Società

Il futuro polo ambulatoriale dell’ospedale Sant’Anna

Presentato mercoledì 19 marzo il futuro polo ambulatoriale dell’ospedale Sant’Anna in via Napoleona. L’assessore regionale Bresciani attacca la ministro Turco, ma conferma che il denaro statale per il nuovo nosocomio c’è dalla fine di gennaio.

Presentata la futura struttura dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna a Camerlata alla presenza dell’assessore alla sanità della Regione Lombardia Luciano Bresciani che, intervenendo sul finanziamento delle nuove strutture sanitarie, ha affermato «abbiamo dovuto fare acrobazie per portare a casa quanto quello che era dovuto». I soldi per fare il nuovo ospedale rientravano nel piano di edilizia sanitaria 2003-2006 il cui importo è stato saldato a fine gennaio 2008 solo dopo il rifiuto di firmare il terzo atto del procedimento da parte dell’assessore senza un impegno concreto da parte del ministero a pagare. Per Luciano Bresciani il ministro della salute Livia Turco «guarda la Lombardia come se fosse il demonio, che guardi le altre regioni, che vada a vedere che qualità forniscono e i loro bilanci in rosso mentre quello lombardo è in pareggio». L’assessore lombardo ha poi aggiunto «la Turco fa bene a criticare, ma non a fare una critica esasperata che fa vedere la sanità lombarda come meno efficiente di quello che è», mentre a Toronto la Lombardia è stata l’unica regione nel gruppo dei migliori sistemi sanitari assieme ad altre sette nazioni, tra cui la Francia e la Germania «ciò non toglie – ha ribadito l’assessore alla sanità – il fatto che ci sono ancora cose da migliorare come le liste d’attesa, le cure di primo e secondo livello nel territorio, il decentramento, la cura delle malattie croniche, cambiare la mentalità ospedalocentrica».
Venendo al tema dell’incontro con la stampa il direttore generale Andrea Mentasti ha presentato il futuro dell’area nella quale è previsto un grande poliambulatorio che coprirà 12-14 mila metri quadri, in tre, quattro palazzine fronte strada costruite ex novo e ristrutturate, fornendo alcuni servizi di primo livello, raggruppando servizi ora sparsi in città. La direttrice sanitaria, Laura Chiappa, ha spiegato invece più nello specifico le caratteristiche della nuova struttura che non sarà destinata ai degenti bensì a pazienti esterni all’ospedale. A Camerlata rimarranno le strutture di fisioterapia, il day hospital di dermatologia e diabetologia, le strutture per il prericovero, ambulatori particolari, ad esempio quelli per le malattie trasmesse sessualmente, cardiologia, solo per visite ed elettrocardiogramma non per test da sforzo o scintigrafie, radiologia tradizionale, non quella ad alta tecnologia con mezzi di contrasto, tac e risonanza magnetica, il centro prelievi e il centro trasfusionale. Saranno presenti anche un punto informazioni, la cassa e un luogo di ristoro. «Verrà garantita la presenza di un anestesista – ha proseguito la direttrice sanitaria – per cui sarà possibile una chirurgia ambulatoriale che non richieda anestesia totale». Verranno quindi trasferite le strutture di via Carso e via Pessina: odontoiatria, oculistica, agopuntura, terapia del dolore. Incertezza ancora per la scuola infermieri e per il trasferimento di pneumologia, se arriverà in via Napoleona oppure nel nuovo ospedale. Aprendo un Centro di assistenza limitata a Camerlata con un massimo di 15 posti letto crescerà la disponibilità per la dialisi superando gli attuali 35 posti letto che verranno trasferiti ai “Tre camini”. Per il direttore sanitario nel progettare ciò che sorgerà al posto del vecchio ospedale «si è cercato di specializzare le strutture evitando frammentazioni in modo che gli operatori non debbano fare spola da una sede all’altra».
Concludendo Andrea Mentasti ha annunciato entro l’anno l’introduzione a Como della possibilità del parto indolore. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Evoluzione dei mass media: questione aperte e prospettive dell’infoetica

