Ambiente

Quando la mobilità diventa leggera

Nel secondo appuntamento del percorso Vivi sostenibile promosso dall’associazione L’isola che c’è si è parlato di mobilità sostenibile e turismo responsabile con Marco Castiglioni e Filippo Camerlenghi.

«L’associazione la Città possibile – ha esordito l’architetto Marco Castiglioni – si occupa di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini intorno ai temi della riconquista e trasformazione degli spazi urbani. Il nostro obiettivo primario, in collaborazione con amministrazioni e cittadini, è quello di mettere a punto nuove politiche degli spazi urbani ispirate ai principi dell’ecologia urbana». Dal 1994 – ha spiegato il relatore alla trentina di presenti – Città possibile è impegnata in una serie di campagne per la riconquista degli spazi verdi, la sistemazione dei cortili scolastici, l’attuazione di interventi di moderazione della circolazione, ecc. «La mobilità è un aspetto essenziale del vivere quotidiano – ha proseguito Castiglioni – ed è in stretta relazione con molti aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito ad aumentare il numero di persone che si spostano con l’auto. I mezzi pubblici, infatti, non sono in grado di servire tutte queste zone contemporaneamente». L’eccesso di motorizzazione privata – ha chiarito il relatore – non solo compromette la mobilità, ma è rischioso per la salute. I dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) del 1998 parlano di 3.500 decessi per inquinamento, ogni anno, e di 1.900 ricoveri per problemi respiratori dovuti all’inalazione di sostanze tossiche aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito prodotte dalle auto. Senza contare che, secondo i dati Istat/Aci relativi al 2004, dei 224 mila incidenti che sono avvenuti sulle strade italiane il 74 per cento si è verificato nelle aree urbane. La macchina è diventata una protesi della quale non riusciamo a liberarci, pensiamo i nostri spostamenti sempre in termini di auto – ha sottolineato il relatore – senza prendere in considerazione mezzi alternativi».
Castiglioni ha introdotto il concetto di intermodalità, la possibilità di mettere in relazione diverse modalità di trasporto, per utilizzare il mezzo più adatto in base alle nostre esigenze. L’integrazione modale – ha chiarito l’architetto -permette di creare un effetto di sinergia tra mezzi di trasporto differenti e garantisce un risparmio in termini di costi economici, una maggiore sostenibilità degli stili di vita e una migliore qualità della vita, una riduzione del traffico e dell’inquinamento. Questo modo di muoversi è già una realtà in molti paesi europei, in Italia invece, secondo Castiglioni, «il trasporto pubblico, per come è strutturato, non è in grado di assolvere da solo le esigenze di mobilità di tutti i cittadini. Occorre valutare altri strumenti alternativi». Il relatore ha parlato quindi di minibus, di car pooling, di car sharing e di pedibus.
I minibus a chiamata sono un’alternativa alla macchina per tutti quegli utenti che vivono in zone “a domanda debole”, dove i mezzi pubblici sono sottoutilizzati ed effettuano un numero limitato di corse. Il servizio a chiamata prevede che i cittadini possano, prenotandosi telefonicamente, comunicare la fermata e l’ora di partenza.
Il car pooling, invece, prevede la condivisione della stessa auto da più persone che compiono un medesimo tragitto, mentre il car sharing è un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio vicino al proprio domicilio, e pagando in base all’uso reale. L’automobile da bene di consumo diventa così solo un servizio, favorendo un cambio di prospettiva da parte degli utenti e una maggiore consapevolezza dei reali costi di utilizzo.

Il pedibus, infine, non è altro che un autobus a piedi, che accompagna i bambini da casa a scuola e viceversa percorrendo un itinerario preciso, con orari e fermate stabilite. É guidato da genitori, volontari ed insegnanti e oltre a contribuire a ridurre l’inquinamento consente ai bambini di muoversi, di socializzare e abituarsi alle regole della strada divertendosi.
La diffusione di questo modello di spostamento, nel prossimo futuro – ha concluso il relatore – sarà soggetto ad un potenziamento del servizio di trasporto pubblico, all’adozione di adeguati strumenti di pianificazione (ad esempio il Piano urbano della mobilità), ad azioni di disincentivo dell’uso dell’auto da parte delle amministrazioni, alla definizione di logiche di rete, con la creazione ad esempio di zone di interscambio in prossimità delle stazioni, dove depositare le biciclette, e all’istituzione di un biglietto unico per l’utilizzo combinato di più mezzi (ad esempio tram, autobus e treno).
Filippo Camerlenghi, rimasto a corto di tempo per il dilungarsi dell’intervento di Castiglioni, ha cercato in pochi minuti di fare chiarezza sul concetto di turismo responsabile: «non esiste una definizione precisa e non esistono parametri che chiariscono con precisione che cos’è il turismo responsabile. Si tratta di un approccio – ha spiegato il relatore – caratterizzato da una duplice preoccupazione che il turista deve avere nei confronti dell’ambiente dei luoghi che visita e del benessere delle popolazioni che vi abitano. Il concetto di sostenibilità va quindi inteso in senso economico, ambientale e sociale». Molto spesso – ha proseguito Camerlenghi – l’espressione viene utilizzata in riferimento al turismo nei paesi in via di sviluppo o comunque rivolto verso paesi lontani, ma in realtà «questo tipo di turismo si può fare anche in provincia di Como. Accanto alle grandi destinazioni i tour operator offrono sempre di più itinerari enogastronomici, visite a musei etnografici e a realtà poco conosciute, proprio perché l’interesse turistico è cambiato negli ultimi anni. Il turismo responsabile non è altro che una risposta a questi nuovi bisogni e applicato al nostro territorio potrebbe conferirgli nuovo valore». [Greta Pini, ecoinformazioni]

BiciAmo, in bicicletta per le vie di Como

Cinquanta persone si sono date appuntamento a Porta Torre per percorrere poi in bicicletta le vie di Como sabato 15 marzo per BiciAmo, una pedalata a sostegno dell’uso urbano della bicicletta.

