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Il consiglio comunale di mercoledì 24 settembre 2008

Asf e sicurezza dei trasporti, questioni di trasparenza e di democrazia, ma soprattutto ancora problemi per la scelta di Cattaneo nelle preliminari del Consiglio comunale del 24 settembre. La seduta vera e propria si è aperta con la discussione del tema Ca’ d’industra con l’approvazione unanime della proposta di Supino. Rimandato a nuova data il tema della speculazione edilizia nell’area del Sant’Anna.

Ancora Asf al centro delle preliminari del consiglio comunale di giovedì 25 settembre. Il consigliere Donato Supino, Prc, ha ricordato il principio d’incendio, minimizzato dall’azienda, su una corsa a Eupilio mercoledì 24 e ha attaccato i vertici Asf «qualcuno non si vuole assumere le proprie responsabilità».
Mario Lucini, Pd, ha informato il Consiglio della vicenda della deliberazione di Giunta del 26 giugno, che sarebbe dovuta essere l’elemento definitivo, sulla modifica del contratto preliminare di vendita dell’area ex Ticosa. Un atto effettuato «nel presupposto che il testo dell’appendice deliberato fosse stato condiviso dalla parte contraente», ma dato «che tale convincimento si è rivelato erroneo», così come esplicitato dagli uffici comunali, è stato derubricato, per cui, come da ulteriore comunicazionedi Palazzo Cernezzi, «si evince che la stessa è inesistente». Insomma la Giunta ha sbandierato un accordo con Multi Investiment che in realtà non c’è mai stato.
Alessandro Rapinose, Area 2010, ha invece chiesto nuovamente una maggiore trasparenza tramite la pubblicazione degli atti del consiglio comunale e della giunta sul sito Internet comunale e si è scagliato contro la nomina di Francesco Cattaneo alla carica di vicesindaco e assessore dichiarando di non essere contro la persona ma contro una «politica intesa come nomine» per un personaggio «silurato in provincia e professionista della politica».
Sempre sull’ex vicepresidente provinciale ha preso la parola Giampiero Ajani, Lega Nord, «le dimissioni da sindaco di Rovellasca saranno effettive dopo 20 giorni, la settimana prossima, quando il sindaco sarà a Cuba, la città rimarrà senza sindaco e vice, chi ne farà le veci?».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere del Pd Marcello Iantorno che ha ricordato anche che «le dimissioni sono revocabili, la qual cosa può differire ulteriormente la risoluzione della questione e il perdurare dell’incompatibilità» tanto da fargli chiedere la revoca degli incarichi a Cattaneo.
Molto probabilmente la settimana prossima le funzioni di sindaco verranno svolte dall’assessore anziano Peverelli.
Iniziata la seduta il dibattito è ritornato sulla mozione presentata da Supino sulla Ca’ d’industria, emendata dallo stesso firmatario e sub-emendata da maggioranza e opposizione. Una mozione che ha raccolto un consenso bipartisan venendo approvata all’unanimità e che impegna il sindaco a definire, pur nell’autonomia di scelta, un indirizzo politico per i consiglierei del Consiglio di amministrazione della fondazione Ca’ d’industria, che dovranno essere nominati «tenendo conto della rappresentanza complessiva della cittadinanza espressa in Consiglio» con un rappresentante delle minoranze. Un maggiore controllo e coinvolgimento di Palazzo Cernezzi nell’ente comasco sottolineato anche dalla possibilità dei consiglieri comunali di partecipare al Consiglio di amministrazione della fondazione.
