Società

Da Merone in Centroamerica per l’acqua

acquaParte la Carovana centroamericana dell’Acqua una iniziativa di solidarietà con i movimenti a difesa dell’acqua del Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras. «Porteremo in Italia le esperienze di lotta contro la privatizzazione dell’acqua» afferma Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone e consigliere nazionale del Contratto mondiale sull’acqua.

Partirà dall’Italia l’8 di novembre la Carovana centroamericana dell’acqua, organizzata da associazioni e Ong impegnate in progetti di cooperazione internazionale, in particolare in America Latina.
«La Carovana – si legge in un comunicato del Circolo ambiente di Merone – nel periodo che va dall’8 al 22 di novembre toccherà molte città e villaggi di quattro Paesi dell’America Centrale: Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras».
Luoghi in cui il 58 per cento delle persone che vivono nelle campagne e il 13 per cento nelle città non hanno accesso all’acqua, pur avendo 120 bacini idrografici, di cui 23 internazionali, il 10,7 per cento dei bacini del pianeta.
L’iniziativa, a cui parteciperanno anche parlamentari europei ed italiani, consiglieri comunali e provinciali, responsabili di aziende pubbliche dei servizi idrici, rappresentanti di associazioni e Ong, è «uno strumento di solidarietà e di sostegno alle mobilitazioni messe in atto dalle comunità dell’America Centrale impegnate nella difesa delle proprie risorse idriche dai processi di privatizzazione e di mercificazione della loro gestione» oltre che «un’occasione di incontro per i rappresentanti di movimenti italiani ed europei e per gli eletti di enti locali, impegnati a difesa dell’acqua, per costruire una rete anche in preparazione al Forum Sociale Mondiale di Belem, Amazzonia, che si terrà a gennaio 2009 e al Forum Mondiale dell’Acqua di Istanbul nel marzo 2009».
Roberto Fumagalli, che ha già avuto modo di conoscere comunità locali in lotta a difesa dell’acqua in precedenti viaggi in America Latina, ha precisato che «Anche da noi in Italia, e in particolare in Lombardia, l’acqua rischia di essere privatizzata. Esistono infatti nuove leggi nazionali e regionali che obbligano a mettere a gara la gestione degli acquedotti. Al contrario l’acqua è un bene comune e come tale deve essere gestito solo a livello pubblico. Per questo ci alleeremo con i movimenti centroamericani per far fronte comune contro la privatizzazione dell’acqua».
Per sostenere la Carovana dell’Acqua si può inviare un contributo a: Italia – Cuscatlan Banca di Legnano Ag. Turbino; Causale: Progetto Carovana; Iban: IT46 O 03204 33940 000000008365.

Non festa, ma tragedia

pace4 novembre 1918-2008. La grande guerra fu una grande carneficina, editoriale di Mao Valpiana direttore di Azione nonviolenta.

