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Una manifestazione variopinta e serena per mettere in luce un problema cupo e drammatico

Cento persone hanno partecipato nel pomeriggio di sabato 21 giugno a Siamo tutti clandestini, l’iniziativa antirazzista promossa dalla Sinistra unita e plurale a Largo Spallino. Il testo dell’appello Comprensione.

Denuncia e proposta insieme al gazebo della Sinistra unita e plurale di Como con una mostra, striscioni, materiale informativo e la cartolina cd rom (Como per i diritti dei rom). Tanti i colori, compreso il nero delle manine di Fatima delle Donne in nero, tutte le tonalità della sinistra e molto di più con una significativa presenza di migranti, ovviamente solo regolari visto che quelli che leggi inique definiscono “clandestini” hanno perso ogni diritto. Un centinaio di persone. Quaranta hanno dato vita – per la prima volta a Como – all’innovativa azione del “Piedibus”, un corteo a piedi per parlare con le persone grazie ai cartelli che ciascuno dei partecipanti ha indossato e al materiale distribuito lungo la via Milano, luogo simbolo della presenza dei migranti in città. Una manifestazione slow & soft, senza slogan, senza blocchi del traffico, senza alcuna tensione. Solo partecipazione e lo sforzo di “comprendere” e far comprendere in entrambi i significati della parola, come affermato nella lettera aperta che gli organizzatori hanno oggi inviato alla stampa e che riportiamo integralmente.
«Comprensione. Lettera aperta a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo.
Lo spirito della città è rapidamente mutato. La paura – di perdere qualcosa o semplicemente di perdere – informa i percorsi mentali dei singoli e ispira i comportamenti e l’organizzazione della comunità, corrode legami che sembravano indistruttibili, spegne la curiosità delle esperienze, sterilizza l’immaginazione, fiacca la speranza e ogni progetto di futuro. A forza di restringimenti successivi – uno stato, una pianura, una regione, un borgo, un condominio – l’idea di identità coincide ormai con la solitudine del singolo individuo, incattivito sorvegliante di se stesso. Tutto ciò che è esterno alla sua pelle, è straniero e ostile.
Poteva andare diversamente, in una fase di apertura senza precedenti delle possibilità di scambio tra culture, nel pianeta più comunicante che si sia mai visto.
E invece idee che ci sembravano sconfitte per sempre sono ricomparse, impreviste. Con sgomento – ma con iniziale, imperdonabile indulgenza – abbiamo riconosciuto le forme mutanti del razzismo e della xenofobia farsi largo tra i cittadini, accompagnate dai cupi rituali di ronde, intimidazioni, insulti, violenze. Abbiamo visto l’apologia del nazismo, la falsificazione della storia, la vigliaccheria dei professori, la miserabile ipocrisia degli amministratori. E le forme moderne – mascherate ma ancora riconoscibili – della persecuzione, della deportazione, della schiavitù.
E abbiamo rivisto il fantasma più inquietante, arcaico e aggressivo: quello dell’intolleranza religiosa. Cittadini che si organizzano – o vengono organizzati – per impedire ad altri cittadini di pregare, con ogni pretesto, con ogni angheria. Giornalisti e intellettuali traditi dalla fretta – ma spesso in malafede – che alimentano i più grossolani luoghi comuni e le falsificazioni più ignobili sulla religione e sulla tradizione altrui, con lo scopo di dimostrare l’indispensabilità di una blasfema missione di pulizia finale, di una disperata e insensata rivincita culturale e politica che appicca il fuoco dell’intolleranza e distrugge nell’intimità delle coscienze gli anticorpi indispensabili per la convivenza.
Noi chiediamo a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo, uno sforzo straordinario per interrompere una deriva civile che contraddice il magistero di tutte le religioni del pianeta, promuovendo azioni concrete di conoscenza e di dialogo che ricostruiscano la capacità di distinguere, la curiosità intellettuale e sentimentale di conoscere a fondo i nostri vicini, di accoglierli e farsene accogliere. Un programma di azione e di educazione straordinario, coraggioso e moderno, che coinvolga capillarmente tutti i livelli organizzati della società e tutte le occasioni relazionali disponibili. E che porti finalmente in primo piano, nel chiasso degli insulti, il nodo di una parola cruciale: comprensione. Sinistra unita e plurale Como».

Venerdì 20 giugno alla Ca’ d’Industria l’incontro Rom Sinti Gagi li conosciamo davvero?

Organizzato da Acli, Caritas e Azione cattolica ha messo in luce la drammaticità della situazione politica italiana con i provvedimenti del governo Berlusconi, vere e proprie leggi razziali in aperta antitesi con i principi della Costituzione.

