo, tecnico militare e di cultura.

Presentata, mercoledì 16 aprile alla caserma De Cristoforis, alla stampa la giornata finale del Training day 2008. Venerdì 18 al campo Coni il progetto si concluderà con la gara tra gli ottanta studenti che hanno partecipato all’iniziativa. Le prove che le diverse pattuglie, composte ognuna da quattro alunni delle scuole superiori, dovranno affrontare saranno di carattere sportivo, tecnico militare e di cultura. I ragazzi hanno inoltre seguito un corso di circa 36 ore nel quale sono state trattate diverse materie tecniche operative.
Il progetto si inserisce in un più ampio disegno teso ad avvicinare i giovani al servizio militare volontario. Si cerca di inserire così il militarismo nelle scuole. Il concetto che hanno sottolineato sia il vicesindaco di Como Paolo Mascetti, che il provveditore agli studi che il colonnello Giuseppe D’Errico, comando militare esercito Lombardia, è stato che queste giornate sono un’occasione di festa ed entusiasmo.
Gli altri progetti, che il protocollo d’intesa tra Ufficio scolastico regionale per la Lombardia e il Comando militare esercito Lombardia ha permesso, sono quattro. Solidarietà è un progetto che prevede che studenti italiani aiutino economicamente studenti di paesi in guerra. Salute e benessere con il quale si vorrebbero prevenire e curare nelle scuole i dismetabolismi, l’obesità, la bulimia e l’anoressia. Civico-culturale prevede concorsi di scrittura, come quello che chiede ai ragazzi di scrivere una lettera alla famiglia di un caduto in missione di Pace. Orientamento è un vero e proprio tentativo di fare avvicinare i ragazzi all’esercito.

Il colonnello Giuseppe D’Errico ha dichiarato che Training day 2008 è molto importante perché si basa su una scommessa tra mondo della scuola e mondo militare. Lo stesso concetto è stato sottolineato da Paolo Mascetti che ha ribadito che questa iniziativa è molto importante sia per l’assessorato allo sport, sia per quello della protezione civile. Inoltre il vicesindaco ha affermato che per i giovani il servizio militare volontario potrebbe essere una buona occasione di lavoro. Anche Benedetto Scaglione ha accentuato l’importanza dell’esercito, dicendo che in uno Stato non può assolutamente mancare, come non può mancare la scuola.
È stata quindi la volta del capo staff del Training day 2008, Stefano Colombo, che ha presentato le diverse discipline, ha ringraziato i ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa e le associazioni che ne hanno curato le diverse discipline tecniche e sportive. Dopo due brevi interventi dei rappresentanti degli studenti, il capo staff ha dichiarato che i partecipanti al progetto hanno ora tutte le carte per diventare ottimi cittadini, avendo assimilato l’amor patrio e il senso del dovere. Per informazioni Internet www.trainingday.it. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Conflitti globali: economia e giustizia

Il quarto incontro con Non c’e’ pace senza giustizia. Viaggio/testimonianza per la pace. Fabio Corazzino ha illustrato a una quarantina di partecipanti all’incontro organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace in collaborazione con il Comune di Lurate Caccivio il tema Conflitti globali: economia e giustizia.

