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Calcio per gli stanchi cronici

Venerdì 23 maggio al centro sportivo Belvedere Un calcio… all’indifferenza, triangolare di calcio per sostenere l’Associazione malati Cfs onlus.

«Un’iniziativa simpatica, un bell’abbinamento tra sport e solidarietà, speriamo nella dovuta presenza della città». Parole del vicesindaco Paolo Mascetti, che ha presentato Un calcio… all’indifferenza, il triangolare calcistico che vedrà impegnate venerdì 23 maggio al centro sportivo Belvedere la squadra dei comici televisivi, la Como 2000 e la Seleçao Sacerdoti Calcio a partire dalle 20.30.
Il ricavato dai biglietti d’ingresso (5 euro, gratis fino a 10 anni) sarà devoluto all’Associazione malati Cfs onlus, che da quattro anni aiuta le persone affette dalla sindrome di stanchezza cronica, malattia non riconosciuta ufficialmente, causata da un infezione virale su un soggetto predisposto geneticamente. «Il nome italiano – ha però specificato Roberta Ardino, presidentessa dell’associazione – non rappresenta la gravità della patologia, sminuendola. Chi soffre di Cfs ha difficoltà a rimane concentrato a scuola o a lavorare per otto ore. Deve centellinare e pianificare le sue energie, in un contesto sociale e giuridico che non rispetta né tutela il malato: non esiste un riconoscimento di invalidità per chi soffre di Cfs, non essendo ancora state effettuate ricerche approfondite e spesso il malato viene deriso perché privo di segni fisici che testimonino il suo handicap».
L’associazione, oltre ad aiutare nel concreto le persone colpite da questa rara malattia, è impegnata nella formazione dei medici, a partire da quelli di base, organizzando convegni tematici per scongiurare la possibilità che la malattia venga liquidata come semplice depressione. «La sindrome è troppo poco conosciuta, sia tra i medici che tra la popolazione. L’obiettivo di questo ed altri eventi è duplice: informare e sensibilizzare la gente e raccogliere fondi per continuare la nostra attività».

Partirà a giugno il ciclo di incontri I venerdì della sicurezza

Inizia il ciclo di incontri I venerdì della sicurezza, organizzati dall’Amministrazione comunale e dai carabinieri, un ciclo di nove incontri che inizieranno a giugno e proseguiranno fino ad ottobre. Gli incontri verranno proposti anche in altri 55 comuni della provincia.