Un clima di concordia sull’indirizzo da adottare nei confronti della Ca’ d’industria pur con alcune richieste di chiarimento sul alcuni punti dei vecchi bilanci esplicitati dai consiglieri Luca Gaffuri, Pd, e Bruno Ma gatti, Paco. Il primo ha ricordato i bilanci in rosso 212 mila euro nel 2005, 58 mila nel 2006 e 97 mila nel 2007. Quest’ultimo negativo anche a causa dell’apertura della nuova strutture de Le Camelie: «Coincisa, una settimana prima, con le elezioni». Magatti ha invece posto una lunga serie di domande tenendo presente anche il piaino di risanamento del vecchio Cda che è stato annullato dal nuovo, che prevedeva tra l’altro il mantenimento della struttura della Solitaria e spazi da quattro letti per avere prezzi più bassi per poter dare un’offerta anche alle fasce più deboli.
Dopo l’alienazione di un piccolo lotto di terra in via Per Brunate e il ritiro di una mozione della Lega sull’iscrizione anagrafica di cittadini stranieri, per Guido Martinelli «alcuni scenari sono oggettivamente cambiati» dato che «il nostro ministro degli interni ha preso provvedimenti per azioni più efficaci sulla sicurezza dando maggiori poteri ai sindaci», si è discusso della delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna.
Ho uno scopo – ha dichiarato Mario Lucini – far si che il Consiglio comunale e la città di Como possano riappropriarsi delle scelte sul destino della città».
La delibera di indirizzo servirebbe per i proponenti per dare un parere non vincolato sulla destinazione dell’area che si libererà a Camerata. L’iter prevede vari passaggi, tra uffici del Comune e della Provincia, tanto che alla fine del procedimento al rientro in aula i consiglieri, per il presidente della commissione urbanistica, sono quasi «sotto ricatto» non più liberi di esprimere un parere in coscienza.
«Su che mandato lavorano gli uffici comunali a me sembra su quello di Infrastrutture lombarde», l’impresa che sta costruendo il nuovo ospedale, tanto più aggiunge il consigliere democratico che si sta parlando di un intervento «due volte e mezzo la Ticosa che coinvolge di riflesso il San Martino».
Lucini ha inoltre denunciato l’ansia di far cassa con il nuovo Piano direttore in cui vengono ribaltate le percentuali delle destinazioni dell’area con un 40 per cento ai servizi aumentando l’area residenziale con un incremento degli abitanti previsti da 900 a 1300 ed una diminuzione degli attuali spazi verdi di 800 metri quadri.
Dello stesso parere l’architetto Dario Valli, Area 2010, che definito il Piano direttore un «documento di basso livello che non nasconde la sua natura di fare cassa» con «i soliti condomini», la cui vendita lascia perplesso il consigliere comunale vista la situazione del mercato immobiliare comasco.
Silvia Magni, Pd, ha posto ulteriori domande, chiedendosi anche quale sarà il futuro dell’autosilo, costruito con i soldi pubblici per una struttura pubblica, e quale sviluppo si sta dando alla zona sud della città che continua a vedere importanti interventi edilizi residenziali.
La speranza delle opposizioni di arrivare ad un voto in serata è stata delusa dal protrarsi della discussione e dall’ora tarda e del Sant’Anna se ne riparlerà giovedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Rifondazione aderisce a Diritti in piazza