«Non solo conquisteremo la libertà per noi stessi: faremo appello al vostro cuore e alla vostra coscienza a tal punto che alla fine la conquisteremo anche per voi, e la nostra vittoria sarà duplice» ha iniziato così Fabio Corazzino, prete diocesano e coordinatore nazionale di Pax Christi, citando Martin Luther King e stimolando l’interesse della quarantina di presenti con una dialettica vivace e coinvolgente.
Corazzino ha introdotto il tema della serata Conflitti globali: economia e giustizia fornendo un breve escursus storico di come si è evoluto il problema dagli anni ’60 ad oggi. Nel 1960, durante il Concilio Vaticano II, è emersa l’idea che «per instaurare un vero ordine economico mondiale, è necessario rinunciare: ai benefici esagerati, alle ambizioni nazionali, alla bramosia di dominazione politica, ai calcoli di natura militaristica e alle manovre tendenti a propagare e imporre ideologie», confermata poi dall’enciclica Populorum Progressio nella quale Paolo VI sottolineava che «lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità» e suggeriva di ricercare dei mezzi concreti per realizzare una vera comunione fra tutte le nazioni, secondo tre percorsi: solidarietà, giustizia sociale e carità universale. Nel 1990, nel clima di incertezza dato dalla caduta del muro di Berlino, viene definito un nuovo modello di difesa basato sulla “prevenzione attiva”. L’Italia – ha spiegato il sacerdote – «ha abbandonato il tradizionale parametro “da chi difendersi” a favore di una polarizzazione su “cosa difendere” e “come”». Dal 2002 – ha continuato Corazzino – «la guerra non è più concepita come risposta ad un attacco, ma è una prospettiva stabile nel tempo e nello spazio, che serve a mantenere i nostri privilegi e il nostro tenore di vita», ed è proprio in questi anni che si comincia a parlare di Guerra preventiva. Infine gli obiettivi del millennio (per citarne alcuni: eliminare la fame e la povertà, assicurare l’istruzione primaria a tutti i bambini e bambine, promuovere la parità tra uomo e donna, ecc.), che molti Paesi si sono impegnati direttamente a realizzare entro il 2015, ma secondo i responsabili delle Nazioni unite non saranno raggiungibili prima del 2115.

I nostri sistemi economici, il nostro presunto “diritto” al benessere, la nostra sicurezza – ha continuato il relatore – si reggono sull’uso della violenza e delle armi. Le spese per gli armamenti sono notevolmente aumentate negli ultimi anni «per assecondare un modello di gestione dei rapporti internazionali basato sul riarmo. Paradossalmente i Paesi che spendono di più in armi sono quelli in cui il grado di insicurezza dei cittadini è più elevato». Il sacerdote ha proseguito ricordando le parole di James Wolfensohn, ex-presidente della Banca mondiale: «Non è che la questione del terrorismo non sia importante, ma nel mondo stiamo spendendo miliardi di dollari all’anno in spese militari a fronte di circa 50 o 60 miliardi per lo sviluppo. Sono convinto che se spendessimo più soldi per dare speranza alla gente, per combattere la povertà ci sarebbero meno guerre e avremmo probabilmente un miglior uso delle nostre risorse».
Un’altra questione fondamentale – ha continuato Corazzino -, strettamente connessa con il tema giustizia e Pace, è quella delle risorse energetiche: l’Europa dipende sempre più dall’importazione di idrocarburi, ma questa situazione comporta rischi politici e economici in quanto la pressione sulle risorse energetiche a livello mondiale è molto forte. All’aumento del fabbisogno di energia corrisponde un aumento della quantità di armi vendute, e non è un caso – ha sottolineato il relatore – che l’Unione europea è il primo esportatore di queste ultime e l’Italia ha raggiunto nel 2007 la cifra record di 2,4 miliardi di euro.
Il primo passaggio per costruire un’economia di giustizia – ha concluso Corazzino – è rivedere i nostri stili di vita, cercare di risparmiare energia «perché non è vero che la crescita dei consumi è inevitabile. Prima di pensare a nuove fonti di energia, come ad esempio il nucleare, pensiamo a ridurre i nostri consumi, imponendo nuovi criteri per la costruzione delle case, scegliendo di spostarci con i mezzi pubblici e di perseguire il modello di decrescita di cui parla Maurizio Pallante [teorico della decrescita]». La partecipazione è un’altra componente essenziale, così come scegliere di usare il nostro denaro in modo più etico, porci sempre il problema della legalità delle nostre azioni e infine «imparare a guardare il mondo dal punto di vista dei poveri, perché è un modo di vedere più realistico». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Fonte dei dati: Pax Christi

Vivi sostenibile, edizione 2008

«Contaminare più gente possibile» questo il senso del progetto Vivi sostenibile, a qualcuno piace farlo, espresso da Marco Servettini dell’associazione L’isola che c’è che da più di quattro anni si impegna a diffondere un differente stile di vita.