Alla presentazione dell’iniziativa, durante la foto di rito con l’assessore alla Sicurezza e i rappresentanti dell’arma, il sindaco Stefano Bruni ha scherzato coi giornalisti dicendo «Sembra che ci stanno arrestando, è un anticipo del futuro prossimo?». Ha affermato che «senza sicurezza non c’è libertà, in campagna elettorale questo è stato un tema decisivo, ora dobbiamo soddisfare le aspettative dei cittadini».
I nove incontri de I venerdì della sicurezza serviranno ad illustrare ai cittadini quello che si può fare e quello che si deve evitare per aumentare la propria auto-sicurezza. Una brochure molto dettagliata di trentasei pagine è stata stampata in diecimila copie e verrà distribuita durante gli incontri. Questo opuscolo è un vero e proprio vademecum per insegnare al cittadino come muoversi nell’intricata giungla della vita moderna. Alcuni consigli sono un po’ meno applicabili di altri, ma nel complesso il manuale è ben fatto e copre maniacalmente tutte le possibili fonti di insicurezza che potrebbero attanagliare l’animo del cittadino. A volte il modus operandi che una persona dovrebbe adottare sembra un po’ troppo complesso con consigli talora contraddittori. Si va dal consiglio «se si vive soli non farlo sapere a chiunque e di non mettere al corrente le persone conosciute degli spostamenti» per poi proporre di «conoscere i propri vicini di casa e scambiarsi i numeri di telefono».
In altri casi le indicazioni sembrano eccessive e capaci di aumentare la già scarsa sicurezza percepita: «dotare i propri apparecchi elettrici e le proprie luci di casa di timer di accensione-spegnimento che possano, programmati, far credere ad un malintenzionato che la casa è abitata anche se si è fuori città. Di controllare, se l’auto è parcheggiata in un luogo isolato, che non ci sia qualcuno all’interno. Di guidare il più possibile al centro della strada per non farsi speronare. Di non guardare insistentemente o fare commenti ad altri, né fare sorrisi ironici o provocatori ad estranei». Nell’opuscolo viene sottolineato che l’insicurezza regna sovrana e la necessità di sicurezza è la cosa più importante per il comasco.
Ben quattro pagine della brochure sono dedicate ai rifiuti, alla raccolta differenziata, allo smaltimento consapevole e alla denuncia della presenza di discariche abusive su territorio. Tutti i comaschi devono fare la loro parte per fermare il degrado ambientale che, come ha ricordato Stefano Bruni, è il problema che più spesso si trova a dover segnalare ai carabinieri.
Il cittadino e gli agenti dovrebbero aiutarsi a vicenda per scongiurare possibili reati o infrazioni, così si è espresso il colonnello Luciano Guglielmi, che alla presentazione de I venerdì della sicurezza ha parlato in rappresentanza dei carabinieri di Como. «Oltre alla sicurezza si dovrebbe aumentare la percezione di questa che andrebbe diffusa tra i cittadini». Uno dei metodi messi in atto dall’Arma è stato quello di aumentare il numero delle pattuglie a piedi che andranno a coprire anche le aree di Albate, Rebbio e Camerlata, fino ad oggi rimaste scoperte. La parola d’ordine è vicinanza con i cittadini e contrasto dell’inciviltà, che pur non essendo un reato provoca insicurezza. Entrambi gli obiettivi serviranno ad aumentare il senso di pace degli abitanti. Il colonnello ha ricordato l’utilità di collegare i propri allarmi e i propri apparecchi di video – sorveglianza con la centrale dei carabinieri, che così potrà monitorare in maniera più costante le paure degli abitanti. A Como, secondo Luciano Guglielmi, non esiste omertà, ma a volte manca la collaborazione dei cittadini nel denunciare i reati: «l’arresto è importante perché permette di eliminare dal circuito della delinquenza colui che vive di espedienti».
L’assessore alla Sicurezza Francesco Scopelliti ha ricordato che le prime due serate vedranno come tema principe l’ambiente domestico in previsione dell’estate e dei possibili furti.
I primi appuntamenti de I venerdì della sicurezza saranno venerdì 20 giugno alle 20.30 alla Circoscrizione 6 in via Grandi 21 e venerdì 27 giugno alle 20.30 alla Circoscrizione 8 in via Segantini 2, poi si riprenderà da settembre. Anche Espansione tv darà eco alle iniziative mandando in onda trasmissioni sul tema. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Inaugurata venerdì 16 maggio la mostra Quando piovevano bombe

I bombardamenti e la città di Barcellona durante la guerra civile alla biblioteca comunale di Como.

Inaugurata in biblioteca comunale a Como, alla presenza di una quarantina di persone, la mostra Quando piovevano bombe organizzata per il trentesimo anniversario dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta di Como.
Una mostra itinerante, che rimarrà esposta nel capoluogo lariano sino al 29 di maggio, promossa dal Museu d’Història de Catalunya, dalla Generalitat de Catalunya e dal Memorial Democratic catalano che è approdata a Como grazie all’Istituto Perretta e al Centro Filippo Buonarroti, alla Cgil di Como, alla Fondazione Pellegrini Canevascini di Bellinzona e all’Assessorato alla cultura del Comune di Como.
Un momento di riflessione anche sull’attualità e le condizioni dei civili durante le guerre per il rappresentante del governo catalano Josep Vendrell Gardenyes, che ha ricordato vari bombardamenti sino a quello di Baghdad. Un’occasione per non dimenticare il contributo comasco alla guerra di Spagna per il direttore dell’Istituto Valter Merazzi. Un punto centrale per l’Italia intera per la curatrice della mostra Laura Zenobi che, ricordando l’apporto fondamentale delle truppe di Mussolini per la vittoria di Franco, si è chiesta: «Cosa è rimasto nella memoria collettiva italiana di questa esperienza? Poco o nulla». «Dobbiamo ricordarci di questo passato che ci appartiene – ha continuato – una guerra fascista, la prima guerra ideologica nel continente europeo».
Un altro momento di riflessione sarà venerdì 23 maggio alle 17 con un incontro in biblioteca sulla partecipazione degli antifascisti comaschi e ticinesi alla Guerra di Spagna e i bombardamenti sulle popolazioni civili.