Il Prc aderisce all’iniziativa Diritti in piazza della Cgil che si svolgerà sabato 27 settembre dalle 9 alle 13 a Como in piazza della Pace, già piazza Vittoria.

In una nota diffusa venerdì 26 settembre la Federazione di Como del Prc invita a costruire l’opposizione dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, per questo aderisce e sarà presente alla mobilitazione indetta dalla Cgil.

Anche il Pd di Como contro i tagli alla scuola decretati dalla Gelmini

Per Chiara Braga quella imposta dal centro destra è una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata.

Anche a Como è partita la campagna nazionale di mobilitazione del Partito democratico, che si svolge nelle giornate del 26, 27 e 29 settembre, sui temi della scuola. «Un’azione forte e di contrasto delle misure intraprese dal decreto Gelmini – ha dichiarato la deputata Chiara Braga – che è un vero e proprio attacco alla scuola pubblica ed in particolare alla scuola elementare».
«Parafrasando le famose tre i della riforma Moratti – ha proseguito la parlamentare comasca – possiamo parlare di una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata».
I dati presentati sono un taglio nel trienno 2009-2011 di 8 miliardi di euro, la riduzione di 83 mila docenti e 43 mila Ata e fino a 4 mila scuole a rischio chiusura «anche nella nostra provincia dove c’è una componente significativa di Comuni piccoli o medio piccoli».
Una scuola che invecchia, per gli esponenti del Pd, a causa del blocco del turnover con l’espulsione dei giovani precari e che ritornando al maestro unico ridurrà il tempo scuola da 27-30 ore a 24, mettendo in difficoltà le famiglie con entrambi i genitori che lavorano finendo i bambini la scuola alle 12.30. «Una difficoltà oggettiva per gli enti locali che dovranno sopperire a queste mancanze» ha spiegato Braga che ha promesso una battaglia parlamentare con emendamenti correttivi a partire dalla settimana prossima quando il decreto inizierà il suo iter.
Per quanto riguarda il territorio comasco Patrizia Di Giuseppe, responsabile dell’area istruzione del Pd comasco, ha spiegato che la campagna nazionale si articolerà con «incontri fuori dalle scuole e serali di approfondimento» e che sono stati presi contatti con insegnanti, in previsione si stanno prendendo accordi per un incontro pubblico con Francesco Casati, presidente della Commissione istruzione, e Sergio Mattarella, ex ministro della pubblica istruzione che ha firmato la legge 148 del ‘90 che ha introdotto il tempo pieno. «Una legge nata alla fine di una lunga stagione di sperimentazioni» ha chiarito Rosalba Benzoni, già dirigente scolastica ed ex deputata, una modalità che a Como, per le primarie, è ancora ferma al 5 per cento, mentre la media regionale è del 44 e a Milano si parla del 91 per cento.
Il Pd comasco non ha ancora preso una posizione sulla raccolta firme contro l’introduzione del maestro unico, anche se singoli esponenti come Rosalba Benzoni hanno dichiarato di aderire, ma sostiene la petizione Salva l’Italia per la manifestazione del 25 ottobre a Roma.
Il segretario provinciale del Pd comasco Luca Corvi ha duramente criticato le iniziative del governo sulla scuola: «Si tratta di scelte di carattere meramente finanziario per avere fondi a disposizione, o per recuperare quanto perso con l’abolizione dell’Ici; si vuole tagliare e si è scelta la strada più semplice, assai simile a quanto accade con Asf, per rimettere in sesto i bilanci di aziende labour intensive si tagliano posti di lavoro, ma così non tornano altri conti, quelli della nazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Niente speculazioni! Il monoblocco del Sant’Anna è dei cittadini!

Questo il titolo della partecipata assemblea pubblica tenutasi a Rebbio per rilanciare la protesta contro i progetti edilizi che coinvolgono l’area del vecchio Sant’Anna.