In una conferenza stampa, venerdì 28 marzo all’Avc-Csv di via Col di lana 5, sono stati presentati i risultati dell’edizione 2007 del progetto Vivi sostenibile, a qualcuno piace farlo. 349 iscritti, 14 comuni coinvolti, 70 tra incontri e laboratori, 45 relatori provenienti dal territorio: un successo quello ottenuto nella scorsa annata dall’Isola che c’è e dalla sua rete, in collaborazione con il Coordinamento comasco per la Pace e l’Avc-Csv.
I temi che più hanno entusiasmato i partecipanti agli incontri sono stati quelli dell’abitare, preferito dagli uomini, e del mangiare, più sentito dalle donne, meno recepito è stato quello della mobilità. Dalla collaborazione con i Comuni e con le realtà locali sono nati diversi percorsi specifici: un’esperienza di pedibus a Guanzate, la nascita di un nuovo Gruppo di acquisto solidale a Villa Guardia e il consolidamento dei Gas già esistenti a Capiago Intimiano e Guanzate, lo sviluppo della ciclabilità nel comune di Erba e l’avvio di due corsi teorico-pratici: uno sull’autocostruzione di pannelli solari a Lurate Caccivio e uno sull’alimentazione naturale a Como e Grandate.
L’attivismo comasco, ha sottolineato Marco Servettini dell’associazione L’isola che c’è, è stato segnalato anche più volte dalla stampa locale e perfino dalla testata regionale del Tg3. Lo scopo del progetto del 2007 – ha continuato il portavoce de L’isola che c’è – è stato quello di far conoscere ai cittadini differenti stili di vita più consapevoli e sostenibili. La realizzazione di Vivi sostenibile, a qualcuno piace farlo è stata possibile grazie ai finanziamenti della fondazione Cariplo della regione Lombardia ottenuti vincendo un bando per l’educazione ambientale. Il costo del progetto è stato di 90 mila euro che la fondazione ha coperto al 60 per cento, la rimanente quota è stata raccolta tra gli organizzatori e i Comuni che hanno aderito all’iniziativa. La sfida per il futuro è di non dipendere più dalla fondazione Cariplo e di riuscire a stipendiare gli operatori che collaborano col progetto.
Per il progetto Quotidiano sostenibile 2008 sono stati coinvolti 20 Comuni e la novità più importante è stata l’adesione dell’ospedale S. Anna di Como. Al personale della struttura ospedaliera verranno proposti degli incontri per conoscere un utilizzo più ecologico e razionale delle risorse. I primi undici percorsi del progetto Quotidiano sostenibile 2008 verranno attivati da marzo, mentre altri partiranno in autunno. Una grossa novità sarà Municipi sostenibili, quattro seminari che propongono agli amministratori locali la possibilità di sviluppare le conoscenze sui temi della sostenibilità nell’attività edilizia e nel governo del territorio, della mobilità urbana, della trasparenza e della lotta alle mafie negli appalti pubblici, della partecipazione e della cittadinanza attiva. A questi incontri parteciperanno rappresentanti di istituzioni comunali provenienti da diverse zone d’Italia. In autunno questi temi verranno riproposti attraverso dei corsi di formazione che serviranno ad affinare gli strumenti di governo del territorio. Differentemente dalla passata edizione, sono state organizzate delle iniziative tese a interagire maggiormente con la cittadinanza dei comuni coinvolti. Verranno realizzate delle fiere solidali che coinvolgeranno produttori locali, durante le quali si terranno animazioni e laboratori per bambini e adulti. La prima fiera si terrà a Ponte Lambro in via Roma sabato 5 aprile dalle 14 alle 18. Inoltre il gruppo musicale La moranera presenterà il suo nuovo spettacolo Consumati attraverso le immagini e la musica verranno presentati gli aspetti positivi di un differente stile di vita. Il primo concerto sarà sabato 19 aprile alle 21.30 al centro civico di Bulgarograsso in via del Ravarino. Il programma completo delle iniziative è reperibile sul sito www.lisolachece.org. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]


Quando la mobilità diventa leggera

Nel secondo appuntamento del percorso Vivi sostenibile promosso dall’associazione L’isola che c’è si è parlato di mobilità sostenibile e turismo responsabile con Marco Castiglioni e Filippo Camerlenghi.