«La “festa” militarista del 4 novembre è stata voluta ed istituita dal fascismo. E ora che gli eredi culturali del ventennio sono arrivati al potere, quella festa vogliono rilanciare. Non solo caserme aperte, esposizione pubblica di carri armati, parate in divisa, ma anche militari nelle scuole a raccontare ai giovani l’epopea della “grande guerra”. Alla festa per la vittoria si è aggiunta quella per l’unità nazionale ed anche la Giornata delle Forze Armate. Ogni anno, in ogni città, le autorità civili, militari, religiose, si ritrovano tutte unite per legittimare eserciti e guerre. Stiamo assistendo ad un arretramento culturale. Le parole perdono il loro significato. Non si dice più “carneficina di uomini”, ma “intervento militare per portare la pace”. La guerra ormai è entrata nelle coscienze di molti, per annullarle. Ed ora si vuole persino riscrivere la storia!
Alle iniziative militariste del ministro La Russa dobbiamo rispondere con una campagna culturale che ristabilisca la verità storica, che valorizzi il dettato costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra”. Il Movimento Nonviolento, Beati i costruttori di pace e Peacelink hanno proposto di trasformare il 4 novembre in una giornata di studio e di memoria, in una giornata di ripudio della guerra, invitando ogni persona di buona volontà e di buon senso (soprattutto gli insegnanti) a dire pubblicamente la verità storica, invitando i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere della pace e della nonviolenza… Bisogna diffondere la voce di chi si è opposto alla guerra perché voleva la pace. Oramai in tutte le scuole i libri di storia hanno rivisto il tradizionale giudizio positivo sulla prima guerra mondiale e oggi prevale una netta disapprovazione di una guerra che fu una carneficina e che poteva essere evitata portando all’Italia Trento e Trieste mediante una neutralità concordata con l’Austria. Ci chiediamo per quale oscura ragione il livello di consapevolezza raggiunto dalla cultura venga demolito dalla retorica governativa. Non comprendiamo come possa essere che una guerra venga celebrata in piazza, e quella stessa guerra sia disapprovata nei libri di scuola. Ecco perché ci dobbiamo dissociare dalle cerimonie ufficiali. Il popolo della pace – in nome della nonviolenza – deve dire ancora una volta no alla guerra. In nome della pace e della Costituzione. In nome di tutti quegli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti. In nome di tutti i disertori che non vollero partecipare a quella che il papa Benedetto XV definì “un’inutile strage”. La realtà storica ci dice che i veri costi umani di quella guerra furono per l’Italia: 680.071 morti; 1.050.000 feriti di cui 675.000 mutilati. Per l’Austria – Ungheria: 1.200.000 morti; 3.620.000 feriti. I morti di tutti i paesi coinvolti furono quasi 10 milioni. Queste le conseguenze di una folle decisione del re e del governo contro la volontà del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari); furono uccisi, feriti, mutilati 2.405.000 italiani, contadini e poveri, e 4.820.000 austriaci e ungheresi, per conquistare all’Italia terre che si potevano ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti. Bisogna ricordare che chi non combatteva veniva fucilato dai carabinieri italiani. Il sentimento di pace degli italiani venne violentato da un militarismo spietato, che avrebbe poi aperto le porte al fascismo. Noi ricordiamo con rispetto e con pena profonda le vittime civili e militari di tutte le guerre. Piangiamo tutti i morti della prima e della seconda guerra mondiale, ed oggi delle guerre in Afghanistan, in Iraq, in Israele, in Palestina, in Cecenia, in Congo, in Tibet, siano essi civili o militari, uomini o donne, italiani o di qualsiasi altra nazionalità. Rende vero onore alle vittime soltanto chi lavora tenacemente per rendere illegittima ogni guerra ed escluderla dai mezzi della politica, per sciogliere gli eserciti ed istituire i corpi civili di pace per una polizia internazionale sotto egida dell’Onu. Non gli eserciti hanno diritto a render omaggio alle vittime (di ieri e di oggi), ma chi alle guerre si oppone; solo chi è costruttore di pace e si batte affinché mai più ci siano guerre domani, può ricordare le vittime delle guerre di ieri senza offenderle ancora. Noi pensiamo che perseverando in questa azione rigorosamente nonviolenta, anno dopo anno riusciremo a rendere sempre più partecipate le nostre iniziative di memoria, e rendere sempre più evidente l’ipocrisia e l’immoralità dei militari scandalosamente in festa innanzi alle tombe delle vittime. Noi pensiamo che il 4 novembre possa e debba diventare una giornata di memoria contro tutte le guerre e di impegno per la pace».

300 canturini non razzisti

Non bastano, sabato 25 ottobre,  37 associazioni aderenti all’iniziative per riempire la piazza XX settembre. Un presidio storico che ha dimostrato la capacità della società civile canturina di opporsi a provvedimenti razzisti e xenofobi, ma non riesce a coinvolgere l’intera città nella lotta contro la barbarie dei provvedimenti della Giunta Sala.

