Ambiente

La città possibile

L’assemblea annuale di venerdì 3 ottobre e l’iniziativa Biciamo che si è svolta sabato 4 confermano l’impegno dell’associazione presieduta da Lorenzo Spallino. Tra le novità in cantiere I venerdì de La città possibile.

All’assemblea annuale de La città possibile, la prima da quando si è insediato il nuovo direttivo e il nuovo presidente Lorenzo Spallino (eletti nel giugno 2007), l’associazione ha invitato anche esterni, cittadini e associazioni, per creare una rete di contatto estesa ben oltre i confini del sodalizio.
Il presidente ha elencato le principali attività svolte nell’anno soffermandosi sulla candidatura de La città possibile alle primarie dell’Ulivo con Alberto Bracchi, candidato sindaco che ha ricevuto un buon consenso con oltre 300 indicazioni.
A giugno sono stati individuati cinque temi importanti per la qualità della vita della città di Como. Tre sono stati implementati: Parco della Valle del Cosia, I lavatoi di Como, Biciamo. Alcuni membri dei gruppi di lavoro (Beppe Reynaud, Cesara Pavone, Alberto Bracchi) hanno illustrato più approfonditamente il lavoro svolto dai gruppi su questi temi, alcuni dei quali si intersecano con le proposte inserite sin dal 2005 nelle azioni di Agenda 21 del Comune di Como.
Inoltre Spallino ha illustrato le iniziative dell’associazione per curare sempre di più i rapporti con la stampa e ha rivendicato l’importanza della «bella e dura battaglia sulla Valutazione di impatto strategica del Sant’Anna», con la produzione di un corposo dossier sui rischi di urbanizzazione dell’area ex ospedale. Importanti anche le osservazioni depositate al Piano per la riduzione delle aree di rispetto cimiteriali. Per ultimo sono stati illustrati il progetto Finovia, per la riqualificazione di via Garibaldi a Fino Mornasco, la partecipazione a Vivi sostenibile e a Municipi sostenibili in collaborazione con L’isola che c’è.
Per il futuro l’associazione propone I venerdì de La città possibile che si svolgeranno all’Osteria del Gallo in via Vittani a Como dove saranno organizzati, una volta al mese, incontri aperti su temi specifici e concreti. Altra ambiziosa proposta è quella di organizzare gli Stati generali dell’associazionismo a Como. Per ultimo rilanciare il tema del Federalismo municipale, sostenibile e solidale, tema portante dell’associazione, per una proposta che sappia mettere al centro, in una fase particolarmente delicata nel rapporto fra ceto politico e cittadini, non gli interessi corporativi di chi amministra, ma quelli primari di chi è amministrato. [Danilo Lillia, ecoinformazioni]

Biciamo

Con il consueto percorso che partendo da Porta Torre ha raggiunto la zona delle caserme per poi ritornare in centro, costeggiare il lago e ritornare a Porta Torre, Biciamo ha riproposto nel pomeriggio di sabato 4 ottobre le potenzialità della bicicletta come elemento per una mobilità urbana ecologica e moderna. 
 
L’iniziativa, animata da La città possibile, ha raccolto una cinquantina di ciclisti di tutte le età e grande interesse. Sono state raccolte nuove adesioni all’associazione ed è stato distribuito un volantino che in dieci punti spiega come e perché la bicicletta è sicuramente una delle risposte giuste per assicurare la mobilità senza inquinamento e traffico. Per informazioni Internet www.cittapossibilecomo.org.

Il Lago di Como verso l’Unesco

Le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato Il Lago di Como verso l’Unesco, un convegno che si è svolto sabato 20 settembre nel teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo.