Como street parade

Si svolgerà sabato 24 maggio la prima edizione della Como Street parade che animerà le strade della città con suoni e colori frutto della creatività dei giovani comaschi, lecchesi, varesini e milanesi.

Il corteo della Street parade partirà sabato 24 maggio dal parcheggio dell’Ippocastano alle 15, si snoderà per le vie del centro cittadino (via Cesare Cantù, via Milano, piazza della Pace – già piazza Vittoria, via Cesare Battisti, viale Lecco, Lungolario Trento), con probabile sosta davanti al palazzo comunale per ribadire l’esigenza dei giovani comaschi di disporre di spazi di espressione, per poi fermarsi al Tempio Voltiano dove l’iniziativa proseguirà fino alle 24. Una decina di carri (quattro comaschi, due varesini, due lecchesi e due milanesi) diffonderanno musica di diversi generi, dal reggae all’hip hop fino alla techno, mentre artisti, giocolieri e teatranti completeranno il clima di festa.
Riferendosi alle polemiche sollevate da alcuni amministratori comunali nelle scorse settimane gli organizzatori hanno chiarito che si esse sono state determinate da un problema di comunicazione interna al Comune, in quanto il permesso per lo svolgimento della manifestazione è stato rilasciato dalla Questura il 5 febbraio e prontamente comunicato alla Polizia locale, che ha dato però conferma definitiva solo il 28 aprile, dopo il sollecito degli organizzatori.
Altri problemi sono sorti questa settimana quando dal Comune è arrivata la richiesta di versare, applicando una delibera del 2004, una cauzione di cinquemila euro per l’occupazione del suolo pubblico nella zona del Tempio Voltiano. «Sembra che il comune stia cercando dei cavilli per metterci i bastoni tra le ruote – sottolinea Gianalberto [i promotori dell’iniziativa hanno preferito non dare alla stampa i cognomi], uno degli organizzatori – abbiamo riscontrato molta più disponibilità al dialogo da parte degli uffici competenti». Grazie ad un accordo con il dirigente dell’ufficio tecnico la cifra da versare sarà ridotta a circa cinquecento euro. «L’iniziativa – ha spiegato Marco, dell’organizzazione – è completamente autofinanziata, senza sponsor e senza profitto, i 500 euro verranno raccolti facendo una colletta tra il centinaio di persone impegnate nell’organizzazione». «Verrà garantito un presidio medico del 118 e la pulizia finale degli spazi occupati – conclude Marco – vigileremo inoltre affinché non si verifichino eccessi e la manifestazione si svolga tranquillamente». Per informazioni Internet www.fotolog.com/24maggio. [Greta Pini, ecoinformazioni]

31 maggio per le associazioni, 31 giugno per le organizzazioni di volontariato

Questi i termini per presentare le domande di contributo al bando della Regione Lombardia a sostegno dei progetti del terzo settore.