Una bella festa, con tutti i colori della solidarietà canturina, con i volti noti dell’impegno sociale del volontariato, dei sindacati e dei partiti dell’opposizione. Una festa civile con la presenza forte e significativa di cittadini immigrati impegnati nella difesa di diritti che sono alla base del vivere civile di tutti non solo degli “stranieri”.
Grande coesione tra gli organizzatori, creatività e competenza nel contestare i provvedimento assurdo e unico in Italia del telefono verde anti immigrati, attacco ai diritti e alla dignità della parte più debole della società.
Un momento importante capace di essere emblematico e simbolico di una Cantù non razzista nella quale l’incontro tra le culture ha avuto persino la concretizzazione in un piatto meticcio, polenta e cuscus, distribuito gratuitamente ai partecipanti.
Si sono susseguiti gli interventi tutti ugualmente applauditi dei vari promotori dell’iniziativa, ma tra le persone, insieme alla soddisfazione di essere riusciti per la prima volta a dire no in piazza a provvedimenti incivili, anche il rammarico di non riuscire a coinvolgere fino in fondo la maggioranza civile della città che invece è in buona parte risultata assente.

Un video sull’iniziativa sarà disponibile sul sito AltraComo.it 

Cambiare la delibera razzista e xenofoba di Cantù

Il direttivo del Coordinamento comasco per la Pace, alla vigilia della manifestazione di sabato 25 ottobre a Cantù, ha inviato una lettera aperta alla sindaco del Comune di Cantù chiedendo: «Una discussione critica sulla scelta fatta e di riprendere quindi il dialogo con le associazioni canturine al fine di arrivare ad una diversa e migliore modalità di intervento». Il testo della lettera a Tiziana Sala.

«Il direttivo del coordinamento comasco per la pace constata con rammarico il clima venutosi a creare in città soprattutto nei riguardi di alcune associazioni operanti sul territorio in conseguenza dell’iniziativa intrapresa dalla Giunta di Cantù nei confronti degli stranieri senza permesso di soggiorno.
Riteniamo anche che la modalità e la scelta di un’azione di questo tipo non siano realmente confacenti con gli intenti dichiarati.
La delibera assunta e le successive dichiarazioni alla stampa rischiano invece di accrescere la paura e il senso di insicurezza dei cittadini canturini, rimarcando il luogo comune del binomio immigrato (clandestino) = delinquente.
Pensiamo che se il Comune di Cantù vuole porsi contro lo sfruttamento, il degrado sociale e intraprendere iniziative di concreto aiuto alle persone può trovare molte altre strade per farlo e soprattutto in sintonia e attraverso un confronto con le associazioni che già agiscono in tal senso nel Comune5stesso.
Sappiamo bene quanto i ruoli dell’Amministrazione e quelli delle realtà associative siano differenti; tuttavia dato che il nostro Coordinamento da undici anni è impegnato a svilupparne le sinergie, siamo preoccupati per la piega presa dai fatti e, soprattutto, per il tipo di atteggiamento critico assunto dalla sua amministrazione nei confronti delle realtà associative che hanno manifestato il proprio dissenso sulla delibera.
Non abbiamo per esempio apprezzato il riferimento ai contributi erogati dal Comune alle associazioni, sia per il tono che poteva sembrare ricattatorio che per il merito in quanto non si tratta di elargizioni, ma di pagamenti di servizi molto utili per la comunità.
Riteniamo infine che una questione come quella dell’immigrazione per la sua delicatezza e complessità non si possa e non si debba affrontare solo con delibere e comunicati stampa. Meglio sarebbe intraprendere un lavoro di concerto tra l’amministrazione, le realtà associative e la cittadinanza al fine di contrastare non solo l’illegalità, ma anche la crescente marginalizzazione che stranieri, regolari e non, e italiani sono costretti a vivere.
Chiediamo a Lei e alla sua amministrazione di accettare una discussione critica sulla scelta fatta e di riprendere quindi il dialogo con le associazioni canturine al fine di arrivare ad una diversa e migliore modalità di intervento.
Come associazione per la pace e la convivenza dei popoli siamo da sempre impegnati contro ogni forma di razzismo e xenofobia e speriamo che anche la sua amministrazione non voglia che la sua iniziativa assuma un carattere di questo tipo.
Disponibili a darLe tutta la collaborazione possibile per favorire l’incontro e il confronto tra amministrazione e associazioni ci auguriamo che con questa modalità potrà adottare provvedimenti migliori e capaci di generare concordia e accoglienza nella comunità canturina».

Sono canturino non razzista

Presidio contro il telefono delatorio sabato 25 ottobre alle 15 in piazza XX settembre a Cantù.