Paesaggi sensibili è il titolo che l’associazione nazionale Italia Nostra ha voluto dare alla sua giornata nazionale, organizzata per concentrare l’attenzione sui rischi che il patrimonio ambientale e culturale italiano continua a correre.
Quello scelto è un bel titolo perché, nel rinunciare a un allarmismo di maniera, mette bene in evidenzia che i paesaggi sono complessi delicati ma anche ricettivi, “sensibili”, appunto.
Tra i paesaggi su cui si è scelto di portare l’attenzione c’è anche il Lago di Como, e quindi le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato un convegno che si è svolto sabato 20 settembre, presso il teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo, con il titolo Il Lago di Como verso l’Unesco. Obiettivo dichiarato era, quindi, verificare la possibilità, i problemi e le opportunità di far rientrare il Lago di Como nei siti dichiarati “patrimonio mondiale” dall’Unesco.
Il convegno, di fronte a più di un centinaio di persone – tra cui una classe dell’Istituto Vanoni di Menaggio -, ha offerto nel corso della mattinata quattro relazioni, che hanno ampliato il campo rispetto a quanto dichiarato nel titolo.
Molto interessante la prima relazione, di Giuseppe Battarino, magistrato a Varese, docente universitario, e in passato pretore con spiccati interessi – per sua esplicita ammissione – “ambientalisti”. Battarino ha messo a fuoco “l’idea di ambiente nelle leggi e nella coscienza collettiva”, partendo dalla Costituzione e dall’importanza che la legge fondante della Repubblica annette (in tempi assai precoci) all’ambiente come bene collettivo; la Costituzione, infatti, istituisce con chiarezza l’ambiente – oltre che i beni culturali – come ambito “extramercantile”, intendendo sottrarlo agli interessi particolari, esattamente il contrario di quello che rischia di succedere oggi, quando ogni bene è sottoposto a una deregolazione mercantilistica. Battarino ha poi anche evidenziato quanto sia necessario mettere a fuoco una strategia complessiva rispetto a questi problemi “prendendosi il giusto tempo per riflettere” – ha ripetuto più volte – invece di correre a perdifiato verso cambiamenti che rischiano di aprire problemi insolubili. Il riferimento – esplicito – è stato ai progetti di federalismo, su cui non c’è ancora sufficiente chiarezza di intenti; a questo proposito, ha ricordato come i “padri costituenti” nel fondare la Repubblica come “stato regionale” avessero messo in evidenza come la divisione in regioni fosse tutta da delineare, essendo chiaramente quella tradizionale del tutto inadeguata. A distanza di sessant’anni nessuno si ricorda più di questa necessità di approfondimento.
La seconda relazione, di Rosa Anna Genovese, una delle consulenti italiane dell’Icomos (l’agenzia referente per l’Unesco per l’inclusione dei siti ambientali nella lista del “patrimonio mondiale”), ha spiegato nel dettaglio le procedure e i problemi per entrare nella lista. Attualmente sono 878 i beni iscritti in tutto il mondo, ma la lista di attesa è lunga (solo in Italia i siti in attesa di riconoscimento sono 41 e per ciascuna nazione le nuove ammissioni non possono essere più di due all’anno). La relatrice non ha nemmeno nascosto che l’inclusione nella lista non costituisce di per sé una garanzia maggiore di conservazione, mentre può risultare importante dal punto di vista della promozione.
Don Giuseppe Corti, responsabile dell’ufficio per la tutela dell’ambiente della diocesi di Como, ha poi messo in evidenza quanto sia importante, all’interno della dottrina cristiana, la tutela dell’ambiente, fin da quanto espresso nel racconto biblico.
La quarta relazione, dell’ingegner Erika Alessandrini dell’Università Politecnica delle Marche, ha presentato uno studio sulla possibilità di intervenire sulla “mobilità sostenibile” nell’area del centro lago per agire positivamente sia sulla qualità della vita dei residenti, sia sulla diffusione di un turismo ecosostenibile.
Nel pomeriggio il dibattito, nonostante i molti argomenti di carattere generale messi sul tappeto al mattino, si è ovviamente concentrato sui problemi quotidiani, sui disastri grandi e piccoli che un paesaggio “sensibile” come quello del Lario è costretto a subire tutti i giorni. Le molte questioni sollevate sono state affrontate anche con l’intervento di amministratori locali che – presenti per tutto il convegno – non si sono sottratti al confronto, anche aspro, con i molti comitati locali sorti intorno al lago per la difesa di rive, paesi, ambienti.
Il faticoso compito di tenere insieme il tutto è stato svolto egregiamente da Fiammetta Lang e Nico Palezzato, presidenti delle sezioni di Como e di Lecco di Italia Nostra.
Forse il riconoscimento da parte dell’Unesco del lago di Como come “patrimonio mondiale” può essere lontano (e non è nemmeno detto che sia indispensabile), di certo è fondamentale il suo riconoscimento da parte della popolazione come bene comune irrinunciabile del territorio. E incontri come quello di sabato sono un momento importante per coltivare una coscienza comune intorno a questo tema. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Global service, trattamento delle aree verdi