131 mila euro per le organizzazioni di volontariato, 52 mila euro per le associazioni, sono i fondi che la Regione Lombardia, tramite la Provincia, mette a disposizione alle onlus comasche per il biennio 2008/09 con il bando provinciale a sostegno dei progetti del terzo settore. Il contributo coprirà un percentuale fissa sul totale di spesa (70 per cento per il volontariato, 50 per cento per le associazioni) dei progetti presentati nell’Ufficio volontariato e associazionismo della Provincia, sempre che non venga superato il tetto massimo di 10 mila euro per il volontariato o 5 mila per le associazioni.
Ovviamente i richiedenti devono risultare iscritti ai rispettivi registri provinciali e nel caso delle associazioni il requisito è più stingente: devono esserlo da almeno 6 mesi. Ogni associazione potrà presentare un solo progetto, che dovrà riguardare la formazione del personale, lo sviluppo di reti fra associazioni, la promozione di interventi di utilità sociale o il potenziamento delle risorse dell’associazione. Non saranno finanziate le spese per lo svolgimento dell’attività ordinaria.
Tutta la documentazione e il testo del bando sono disponibili sul sito www.famiglia.regione.lombardia.it/org/notizia.asp?idnews=12578 per le associazioni e www.famiglia.regione.lombardia.it/org/notizia.asp?idnews=12590 per le organizzazione di volontariato.

Il consiglio provinciale di lunedì 12 maggio 2008

Comitati pro e contro Garibaldina si fronteggiano nel cortile di Villa Saporiti, ma il consiglio non prende una decisione perché Cinquesanti esce dall’aula. Approvata invece con emendamenti la costituzione della patrimoniale idrica nel consiglio provinciale di lunedì 12 maggio.

La preliminare di Mauro Guerra sui costi della politica ha aperto la seduta consiliare di lunedì 12 maggio. Il capogruppo del Partito democratico ha denunciato l’incoerenza dell’amministrazione che ha aumentato del 10 per cento le indennità della giunta pochi mesi dopo aver alzato le imposte provinciali e aver approvato un bilancio “stretto” che vede ridursi del 30 per cento gli impegni di spesa per istruzione, servizi sociali e cultura.
Nel frattempo fuori dall’aula i comitati anti Garibaldina non si sono trovati soli: ha fatto la sua apparizione anche il Comitato pro Albiolo, capitanato dall’ex sindaco Romano Civelli, con le sue 800 firme pro Garibaldina. Nel cortile di Villa Saporiti il clima si è fatto teso e i comitati non si sono risparmiati nello scontro dialettico. «La Garibaldina bis è un’opera fondamentale per la viabilità del territorio! – ha esordito l’ex sindaco di Albiolo, ora capogruppo di minoranza del Comune – Da sindaco avevo dato il mio benestare, ora la nuova amministrazione non può pensare di bloccare il progetto». La risposta non si è fatta attendere, Lorenzo Ceolin, dei comitati anti Garibaldina ha tuonato contro chi «vuole fare campagna elettorale sulle spalle dei cittadini. In più non è chiara la modalità di raccolta firme». In effetti nelle “osservazioni” sul Piano di governo del territorio non di sola Garibaldina si parla: oltre all’ok per la costruzione della nuova strada i cittadini hanno firmato un appello per non vendere a privati le aree dell’attuale scuola e campo sportivo, il tutto condensato nello stesso documento.