Proseguiranno a Cantù le iniziative, dopo l’ottimo riscontro che ha avuto della raccolta firme Dico NO alla delibera della Giunta comunale di Cantù, che ha visto l’adesione di centinaia di cittadini seguendo lo slogan “Sono canturino NON razzista”, per “una chiara posizione contro il razzismo – come si legge nel testo comune redatto dalla trentina di associazioni aderenti alla campagna – Abbiamo deciso di esprimere la nostra contrarietà alla delibera del Comune di Cantù”.
“Nonostante ciò che dice il sindaco, buttare fuori di casa i migranti irregolari non favorisce “una opportuna regolarizzazione della loro situazione”” si legge nel comunicato diffuso che critica l’iniziativa del Comune perché “rischia di fomentare un’ondata di “razzismo” anonimo, alimentata dall’invito alla delazione e al sospetto reciproco” dato che “le problematiche legate all’immigrazione, al contrario di quanto dice la Giunta, non si risolvono denunciando, emarginando, reprimendo delle persone la cui unica “colpa” è quella di venire da un altro Paese, bensì permettendo loro di integrarsi all’interno della comunità locale e di costituire una risorsa per essa”.

Giovedì 30 ottobre congresso Auser

Auser: più volontari, più comunità, congresso provinciale dell’Auser comasca giovedì 30 ottobre al Cfp di Monte Olimpino – Como.

“Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà” questo il motto, una frase di Friedensreich Hundertwasser, dell’evento dell’associazione comasca che ha in programma una intera giornata di lavori.
Dopo l’accoglienza degli invitati e accreditamento dei delegati alle 9 ci sarà un intervento della presidente provinciale Carla Massina con riflessioni e per il dibattito, aperto anche agli ospiti, sui progetti Filo d’argento, Università popolare, Abitare insieme, Solidarietà, Internazionale. Interruzione dei lavori alle 13.15 con buffet preparato dagli studenti del corso alberghiero e ripresa alle 14.30 per l’intervento dei delegati, le conclusioni del vice presidente Auser Lombardia Rino Campioni, e adempimenti statutari, con chiusura dei lavori alle 17.

Enti locali per la Pace

All’assemblea degli Enti locali per la Pace e i diritti umani della Lombardia Verso Ferrara, costruiamo le città dei Diritti umani di martedì 21 ottobre si è discusso di cosa possono fare gli Enti Locali per rispondere alla domanda di Pace, giustizia e serenità dei cittadini. Presente anche il Coordinamento comasco per la Pace.

In che modo si possono fronteggiare le grandi sfide della povertà, della convivenza e dello sviluppo? Cosa devono fare gli Enti locali per assicurare il rispetto dei diritti umani nelle città? Come possono dare una mano alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico senza perdersi nella retorica inconcludente? Il 21 ottobre 2008 se n’è discusso a Milano nella Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi, per iniziativa della Provincia di Milano, componente della Presidenza nazionale del Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani. L’Assemblea Regionale degli Enti locali per la pace e per i diritti umani è stata convocata in previsione della 9a Assemblea nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani che si terrà a Ferrara dal 13 al 15 novembre e ha avuto per tema Costruiamo le città dei diritti umani. L’Assemblea nazionale e le assemblee regionali precedenti si svolgono alla vigilia di un’importante consultazione elettorale, in un periodo contraddistinto da una grande incertezza internazionale e da forti preoccupazioni, tensioni ed episodi di intolleranza e violenza che esplodono nelle nostre città. Anche in Lombardia molti Comuni e alcune Province andranno alle elezioni nella primavera del 2009. Ed è anche di questo che, a partire dalla bozza di documento La giunta della pace e dei diritti umani (http://www.entilocalipace.it/) hanno discusso i partecipanti all’assemblea regionale ? alcuni Assessori alla Pace degli Enti locali della Lombardia tra cui le Amministrazioni provinciali di Milano, Mantova e Cremona e le Amministrazioni comunali di Brugherio, di Nerviano, di Inzago e il Coordinamento comasco per la Pace (sodalizio di 38 comuni e 48 associazioni del territorio provinciale) ?, dopo gli interventi introduttivi di Irma Dioli (Assessora alla Pace, Partecipazione, Politiche Giovanili e Cooperazione internazionale della Provincia di Milano; componente della vicepresidenza del Coordinamento nazionale degli Enti locali per la Pace e i Diritti umani), di Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza e Vice Presidente delgi Enti locali per la Pace e i Diritti umani, di Felice Cagliani presidente del Consiglio comunale di Sestosangiovanni e vice presidente del Coordinamento Provinciale Milanese La Pace in Comune.
La mattinata è stata anche un’occasione per scambiarsi confrontarsi sulle esperienze delle attività in corso nei territori e per fare proposte per azioni future.