Una quarantina di persone interessate ai temi della sanità si è ritrovata mercoledì 24 settembre alla Cooperativa di via Lissi a Como per un dibattito sulla questione ancora aperta dell’ospedale Sant’Anna. Antonio Muscolino ha svolto una breve cronistoria dell’ospedale. Il primo progetto di costruzione del nuovo ospedale nasce nel 1999 a firma dell’ex direttore generale Navone. La particolarità di questo progetto è la costruzione attraverso contributi di privati con il cosiddetto project financing.
Un gruppo di associazioni, partiti, persone si è allora impegnato a bloccare questo primo progetto. Una compagine che si è rinsaldata dopo un periodo di silenzio, quando la Giunta comunale e i vertici dell’Azienda ospedaliera hanno deciso di costruire una nuova struttura a cavallo tra Como, Fino Mornasco e Montano Lucino, programmando l’abbattimento del monoblocco del Sant’Anna e la vendita della zona per ammortizzare i costi di costruzione.
«Il territorio è stato marginalizzato – ha spiegato il relatore – le scelte sono state prese a Milano, mentre è il territorio a dover risolvere i problemi».
In questi giorni si sta discutendo di modificare la percentuale, dal 40 al 60 per cento, che verrà destinata a strutture private e questo comporterebbe una nuova speculazione edilizia.
Emanuela Serrentino ha spiegato che «non esiste un programma sulla città», poiché le Giunte non si sono mai domandate quali sono i bisogni dei cittadini e cosa verrebbe a mancare con la sparizione dell’area del Sant’Anna. Ciò che viene sottovalutato è anche la perdita di un patrimonio della cittadinanza intera e che il mantenimento del monoblocco potrebbe supplire a diverse mancanze.
La carenza di investimenti nel campo sanitario e sociale ha portato a trascurare il cambiamento del tessuto sociale della popolazione di Como, come l’invecchiamento, ha frammentato il percorso assistenziale, ignorando l’acquisizione di nuovi cittadini non-italiani.
Italo Nessi ha fatto notare come il progetto del nuovo ospedale «tocca il diritto alla salute, il piano edilizio e il piano sociale» ed è quindi necessario far capire l’importanza di questi temi alle persone.
Donato Supino, consigliere comunale Prc, ha fatto notare l’importanza del contesto in cui si vuole operare questo cambiamento al Piano regolatore, ovvero la Circoscrizione 3 già congestionata dal traffico e dall’edilizia. «È necessario mettere d’accordo tutte le forze politiche e i cittadini che si oppongono al progetto – a concluso – trovando un denominatore comune nel più breve tempo possibile».
Nicoletta Pirrotta, segretaria provinciale Prc, ha sottolineato che «in questo momento si sono aperte delle falle a partire dal caso Santa Rita» ed è emerso che il modello fondato sulla finta uguaglianza pubblico/privato non è così eccellente. Approfittando di questa disillusione sarà possibile denunciare anche gli interventi edilizi che si stanno progettando col denaro privato. Inoltre Pirrotta ha denunciato che «la Regione Lombardia non è dotata di un piano sanitario regionale» ed «il modello sanitario non regge perché non si fonda sulla salute, ma sulla costruzione della malattia».
Andrea Rinaldo, Pd, ha sottolineato come il problema particolare dell’utilizzo della struttura del Sant’Anna si inquadri in una situazione generale carente sul piano sociale e pubblico, che per esempio tralascia diversi progetti a favore di anziani e giovani.
Renato Tettamanti, consigliere provinciale Prc, ha fatto notare che non è chiaro, né ai cittadini, né all’opposizione qual’è in realtà il progetto del Sant’Anna, poiché né il direttore dell’Asl né il direttore del Sant’Anna hanno provveduto a rispondere chiaramente alla domanda. Bisognerebbe perciò riaprire il dibattito sulla questione del passaggio dal 40 al 60 ai privati e informare i cittadini.
Emanuela Serrentino ha aggiunto che l’Asl si limita ad acquisti, controlli e programmi, non svolgendo ulteriori servizi, che è prevedibile non vengano ripristinati nel nuovo ospedale più piccolo rispetto al Sant’Anna.
Il che evidenzia un atteggiamento non progettuale, che non prende in considerazione le necessità future, che invece suggerirebbero un mantenimento almeno dell’area del monoblocco, vecchio di soli trent’anni ed in perfette condizioni.
L’assemblea si è conclusa con l’intenzione di organizzare a breve un incontro pubblico, dove diversi relatori potranno far luce sulla questione del nuovo ospedale e della sorte del vecchio, che si spera non passi ancora sopra le teste dei cittadini senza che possano fare nulla. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Mauro Oricchio nuovo direttore del Coordinamento comasco per la Pace

Mauro Oricchio è il nuovo direttore del Coordinamento per la Pace comasco, l’organizzazione che si occupa della promozione della Pace dei diritti umani e della solidarietà internazionale nel territorio comasco e nel mondo.

Martedì 23 settembre il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace ha definitivamente scelto il nuovo direttore Mauro Oricchio.  «Sono contento e mi ha fatto piacere la nomina anche per il riconoscimento dell’impegno e del lavoro svolto a partire dal 2000 quando svolgevo il servizio civile – ha dichiarato il neo – nominato – Ringrazio l’apporto dato da Claudio Bizzozero come direttore, anche per le opportunità di crescita che ci ha offerto». Il nuovo direttore ha poi precisato gli intenti per il futuro: «L’obiettivo attuale è quello di riorganizzare, affinare e sviluppare al meglio i rapporti fra le associazioni e i Comuni aderenti, tentando di creare maggiori occasioni di collaborazione. Puntiamo alla partecipazione e alla coprogettazione e speriamo di far crescere l’attività del Coordinamento con la sua équipe allargando ulteriormente il numero dei volontari». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

Il consiglio comunale di martedì 23 settembre 2008

Una delegazione delle opposizioni a Palazzo Cernezzi ha incontrato il prefetto di Como per ribadire l’ incompatibilità assoluta ed originaria del sindaco di Rovellasca Cattaneo con gli incarichi affidatigli nel capoluogo lariano.