Una sessantina di persone, tra cui esponenti della Questura e della Prefettura, consiglieri comunali, esponenti del volontariato e dell’associazionismo hanno seguito la tavola rotonda, organizzata da Acli, Azione cattolica e Caritas di Como, nel salone della Ca’ d’industria a Como venerdì 20 giugno.
«Non sempre bastano i centri di ascolto per conoscere le culture che vengono da lontano» da qui la necessità di un momento di riflessione più approfondito per Roberto Bernasconi, direttore della Caritas comasca, una sensibilità verso il diverso e più povero per «farsi amore di Cristo per tutta l’immanità», avendo presente che «la nostra ricchezza e il nostro benessere sono costruiti sullo sfruttamento dei popoli meno fortunati», per la costruzione di «una società diversa e migliore».
«Ci si potrebbe interrogare sul fatto che non ci sono campi rom nella nostra provincia, ma questo è un tema grimaldello per parlare dei problemi dell’integrazione» ha spiegato la moderatrice, la giornalista Maria Castelli.
Tommaso Vitale, sociologo dell’Università Milano – Bicocca, ha quindi esordito dicendo che «i rom sono in Europa da 600-700 anni. Sono una grande minoranza europea di 8-10 milioni di persone, di differenti religioni e con una lingua comune seppur con alcune differenze, da sempre presente sul nostro territorio. Infatti ci sono rom cittadini italiani». Rom e sinti hanno da sempre avuto un rapporto di inclusione ed esclusione periodica con il contesto che li circondava – ha continuato il professore – con anche momenti di grande integrazione economica e sociale e «nulla può permetterci di dire che sono stati un popolo da sempre odiato». Per Vitale la politica deve tornare ad un progettualità sociale e non lanciare slogan razzisti: «Sono le scelte politiche che determinano ad esempio a Milano la decisione di non avere più mediatrici culturali rom».
Proprio della politica e della decisione presa, con decreto, dal capo del Governo di schedare tutti i cittadini italiani di etnia rom ha parlato Giorgio Bezzecchi, di Opera nomadi. «Sono un cittadino italiano, che non ha mai avuto nessun problema con la giustizia, ho fatto il militare, sono ragioniere e musicologo, ma dal 6 giugno, essendo rom, sono divento un cittadino di serie B». «In base all’articolo 1 comma C del decreto – ha continuato Bezzecchi – sono stato schedato e i miei dati sono stati raccolti in un archivio speciale. Questo nel sessantesimo della promulgazione della carta costituzionale e della Carta dei diritti dell’uomo». L’unico precedente era stato nel 1940 quando l’allora capo della polizia Bocchini fece espellere tutti i rom stranieri e rinchiudere in campi di concentramento o deportazione quelli italiani, «mio nonno è morto a Birkenau» ha spiegato il vicepresidente di Opera nomadi. «Una schedatura simile mi fa avere una profonda preoccupazione».
Valerio Pedroni, coordinatore dell’equipe di strada Segnavia dei padri comaschi, ha portato la testimonianza diretta del lavoro con le comunità rom dei campi nell’hinterland milanese. «Una situazione di baraccopoli da terzo mondo» ha spiegato. Il suo lavoro si è svolto innanzitutto con la comunità che aveva trovato rifugio sotto il cavalcavia Bacula, 180 persone, con 40-60 minori. Un percorso di integrazione che, nonostante alcune resistenze, era riuscito a portare all’inserimento nelle scuole dei bambini, ma che è crollato quando d’un colpo il campo è stato sgomberato dall’oggi al domani nel novembre 2007. La prima tappa di un viaggio della disperazione che ha portato gli “sfollati” al grande campo di Bovina, che aveva raggiunto la cifra di 600 abitanti, e che nuovamente scacciati sono ritornati in 200 a Bacula.
È intervenuto poi Giuliano Arrigoni, psicologo, che ha diviso il problema del pregiudizio e della diffidenza in un ambito personale ed uno sociale. Per il personale molto dipende dalla sicurezza di sé, per definire un rapporto con l’altro da sé, per quanto riguarda l’ambito sociale è molto forte uno spaesamento con la tendenza a fare generalizzazioni che portano alla chiusura. «La società multiculturale è un ideale, ma che non diventi un’ideologia, nel riconoscere la diversità si possono creare dei processi di radicalizzazione identitaria e di diffidenza».
Marco Arighi, vicepresidente dell’Azione cattolica comasca, ha affermato che il messaggio di Gesù è contro il fondamentalismo e aperto agli ultimi ed emarginati della società ed ha esplicitato la necessità di fare rete per il bene comune.
È stato aperto il dibattito con il pubblico dove è stata posta in rilievo il tentativo di ddefiire il significato e l’ambiguità della parola legalità, alla luce di un decreto legge che per ad alcuni ha ricordato l’inizio delle leggi razziali degli anni ’30.
Per Vitale la preoccupazione nasce soprattutto da due generalizzazioni una etnica, razzista, ed una classista, non nell’accezione marxista, ma sociologica, di discriminazione verso quella classe, il sottoproletariato, persone che lavorano ma non riescono a vivere del proprio lavoro. Per lo specifico dei rom l’inclusione attraverso la scolarizzazione è assolutamente necessaria tanto più «che è un bisogno sentito dalle stesse famigli» ha affermato Pedroni.
La serata è proseguita con il dibattito nel quale si sono approfonditi i temi dei diritti dei rom, della cause della paura che si diffonde nella popolazione sempre più anziana dei nativi per concludersi con l’intervento di Luisa Severo, presidente delle Acli comasche, «Il problema della sicurezza non si risolve con l’esercito, ma con una cultura del dialogo, del farsi prossimi. Non credo che le ubriacature della Notte bianca possano servire in tal senso. Valori come quelli della dignità, della solidarietà non appatengono al solo sentire cattolico e noi cercheremo di iniziare un percorso di educazione all’integrazione per i più giovani quest’anno a partire dai Grest o da settembre con gli oratori». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Venerdì 20 giugno alla Ca’ d’Industria l’incontro Rom Sinti Gagi li conosciamo davvero?