Più consapevolezza del potere dei media, più responsabilità per chi gestisce l’informazione, due dei messaggi lanciati da Simone Carlo nell’incontro Evoluzione dei mass media: questione aperte e prospettive dell’infoetica mercoledì 12 marzo a La nostra famiglia.
«Un titolo impegnativo» ha esordito Simone Carlo, cultore del corso di Teoria e tecnica dei media dell’Università Cattolica di Milano, chiamato a relazionare sul tema. Non meno impegnativa la definizione che l’esperto ha dato dei media, definiti apparati socio tecnici che svolgono funzione di mediazione nella comunicazione tra soggetti.«Fondamentale è interpretare i media non solo come strumenti tecnologici. Ogni media nasce e si sviluppa in un contesto storico e sociale, che ne decreta la popolarità. Se la funzione è sempre la stessa, cioè mettere in condivisione informazione e cultura, uno stesso media assume caratteristiche diverse a seconda del contesto nel quale si sviluppa».
Ad esempio i nuovi media – sempre a detta del professore – rispondono all’esigenza di avere a disposizione strumenti orizzontali e paritetici per la trasmissione dell’informazione, superando il modello classico verticale, proprio dei media tradizionali. La stessa dinamica si ritrova nella dimensione economica dei nuovi media: si sviluppano forme di scambio, basate sul dono e controdono (il file sharing ad esempio), aumentando i rapporti sociali e ridimensionando quelli di natura economica.
Se lo sviluppo dei nuovi media ridefinisce la società ampliando la conoscenza, rendendo più facile l’acceso a molti contenuti e abbattendo i confini spaziali e temporali della comunicazione, queste innovazioni aumentano il cultural divide fra chi ha accesso al mezzo e chi no.
Internet è un universo di opportunità in continua espansione, ma solo per coloro che possono entrarvi e sanno come sfruttarlo. Chi non ha la possibilità di accedere alla grande rete scivola nell’emarginazione e vede quindi peggiorare la propria situazione. «Anche l’epoca dei new media è superata – ha continuato Simone Carlo – la copertina di Time del gennaio 2007 indicava ognuno di noi come protagonista dell’anno passato. Questo perché siamo entrati nell’era dei new new media, fondata sulla valorizzazione dell’intelligenza collettiva e la costruzione del sapere basato sulla condivisione di informazioni e conoscenze. Wikipedia ne è l’esempio più eclatante, ma sono disponibili sulla rete molti strumenti che permettono la libera pubblicazione di qualsiasi contenuto.
Tra questi il fenomeno più rilevante rimane quello dei blog, stimati in circa 112 milioni. Il loro successo deriva, oltre che dalla semplicità di utilizzo, dalla possibilità di condividere gratuitamente i contenuti, quasi un ritorno ad una società precapitalista. I mass media invece continuano a dipingere i blog come luoghi di sfogo per soggetti deviati, facendo passare l’idea che il blog nasconda una figura torbida e sola».
«Se consideriamo l’infoetica come rapporto tra media e società, dobbiamo chiederci com’è cambiata la società stessa. Io credo di vivere nella network information society, in cui la struttura a rete prevale su quella gerarchica. Dalla metà del ventesimo secolo le reti si sono sviluppate, ad ogni livello, tanto da essere l’elemento centrale della vita di tutti noi. Siamo quindi passati dalla società di massa, che aveva nelle diverse collettività il proprio cardine, ad una società a rete, in cui ogni individualità è potenzialmente connessa con tutte le altre.
In questo scenario la comunicazione che prima avveniva faccia a faccia o tramite i media di massa, risulta sempre più mediata da strumenti interattivi e di nicchia». In questo nuovo scenario comunicativo è evidente l’importanza che i media rivestono nella costruzione dell’opinione pubblica. Al dì la delle varie teorie sulla bontà della comunicazione moderna occorre essere consapevoli del potere di cui dispongono questi nuovi mezzi, così da poterli analizzare con occhio critico. Ma anche chi fa informazione, a vari livelli, dovrebbe responsabilizzarsi proprio per l’importante ruolo che assume. Dovrebbe porsi delle regole etiche per svolgere al meglio la propria funzione. Regole che dovrebbero difendere i soggetti più deboli nella relazione con i media.
Allo stato attuale è impensabile ritornare all’uso della censura come strumento di controllo dei media perché, ad esempio, chiudendo YouTube per non permettere l’upload del video del tredicenne che filma la compagna di banco nuda, verrebbero aperti dieci altri siti che permettono la stessa operazione. Occorre quindi lavorare a monte del problema, trovando strumenti che depotenzino il potere educativo dei media in favore di altre agenzie educative, responsabilizzando la persona nel sistema complessivo dell’informazione. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