Cantù civile dice no al razzismo e alla delazione

Pubblichiamo il documento comune alle associazioni che saranno nelle piazze di Cantù a raccogliere firme contro la proposta del telefono delatorio intitolato Dico NO alla delibera della Giunta comunale di Cantù.

«Quelle che si presentano oggi per le strade della città sono realtà non partitiche del canturino, accomunate da una chiara posizione contro il razzismo e, in alcuni casi, impegnate da anni a lavorare  a stretto contatto con gli immigrati. Abbiamo deciso di esprimere la nostra contrarietà alla delibera del Comune di Cantù “Provvedimenti finalizzati ad accrescere la sicurezza urbana ed a contrastare la permanenza di stranieri clandestini sul territorio” e di raccogliere le firme dei cittadini che come noi non la condividono. La delibera prevede che il comando di polizia locale istituisca un ufficio per raccogliere le segnalazioni di alloggi di immigrati clandestini, che si possono fare “in forma riservata” attraverso un numero verde. Le persone che lavoreranno in questo ufficio saranno investite del ruolo di “agenti anti immigrazione”, con tanto di formazione professionale prevista. Saranno garantite una o due “ronde”, a cadenza settimanale, di verifica delle segnalazioni. A livello formale, questo provvedimento dovrebbe colpire chi affitta illegalmente gli alloggi agli immigrati irregolari, ma in realtà sono questi ultimi ad essere le sole vittime della delibera: infatti, mentre chi viene scoperto affittare abusivamente appartamenti a clandestini di solito se la cava con una multa, gli occupanti si ritrovano senza casa e con il rischio di espulsione. Nonostante ciò che dice il sindaco, buttare fuori di casa i migranti irregolari non favorisce “una opportuna regolarizzazione della loro situazione” né li sottrae alla “mercé di persone disoneste e pronte ad approfittare”, ma semmai li rende “particolarmente esposti a situazioni di pericolosità e di degrado sociale”, ottenendo così l’effetto contrario rispetto a quello che la delibera formalmente si propone. Inoltre la trovata del numero verde rischia di fomentare un’ondata di “razzismo” anonimo, alimentata dall’invito alla delazione e al sospetto reciproco. E per quanto il comune si sia affrettato a spiegare che le forze dell’ordine “prenderanno i riferimenti di chi chiama, ma ne tuteleranno l’identità”, qualcosa continua a non tornare. La realtà è che si vuole coinvolgere il maggior numero di cittadini in una malata caccia alle streghe, mascherando tale operazione dietro il fine di “creare rapporti sinergici con l’intera cittadinanza affinché la coscienza civica aiuti le istituzioni ad affrontare problematiche difficili e di grande impatto sociale”. Tutto questo dimostra come il reale intento del provvedimento sia rendere impossibile la vita ai migranti, secondo una tendenza comune a diverse forze politiche. Queste stanno creando in tutta Italia un clima di paura nei cittadini al fine di ottenere il consenso per un’opera di repressione nei confronti delle categorie a loro meno gradite, nella fattispecie quella dei migranti: l’equazione migrante = criminale giustifica azioni xenofobe e razziste. Il clima di intolleranza venutosi a creare emerge dalla cronaca più recente, costellata di episodi di razzismo: a Parma i vigili urbani hanno insultato e malmenato uno studente ghanese, a Roma un gruppo di ragazzini ha picchiato selvaggiamente un cittadino cinese, a Milano un giovane italiano di colore è stato ucciso a sprangate. Le problematiche legate all’immigrazione, al contrario di quanto dice la giunta, non si risolvono denunciando, emarginando, reprimendo delle persone la cui unica “colpa” è quella di venire da un altro Paese, bensì permettendo loro di integrarsi all’interno della comunità locale e di costituire una risorsa per essa. Per realizzare tutto questo, la delibera comunale non deve essere applicata, i cittadini devono fare proprio il principio dell’accoglienza nei confronti dei migranti e le istituzioni devono garantire loro il diritto alla salute, alla casa e al lavoro».