Donato Supino, Prc, e Marcello Iantorno, Pd, a nome di tutta la minoranza del Consiglio comunale, sono stati ricevuti dal prefetto di Como Sante Frantellizzi nella serata di martedì 23 settembre.
I due consiglieri comunali hanno illustrato al rappresentante del governo le tesi delle opposizioni sulla questione della nomina, duramente criticata a Palazzo Cernezzi nell’ultima seduta comunale, di Francesco Cattaneo, sindaco di Rovellasca, ad assessore e vicesindaco di Como.
«Il prefetto – ha dichiarato Supino – ha riconosciuto la validità delle nostre posizioni alla luce della giurisprudenza e ha spiegato di avere chiesto al Ministero dell’Interno un parere dirimente». «Non si può essere, in base al testo unico degli Enti locali – ha aggiunto Iantorno – sindaco di un Comune e vice di un altro, perché il vice “può ricoprire il ruolo di sindaco, in caso di impedimento del titolare” e la legge vieta la possibilità di esser sindaci di due Comuni. Anche l’assessorato a Como è poi incompatibile con la carica di sindaco di Rovellasca, in quanto l’assessore deve avere i requisiti di eleggibilità al Consiglio comunale e per legge un sindaco di un altro comune non ha tale requisito, essendo a sua volta anche consigliere e non si può essere consiglieri di due Comuni diversi. Si tratta quindi di incompatibilità assoluta ed originaria».
I rappresentanti della minoranza hanno inoltre illustrato le ragioni politiche e etiche che rendono loro intollerabile quanto avvenuto.
Cattaneo ha dieci giorni di tempo dalla nomina, avvenuta venerdì 19 settembre, per chiarire la sua posizione e prenderà molto probabilmente una decisione definitiva dopo un incontro in Prefettura mercoledì 24 settembre, quando dovrebbe essere pervenuta un’indicazione da parte del Ministero. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Una tappa per la costruzione di una società diversa

Chiusa L’isola rimane un patrimonio di relazioni e di saperi da coltivare ed estendere sfidando le minacce della cattiva politica, particolarmente brutale nel nostro territorio, e dell’omologazione consumistica, capace di trasformare in merci persino i beni più preziosi.

Non è la prima volta che L’isola che c’è fa registrare un successo di presenze. Gli organizzatori sono abituati a vedere migliaia e migliaia di persone affollare il Parco di Villa Guardia. Questo ormai non fa notizia e forse non è nemmeno così importante. Sappiamo che persino iniziative nate in totale alterità al “mercato” liberista possono, diventate di massa, talora perdere ogni potere eversivo sulle ingiustizie planetarie e locali che avvelenano l’ambiente e i popoli.
Ma è una buona notizia la presenza di tanti stand nei quali centinaia di volontari delle più diverse associazioni, cooperative, gruppi più o meno formalizzati, si sono prodigati (il lavoro è iniziato venerdì e continua ancora mentre scriviamo) per solidarietà, inventiva, voglia di cambiare il mondo per costruirne uno nuovo. È una buona notizia vedere, come è successo sia sabato 20 che domenica 21, centinaia di persone affollare i luoghi di dibattito anche quando i temi erano tanto lontani dall’Isola dei famosi (must culturale dei nostri tempi) da sembrare improponibili e destinati solo a una piccola nicchia di utopisti, belle persone un po’ sciocche e fuori dal mondo.
È una buona notizia sapere che, anche se forse una parte delle merci scambiate all’isola andrà a riempire case traboccanti di oggetti inutili, destinati a diventare inesorabilmente rifiuti, molti dei partecipanti si sono arricchiti alla fiera. Hanno conosciuto problemi e speranze di una bella fetta di mondo, hanno visto fioriti i centofiori di un’economia altra, di una cultura altra, di uno stare insieme diverso. Si sono divertiti con gli spettacoli e soprattutto si sono conosciuti e salutati tra loro. Una tappa per la costruzione di una società diversa. Ma bisognerà naturalmente non rimanere in un’isola. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Sabato 20 settembre alla fiera dell’Isola che c’è si è tenuto l’incontro Partecipazione e cittadinanza attiva

Il seminario ha concluso il percorso Municipi sostenibili, realizzato all’interno del progetto Quotidiano sostenibile 2008, promosso dal Coordinamento comasco per la Pace, da l’Isola che c’è e dall’Associazione del volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato e sostenuto finanziariamente dalla Fondazione Cariplo.