Presentato il nuovo Global service, pari trattamento per le aree verdi centrali e periferiche, monitoraggio mensile dei parchi pubblici ed un uso più razionale delle acque per l’irrigazione, i dettagli salienti dell’appalto assegnato al Consorzio servizi territoriali per circa 900 mila euro l’anno. Il Consorzio ha anche proposto di disboscare parte dei giardini della stazione Fs per togliere un rifugio alla microcriminalità.

È già operativo dal primo settembre, ma è stato presentato ufficialmente alla stampa solo oggi, il nuovo Global service che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi del Comune di Como. La premessa, che è anche l’obiettivo principale del nuovo appalto, è stata illustrata dall’assessore al verde pubblico Diego Peverelli: «Eliminare le differenze di trattamento tra la Convalle e le periferie per dare a tutta la città la stessa dignità». Si comincia quindi con il limite per l’altezza dell’erba, che non potrà in nessun caso superare i 12 centimetri e che nelle aree di pregio subirà limiti ancora più restrittivi, per continuare con un monitoraggio mensile dei parchi pubblici che verifichi anche lo stato degli arredi urbani (illuminazione, giochi, pavimentazione), i cui dati aggiornati saranno pubblicati su un sito Internet di prossima apertura.
Aumenterà poi la superficie di fiori nelle aiuole, con un incremento da 4.200 a 5.000 mq e verrà introdotto un uso più razionale dell’acqua per le irrigazioni. Il contratto prevede la pulizia bimestrale dei pozzetti e delle griglie di scolo e il Consorzio ha proposto l’installazione di sensori nelle centraline che comandano le irrigazioni per evitare di versare acqua inutile su aree già bagnate dalla pioggia e monitorare costantemente la quantità di acqua impiegata così da scoprire eventuali perdite (che nel 2007 costarono al Comune 7 mila euro).
Due novità miglioreranno infine l’immagine del Global service: il giardiniere di quartiere, addetto al monitoraggio costante delle condizioni delle aree verdi in ogni zona del Comune e l’istituzione del Pronto intervento verde urbano, che risponderà al numero 800904122, per accogliere le segnalazioni dei cittadini.
Il Consorzio servizi territoriali, che si è aggiudicato la gara d’appalto triennale per circa 900 mila euro l’anno, è composto da Riva giardini e Cip garden, che hanno erogato il servizio negli scorsi quattro anni, con l’aggiunta delle società Angolo Verde e Gamma Verde. Queste hanno avanzato alcune proposte di manutenzione straordinaria che dovranno essere vagliate dall’amministrazione caso per caso per cui è già previsto un finanziamento di circa 300 mila euro l’anno. Tra le più interessanti la riqualificazione dell’area circostante il lavatoio di via Baserga ad Albate e del posteggio del cimitero di Rebbio. Facendosi interprete del bisogno ossessivo di sicurezza il Consorzio propone anche di disboscare parte dei giardini antistanti alla stazione di San Giovanni, a sua detta degradati anche per colpa delle frequentazioni criminali. L’idea sarebbe quella di abbassare le siepi e diradare gli alberi così da eliminare gli spazi bui rifugio della microcriminalità. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Paco e Territorio sui rifiuti

Un film disperato che illustra la morte della terra in Campania, ma anche proposte e speranze nella serata organizzata da Territorio precario e Paco mercoledì 9 luglio nella piazzetta Martinelli.