Marialuisa Seveso, presidentessa delle Acli anticipa il tema della tavola rotonda organizzata con Azione Cattolica e Caritas.

«L’idea è quella di fare chiarezza sulla realtà e dire la verità» ha esordito Marialuisa Seveso, sottolineando che quest’ultima non è un concetto da spiegare con presunzione, ma solo un tentativo di capire la reale situazione di queste popolazioni.
«Per questo è stato invitato il sociologo Tommaso Vitale, che presenterà la sua ricerca sulle popolazioni nomadi».
Si affronterà la questione della sicurezza, di cui gli organizzatori ammettono l’esistenza, ma per cui si proporrà, con lo psicologo Giuliano Arrigoni, una cura diversa dalla paura.
Tra i relatori anche Giorgio Bezzecchi, presidente di Opera Nomadi, il quale è stato invitato per spiegare la storia di questi popoli, spesso sconosciuta. «Da ricerche risulta infatti che le persone non sanno che queste popolazioni sono presenti sul territorio da molto tempo» ha puntualizzato Marialuisa Seveso. «Il nostro obbiettivo» ha concluso «è che ci sia inclusione non esclusione, perché per arrivare alla sicurezza bisogna garantire la dignità di ciascuno». Un desiderio condiviso anche da Caritas e da Azione cattolica, unite per promuovere la conoscenza prima del giudizio. Tra gli obiettivi delle Acli avere una strada comune con i co-organizzatori dell’evento e di incontrare non solo adulti, ma anche ragazzi, durante il Grest e negli oratori per aiutarli a comprendere la storia e i diritti di queste popolazioni, fin da giovani, attraverso film e dibattiti, con lo scopo di «evitare che bugie lunghe e ripetute, finiscano per trasformarsi in verità» [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 19 giugno 2008

Laici e clericali si confrontano sulla istituzione della Consulta per la famiglia al Cosiglio comunale del 19 giugno.