Dopo la raccolta di quasi duemila firme per richiedere lo studio di un Piano della mobilità ciclabile all’amministrazione comunale, i comaschi amanti della bicicletta si sono ritrovati a Porta torre sabato 15 marzo alle 15 per una nuova pedalata di BiciAmo, il progetto dell’associazione La città possibile di Como per la promozione dell’uso della bicicletta in città.
Erano circa cinquanta, biciclette al seguito e campanacci in mano, pronti a percorrere i dieci chilometri del tragitto lungo le principali vie della città, per testimoniare concretamente la scelta di molti cittadini del mezzo di trasporto più ecologico e invitare gli stupiti passanti ad unirsi al festoso gruppo.

L’approccio biologico all’agricoltura per il progetto Vivi sostenibile

Per il progetto Vivi sostenibile Martino Bargero dell’omonima Azienda agricola ha introdotto l’approccio biologico in agricoltura. Giovedì 6 marzo una ventina di persone a Gironico hanno partecipato all’incontro organizzato dall’Isola che c’è.

È ripartito con l’incontro sull’agricoltura biologica il progetto Vivi sostenibile nel Comune di Gironico. Il relatore, Martino Bargero, che lavora da anni nella sua azienda agricola, ha illustrato al pubblico presente le differenze tra diverse modalità di approccio all’agricoltura. Dato che l’agricoltura chimica, con il suo tendere a massimizzare il raccolto minimizzando la diversità, ha creato problemi all’ambiente, alcuni agricoltori hanno intrapreso la via del biologico. L’agricoltore biologico non fa semplicemente crescere delle piante, ma ricrea il loro habitat naturale e conserva le specie di parassiti che svolgono un ruolo nella crescita. È un approccio diverso alla coltivazione. «Si tende a dividere gli operatori in buoni e cattivi» ha commentato il relatore «i buoni sarebbero gli agricoltori biologici, i cattivi quelli che utilizzano fertilizzanti chimici. In realtà non è così. Sono solo due approcci diversi allo stesso problema». Per Martino Bargero «il modo di fare agricoltura è lo stesso con cui conformiamo il mondo. È la società che determina l’agricoltura». A seconda delle esigenze sociali si costruisce il tipo di coltivazione. La nostra vita frenetica, dove si ha tempo il sabato di fare la spesa solo nell’ipermercato dove si può trovare tutto, devasta le coltivazioni tipiche del territorio, imponendo a determinate aree un solo tipo di coltura, con vantaggio solo per le grosse catene di distribuzione. «Tutti noi mangiamo lattuga, ma nella nostra zona non si coltiva» ha fatto notare. Questa riflessione porta a chiedersi il reale valore di ciò che scegliamo di mangiare, di come noi e le nostre viziate abitudini alimentari stiano in realtà sconvolgendo equilibri ambientali saldi da millenni. Nel progetto Vivi sostenibile, si sta scegliendo invece di riscoprire i sapori locali organizzando gruppi d’acquisto solidale (Gas), che prevedono la compra di prodotti da produttori biologici e il più possibile vicini, nei quali una persona a turno si occupa dell’acquisto, risparmiando così tempo e riallacciando i rapporti tra persone, attraverso un consumo più naturale e sano. La serata si è conclusa con domande pratiche sul mantenimento dell’orto, facendo emergere quanto ancora questa pratica, fino a pochi anni fa così diffusa non per svago, ma per reale bisogno, stia riemergendo come alternativa a prodotti sempre più economici e pericolosi per la salute. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Pasquetta sotto i cedri

L’iter per l’abbattimento dei due cedri di via Matteotti ad Asso procede con il parere non ostativo della Commissione lavori pubblici e viabilità della Provincia di Como per la quale la costruzione di una rotonda davanti al municipio sarebbe un intervento migliorativo che favorirebbe una maggiore sicurezza della trafficata arteria valassinese. Ma l’impegno dei numerosi cittadini che nelle ultime settimane si sono mobilitati per la salvezza delle due maestose piante continua nel segno della protesta nonviolenta e creativa.

L’appello è ora  per una festa-presidio per la giornata di Pasquetta, lunedì 5 aprile, con un pic nic proprio sotto i due cedri. «Partecipate numerosi e portate roba buona da mangiare e da bere. A quanti vogliono bene a questi alberi: potrebbe essere l’ultima che facciamo» è l’invito degli amministratori del gruppo di Facebook Salviamo la cascata Vallategna, che ha raggiunto il ragguardevole numero di 2353 fan e propone ora una discussione costruttiva con la condivisione di proposte per la valorizzazione dell’area della cascata alternative alla costruzione del supermercato.
In numerosi esercizi commerciali di Asso continua inoltre la raccolta di firme per chiedere il blocco del progetto e grazie al contributo del Fai (Fondo Ambiente Italiano) sarà possibile firmare anche a villa La Rotonda e villa Mezzanotte a Inverigo sabato 27 e domenica 28 marzo in occasione della Giornata di Primavera.
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