
Questa xx marcia ha voluto denunciare le molte banche italiane che investono ingenti somme di denaro per finanziare la creazione degli armamenti di governi oppressori e violenti. Ad esempio, come scritto dal New York Times, a partire dal 2015 fino al 2017 l’Italia ha finanziato per 40 milioni di euro gli armamenti dell’Arabia Saudita, tra cui sono presenti le bombe di fattura sarda ritrovate in Yemen lo scorso 29 dicembre, usate dal governo di Riyadh, che hanno sterminato un’intera famiglia nella sua stessa abitazione. In Angola, dopo il viaggio d’affari dell’ex premier Renzi, il denaro per gli armamenti è passato da 70 000 euro a 80 milioni nel giro di soli tre anni. La black list stilata da Csf non finisce qui, ma continua con tante altre precisazioni che rivelano a che punto l’Italia sia inserita nel commercio di armi che diffondono terrore e morte ovunque nel mondo. Sui volantini la domanda cosa si può fare? conduceva il secondo punto (secondo per ordine, non per importanza) della manifestazione, ricordare che i soldi, seppur al sicuro nei conti correnti, sono pur sempre a disposizione dei cittadini, che possono chiedere alle banche di uscire dal mercato delle armi, sostenendo la pace e il disarmo sul proprio territorio. La manifestazione si è conclusa con la lettura dei nomi dei migranti morti nelle prime due settimane di gennaio nel tentativo di attraversare i “muri” costruiti dalla fortezza Europa, per ricordare, una volta di più, che le vittime, e tutti i migranti, sono persone, non numeri. [dl, ecoinformazioni] On line sul canale di ecoinformazioni i video di Vanessa Magni dell’iniziativa.