Più di cento persone hanno partecipato alla serata organizzata da Paco e da Territorio precario per parlare di rifiuti e vedere il film documentario Biutiful Cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero che mostra il disastro ambientale campano degli ultimi anni.
Guido Ortolani di Territorio precario presentando la serata ha illustrato la situazione di crisi paradossale con «la presenza della camorra e di ampi settori del mondo imprenditoriale» che aumentano lo sfacelo, «l’esercito posto a difesa di luoghi ritenuti strategici, le discariche» e un settore quello degli inceneritori «remunerativo solo grazie agli incentivi Cip 6».
L’esponente di Tp ha poi ricordato i problemi determinati dal termovalorizzatore di Brescia, spesso preso a modello: «Dalle analisi nei terreni circostanti c’è una grande concentrazione di diossine, tanto che una delle aziende agricole vicine, quella dell’Istituto tecnico agrario ha dovuto chiudere».
Bruno Magatti, consigliere comunale di Paco, ha esposto la proposta di delibera di indirizzo per un miglioramento del servizio per il futuro bando per l’assegnazione della gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Una idea nata dopo un’indagine svolta sul campo presentata da Paolo Sinigaglia. L’esponente di Paco ha denunciato che «dai sacchi viola, in cui vengono gettati carta, latte e plastica, viene separata manualmente solo la plastica, mentre il resto diventa Cdr (combustibile da rifiuti)».
Il movimento della rondine propone di creare altre piazzole per la raccolta dei rifiuti, il passaggio dalla tassa alla tariffa sui rifiuti, passando dai metri quadri delle case ai chili prodotti, un sistema di sconti per chi li va a depositare i rifiuti direttamente in discarica, un ribasso più generalizzato per tutta la città se vengono raggiunte migliori percentuali di riciclaggio e maggiori in informazioni ai cittadini. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Nessuna nuova cava nel comasco

Ad eccezione delle ipotesi mozzatesi nel documento di indirizzo elaborato dalla Commissione ambiente provinciale. La delibera sarà approvata mercoledì prossimo dalla Commissione per poi affrontare il suo lungo iter.

Non è ancora stata approvata dalla Commissione ambiente la delibera d’indirizzo sul Piano Cave, ma la prima bozza del documento è stata resa pubblica ieri per volontà del presidente di commissione Giancarlo Galli.
Una prima nota riguarda il metodo utilizzato dalla Commissione per redigere il documento: a differenza della proposta dell’assessore all’ecologia Francesco Cattaneo, che spingeva per un rapido svolgimento dell’iter sotto la minaccia del commissariamento regionale, i componenti della Commissione hanno scelto di procedere per consultazioni preventive, raccogliendo i pareri delle associazioni di categoria e dei sindaci interessati.
Proprio su indicazione di questi ultimi si è preferito escludere le ipotesi di apertura di nuove cave, ventilata nei mesi passati sulla stampa. Niente ruspe quindi a Cermenate, Asso e Fino Mornasco, per citare tre dei molti siti precedentemente individuati. Dovrebbe invece prendere corpo l’ipotesi di apertura di una cava a Mozzate, per cui il sindaco ha espresso parere favorevole, nonostante il protocollo firmato alcuni anni fa tra l’amministrazione mozzatese e quella provinciale che impediva grossi interventi nel Comune della bassa già afflitto dalla più grande discarica comasca e dal passaggio della Pedemontana. Dalla realizzazione della nuova bretella stradale saranno ricavati 2 milioni di metri cubi di materiali su 15 milioni previsti, i rimanenti saranno recuperati principalmente dallo sfruttamento, fino ad esaurimento, delle cave esistenti.
Quindi perché il documento non è stato approvato? Risponde Giancarlo Galli: «Il rinvio dell’approvazione definitiva deriva dalla necessità di un’ulteriore verifica per i siti di Cucciago e Locate Varesino. In ogni caso l’iter dovrebbe concludersi mercoledì prossimo dopo aver sentito gli amministratori locali».
«Per la discarica di Locate il sindaco ha detto “ni” – spiega Renato Tettamanti (Prc) – Avendo scelto un metodo di lavoro basato sul consenso delle amministrazioni locali, dobbiamo capire le intenzioni del primo cittadino locatese».
Ben diversa la situazione per la cava di Cucciago, per cui l’amministrazione locale ha più volte deliberato la chiusura. L’impianto è attivo da ormai 30 anni e la commissione ritiene irrealizzabile l’ipotesi di ampliamento per aumentare di 2-3 milioni di metri cubi l’escavazione, almeno finché non venga realizzata la variante alla provinciale 27.
L’amministrazione di Cucciago ha proposto un tetto massimo di 400 mila metri cubi, ma Paola Sala (Fi), consigliere provinciale eletta a Cantù, e con lei il gruppo di Forza Italia, non hanno votato la proposta a causa delle implicazioni viabilistiche e ambientali che incidono direttamente sulla città del pizzo. Si attende quindi una nuova consultazione dei comuni del canturino per una proposta definitiva.
L’obiettivo dichiarato è di portare il documento di indirizzo in Consiglio provinciale entro fine luglio. Ricevuto il via libera consiliare, gli uffici provinciali redigeranno la Vas, strumento molto importante dato il forte impatto ambientale caratteristico del Piano. Se tutto dovesse procedere secondo i progetti, il Piano cave verrebbe sottoposto all’esame del Consiglio entro fine anno. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio 2008