100 mila euro per la vita autonoma

La Fondazione provinciale della comunità comasca propone il Bando per il durante e dopo di noi in sostegno alla vita autonoma dei disabili.

Il durante e il dopo di chi vive la propria vita con un figlio disabile è al centro del nuovo bando della Fondazione provinciale della comunità comasca. Per il secondo anno consecutivo l’organizzazione con sede nell’Unione industriali mette a disposizione 100 mila euro tramite il Bando per il durante e dopo di noi per le associazioni di promozione sociale e gli enti non profit che sviluppano progetti per l’inclusione sociale dei disabili e lo sviluppo della vita indipendente. Fino al 30 aprile sarà possibile presentare progetti di sostegno ai disabili che li aiutino ad uscire dal contesto familiare, sviluppando l’autonomia abitativa e l’inserimento nel mondo del lavoro.
Il bando prevede il finanziamento dei progetti vincitori al 50 per cento, ma obbliga le organizzazioni alla raccolta, tramite donazioni, di una quota pari al 10 per cento del costo totale, che andrà a finanziare il fondo Domus, creato con lo scopo di garantire un aiuto finanziario ai genitori di figli disabili.
Il presidente della Fondazione Franco Tieghi ha sottolineato come «il bando affronti uno dei più grossi problemi della società. Aiuta a sollevare i genitori dalla preoccupazione di quale sarà il futuro del proprio figlio quando non potranno più garantirgli la propria assistenza». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Marialuisa Seveso neopresidente delle Acli di Como

Eletta alla vigilia dell’otto marzo la nuova presidente delle Acli di Como Marialuisa Seveso, la prima donna a ricoprire questa carica nell’organizzazione comasca che conta in provincia oltre 5 mila iscritti.

Marialuisa Seveso, 49 anni, metà dei quali alle Acli, succede a Vittorio Pozzi in «una prospettiva di equilibrio e sviluppo reciproco, riconoscendo pari valore alle tre dimensioni che costituiscono le Acli: associazione, movimento ed impresa sociale», così come tracciato nella mozione congressuale del febbraio scorso «le Acli intendono affrontare le sfide di questa nuova epoca nelle dimensioni a loro più proprie: quella ecclesiale, quella del mondo del lavoro e quella dell’impegno per la democrazia» con «una presa di coscienza della fase di passaggio che stiamo vivendo, di mutamento culturale, sociale e politico». La nuova presidente è entrata nell’associazione da giovanissima, poco dopo le superiori, arrivando alla direzione del Patronato Acli regionale. Da qui il passaggio alla direzione del movimento aclista comasco per il quale punta a «concentrare l’attenzione sullo sviluppo associativo, sostenere le presenze territoriali esistenti, promuovere nuovi modi di essere fra la gente e nuove forme di sviluppo di comunità in rete con le parrocchie, le altre associazioni e quanto c’è di attivo sul territorio».