I primi firmatari sono: 20 marzo (ass. dei tunisini), 3 febbraio (ass. multietnica); A.S.D.C. (cittadini congolesi) di Cantù; Anolf; Anteas; Arci Cantù; Arci Como; Aspem; Ass. Burkinabè (ass. del Burkina Faso); Ass. dei ghanesi che vivono in prov. CO; Ass. Grembo; Assalam (ass. marocchini Co); Auser Canturium; Associazione del volontariato comasco; Centro di ascolto (Caritas); Cgil; Cisl; Collettivo Iskra; Comunità del pellegrino; Alcuni giovani della comunità S. Vincenzo; Il Ponte; Incontri; La Soglia; Moldova Doina (ass. dei moldavi); N’golambandi (ass. angolani); Soci Coop; Spazio donna; Teranga (ass. senegalese); Uai Como (Unione delle associazioni degli immigrati).
I luoghi a Cantù e gli orari per firmare sono: sabato 19 ottobre l.go XX settembre 14,30-18,30; cimitero 14,30-18,30; domenica 20 ottobre l.go XX settembre 14,30-18,30, Cascina Amata (chiesa) 10-13; mercoledì 22 ottobre, parcheggio grande ospedale 9-12.

Scuola senza assicurazione

Ancora tagli per le scuole lombarde. La Regione non pagherà più l’assicurazione degli studenti che dovrà essere finanziata dalle scuole. Stipulare e pagare le polizze antinfortunio per le scuole spetta ai capi d’istituto.

In una nota diffusa dall’Agenzia stampa regionale della Lombardia nel comunicare la novità si attribuiscono le responsabilità della nuova tassa ai governi precedenti: «La legge Bassanini (59/1997) e le successive norme applicative – spiega Gianni Rossoni, vice presidente della Regione e assessore all’Istruzione, formazione e lavoro – sono inequivocabili: gli adempimenti connessi agli infortuni degli alunni, nelle scuole di ogni ordine e grado, spettano ai capi di istituto». «Il costo delle polizze – continua Rossoni – annuale per gli Istituti scolastici e formativi lombardi è rimasto in carico alla Regione fino alla conclusione dell’anno scolastico 2007/2008, anche se va precisato che nella maggior parte dei casi le scuole e gli enti provvedevano già a stipulare polizze integrative a quella regionale». Le norme che attribuivano alla Regione il sostegno di tali spese, già superate dalla norma statale, sono state infatti abrogate dalla legge regionale 19/2007 (articolo 32). «Con questa decisione dunque – spiega ancora Rossoni – ci adeguiamo, sia pure con un certo ritardo, alla normativa nazionale del ’97 (legge Bassanini) e alla circolare ministeriale n. 305 del 1998 che ne prevede l’attuazione. Del resto l’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative deve trovare quanto prima anche una sua traduzione pratica. Il passaggio di alcune funzioni di gestione dal livello centrale o periferico a quello delle singole istituzioni scolastiche va letto in quest’ottica».

18 ottobre La notte dei senza dimora

Pubblichiamo in versione integrale il comunicato che l’associazione Incroci ha diramato alla stampa per La notte dei senza dimora, che si terrà sabato 18 ottobre a Como a Porta Torre dalle 10 fino alla notte.