«Il pass che ci autorizza a posteggiare per le sedute in via Perti vale anche per tutte le zone della città?» così ha esordito nel Consiglio comunale di giovedì 19 giugno Donato Supino, Prc, invitando i vigili a multare la macchina di un consigliere di maggioranza in palese divieto di sosta di fronte al Municipio. Dopo di lui Roberta Marzorati, Per Como, ha riportato la testimonianza, corredata da fotografie, della madre di un bambino disabile che ha documentato come le rampe di accesso al marciapiede comunale fossero bloccate dalle macchine dei consiglieri, oltre all’elevatore in cortile ingombrato dalle biciclette dei dipendenti. «Cose non vere» per l’assessore Caradonna.
Ha preso poi la parola Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, lodando il ministro Brunetta e auspicando maggiore trasparenza sui costi della politica anche nel Comune di Como: «Da noi non succede come in Provincia». E sempre su Villa Gallia è intervenuto Emanuele Lionetti, capogruppo Lega Nord, affermando che i rimborsi spese denunciati sui giornali locali sono una vergogna: «Soprattutto con un bilancio regolarmente approvato. C’è qualcosa che non funziona».
Un acceso diverbio è nato poi tra Vittorio Mottola, Pd, e l’assessore Caradonna, quando il primo ha richiesto urgentemente il taglio dell’erba nei giardini e lungo le strade di Sagnino per la festa del santo patrono che vedrà anche la partecipazione del vescovo, tanto da far dire al presidente del consiglio Mario Pastore: «Assessore non può essere così provocatorio con i consiglieri».
È quindi ripreso il dibattito sulla Consulta per la famiglia e sono stati discussi gli emendamenti proposti dalla maggioranza.
Veronica Airoldi, Fi, ha proposto di eliminare la possibilità di decisioni d’urgenza del presidente della Consulta, l’eliminazione di rapporti diretti con i partiti politici ed il fatto che i rappresentanti delle associazioni debbano essere «con regolare permesso di presenza», intendi di soggiorno. Tutte proposte accettate dal Consiglio, anche se l’ultima per Mario Lucini, Pd, sfiora il ridicolo «è stato riscritto tutto un articolo solo per aggiungervi alla fine un passaggio sui permessi di soggiorno. Si alimenta un terrore per lo straniero ingiustificato». «È un passaggio un po’ volgarotto» ha chiosato Roberto Rallo di Forza Italia. Non è passata invece la proposta di aumentare gli anni di operatività sul territorio cittadino delle associazioni che vogliono aderire alla Consulta, da uno a due, perché un solo anno è stato ritenuto sufficiente per garantire che l’associazione non sia fittizia. Un passaggio controverso che ha fatto dire al consigliere Rallo che prima di approvare questo regolamento «qualcuno aveva un disegno ben preciso a monte». Bocciati anche altri due emendamenti proposti da Stefano Rudilosso, Fi, per controllare la “genuinità” delle associazioni.
Tutti concordi invece per permettere alle associazioni di far parte di più consulte, attualmente l’unica attiva è quella sull’handicap. Accordo trovato anche per consentire ai consiglieri comunali e agli assessori di partecipare alle sedute della Consulta.
È stato poi bocciato un ordine del giorno, proposto dal Pd, per garantire un budget alla nuova struttura.
È stata insomma una discussione che ha visto gli schieramenti mischiarsi e confondersi, solo due sono state le costanti di voto della serata: l’astensione di Alessandro Rapinese, Area 2010, e il voto contrario di Supino. Anche Bruno Magatti si è dato un indirizzo costante «voterò a favore di tutti quegli emendamenti che iniziano con eliminare, se eliminiamo tutto forse arriveremo a qualcosa di soddisfacente». Il consigliere di Paco ha espresso una «radicale contrarietà» alla Consulta che «serve solo per dare un messaggio esterno a qualcuno. Vescovo, parroco o a qualche rappresentante di lobby». «Il documento presentato ai candidati prima dalle elezioni dal Forum delle famiglie comasche – ha continuato Magatti – chiede delle risposte politiche, invece l’unica risposta che gli si dà è la costituzione di questa Consulta». «Il problema fondamentale – ha concluso il consigliere di Paco – è quello della laicità, contro questa operazione clericale». Parere negativo anche dal rappresentante di Rifondazione per «un provvedimento opportunista. Altre strutture democratiche come le Circoscrizioni sono nate dall’esperienza e dalle esigenze dei Comitati che erano sorti spontaneamente e non è questo il caso. Per di più i proponenti sono legati ad una concezione di famiglia clericale». Recisamente contrario anche Rapinese che dopo l’astensione sugli emendamenti ha votare contro una Consulta «che svilisce il ruolo dei consiglieri comunali». Unico della maggioranza Rallo da «laico ed anzi da ateo devoto» ha espresso parere contrario «anche perché questo potrebbe essere il precedente per dare il via alle consulte le più disparate». Già una per la cultura è stata chiesta in aula da Bruno Saladino del Partito democratico. Un’unica astensione quella di Marcello Iantorno. Da notare il voto favorevole di Rudilosso che nonostante la sua personale contrarietà al provvedimento essendo coordinatore cittadino di FI ha votato a favore. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Palestina oggi: quali diritti? Quale lavoro?

Lunedì 23 giugno alle 21 al Punto Einaudi in via Carducci 5 un incontro organizzato dalla cooperativa Garabombo per parlare di diritti e lavoro in Palestina con esponenti di Amnesty International e Ctm Altromercato.

L’embargo sta soffocando la striscia di Gaza. L’isolamento imposto priva la popolazione palestinese di acqua, energia, comunicazioni, cibo e, ovviamente, impedisce i traffici commerciali con il resto del mondo. Anche la semola per il cous cous lavorata dalle donne palestinesi per la Parc, un’importante ong palestinese impegnata nel sostegno alla produzione agricola, non può più raggiungere le rivendite equosolidali italiane. Per non lasciarle sole, in attesa che gli acquisti riprendano, Ctm Altromercato propone un intervento diretto tramite l’acquisto a prezzi equi di derrate alimentari prodotte da contadini palestinesi, da distribuire poi alle famiglie della Striscia più colpite dall’embargo.
Partendo proprio da questa campagna l’associazione Garabombo, insieme al consorzio Ctm Altromercato e alla sezione di Como di Amnesty International, organizza lunedì 23 giugno alle 21 nella libreria Einaudi in via Carducci 5 a Como l’incontro Palestina oggi: quali diritti? Quale lavoro? un momento di riflessione sulla difficile situazione palestinese. Sul tema dei diritti interverrà un esponente comasco di Amnesty International, mentre Giorgio dal Fiume di Ctm Altromercato parlerà di lavoro. La serata rientra tra le attività collaterali dell’associazione Garabombo impegnata a promuovere il commercio equo e solidale a Como attraverso iniziative ed eventi di tipo culturale.

Siamo tutti clandestini

Manifestazione della Sinistra unita e plurale sabato 21 giugno dalle 15 in Largo Spallino. Dal gazebo partirà alle 16 Il piedibus della cittadinanza che senza occupare le strade, ma percorrendo i marciapiedi, attraverserà la zona più multietnica della città per affermare il diritto alla cittadinanza di ogni persona contro ogni razzismo e discriminazione.