«L’associazione la Città possibile – ha esordito l’architetto Marco Castiglioni – si occupa di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini intorno ai temi della riconquista e trasformazione degli spazi urbani. Il nostro obiettivo primario, in collaborazione con amministrazioni e cittadini, è quello di mettere a punto nuove politiche degli spazi urbani ispirate ai principi dell’ecologia urbana». Dal 1994 – ha spiegato il relatore alla trentina di presenti – Città possibile è impegnata in una serie di campagne per la riconquista degli spazi verdi, la sistemazione dei cortili scolastici, l’attuazione di interventi di moderazione della circolazione, ecc. «La mobilità è un aspetto essenziale del vivere quotidiano – ha proseguito Castiglioni – ed è in stretta relazione con molti aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito ad aumentare il numero di persone che si spostano con l’auto. I mezzi pubblici, infatti, non sono in grado di servire tutte queste zone contemporaneamente». L’eccesso di motorizzazione privata – ha chiarito il relatore – non solo compromette la mobilità, ma è rischioso per la salute. I dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) del 1998 parlano di 3.500 decessi per inquinamento, ogni anno, e di 1.900 ricoveri per problemi respiratori dovuti all’inalazione di sostanze tossiche aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito prodotte dalle auto. Senza contare che, secondo i dati Istat/Aci relativi al 2004, dei 224 mila incidenti che sono avvenuti sulle strade italiane il 74 per cento si è verificato nelle aree urbane. La macchina è diventata una protesi della quale non riusciamo a liberarci, pensiamo i nostri spostamenti sempre in termini di auto – ha sottolineato il relatore – senza prendere in considerazione mezzi alternativi».
Castiglioni ha introdotto il concetto di intermodalità, la possibilità di mettere in relazione diverse modalità di trasporto, per utilizzare il mezzo più adatto in base alle nostre esigenze. L’integrazione modale – ha chiarito l’architetto -permette di creare un effetto di sinergia tra mezzi di trasporto differenti e garantisce un risparmio in termini di costi economici, una maggiore sostenibilità degli stili di vita e una migliore qualità della vita, una riduzione del traffico e dell’inquinamento. Questo modo di muoversi è già una realtà in molti paesi europei, in Italia invece, secondo Castiglioni, «il trasporto pubblico, per come è strutturato, non è in grado di assolvere da solo le esigenze di mobilità di tutti i cittadini. Occorre valutare altri strumenti alternativi». Il relatore ha parlato quindi di minibus, di car pooling, di car sharing e di pedibus.
I minibus a chiamata sono un’alternativa alla macchina per tutti quegli utenti che vivono in zone “a domanda debole”, dove i mezzi pubblici sono sottoutilizzati ed effettuano un numero limitato di corse. Il servizio a chiamata prevede che i cittadini possano, prenotandosi telefonicamente, comunicare la fermata e l’ora di partenza.
Il car pooling, invece, prevede la condivisione della stessa auto da più persone che compiono un medesimo tragitto, mentre il car sharing è un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio vicino al proprio domicilio, e pagando in base all’uso reale. L’automobile da bene di consumo diventa così solo un servizio, favorendo un cambio di prospettiva da parte degli utenti e una maggiore consapevolezza dei reali costi di utilizzo.

Il pedibus, infine, non è altro che un autobus a piedi, che accompagna i bambini da casa a scuola e viceversa percorrendo un itinerario preciso, con orari e fermate stabilite. É guidato da genitori, volontari ed insegnanti e oltre a contribuire a ridurre l’inquinamento consente ai bambini di muoversi, di socializzare e abituarsi alle regole della strada divertendosi.
La diffusione di questo modello di spostamento, nel prossimo futuro – ha concluso il relatore – sarà soggetto ad un potenziamento del servizio di trasporto pubblico, all’adozione di adeguati strumenti di pianificazione (ad esempio il Piano urbano della mobilità), ad azioni di disincentivo dell’uso dell’auto da parte delle amministrazioni, alla definizione di logiche di rete, con la creazione ad esempio di zone di interscambio in prossimità delle stazioni, dove depositare le biciclette, e all’istituzione di un biglietto unico per l’utilizzo combinato di più mezzi (ad esempio tram, autobus e treno).
Filippo Camerlenghi, rimasto a corto di tempo per il dilungarsi dell’intervento di Castiglioni, ha cercato in pochi minuti di fare chiarezza sul concetto di turismo responsabile: «non esiste una definizione precisa e non esistono parametri che chiariscono con precisione che cos’è il turismo responsabile. Si tratta di un approccio – ha spiegato il relatore – caratterizzato da una duplice preoccupazione che il turista deve avere nei confronti dell’ambiente dei luoghi che visita e del benessere delle popolazioni che vi abitano. Il concetto di sostenibilità va quindi inteso in senso economico, ambientale e sociale». Molto spesso – ha proseguito Camerlenghi – l’espressione viene utilizzata in riferimento al turismo nei paesi in via di sviluppo o comunque rivolto verso paesi lontani, ma in realtà «questo tipo di turismo si può fare anche in provincia di Como. Accanto alle grandi destinazioni i tour operator offrono sempre di più itinerari enogastronomici, visite a musei etnografici e a realtà poco conosciute, proprio perché l’interesse turistico è cambiato negli ultimi anni. Il turismo responsabile non è altro che una risposta a questi nuovi bisogni e applicato al nostro territorio potrebbe conferirgli nuovo valore». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Il Plinio contro lo svolgimento ad agosto dei corsi di recupero

