Una tappa per la costruzione di una società diversa
Chiusa L’isola rimane un patrimonio di relazioni e di saperi da coltivare ed estendere sfidando le minacce della cattiva politica, particolarmente brutale nel nostro territorio, e dell’omologazione consumistica, capace di trasformare in merci persino i beni più preziosi.
Non è la prima volta che L’isola che c’è fa registrare un successo di presenze. Gli organizzatori sono abituati a vedere migliaia e migliaia di persone affollare il Parco di Villa Guardia. Questo ormai non fa notizia e forse non è nemmeno così importante. Sappiamo che persino iniziative nate in totale alterità al “mercato” liberista possono, diventate di massa, talora perdere ogni potere eversivo sulle ingiustizie planetarie e locali che avvelenano l’ambiente e i popoli.
Ma è una buona notizia la presenza di tanti stand nei quali centinaia di volontari delle più diverse associazioni, cooperative, gruppi più o meno formalizzati, si sono prodigati (il lavoro è iniziato venerdì e continua ancora mentre scriviamo) per solidarietà, inventiva, voglia di cambiare il mondo per costruirne uno nuovo. È una buona notizia vedere, come è successo sia sabato 20 che domenica 21, centinaia di persone affollare i luoghi di dibattito anche quando i temi erano tanto lontani dall’Isola dei famosi (must culturale dei nostri tempi) da sembrare improponibili e destinati solo a una piccola nicchia di utopisti, belle persone un po’ sciocche e fuori dal mondo.
È una buona notizia sapere che, anche se forse una parte delle merci scambiate all’isola andrà a riempire case traboccanti di oggetti inutili, destinati a diventare inesorabilmente rifiuti, molti dei partecipanti si sono arricchiti alla fiera. Hanno conosciuto problemi e speranze di una bella fetta di mondo, hanno visto fioriti i centofiori di un’economia altra, di una cultura altra, di uno stare insieme diverso. Si sono divertiti con gli spettacoli e soprattutto si sono conosciuti e salutati tra loro. Una tappa per la costruzione di una società diversa. Ma bisognerà naturalmente non rimanere in un’isola. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
Presentata da Francesco Tampellini, referente del gruppo di lavoro per l’energia dell’Isola che c’è, è stata portata ad esempio l’esperienza dell’associazione Solare collettivo, un gruppo impegnato nella co-partecipazione, la gestione comune e diretta da parte dei cittadini, di distribuzione e produzione di energia elettrica.
Significativa la scelta della prima relatrice Renata Marini, insegnante, che ha parlato de L’ozio padre delle virtù?, di lasciare due minuti di riflessione prima di incominciare a parlare. Marini ha ricordato l’origine della parola otium, e del suo contrario negotium, nella classicità. Dove il secondo termine era inteso come lavoro per lo stato, la res publica, e il primo significava la libertà di dedicarsi ai propri interessi come la lettura e la scrittura una concezione che non aveva assunto ancora una valenza negativa. «Il cambiamento di significato è iniziato con la perdita delle libertà politiche, con l’Impero, quando l’otium è diventato un obbligo per la classe dirigente» ha precisato Renata Marini. Una connotazione negativa che si è rafforzata con l’avvento del cristianesimo «nelle Scritture, nel Libro di Ezechiele, è definito come una malattia generatrice di malizia». Nella sintesi quindi della cultura latina-greca e cristiana avvenuta nel Medio evo si è quindi arrivati ad una duplice valenza del termine, utilizzato in maniera classica ancora dall’umanista Leon Battista Alberti, che quando “oziava” dipingeva.
All’Isola che c’è, domenica 21 settembre, sotto il tendone dello Spazio dibattiti, Giuseppe Leoni, coordinatore del nascente circolo della Decrescita felice di Como, ha aperto il dibattito con Maurizio Pallante che ha offerto un approfondimento ampio e chiaro per spiegare alla sessantina di ascoltatori cos’è la decrescita.
Almeno 15 mila presenze per la due giorni dell’altra economia che si è svolta a Villa Guardia sabato 20 e domenica 21 settembre. Affollati gli stand degli espositori e in alcuni casi persino esauriti i cibi biologici messi a disposizione dai produttori locali presenti all’appuntamento con L’isola che c’è. Hanno completato il nuovo successo dell’iniziativa le moltissime presenze ai dibattiti [i resoconti saranno pubblicati nella nostra edizione di martedì 23 settembre], mai così affollati come quest’anno, ai laboratori e alle animazioni per bambini. Ulteriore elemento di soddisfazione per gli animatori della fiera è stato la tenuta, nonostante l’oggettiva complessità dell’evento, della macchina organizzativa che fonda la sua efficienza sull’impegno di moltissimi volontari. Migliaia anche le copie delle Pagine arcobaleno (curate, come tradizione, da ecoinformazioni) distribuite.
Mentre a Roma i lavoratori della sanità privata chiedono con un corteo alle associazioni datoriali di aprire un tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto, anche a Como è stata organizzata una iniziativa di protesta. Oltre allo sciopero nazionale, le Rsu comasche si sono date appuntamento la mattina di giovedì 18 settembre per un presidio con volantinaggio davanti all’ospedale Valduce, fiore all’occhiello della sanità privata comasca, nonché «l’ospedale dei comaschi – tiene a sottolineare un delegato che lavora nella struttura – quello a cui i cittadini si rivolgono per le emergenze e gli esami».
A breve entrerà in vigore un’ordinanza comunale, concordata con la Prefettura, che inasprisce il divieto di accattonaggio nel capoluogo lariano. Si tratta, come spiega Palazzo Cernezzi in una nota, di una misura volta a «contrastare un fenomeno che ha subito un vero e proprio incremento negli ultimi tempi, nel numero di coloro che richiedono denaro anche in forma petulante e modesta [sic], avvalendosi soprattutto di minori o simulando malformazioni o menomazioni».