Ma mentre in cortile le voci si sono fatte urla e Civelli è stato chiamato a colloquio dall’assessore alla viabilità Pietro Cinquesanti, in aula è ripresa la discussione sullo statuto della patrimoniale che gestirà la rete idrica comasca. In un intervento dai toni accesi l’assessore all’ecologia Francesco Cattaneo ha ricordato che «la patrimoniale si aprirà ai privati solo in una terza fase, mentre ora non abbiamo ancora superato il primo step, cioè la sua creazione. È comunque importate che la gestione dell’acqua rimanga in mano pubbliche, mentre il servizio di erogazione necessita di un modello industriale per funzionare al meglio. Utilizzando appalti a breve termine, il gestore sarà costretto a lavorare in una logica di rientro economico veloce, facendo investimenti ragionevoli. Con l’assessore Saladini stiamo anche valutando l’ipotesi di donare una percentuale (1 centesimo/m3) delle tariffe ai paesi del terzo mondo per costruire infrastrutture idriche».
Gli emendamenti proposti dalla minoranza sono stati poi illustrati da Mauro Guerra (Pd): «chiediamo che nell’oggetto sociale della patrimoniale venga inserita la possibilità che la società possa anche svolgere l’erogazione del servizio. Il Tar si è già pronunciato in questa direzione e tra qualche mese i cittadini lombardi potranno dire la loro con un referendum. Dato che l’oggetto sociale esprime anche gli obiettivi di una società è giusto tenere aperta questa ipotesi». In disaccordo linguistico l’assessore Cattaneo che propone una dicitura più morbida, cioè la «possibilità che la patrimoniale gestisca ogni altra attività compatibile con le norme». Messe ai voti è stata approvata solo la proposta della giunta.
Prima di passare all’esame del secondo emendamento, con l’aula gremita di cittadini dei comitati anti Garibaldina, colpo di scena: Cinquesanti, assessore alla viabilità, abbandona il Consiglio. Il presidente Ferdinando Mazara comunica la defezione dell’assessore, motivata da un’improvvisa corsa all’ospedale, e chiede al consiglio di pronunciarsi sull’ordine dei lavori: «i cittadini aspettano già da tre ore la discussione sulla Garibaldina, se non si ha intenzione di esaminare l’argomento che almeno venga loro comunicato subito, così da poter rincasare». Scelta che appare scontata a Giornano Minotti (Lega nord): «se manca l’assessore competente non si può discuterne». Dai banchi della minoranza qualcuno fa notare che ci sarebbe Carioni in rappresentanza della Giunta, lo stesso che durante un sopralluogo di qualche mese fa definì l’opera viabilistica «uno scempio». Obiezione respinta, e il consiglio da l’ok al rinvio dell’argomento per la seduta del 26 maggio.
La serata è stata quindi chiusa con l’approvazione del secondo emendamento che consegna più poteri decisionali all’assemblea dei Comuni e l’avvallo definitivo alla costituzione della patrimoniale. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 12 maggio 2008

