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Niente speculazioni! Il monoblocco del Sant’Anna è dei cittadini!

Questo il titolo della partecipata assemblea pubblica tenutasi a Rebbio per rilanciare la protesta contro i progetti edilizi che coinvolgono l’area del vecchio Sant’Anna.

Una quarantina di persone interessate ai temi della sanità si è ritrovata mercoledì 24 settembre alla Cooperativa di via Lissi a Como per un dibattito sulla questione ancora aperta dell’ospedale Sant’Anna. Antonio Muscolino ha svolto una breve cronistoria dell’ospedale. Il primo progetto di costruzione del nuovo ospedale nasce nel 1999 a firma dell’ex direttore generale Navone. La particolarità di questo progetto è la costruzione attraverso contributi di privati con il cosiddetto project financing.
Un gruppo di associazioni, partiti, persone si è allora impegnato a bloccare questo primo progetto. Una compagine che si è rinsaldata dopo un periodo di silenzio, quando la Giunta comunale e i vertici dell’Azienda ospedaliera hanno deciso di costruire una nuova struttura a cavallo tra Como, Fino Mornasco e Montano Lucino, programmando l’abbattimento del monoblocco del Sant’Anna e la vendita della zona per ammortizzare i costi di costruzione.
«Il territorio è stato marginalizzato – ha spiegato il relatore – le scelte sono state prese a Milano, mentre è il territorio a dover risolvere i problemi».
In questi giorni si sta discutendo di modificare la percentuale, dal 40 al 60 per cento, che verrà destinata a strutture private e questo comporterebbe una nuova speculazione edilizia.
Emanuela Serrentino ha spiegato che «non esiste un programma sulla città», poiché le Giunte non si sono mai domandate quali sono i bisogni dei cittadini e cosa verrebbe a mancare con la sparizione dell’area del Sant’Anna. Ciò che viene sottovalutato è anche la perdita di un patrimonio della cittadinanza intera e che il mantenimento del monoblocco potrebbe supplire a diverse mancanze.
La carenza di investimenti nel campo sanitario e sociale ha portato a trascurare il cambiamento del tessuto sociale della popolazione di Como, come l’invecchiamento, ha frammentato il percorso assistenziale, ignorando l’acquisizione di nuovi cittadini non-italiani.
Italo Nessi ha fatto notare come il progetto del nuovo ospedale «tocca il diritto alla salute, il piano edilizio e il piano sociale» ed è quindi necessario far capire l’importanza di questi temi alle persone.
Donato Supino, consigliere comunale Prc, ha fatto notare l’importanza del contesto in cui si vuole operare questo cambiamento al Piano regolatore, ovvero la Circoscrizione 3 già congestionata dal traffico e dall’edilizia. «È necessario mettere d’accordo tutte le forze politiche e i cittadini che si oppongono al progetto – a concluso – trovando un denominatore comune nel più breve tempo possibile».
Nicoletta Pirrotta, segretaria provinciale Prc, ha sottolineato che «in questo momento si sono aperte delle falle a partire dal caso Santa Rita» ed è emerso che il modello fondato sulla finta uguaglianza pubblico/privato non è così eccellente. Approfittando di questa disillusione sarà possibile denunciare anche gli interventi edilizi che si stanno progettando col denaro privato. Inoltre Pirrotta ha denunciato che «la Regione Lombardia non è dotata di un piano sanitario regionale» ed «il modello sanitario non regge perché non si fonda sulla salute, ma sulla costruzione della malattia».
Andrea Rinaldo, Pd, ha sottolineato come il problema particolare dell’utilizzo della struttura del Sant’Anna si inquadri in una situazione generale carente sul piano sociale e pubblico, che per esempio tralascia diversi progetti a favore di anziani e giovani.
Renato Tettamanti, consigliere provinciale Prc, ha fatto notare che non è chiaro, né ai cittadini, né all’opposizione qual’è in realtà il progetto del Sant’Anna, poiché né il direttore dell’Asl né il direttore del Sant’Anna hanno provveduto a rispondere chiaramente alla domanda. Bisognerebbe perciò riaprire il dibattito sulla questione del passaggio dal 40 al 60 ai privati e informare i cittadini.
Emanuela Serrentino ha aggiunto che l’Asl si limita ad acquisti, controlli e programmi, non svolgendo ulteriori servizi, che è prevedibile non vengano ripristinati nel nuovo ospedale più piccolo rispetto al Sant’Anna.
Il che evidenzia un atteggiamento non progettuale, che non prende in considerazione le necessità future, che invece suggerirebbero un mantenimento almeno dell’area del monoblocco, vecchio di soli trent’anni ed in perfette condizioni.
L’assemblea si è conclusa con l’intenzione di organizzare a breve un incontro pubblico, dove diversi relatori potranno far luce sulla questione del nuovo ospedale e della sorte del vecchio, che si spera non passi ancora sopra le teste dei cittadini senza che possano fare nulla. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 26 Settembre 2008 da in Società con tag , , , .

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