La Garibaldina bis si farà. Il consiglio provinciale respinge la mozione che chiedeva un ripensamento sull’opera. Carioni continua a tacere sull’aumento di stipendio al presidente della Spt Holding.

La preliminare di Renato Tettamenti (Prc) sull’aumento di stipendio al presidente di Spt spa Holding ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio: «Non più di tre mesi fa questo consiglio deliberò la riduzione del consiglio di amministrazione della Spt Holding, e Carioni ci ricordò che il presidente della società era espressione dell’amministrazione provinciale. Ora, in virtù del nuovo incarico di amministratore d’esercizio, lo stipendio di Gandola raggiunge i 71 mila euro lordi l’anno, e lei, presidente, non ha ancor rilasciato dichiarazioni a proposito sulla stampa locale. Credo sia suo dovere esprimersi in questa sede e sia nostro diritto saperlo, dato che oltre all’aumento, Gandola occupa sia la posizione di direttore che di diretto». Il presidente Leonardo Carioni si è detto «d’accordo con molte delle questioni evidenziate da Tettamanti», ma non si è sentito in dovere di esprimersi in consiglio, preferendo rimandare il suo giudizio all’assemblea dei soci di Spt Holding, a sua detta «la sede opportuna per pronunciarsi».
«Finalmente – ha preso la parola Maria Rita Livio (Pd) illustrando la mozione all’ordine del giorno – il consiglio prende in considerazione l’argomento Garibaldina bis (il tracciato nell’immagine), dando una risposta anche ai comitati – presenti con una cinquantina di attivisti – che da due sedute ci fanno visita inutilmente. Presentando questa mozione chiediamo all’amministrazione un ripensamento su una grande opera che trova contrari tutti i sindaci e i cittadini del territorio. La prima richiesta degli abitanti dell’Olgiatese è infatti il completamento della variante alla Briantea, strada che assorbe la maggior quota del traffico tra Como e Varese, anche perché la più vicina alle attività industriali. Come se non bastasse la linea rossa che individua il tracciato della nuova strada corre parallela alla ferrovia Grandate-Malnate, mandando in fumo il progetto di pista ciclabile adiacente ai binari, che a Villa Guardia è già quasi realtà».
«Occorre anche un accordo quadro di programma – ha aggiunto Mauro Guerra, capogruppo del Pd – con Regione, Anas e Fs per definire le priorità viabilistiche del territorio in un’ottica unitaria».
Pietro Cinquesanti, assessore alla viabilità, dichiara di voler realizzare le strade di sua competenza in tempi ragionevoli, e non importa se è lui stesso a ricordare che l’iter della Garibaldina bis è partito nel lontano 1999. «Abbiamo sottoscritto negli anni – continua l’assessore – accordi di programma con i sindaci dell’olgiatese, che non sono mai stati revocati da atti ufficiali dei nuovi sindaci».
Riappare anche l’ipotesi autostradale per il collegamento tra Como e Varese. A sponsorizzarla, come riferisce Carioni, sarebbero questa volta le associazioni di categoria di Como, Lecco e Varese. Il presidente si è detto comunque contrario a questa ipotesi, almeno finché non venga redatto un serio studio di fattibilità, che prenda in considerazione il flusso di veicoli che verrà dirottato sulla Pedemontana. Prima di cedere la parola il presidente ha ricordato che «finché l’ipotesi autostradale sarà all’ordine del giorno, l’Anas non finanzierà di sicuro la variante alla Briantea».
Giordano Minotti (Lega nord) ha accusato la minoranza di strumentalizzare la protesta dei comitati, opponendo una «sterile e intransigente opposizione» ad un’opera fondamentale per rilanciare il rapporto Como-Varese, i due poli dell’università dell’Insubria. Anche l’esponente leghista ha ribadito la volontà di «spendere i soldi della Provincia per opere provinciali». Giancarlo Galli (Popolari) ha invece giustificato la realizzazione dell’opera con la crisi permanente del sistema viabilistico lombardo «che non garantisce la mobilità, ma bensì l’immobilità. In un contesto del genere quindi anche le opere meno suggestive vanno supportate». Sostegno che si è concretizzato nei voti contrari alla mozione, bocciata senza appello. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