Partecipazione e cittadinanza attiva ha proposto a cittadini e amministratori il confronto e la discussione di esperienze virtuose di gestione del territorio.
Martino Villani, direttore del Csv, in apertura ha motivato ai presenti (una trentina di persone) la decisione di inserire nel programma della Fiera il quarto appuntamento del percorso “Municipi sostenibili”: «Il percorso – rivolto ad amministratori e cittadini, ha offerto riflessioni su: metodi e significati della partecipazione ed esperienze di progetti di cogestione delle scelte amministrative – è coerente con l’idea che l’Isola che c’è, oltre che fiera sia anche uno spazio che propone ai visitatori l’assunzione di comportamenti co-responsabili relativamente alle scelte ed alle modalità di risposta ai bisogni sia personali che del territorio in cui viviamo».
La prima relatrice, Marianella Sclavi, esperta di arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti e docente di Etnografia Urbana alla I Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha chiarito che percorsi di reale partecipazione non diminuiscono i conflitti ma li ampliano. Ed è forse questo il motivo per cui molti amministratori temono i processi partecipativi, abituati come noi tutti a prendere, tra interessi differenti, decisioni a maggioranza. Per trovare soluzioni creative sono indispensabili tempi lunghi (non si inventano su ordinazione) e porsi in un atteggiamento di ascolto attivo (tutti hanno ragione e nessuno ha torto). Si moltiplicano così le proposte di soluzione di un problema. Tra le proposte emerse non ce ne sarà una vincente, ma tutte saranno utili per modificare le altre. Trovato l’accordo su una ipotesi risolutiva questa sarà consegnata agli amministratori perché è il potere politico che ha l’ultima parola.
Gilberto Macaluso che è stato responsabile delle politiche di promozione della qualità della vita a Mogliano Veneto (Tv), dopo una breve storia del welfare in Italia, ha sottolineato la drammaticità dello stato in cui versano la partecipazione e la democrazia e ha fornito una lettura critica della situazione attuale nella quale le amministrazioni si comportano di fronte ai bisogni sociali come se fossero una banca: non soddisfano diritti, pur sanciti nella Costituzione; attribuiscono incapacità a chi ha necessità che il suo reddito venga integrato; fanno bandi di concorso che mettono in competizione tra loro i soggetti. Per un’amministrazione è molto più sano coalizzare i cittadini piuttosto che farli competere tra loro. Per accedere a fondi pubblici, la competizione è la modalità di azione anche delle associazioni di Terzo settore che forniscono servizi sociali. A questa idea di competizione tra le sfortune si è aggiunto un problema politico: di fronte all’amministrazione pubblica incapace di assumere decisioni è stato dato maggiore potere ai sindaci che però non hanno strumenti, anche perché alcuni processi hanno implicazioni globali e passano sulle teste dei Municipi. L’atteggiamento di delega è passato anche all’interno dei partiti (anche di quelli di centro sinistra) dove negli scorsi anni è cresciuto il “paternalismo partecipativo”, la finta richiesta di partecipazione (“ti ascolto, ma poi decido io che lo so fare meglio”). Questo ha frustrato il desiderio di attivarsi di cittadine e cittadini. L’idea che di fronte a situazioni complesse il potere concentrato nelle mani di una sola persona è una semplificazione insensata. Macaluso ha concluso il suo intervento auspicando che prima di interrogarsi sull’ ingegneria partecipativa si riprovi tutti a sognare che sia possibile la partecipazione democratica.
Rinaldo Giordani che a Priverno (Lt), ha introdotto il bilancio partecipativo nell’amministrazione comunale ha chiarito la differenza tra bilancio partecipato – l’amministrazione fa da guida nascondendo scelte preconfezionate – e bilancio partecipativo che restituisce ai cittadini elettori una parte del potere decisionale, introducendo atti amministrativi che danno spazio alla volontà di partecipazione e di condivisione. L’obiettivo durante il primo mandato elettorale è stato di sperimentare la democrazia diretta, modificando lo statuto comunale e prevedendo momenti di partecipazione attiva. Per favorire il processo partecipativo sono stati investiti fondi ed energie nella comunicazione sociale porta a porta. A Priverno si è istituito un ufficio apposito per creare un’interazione diretta con la popolazione e dei tavoli di partecipazione che hanno permesso ai cittadini di seguire e partecipare attivamente a tutte le fasi decisionali. Il relatore ha concluso con l’auspicio che si riesca a creare un sistema integrato di partecipazione.
Noemi Colombo, collaboratrice del Comune di Monterotondo e della Regione Lazio ha esposto un altro esempio di bilancio partecipativo, senza nascondere che il problema principale è l’abitudine alla delega: la democrazia rappresentativa di fatto isola le persone che non sono stimolate alla partecipazione diretta perché sentono di non avere possibilità decisionali. Per sollecitare la partecipazione, la Regione Lazio si muove su due piani: rendendo leggibile e comprensibile il bilancio e favorendo l’accesso dei comuni alle decisioni relative alle opere pubbliche e allo sviluppo locale.
Bruna Cantaluppi del coordinamento politico di Fabrica Ethica, un laboratorio nato nell’ambito della certificazione della responsabilità sociale d’impresa in Toscana, dove la Regione Toscana ha adottato la creazione di una certificazione per le imprese rispettose dei diritti delle persone e dell’ambiente. Sono state certificate 296 industrie che sono state in grado di mostrare la propria tracciabilità sociale. Oltre a Fabrica Ethica sono attivi un progetto di certificazione della filiera della pelle (Felatip) e un progetto per il microcredito (Smoat).
L’iniziativa si è conclusa con un dibattito “partecipato” sulle tematiche proposte da relatrici e relatori. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Il seminario Progetti di co-partecipazione nella filiera energetica un seminario alla fiera L’isola che c’è 2008