Mentre a Roma il decreto legge sulla sicurezza del governo Berlusconi comincia il suo iter parlamentare, dimostrando i suoi intenti discriminatori, qualcosa a Como si muove, o meglio, si muoverà.
Sabato 21 giugno, infatti, il piedibus della Sinistra Unita e plurale attraverserà dalle 16 le vie cittadine per dimostrare che esiste una Como solidale, che si oppone al razzismo e la xenofobia della cultura dominante.
«Una cultura che sta trovando sponde pericolose a vari livelli istituzionali – spiega Marco Lorenzini, uno degli organizzatori – e diventa trasversale, come abbiamo potuto constatare ieri con il voto del Parlamento europeo, che ha modificato il quadro di fondo dei fenomeni migratori, rafforzando la “Fortezza Europa”. Gli fa eco in Italia il decreto sulla sicurezza, che prevede provvedimenti discriminatori come il reato di clandestinità, sbagliato sul piano etico, prima ancora che politico, perché trasforma automaticamente migliaia di persone in delinquenti. La cultura dominante alla quale ci opponiamo vuole discriminare il diverso e non potrà reggere ai prossimi futuri cambiamenti mondiali. La risposta che l’occidente dà al fenomeno migratorio, che si stima crescerà nei prossimi anni, è del tutto inadeguata».
La forma della manifestazione non sarà però un corteo convenzionale, ma un “Piedibus” silenzioso che partirà da Largo Spallino, davanti alla chiesa di San Francesco, percorrendo un anello che andrà a toccare il quartiere di Como Borghi (via Milano alta, via Anzani, via Magenta), ad alta presenza migratoria. I manifestanti cammineranno silenziosamente in fila sui marciapiedi della città, portando due cartelli, uno sulla schiena con una frase di protesta e uno davanti con una proposta. Il Piedibus della cittadinanza effettuerà alcune fermate prestabilite lungo il percorso, nella speranza di far “salire” le persone che condividono la lotta contro il razzismo e per i diritti di cittadinanza. L’iniziativa si concluderà in largo Spallino con un dibattito pubblico sul diritto alla cittadinanza e sulla sicurezza che genera paura dalle 17.30.
Spiegano gli esponenti della Sinistra unita e plurale, alla prima uscita pubblica post elettorale del gruppo nato circa un anno fa, di aver organizzato la manifestazione perché il gioco delle destre è di mettere il penultimo contro l’ultimo, e questa mentalità può avere effetti tragici se non viene contrastata dal principio. Un pericolo sottolineato da Enzo Arrighi, mentre Eugenio Secchi ha denunciato la ingiusta differenza di trattamento sui media poco attenti alle tragedie che colpiscono lavoratori immigrati. «Un altro dato preoccupante – aggiunge Manuela Serrentino – è il silenzio altrettanto colpevole di chi, pur non condividendo queste politiche discriminatorie, non trova capacità e coraggio di esprimersi. Sabato scorso abbiamo distribuito 800 copie di un volantino ad Albate e sono stati in pochi, una quindicina, a rifiutarcelo. Questo ci fa ben sperare che in realtà la cultura dominante non sia poi così diffusa». Alla protesta parteciperanno anche le Donne in nero di Como, che sposteranno la loro presenza silenziosa da piazza San Fedele in Largo Spallino, per ribadire la loro ferma condanna del razzismo.
«Speriamo che sabato – ha concluso Celeste Grossi – sia presente qualche migrante, anche se sappiamo che molti di loro non potranno partecipare perché, pur essendo pienamente inseriti nel tessuto lavorativo, rimangono clandestini».
Nell’incontro con la stampa la Sinistra unita e plurale ha presentato la Campagna cd rom (Como per i diritti dei rom) con una cartolina che riporta sul fronte un dipinto dell’artista rom Sandra Jayat (nella foto) e sul retro, oltre che la celeberrima poesia di Brecht sulla necessità di contrastare fin dall’inizio ogni discriminazione, l’impressionate quadro dei simboli utilizzati nei campi di sterminio nazista per identificare ebrei, rom, omosessuali e non solo.
Di particolare rilievo per gli organizzatori anche Comprensione, la lettera aperta a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Rom, sinti e gagi, li conosciamo davvero?

Una tavola rotonda, organizzata da Acli, Azione cattolica italiana e Caritas venerdì 20 giugno, per superare i pregiudizi che generano odio razziale.

L’incontro di venerdì 20 giugno, alle 20.45 all’auditorium della Ca’ d’industria, in via Brambilla 61 a Como, fornirà utili informazioni su questo popolo oppresso da poteri e persone che agiscono senza conoscerne né l’origine, né la storia. Infatti molti in questa situazione di fobica emergenza determinata dai media confondono, ad esempio, romeni e rom, per un’ignoranza che porta a quelle popolazioni un disagio ancora più grande. Interverranno nel chiarimento della questione lo psicologo Giuliano Arrigoni, il sociologo Tommaso Vitale, l’operatore campo nomadi Luigi Pedroni e Giorgio Bezzecchi presidente dell’Opera nomadi. Coordinerà la giornalista de La Provincia Maria Castelli.