La Holcim di Merone su Altreconomia

Altreconomia dedica un servizio agli Inceneritori mascherati da cementifici con limiti di emissioni più permissivi rispetto ai termovalorizzatori tradizionali parlando della Holcim di Merone da sempre accusata dagli ambientalisti di inquinare il territorio.

In Italia sono presenti una novantina di cementifici che, per produrre 47 milioni di tonnellate di cemento, bruciano pet-coke, uno scarto della raffinazione del petrolio, combustibili derivati da rifiuti (cdr), pneumatici e rifiuti solidi urbani.
Sul numero di maggio di Altraeconomia è possibile leggere il servizio Gli inceneritori nascosti – Scoprire cosa bruciano i cementifici, che parla anche dell’impianto di Merone.
La rivista si può trovare nelle botteghe equosolidali del comasco: Garabombo in via Milano 263 a Como,Il Ponte in via Carcano 10 a Cantù, Mondo Equo in piazza San Cristoforo 1 a Guanzate, Shongoti in via Mazzini 57 a Erba.

L’assemblea di Territorio precario contro le paratie

Nell’assemblea di giovedì 8 maggio la rete Territorio precario si è posta l’interrogativo di come attivarsi per rispondere ai continui tentativi di stravolgere il territorio da parte dell’Amministrazione locale.

Circa trenta persone hanno partecipato giovedì 8 maggio alle 21 alla sala Noseda della Camera del lavoro all’assemblea proposta da Territorio precario. Dopo l’introduzione volta a spiegare che cosa è e di che cosa si occupa la rete che opera da diversi anni Lidia Martin, di Tp, ha sottolineato lo scopo dell’incontro: coinvolgere i cittadini sulla tematica delle paratie. Guido Ortolani, di Tp, ha ricordato che il progetto, che è stato pubblicizzato principalmente come un allargamento del Lungolago, in realtà è un vero e proprio stravolgimento urbano. La tendenza è quella di sviluppare la città a tutti i costi, una sorta di mania per le grandi opere. Anche Expo 2015 darà la possibilità agli amministratori locali di proseguire in questa distruzione-appropriazione irrimediabile del territorio e dei beni comuni.
Le proposte, gli studi e i progetti alternativi – hanno ricordato sia Lidia Martin che Mario Lucini (consigliere comunale del Pd) – con minore impatto sia visivo che economico erano molti: ad esempio una regolazione più saggia del livello degli invasi a monte e dell’apertura della barriera a valle del Lario. Lucini ha rammentato che il progetto delle paratie non è mai approdato in Consiglio comunale, ma è stato comunque approvato solo perché inserito nel “calderone” del bilancio. I margini di intervento da parte dei consiglieri comunali sono stati molto scarsi: la minoranza ha potuto presentare solo mozioni che sono state prontamente bocciate dalla maggioranza.
Il problema maggiore, sottolineato da alcuni dei presenti all’incontro, è che i lavori sono oramai partiti e che poco si può fare oggi per contrastare il progetto. Fabio Cani ha fatto notare che l’opposizione a questa “grande opera” è partita presto, nel 1996, poi però si è “inabissata”. Oggi – ha continuato – non è tardivo cercare di riportare l’attenzione sulla problematica, perché le paratie sono sintomo di una percezione stravolta della realtà: numerosi sono ormai gli interventi con i quali l’Amministrazione comunale tenta di mettere le mani sul territorio.
Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci di Como, ha indicato il tema delle paratie come punto di partenza per riflettere, per mobilitarsi invitando a sviluppare una presenza costante dove le paratie sono in costruzione per parlare di queste e di tutti gli altri esempi di attacco al territorio. Danilo Lillia ha evidenziato quanto sarebbe importante superare, soprattutto in questo momento post-elettorale, la frammentarietà e fare rete.
Serve un’idea o un progetto di città differente, un’alternativa che sia più appetibile per i cittadini, ha dichiarato Manuela Serrentino. Non ci si dovrebbe dimenticare lo slogan che si usava qualche anno fa: «Un altro mondo è possibile» che al suo interno portava un sogno che era più convincente e costruttivo di tutte le frasi di denuncia usate oggi. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Il risparmio energetico in casa