Una posizione rivendicata anche dalle organizzazioni sindacali regionali che sottolineano l’autonomia scolastica stigmatizzando la “ingerenza” dell’Ufficio scolastico provinciale.

Non ha ancora trovato una soluzione il confronto fra docenti e dirigenti scolastici del Liceo scientifico Paolo Giovio e dell’Istituto Caio Plinio Secondo di Como. Tutto è nato dalla definizione del periodo di svolgimento dei corsi di recupero e la verifica finale per gli studenti che avranno dei debiti alla fine di quest’anno scolastico. La Regione Lombardia, propone come data di inizio dell’anno scolastico l’8 di settembre e, per non avere corsi e verifiche tropo a ridosso di tale data, una conferenza di servizio dei dirigenti scolastici provinciali, convocata dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, ha deciso di svolgere le attività di recupero alla fine di agosto.
I due istituti cittadini avevano però già deliberato all’interno dei collegi docenti di svolgere tali attività all’inizio di settembre, una facoltà che è propria di tali organismi così come ricorda il sito del Ministero della pubblica istruzione nella parte domande più frequenti (faq): «il collegio dei docenti, presieduto dal dirigente scolastico, delibera la programmazione delle attività di sostegno e di recupero. Decide quindi anche i tempi delle verifiche del saldo dei debiti, tenendo conto delle particolari situazioni del singolo Istituto, che potrebbero anche non rendere possibile la conclusione di tutte le operazioni entro il 31 agosto». Con un’unica precisazione «l’unico vincolo che dovrà in ogni caso essere rispettato è che tutti gli adempimenti si concludano prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo».
Lucia Del Giudice delegata Flc-Cgil della Rsu del Caio Plinio Secondo ha ribadito che «non è una questione di ferie, ma di rispetto delle prerogative del collegio docenti e dei toni adoperati». Il consiglio di istituto, che dovrà decidere l’inizio delle lezioni, non ha ancora espresso una data e, ha ricordato Lucia Del Giudice, «a breve verrà convocato un collegio docenti straordinario in cui ribadiremo la nostra posizione». Nel mentre le rappresentanze sindacali unitarie hanno presentato un volantino che è stato sottoscritto da 73 degli 85 docenti di ruolo dell’Istituto di via Italia libera e che sottolinea come sia già stata presa una decisione con una «fortissima maggioranza» e come i dirigenti scolastici alla conferenza dei servizi «avrebbero deliberato sulle tempistiche scavalcando di fatto la competenza, esclusiva in materia, dei collegi docenti e sul calendario scolastico scavalcando di fatto le competenze dei consigli di istituto».
Una presa di posizione ribadita fortemente anche a livello regionale da un documento congiunto Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola, firmato dal segretario generale Flc-Cgil Corrado Barachetti, che alza i toni precisando che «una “conferenza di servizio” è una riunione appunto di servizio di lavoratori di una certo ufficio (in questo caso: di dirigenti scolastici), convocata dal “capo” dell’ufficio stesso», un atto improprio secondo i rappresentanti sindacali del dirigente dell’Usp che «non è affatto il capo ufficio dei dirigenti scolastici, ma, caso mai, un dirigente pari grado» mentre il superiore gerarchico è il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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