Rinnovato, nell’assemblea di mercoledì 18 giugno, il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace

Nell’incontro molto partecipato i delegati delle amministrazioni comunali e della associazioni aderenti al sodalizio pacifista lariano hanno approvato i bilanci consuntivi 2007 e di previsione 2008 e discusso delle prospettive della Pace nel territorio lariano a partire dal prossimo convegno di dicembre che avrà come tema la legalità.

Più di sessanta di persone hanno partecipato il 18 giugno all’Assemblea del Coordinamento comasco per la Pace che si è svolta nella sede dell’Avc-Csv di Como. Gli aderenti al sodalizio pacifista lariano – una quarantina di Comuni e oltre quaranta associazioni – che hanno partecipato alla serata hanno discusso delle difficoltà che si incontrano sul territorio provinciale a diffondere idee di Pace, di nonviolenza, di equità, di giustizia sociale, di sostenibilità ambientale e delle prospettive per superarle. Si sono confrontate sulla proposta del Convegno 2008 (sarà l’XI dalla nascita, avvenuta nell’ottobre 1997), che si terrà a dicembre 2008 per celebrare il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani e sarà dedicato al tema della legalità, con riflessioni che intrecceranno il discorso sulle mafie con quello sulle illegalità ritenute “normali” sul nostro territorio. Non solo di mafia si parlerà, ma anche di lavoro nero, di produzioni illegali, di rifiuti, di cave, di evasione fiscale.
Il Convegno, come è ormai prassi consolidata, sarà organizzato insieme ad altri soggetti che si occupano del tema: quest’anno oltre alla collaborazione con le Acli, l’Avc-Csv, l’Arci provinciale il gruppo organizzatore potrà contare anche sull’apporto dell’Arci Lombardia e di Libera regionale e nazionale.
L’idea è quella di alimentare nella cittadinanza un nuovo modo di affrontare la sfida della legalità, del contrasto al potere mafioso e della sottocultura che lo alimenta e lo sostiene, in modo da penetrare in profondità il tessuto sociale e dare vita ad ulteriori iniziative dopo il convegno.
L’assemblea ha inoltre approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2007, il bilancio preventivo 2008; e ha rinnovato il Consiglio d’Amministrazione che resterà in carica per tre anni ed è investito dei più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria del Coordinamento.
Sono risultati eletti, come rappresentanti degli Enti pubblici Marta Abinti (Comune di Orsenigo) Emilio Botta (Comune di Lurate Caccivio), Marinella Corti (Comune di Cucciago), Ferruccio Cotta (Comune di Bulgarograsso), Mimmo Molteni (Comune di Lambrugo) e come rappresentanti delle associazioni Davide Capone (In Viaggio di Menaggio), Giovanni Foglia (Medici con l’Africa), Celeste Grossi (Arci provinciale), Roberto Losa (Shongoti di Erba), Italo Nessi (Associazione del volontariato comasco).
Saranno i 10 componenti eletti a nominare nel proprio seno presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere.

Il consiglio comunale di lunedì 16 giugno 2008

Supino chiede chiarimenti al sindaco sugli incarichi plurimi di Gandola. Lombardi attacca i venditori di ombrelli ambulanti. Continua il dibattito sulla Consulta per la famiglia del Comune di Como, per Magatti «un’operazione ipocrita».