«In occasione della Giornata Mondiale Onu di lotta alla povertà, anche a Como, come in molte piazze d’Italia, si dorme per terra. Un gesto fortemente simbolico per avvicinare le persone più in difficoltà e portare su di loro l’attenzione di tutti.
Una realtà poco visibile, o molto ignorata, quella di chi vive per strada. A Como l’8 per cento della popolazione ha grandi difficoltà ad affrontare le spese essenziali: cibo, casa, salute (da un’indagine dell’Ufficio statistica del Comune di Como del 2005).
La “Notte” nasce da un’idea di Terre di Mezzo ed è curata a Como dall’Associazione Incroci Onlus che garantisce, ogni sera, un pasto caldo e gratuito a poveri ed emarginati, in uno spazio messo a disposizione dall’Opera don Guanella.
L’iniziativa della “Notte” viene proposta in riferimento alla “Giornata mondiale di lotta alla povertà” indetta dall’Onu per il 17 ottobre e nasce nell’ottobre del 2000 a Milano su iniziativa dei giornali di strada “Terre di mezzo” e “Scarp de’ tenis”. Dal 2004 viene organizzata anche nel cuore di Como e rappresenta un forte momento in cui proporre un’iniziativa di promozione sociale e di solidarietà.
È con questo spirito che quest’anno la nona edizione della notte si apre alla… mattina con un’importante novità: una tavola rotonda in cui discutere insieme del fenomeno delle nuove povertà e dei senza dimora con particolare attenzione a quanto accade a Como. Nel pomeriggio tutti sono invitati a diversi momenti di festa e di intrattenimento in via Cesare Cantù, nei pressi di Porta Torre, con musica e spettacoli fino al tramonto. In serata cinema al teatro Lucernetta e poi appuntamento con il sacco a pelo sotto i portici del liceo Volta, per una notte all’addiaccio, un gesto semplice di solidarietà.
L’iniziativa ha attenuto il patrocinio del Comune di Como, assessorato Servizi Sociali e si avvale della collaborazione di Avc-Csv, Associazione del volontariato comasco, Centro servizi per il volontariato.

Programma

Dalle ore 10.00 al Teatro Lucernetta – Un momento di confronto
Conferenza per “Open Space – guida ai servizi di accoglienza per le persone in stato di bisogno” realizzata da inMensaMente (coordinamento delle mense di Como, Erba e Cantù). Intervengono:
– padre Giuseppe Turati che presenterà la realtà delle mense per i poveri nel nostro territorio e illustrerà scopi e vantaggi per operatori e utenti della nuova guida “Open Space”.
– Rosangela Pifferi racconterà la sua esperienza nei servizi di accoglienza.
– Massimo Cremonini porterà la sua testimonianza come volontario all’Opera S. Vincenzo di Terni.
– Il dibattito sarà moderato da Linda Bellunato, volontaria “di lungo corso” a Terre di Mezzo.
Rinfresco preparato da Enaip.

Dalle ore 15.30 a Porta Torre – Un momento di informazione e di animazione
Le associazioni della città che si occupano di emarginazione sono presenti con i loro volontari.

Concerto Note senza dimora – Musiche e arti di strada
15.30 Como Lake Rovers (folk band)
16.15 Spettacolo di magia, giocoleria e arte varia del Mago Barnaba
17.15 La banda del villaggio solidale
18.33 (ora del tramonto) Giocoleria di “Lune al Tempio”

Dalle ore 21.00 al Teatro Lucernetta – Un momento di divertimento
Proiezione del film Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni
Rinfresco preparato da Garabombo

Notte sotto i portici – Un momento di condivisione
Dopo il cinema, ognuno con il suo sacco a pelo, ci si sposta sotto i portici del liceo Volta per trascorrere la notte all’aperto.

Partecipano all’iniziativa: Acli, Amnesty International – Gruppo di Como, Arci provinciale di Como, associazione Incontri (mensa di Cantù), associazione Incroci (mensa di Como), associazione La Città Possibile (Como), associazione Mani Aperte (mensa di Erba), Caritas decanale Cantù Mariano Comense, Casa della missione dei padri vincenziani, Circolo Bertolt Brecht, Cooperativa soci Coop, Coordinamento comasco per la Pace, associazione Lambienteinvita, Opera don Guanella, Punto Einaudi Como, Società San Vincenzo de Paoli – Consiglio centrale di Como, Sprofondo.

Per informazioni Associazione Incroci Onlus, via Tommaso Grossi, 20 – Como, Davide Ciucci, tel. 328.2194211».

 

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