La Giornata della donna

Molte le iniziative in tutta la provincia per ricordare il vero significato dell’8 marzo occasione di lotta per l’affermazione di diritti. Gli eventi iniziano venerdì 7 e continuano fino al 14 marzo.
Le iniziative e gli incontri per ricordare la Giornata internazionale della donna inizieranno fin da venerdì 7 marzo.
Alle 21 allo Spazio Retroscena in viale Risorgimento 22 a Como, per la rassegna Ombre di donna in 3 monologhi dell’associazione Nuove comparse, andrà in scena Clitemnestra o del crimine con Fabiana Salvadè. L’ingresso sarà gratuito. Per informazioni tel. 031.3371833, Internet www.spazioretroscena.it. Lo stesso giorno, dalle 21 alla libreria Ubik in piazza San Fedele a Como, verrà presentato il progetto di Wawoto kacel (Camminiamo Insieme), una cooperativa di donne ugandesi che realizzano prodotti con l’utilizzo di cortecce e semi e sono impegnate in attività di mutuo aiuto tra persone bisognose. Per informazioni tel. 031.308833. Sempre venerdì 7 marzo alle 21 la biblioteca comunale di Lambrugo organizza nella Sala consiliare una serata di proiezioni video, informazioni e confronto con le Donne in nero con interventi di Celeste Grossi e Manuela Serrentino.
Per sabato 8 marzo il Coordinamento comasco della Marcia mondiale delle donne contro le guerre le violenze la povertà sarà presente a Como con un volantinaggio dalle 13.30 all’ospedale S. Anna e dalle 15 con una presenza colorata in piazza S. Fedele. Per sostenere il diritto delle donne all’autodeterminazione e l’applicazione della 194. Per chiedere il pieno sostegno alle attività dei consultori pubblici, l’impegno a garantire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, un piano rinnovato di educazione sessuale nelle scuole, l’impegno ad estendere anche in Lombardia metodi alternativi, meno dolorosi e costosi, della tradizionale interruzione volontaria di gravidanza. Alle 20.30 le esponenti della Marcia volantineranno allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como dove il circolo Arci Xanadù e il Senato delle donne hanno organizzato dalle 20.30, La cittadinanza delle donne: Utopia o Diritto? Alle 21 verrà proiettato Se potessimo cambiare il finale, un documentario sulla violenza sessuale di Minnie Ferrara e Alessandra Speciale, seguito da un dibattito sulla legge 194 e le violenze sulle donne, nel quale interverranno Cecilia Zoffoli del Soccorso violenza sessuale, Raffaella Vimercati dei consultori Asl milanesi e il giudice dei minori Massimo Croci. Dalle 23 la serata continuerà con il dj set Reggae for ladies.
A Cantù l’8 marzo dell’Aspem, dello Spazio donne e de Il ponte sarà alle 20.30 al salone dell’Oratorio San Paolo in via Fiammenghini 14 e offrirà la proiezione di un film, musiche e dolci.
Sabato 8 e domenica 9 marzo in un centinaio di piazze comasche con un contributo minimo di 13 euro sarà possibile sostenere la ricerca scientifica sulla sclerosi multipla, i servizi sanitari e sociali dedicati alle persone affette da questa malattia, finanziando Donne oltre la sclerosi multipla, un progetto per informare e coinvolgere le donne colpite dalla malattia nei diversi ambiti della vita lavorativa, sociale familiare. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione italiana sclerosi multipla. Per informazioni tel. 336.354002, e-mail eventicomo@aism.it.
Domenica 9 marzo alle 16.30 alla sala dell’Associazione anziani di San Siro verrà assegnato il premio Claudia Mora per i diritti e la dignità delle donne. Interverrà Jerta Zoni, di Telefono donna Como. L’iniziativa è stata organizzata dal circolo Arci Settima generazione. Per informazioni tel. 0344.41068, e-mail settimagenerazione@alice.it.
Venerdì 14 marzo infine, secondo appuntamento con La cittadinanza delle donne: Utopia o Diritto? organizzato dal Senato delle donne e dal circolo Arci Xanadù al circolo Arci Xanadù di Como in via Varesina 72. Alle 21 verrà proiettato Il Cerchio di Jafar Panahi [Iran, 2000 – 90 minuti] e alle 22.30 10 donne eccellenti. Dalle 23 musica e poesia con Cristina Quadrio e Pia Mazza. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