Problemi dei trasporti al centro delle dichiarazioni preliminari del Consiglio comunale di lunedì 16 giugno. Donato Supino, Prc, ha chiesto al sindaco di relazionare sulla risposta di Gianandrea Gandola presidente di Spt sul perché dell’accumolo di cariche che comporta «uno stipendio di 71 mila euro circa, per un’azienda di tre milioni di fatturato di cui il 50 per cento derivante dagli affitti degli immobili, un rapporto sproporzionato». Inoltre ha aggiunto il consigliere di Rifondazione essendo Gandola nominato dalla Provincia si crea una sproporzione all’interno del consiglio di amministrazione a favore di quest’ultima «bisogna valutare la tutela del patrimonio comunale». Silvia Magni, Pd, ha invece segnalato che in alcune pensile non sono stati cambiati gli orari dei bus creando disagi per gli utenti.
Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, ha sottolineato la chiusura dell’autosilo di via Auguadri, per essere utilizzato dalle persone coinvolte per l’organizzazione, durante l’intera giornata della Notte bianca, quando «avrebbe potuto essere aperto sino alle sei di sera all’inizio dell’iniziativa». Un a perdita per i commercianti del centro che , per il consigliere forzista, subiscono anche la concorrenza dei venditori ambulanti dio ombrelli, che da qualche settimana si incontrano per le vie della città murata, che per quanto riguarda il tempo «portano pure sfortuna!».
Prima della prosecuzione della discussione sulla è stato reso noto il ritiro della mozione di sfiducia all’assessore Enrico Cenetiempo, ex Udc, proposta dal capogruppo Udc Luigi Bottone. Quest’ultimo ha motivato il ritiro della stessa per il mancato rispetto dei tempi tecnici per la sua discussione, un’affermazione che ha stupito il presidente del Consiglio Mario Pastore «lei era presente alla riunione dei capigruppo quando è stato deciso di discuterla oggi, avrebbe potuto far presente che era necessario discuterla prima».
Il consiglio ha così ritornato a parlare della Consulta famigliare.
Marcello Iantorno, Pd, ha risposto agli attacchi alla proposta portati dall’area liberal di Forza Italia, la Consulta non sminuirebbe i poteri e le competenze del Consiglio «le sue decisioni non avranno caratteristiche di obbligatorietà e vincolo». La famiglia poi ha sempre avuto per il consigliere democratico un posto speciale nella legislazione a partire dal diritto romano, sino al Codice civile italiano dell’Ottocento e del Novecento, passando per il Codice napoleonico.
Un’impostazione “alta” del dibattito come sottolineato dal primo cittadino: «Mi sembra che si sia voluto dare un tono di importanza su questa delibera che è sì significativa, ma non fino al punto in cui si è arrivati». «Qualcuno è andato fuori strada» ha aggiunto Bruni. «La famiglia è il fondamento della nostra società: un uomo e una donna, che se hanno la grazia di nostro Signore e se li vogliono fare, dei figli». La Consulta servirà per il sindaco per avere un rapporto vero con il territorio in piena libertà però: «Se non ci si incontrerà con loro si dirà anche di no».
È quindi incominciata la discussione dei 13 emendamenti proposti sia da maggioranza che dalla opposizione. Il primo presentato da Franco Fragolino, Pd, per il cambiamento del nome mettendo l’accento sulle associazioni famigliari è stato bocciato, così come il secondo, presentato da Iantorno, che avrebbe voluto aggiungere un riferimento all’articolo 2 della Costituzione. Non è passato neanche l’emendamento sei, proposto da Iantorno, che chiedeva alcuni ritocchi sulle relazioni che la Consulta dovrà dare al Comune e il primo punto del cinque, sempre del consigliere del Pd. Il terzo emendamento che chiariva alcuni aspetti procedurali è passato a grande maggioranza esattamente come il primo punto del quarto e gli ultimi due punti del quinto delle preposizioni migliorative che chiariscono dei punti del regolamento della Consulta sulla rappresentanza comunale nella stessa. La seconda parte del quarto emendamento è stata trasformata dai proponenti in un ordine del giorno per il reperimento di una sede e per la consulta e lo stanziamento di un budget per rendere veramente indipendente la struttura futura.
Una discussione che ha profondamente irritato il consigliere Bruno Magatti, Paco, per cui la Consulta non è che una «mostruosità», che serve solo per «accreditare se stessi a sostegno di questa iniziativa e far diventare autorevole un organo che non sembra capace di esprimere qualcosa di particolare». Anche sulla questione del budget per la nuova struttura Magatti ha attaccato i suoi difensori «da due anni non ci sono più soldi per l’attività corrente dei gruppi consiliari e si fa fatica a fare politica per i rappresentanti eletti democraticamente». Dello stesso parere Roberto Rallo: «Facciamoci dire quanto costerà questo giochino». Per il consigliere di Paco la costituzione del nuovo organismo è una «operazione ipocrita. Fare lobby per qualcuno che ha bisogno di accreditarsi presso determinate lobby». Giovedì prossimo il consiglio continuerà la discussione sugli emendamenti e l’ordine del giorno rimasti. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 12 giugno 2008

Ritirata la delibera sul regolamento di accesso agli asili nido comunali. Verrà riproposta una nuova versione dopo l’estate. Bloccata la possibilità di fare ostruzionismo a oltranza. È iniziata la discussione sulla Consulta comunale per la famiglia.