Progetti di co-partecipazione nella filiera energetica un seminario svoltosi a L’isola che c’è 2008, la quinta fiera provinciale delle relazioni e delle economie solidali, sabato 20 settembre al Parco comunale di Villa Guardia ha visto la presenza di una trentina di persone molto interessate all’argomento.

Presentata da Francesco Tampellini, referente del gruppo di lavoro per l’energia dell’Isola che c’è, è stata portata ad esempio l’esperienza dell’associazione Solare collettivo, un gruppo impegnato nella co-partecipazione, la gestione comune e diretta da parte dei cittadini, di distribuzione e produzione di energia elettrica.
Marco Mariano, presidente di Solare collettivo, ha sintetizzato la storia dell’associazione dalla nascita, agli inizi del 2007, al primo risultato concreto: un impianto fotovoltaico da 20 Kwp installato alla cooperativa sociale Proteo di Mondovì che entrerà a breve in funzione.
La ricerca – ha precisato Mariano – della sola forma giuridica iniziale ha richiesto svariate riflessioni, con le proposte più varie, finché non si è trovata una soluzione: «un modello in un contesto particolare» appoggiandosi ad una cooperativa già esistente la Proteo appunto.
I membri di Solare collettivo sono diventati anche soci della cooperativa Proteo ed hanno finanziato in parte la costruzione di un primo impianto fotovoltaico.
La scelta di aderire all’organizzazione ha spiegato Mariano «ha un aspetto etico, un aspetto ambientale, ma anche un aspetto economico. Pensiamo ad un ritorno economico del 4-5 per cento, grazie al conto energia, ma anche ai guadagni della vendita a Gestore servizi elettrici», l’azienda che colloca sul mercato l’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Dopo questa prima esperienza Solare collettivo punta a creare una cooperativa elettrica, «un po’ come le esperienze che sono sorte nell’acro alpino dalla Val d’Aosta al Trentino» ha chiarito Mariano, che possa produrre e rivendere l’elettricità, un progetto ancora in divenire su cui si è aperto un dibattito con il pubblico che ha fornito stimoli e precisazioni sull’attuale gestione del mercato elettrico italiano e sulla difficoltà nel potere essere produttori e rivenditori di elettricità allo stesso tempo.
Marco Turioni, assessore del Comune di Villa Guardia, ha poi spiegato come anche il suo Comune stia pensando a costruire degli impianti fotovoltaici da collocare sopra i tetti degli edifici pubblici e l’interesse per l’esperienza dell’organizzazione piemontese. Una possibilità ancora da definire nei suoi contorni anche a causa delle strette imposte dal Patto di stabilità nei bilanci comunali che impediscono investimenti in tal senso. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza

Nel pomeriggio di domenica 21 settembre alla Fiera dell’Isola che c’è si è svolto un incontro-dibattito dal titolo Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza, un evento iniziato in tutta tranquillità, condotto in maniera pungente da Enrico Euli, Università di Cagliari, a cui hanno partecipato poco meno di un centinaio di persone di tutte le età (gremiti il tendone conferenze e gli spazi attigui) caratterizzato anche da rilassanti intermezzi d’arpa celtica di Fabius Constable, Celtic Harp Orchestra e dalla lettura di una fiaba sull’ansia di una tartaruga stressata.