La Como solidale a Locri

Tremila persone hanno partecipato al corteo di sabato 1 marzo contro la ‘ndrangheta e le massonerie deviate per la democrazia e il bene comune, indetto dalle cooperative sociali e dai movimenti nonviolenti calabresi.Tra loro anche una delegazione comasca de L’isola che c’è, Avc-Csv e Coordinamento comasco per la Pace.
Successo per la manifestazione nazionale che ha visto sfilare per le vie di Locri sabato 1 marzo circa 3 mila persone.
locriedit.jpgI manifestanti giunti da tutta Italia hanno aderito all’appello lanciato dalle cooperative sociali e dai movimenti nonviolenti calabresi per un alleanza antimafia che superi le terre meridionali per raggiungere i cittadini e le associazioni che in tutta Italia lottano contro le mafie e le massonerie deviate. Durante il corteo sono state distribuite finte schede elettorali contenenti il decalogo del voto responsabile, come segno di riappropriazione del diritto di ognuno a votare liberamente. Alla fine della giornata di mobilitazione è stato letto il Sigillo dell’Alleanza tra le associazioni, i movimenti, le istituzioni e i cittadini e gli organizzatori della manifestazione con gli obiettivi di promuovere le comunità libere come forme di autentica democrazia, incentivare il mutualismo cooperativo come risposta ai bisogni della popolazione e la creazione di una scuola per la formazione di una nuova classe dirigente sana.
Tra le mille persone che hanno raggiunto Locri da resto delle regioni italiane erano presenti anche 7 comaschi, esponenti de L’isola che c’è, Avc-Csv e Coordinamento comasco per la Pace. Il presidente de L’isola che c’è, Marco Servettini si è dichiarato soddisfatto per la riuscita della giornata e per la stipula dell’Alleanza «un traguardo raggiunto dopo un lungo percorso di confronto tra le realtà calabresi e nazionali». «Oltre alla solidarietà che esprimiamo sempre verso chi lotta contro la mafia – ha continuato Marco Servettini – ci sembra importante lavorare su un progetto mutuale, che passi dall’autorganizzazione di chi vive in un sistema in cui per soddisfare i propri bisogni si cede spesso al clientelismo mafioso. L’alleanza vuole mettere insieme le competenze dei diversi soggetti che ne fanno parte, per aiutare i cittadini a soddisfare autonomamente i propri bisogni, anche dove l’assenza dello stato ha reso normale la pratica della raccomandazione.
Non bisogna poi dimenticare che la forza mafiosa opera anche sul nostro territorio, senza manifestazioni eclatanti. Non è più né la mafia che uccide ne quella che chiede il pizzo, si è camuffata sotto le spogli di preparati imprenditori che sviluppano perlopiù attività finanziarie, spesso in accordo con il potere politico, sia a livello locale che nazionale». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il Partito democratico su associazionismo, volontariato e servizi sociali