Ritirata la delibera sul regolamento per i servizi alla prima infanzia nel Consiglio comunale di giovedì 12 giugno. Il sindaco Stefano Bruni non ha voluto «continuare un iter per un testo complesso, con risultati incerti» ed ha deciso di «ritirare la delibera per riproporla successivamente, appena dopo l’estate». Una scelta motivata dal fatto che «con gli emendamenti ed i subemendamenti c’era il rischio di non rendere omogeneo il testo finale e di non andare incontro alle richieste degli uffici che chiedono un metodo per formare graduatorie evitando gli innumerevoli pareggi che li mettono in imbarazzo». Per Donato Supino, Prc, «un ritorno al buonsenso».
Nella seduta precedente Bruno Magatti, Paco, aveva chiarito, con l’avvallo del vicesegretario generale Emoroso, la possibilità di fare ostruzionismo con la presentazione di subemendamenti. La risposta dell’Ufficio di presidenza del consiglio ha quindi cercato di limitare questa possibilità con una interpretazione restrittiva. Una nuova spiegazione regolamentare che ha fatto inalberare alcuni consiglieri: Supino ha stigmatizzato il fatto che «ogni volta che si incontra un intoppo lo si toglie di mezzo con atteggiamenti di maggioranza» per di più con un provvedimento forzato perché «non è vero che la materia non è disciplinata», una interpretazione condivisa da Marcello Iantorno, Pd, per cui «quando le cose sono chiare non hanno bisogno di essere interpretate».
Mario Lucini, Pd, ha proposto di riflettere sull’argomento e posticiparne la discussione, mentre Luca Gaffuri, Pd, condividendo lo spirito del provvedimento, per una maggiore funzionalità del Consiglio, ha chiesto una interpretazione più simile a quella di casi analoghi trattati nel Regolamento.
Tentativi di calmare gli animi sono giunti da parte della maggioranza con la proposta di Claudio Corengia, An, di un gentlemen’s agreement. Una posizione inaccettabile per Ma gatti: «Ora che sappiamo di avere questo strumento dovremmo cercare di non usarlo. In questo sistema maggioritario sappiamo bene chi tiene il manganello. Questa è una interpretazione soggettiva e politica del Regolamento e sappiamo tutti che le procedure sono il fondamento della democrazia se no non c’è più democrazia».
La nuova interpretazione è stata quindi approvata con un voto trasversale. Anche parte delle minoranze ha votato a favore della proposta dell’ufficio di presidenza e parte della maggioranza, come Roberto Rallo, Fi, e Guido Martinelli, Lega, che hanno votato contro.
L’assessora Veronelli ha successivamente presentato il progetto di Consulta comunale per la famiglia e il regolamento annesso. Una nuova struttura per l’assessora che rientra in un percorso di sviluppo e tutela della famiglia che ha già visto la nascita, nel 2001, della Consulta regionale e che lo sviluppo a livello locale di simili esperienze, «per consentire di coinvolgere e valorizzare la associazioni famigliari», innanzitutto a Verona, dal 1997, per poi essere adottate a Bergamo, Brescia e Marsala. La nuova struttura dovrà quindi a servire per Anna Veronelli a «incentivare una cultura per la famiglia e della famiglia».
Un tema delicato che supera le contrapposizioni tra gli schieramenti tanto che dopo il passaggio in Commissione la proposta ha raccolto solo due voti favorevoli, quattro contrari e due astensioni.
Per Magatti le consulte dovrebbero essere approntate solo per particolari Categorie che non riescono ad essere rappresentate dalla politica come immigrati extracomunitari o portatori di handicap perché «l’appartenere e vivere la famiglia è un’esperienza diffusa fra i consiglieri comunali e non si capisce perché delegare ad altri questo ambito». Tanto più che pur apprezzando il lavoro delle associazioni per la famiglia, un ambito che conosce e di cui fa parte, non lo ritiene così aperto anzi «un po’ élitario». Per il consigliere di Paco la discussione sulla famiglia in comune è paradossale quando 50 bambini sono rimasti fuori dagli asili nido restando nelle liste di attesa dovendo così rivolgersi al privato sociale. Un mondo per Magatti di cui le associazioni famigliari, tramite reti di associazionismo, cooperative, fanno parte. «Si fanno delle grandi dichiarazioni di principio demagogiche – ha concluso il consigliere di Paco – vi invito a ritirare la delibera».
Un altro punto di vista quello di Franco Fragolino, Pd, «sono complessivamente d’accordo, ma bisogna chiarire alcuni punti». Per il consigliere del Partito democratico non bisogna fare confusioni fra i ruoli e accavallare il forum delle associazioni famigliari e la Consulta per la famiglia «che non può essere la fotocopia della prima». «La consulta – ha continuato Fragolino – dovrà essere lo strumento dell’amministrazione che parla con la città che deve potere lavorare in piena autonomia ed essere quindi dotata di un proprio budget». Sostanzialmente a favore anche Gaffuri: «la famiglia è uno dei soggetti più deboli presenti nella nostra società, tutte le statistiche parlano delle grandi difficoltà economiche e relazionali di questo soggetto».
Contraria alla Consulta anche l’area liberal del gruppo di Forza Italia. Per Roberto Rallo «bisogna porsi il problema della rappresentatività di queste associazioni» anzi la loro promozione come vere rappresentanti della volontà della popolazione «è un atteggiamento fascista di chi non crede nella democrazia rappresentativa». Un attacco diretto anche all’assessora «se c’è bisogno della consulta vuol dire che c’è un black-out, non c’è connessione, fra te e il mondo dell’associazionismo». Stefano Rudilosso, Fi, si è invece interrogato su chi e cosa rappresentano le associazioni delle famiglie e ha chiesto di definire cosa s’intende per famiglia perché parlarne in generale «significa parlare di tutto o nulla».
La serata si è conclusa con la provocazione di Supino che ha chiesto se eventualmente anche associazioni a favore delle famiglie omosessuali possano entrare a far parte della Consulta e con Giampiero Ajani, Lega, che ha chiesto se la struttura proposta comporterà oneri per le casse comunali. La discussione è quindi stata rimandata al prossimo consiglio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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