Significativa la scelta della prima relatrice Renata Marini, insegnante, che ha parlato de L’ozio padre delle virtù?, di lasciare due minuti di riflessione prima di incominciare a parlare. Marini ha ricordato l’origine della parola otium, e del suo contrario negotium, nella classicità. Dove il secondo termine era inteso come lavoro per lo stato, la res publica, e il primo significava la libertà di dedicarsi ai propri interessi come la lettura e la scrittura una concezione che non aveva assunto ancora una valenza negativa. «Il cambiamento di significato è iniziato con la perdita delle libertà politiche, con l’Impero, quando l’otium è diventato un obbligo per la classe dirigente» ha precisato Renata Marini. Una connotazione negativa che si è rafforzata con l’avvento del cristianesimo «nelle Scritture, nel Libro di Ezechiele, è definito come una malattia generatrice di malizia». Nella sintesi quindi della cultura latina-greca e cristiana avvenuta nel Medio evo si è quindi arrivati ad una duplice valenza del termine, utilizzato in maniera classica ancora dall’umanista Leon Battista Alberti, che quando “oziava” dipingeva.
Il cambiamento semantico si è avuto definitivamente con l’affermarsi di una scansione temporale sempre più precisa e la retribuzione del lavoro su base orario e non più in base al lavoro svolto a partire dal dodicesimo tredicesimo secolo, questo per la relatrice ha tramutato le ore libere in ore vuote, improduttive e quindi negative.
La parola è passata poi alla scrittrice Gaia Depascale che sviluppato il tema dello Slow Travel, alla ricerca del lusso di perdere tempo. «Il viaggio viene definito in una dimensione geografico-spaziale, ma quella temporale? Viaggiare per conoscere deve avere un aspetto qualitativo e non quantitativo – ha aggiunto la scrittrice genovese – si perdono anche gli aspetti sensoriali dello spostamento». Il viaggio può anche essere solo a due chilometri da casa, ma la sua intensità «dipende dagli occhi di chi guarda».
Paolo Piccinelli, neuropsichiatra infantile, ha parlato della Meditazione, tempo prezioso da salvaguardare, partendo dallo sviluppo durante l’infanzia sino alla necessità di «affidarci a qualcuno per interrogarci» per chiarirsi sui «bisogni principali ovvero avere, potere e valere, in cui ricadono affettività e piacere». Un percorso di conoscenza di sé complesso e non privo di incognite, reso più difficile da una società in cui« I progetto diventa l’individuo e non la solidarietà».
Quando si inizia a non vivere come si pensa, si inizia a pensare come si vive.
Per ultimo è intervenuto Maurizio Pallante, Movimento decrescita felice, che ha affrontato il tempo Lentezza e decrescita. «La decrescita è sempre intesa come un di meno quantitativo, ma non si parla di qualità» ha esordito Pallante che ha continuato il suo intervento richiamando l’esempio della vita monastica e della regola benedettina incentrata sul motto ora et labora. Una affermazione che vede in principio la contemplazione e solo successivamente il lavoro una weltanschaung che, nell’interazione di questi due elementi ha fatto dire al relatore che «lavorare è anche contemplare quanto fatto».
Contemplare il cui etimo deriva da templum, e dallo spicchio di cielo scrutato dagli aruspici etruschi per divinare il fato attraverso il volo degli uccelli.
In una società consumistica in cui l’applicazione delle nuove tecnologie alla produzione esaspera la depauperazione delle risorse, il relatore si è soffermato sul concetto di innovazione affermando che «nuovo non è sinonimo di migliore». Per Pallante si tratta di una costruzione ideologica del mercato che ha imposto una tale visione del progresso per il suo interesse.
Ampio e vivace il dibattito che ha coinvolto pubblico e oratori con qualche critica alle accuse mosse da Pallante alle sinistre produttiviste e alla sua autodefinizione di “reazionario e conservatore”, domande su come uscire dall’ansia dei tempi moderni, sul ruolo dei saperi femminili per la costruzione di una società dell’otium, sulla opportunità di mangiare come si pensa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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