Incontro del Partito democratico per la presentazione dei due nuovi testi unici regionali per il volontariato e l’associazionismo e per gli interventi e i servizi alla persona in ambito sociale e socio sanitario.
Una quarantina di persone hanno partecipato all’incontro organizzato dal Partito democratico per presentazione i due nuovi testi unici su volontariato e associazionismo approvati dalla Regione Lombardia.
Il consigliere regionale Luca Gaffuri ha spiegato l’utilità dell’approvazione dei testi unici per snellire e razionalizzare la legislazione e ottenere «uniformità legislativa nei diversi ambiti». Si è poi concentrato sul Testo unico per il volontariato definendolo «non un semplice assemblaggio», ma un documento che è riuscito a creare omogeneità fra i diversi testi legislativi preesistentii, anche se sconta il fatto di non parlare delle fondazioni e di trattare solo parzialmente della cooperazione sociale.
Sempre a proposito del Testo unico per il volontariato e la cooperazione sociale ha preso la parola Martino Villani, direttore del Centro servizi per il volontariato di Como, che ha sottolineato come la Lombardia sia apripista per quanto riguarda questi ambiti essendo la prima regione ad approvare un Testo unico in questo ambito, come già aveva fatto precedentemente approvando una legge sull’associazionismo, un campo la cui riforma era sentita come esigenza trasversale da tutti gli schieramenti politici.
Per Martino Villani la difficoltà principale è quella di riuscire a seguire l’evoluzione di un percorso che cambia velocemente seguendo bisogni diversi e si sviluppa seguendo sinergie fra associazioni, cooperative e i vari soggetti del volontariato in modalità difficili da regolamentare. Una realtà ora arricchita anche dalle fondazioni e dalle ong che operano a livello internazionale che non vengono toccati dalla nuova legge, che manca anche di una definizione del regime fiscale, un aspetto molto importante per chi vuole operare nel mondo del volontariato. Importante poi per il direttore del Csv è stato il riconoscimento del mondo dell’associazionismo che è stato coinvolto in un workshop potendo trovare un interlocutore nella Regione Lombardia da cui farsi conoscere.
Si è poi passato al Testo unico in ambito socio-sanitario e Maria Grazia Fabrizio, consigliere regionale del Pd, ne ha spiegare la nascita a seguito di una proposta alla giunta regionale del 2006. Su questo testo, che può essere definito una legge quadro, la minoranza al Pirellone si è divisa: il Pd ha proposto una serie di emendamenti in parte accolti, mentre Rifondazione comunista ha optato per l’ostruzionismo.
Le modifiche migliorative per la componente della III Commissione – sanità regionale sono state l’introduzione di nuovi soggetti nell’ambito sociale, tra i quali gli enti di confessioni religiose. Per la consigliera del Pd si è trattato di una scelta opportuna perché «non riconoscere il lavoro svolto dal servizio estivo delle parrocchie sarebbe un torto alla modernizzazione dello stato sociale».
La Regione non ha invece recepito la spinta all’introduzione di un segretariato sociale che dovrebbe avere il ruolo di informare e aiutare chi ha bisogno a livello comunale, e ha introdotto la libertà di scelta, come per l’assistenza sanitaria.
Anche sui pagamenti delle rette ci sono stati accesi dibattiti tra chi proponeva il pagamento da parte della Regione e chi invece, come anche il Pd, ha optato per un coinvolgimento dei civilmente obbligati secondo dei parametri definiti con l’indicatore economico Isee perché. Una scelta difesa da Maria Grazia Fabrizio che ha affermato: «Quando un anziano non è più autosufficiente i parenti non devono infischiarsene, devono concorrere fin dove possono».
Per quanto riguarda l’accreditamento degli enti invece la paura per l’esponente del Pd è quella di una regolamentazione troppo rigida che tarpi le ali ad un mondo che riesce a rispondere alle esigenze che di volta in volta gli si propongono grazie alla propria fluidità.
Il sociologo Giordano Vidale ha in primis dichiarato il suo amore per la legge 328 e ha da lì preso le mosse per una critica serrata al nuovo Testo unico che per lui sconta gravi pecche, come il non prendere in considerazione il sistema sanitario regionale dimenticando «l’unitarietà e globalità della persona». Giordano Vidale ha quindi criticato alcuni articoli per lui mal formulati, che creano confusioni, uno fra tutti il 23 che dovrebbe regolare il finanziamento dell’offerta sociale tramite un fondo regionale che si finanzia con risorse che derivano anche dal fondo nazionale, istituito con la legge 328, che dovrebbero però essere date direttamente ai Comuni senza passaggi intermedi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
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