Terzo appuntamento nel comune di Bulgarograsso del percorso Vivi sostenibile organizzato dall’associazione L’isola che c’è, mercoledì 7 maggio. Si è parlato di Risparmio energetico in casa con Michele Metzger di Equa.

«Le energie rinnovabili sono quelle forme di energia generate da fonti che sono in grado di rigenerarsi o non sono esauribili nella scala dei tempi umani e il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future», si tratta di una definizione nota – ha esordito Michele Metzger di Equa (www.equaenergia.it) di fronte a una quindicina di persone – ma sicuramente utile per introdurre il tema della serata: Il risparmio energetico in casa. «Siamo sempre più dipendenti da altri Paesi per l’approvvigionamento di energia – ha continuato il relatore – si parla di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile entro la fine del 2008. In questo contesto è indispensabile valutare non solo l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (il solare fotovoltaico e termico, l’energia idroelettrica, eolica, geotermica e le biomasse) ma anche risparmiare energia con piccoli accorgimenti quotidiani: scegliere lampadine a basso consumo, acquistare elettrodomestici di classe A o superiore, recuperare l’acqua piovana per innaffiare il giardino o per lo scarico del wc, ombreggiare i locali in estate, ecc.».
«Il 40 per cento dell’energia totale è consumata dal settore domestico – ha sottolineato Metzger – di questo 40 per cento il 65 per cento serve a riscaldare le case e produrre acqua calda. Le abitazioni possiedono una potenzialità elevata di risparmio energetico ed è necessario pensare ad interventi mirati per migliorarne l’efficienza».
La Regione Lombardia si sta muovendo in questo senso e ha definito una serie di requisiti di risparmio energetico degli edifici che, in linea con le disposizioni nazionali, verranno valutati in base alla classe di appartenenza: A, per gli edifici più efficienti, fino a G per quelli che disperdono più calore; gli edifici di nuova realizzazione dovranno rientrare almeno nella classe C. È stato inoltre creato – ha spiegato il relatore – un database nel quale verranno raccolte le schede relative a tutti gli edifici della regione, secondo i dati fin’ora raccolti il 90-95 per cento delle abitazioni rientrano nell’ultima classe.
Sollecitato dalle domande dei partecipanti Metzger ha illustrato una serie di accorgimenti per ridurre la dispersione di calore nelle abitazioni, in alcuni casi molto costosi come la installazione del cosiddetto “cappotto”, un rivestimento con materiali isolanti sulle pareti esterne di un edificio, oppure meno onerosi come l’eliminazione di ponti termici o l’istallazione di caldaie a condensazione, decisamente più efficienti di quelle tradizionali.
In chiusura il relatore ha accennato brevemente alla possibilità di riscaldare l’acqua per le necessità sanitarie con l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, ma data l’ora tarda non ha avuto la possibilità di approfondire. [Greta Pini, ecoinformazioni]

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