Dopo un intermezzo dialettale approvata la nuova lottizzazione di Rebbio nel consiglio comunale di lunedì 12 maggio. Verrà ridotto il consiglio di amministrazione di Villa Erba spa.

Polemica sull’utilizzo del dialetto nel centralino del Comune da parte dei consiglieri di minoranza. Per Luca Gaffuri, capogruppo Pd, «i rop van fa ben se no l’è mei minga fai» (le cose van fatte bene se no è meglio non farle), un’affermazione enunciata anche in francese, dato che, dopo il centralino automatico “trilingue” (italiano, dialetto comasco e inglese) che spiega a quali servizi si può accedere, l’unica lingua proposta è l’italiano. Una situazione anomala per il consigliere del Pd data anche la famosa Como città turistica che per gli stranieri parla solo inglese. Affermazioni che hanno innervosito l’assessore Diego Peverelli, andato in escandescenze quando Vittorio Mottola, Pd, dopo avere chiesto aiuto per esprimersi in dialetto comasco e fatto notare l’assurdità del centralino in dialetto, ha affermato che il dialetto napoletano è utilizzato in tutto il mondo. Pronta la reazione dell’assesore: «Stai zitto che offendi il Consiglio comunale!».
Il clima si è poi calmato con gli interventi di Carlo Ghiri, capogruppo Gruppo misto, che ha chiesto delucidazioni sempre all’assessore Peverelli sull’entrata in servizio delle guardie ecologiche volontarie. Un iter che ancora non si è ancora concluso dato che hanno giurato dal prefetto solo in 5 su 19. Roberto Rallo, Fi, ha invece chiesto la costituzione di parte civile della Giunta, dopo i proiettili inviati a due assessori, un provvedimento che la stessa ha già intrapreso nella sua ultima riunione.
La discussione si è poi spostata sull’ordine del giorno presentato dal capogruppo di Area 2010 Dario Valli: «Una proposta organica per la definizione delle zone di recupero per definire quali delle attuali zone B4 e B5 siano passibili di trasferimento d’uso e quali no». Nel Piano regolatore le zone B4 sono riservate alle attività produttive, mentre le B5 sono per i servizi.
Una proposta che ha incontrato la ferma contrarietà di Mario Lucini, Pd, dato che questo passaggio «sottrarrebbe al Consiglio la possibilità di vedere e discutere i singoli piani attuativi» che diverrebbero una prerogativa solo della Giunta. Per Lucini si perderebbe quindi la possibilità di «discussione e negoziazione di alcuni ambiti, come ad esempio le altezze, non definite dal Piano regolatore, e l’eventuale monetizzazione delle aree standard». Insomma: «Un provvedimento inopportuno dato che la valutazione degli sviluppi della città è un elemento prezioso per il Consiglio comunale». Un parere condiviso da Luca Gaffuri, che con Vittorio Mottola ha chiesto l’approvazione il più velocemente possibile del futuro Piano di governo del territorio, ma anche dal consigliere di Alleanza nazionale Stefano Molinari per cui «se venisse approvato si perderebbe una delle funzioni principali del Consiglio comunale».
Data questa intesa trasversale l’ordine del giorno è stato bocciato con i voti contrari di Alleanza nazionale, Lega, Udc, Per Como, Pd e del consigliere forzista Enrico Gelpi, unico del suo gruppo, che a maggioranza ha votato a favore. Un voto non univoco per il partito del sindaco anche sullo sviluppo dell’area dell’ex Consorzio agrario che il Consiglio ha approvato. Roberto Rallo e Federica Simone hanno espresso parere contrario al nuovo insediamento assieme alla maggior parte delle minoranze. A questo proposito l’avvocato comasco ha anche fatto appello alla coscienza dei colleghi consiglieri per votare contro i «250 appartamenti che verranno costruiti. Simili alle Vele di Napoli saranno una bruttura enorme».
Concordia di intenti e approvazione all’unanimità invece per il nuovo regolamento di Villa Erba, per l’assessore Colombo «un esempio di semplificazione amministrativa e diminuzione del costo della politica», il cui consiglio di amministrazione passera da 11 a 5 membri. Un clima di intesa ripetuto per la mozione proposta da Marco Butti, capogruppo di An, sul degrado a Ponte Chiasso per trovare una soluzione per la zona dell’ex distributore Agip. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

I vincitori di ReSpiri(ti)

ReSpiri(ti), il primo festival del cinema invisibile e indipendente di Como, si è concluso lunedì 12 maggio al circolo Arci Xanadù con la premiazione dei lavori più significativi selezionati dalla giuria.

Premiati lunedì 12 maggio alle 20.30 i vincitori del festival ReSpiri(ti), nato dalla collaborazione tra Arci Xanadù, Provincia, assessorato alla cultura del Comune di Como, Arci MookaMoovie, Como Out, I lunedì del cinema, Ipsia Ripamonti, Arci Como e Ucca.
La giuria era composta da Andrea Giordano, giornalista, Silvia Taborelli, del festival Cinemambiente di Torino, Alessio Brunialti Griffani, giornalista, e Fabrizio Fogliato, critico cinematografico ed è stata affiancata dalla giuria popolare presieduta da Mattias Bresciani, direttore dell’Uci cinema di Montano Lucino.
Per la sezione Lunghi respiri, che ha visto la partecipazione di cinque lungometraggi italiani, è stato premiato Una ballata bianca di Stefano Odoardi (78′). La sezione Giovani respiri ha visto la premiazione a parimerito di entrambi i partecipanti: Tutto ciò che è terreno è possibile e Due ladri senza speranza della classe terza A della scuola secondaria di primo grado Prandoni di Torno e Commedia tra i banchi della classe terza A della scuola della scuola secondaria di primo grado Marie Curie di S. Fermo .
Tra i sette cortometraggi della sezione Respiri del lago, alla quale potevano partecipare lavori di autori residenti nella provincia di Como o riguardanti temi prettamente comaschi, è stato selezionato Fuga da Exit di Paolo Massimiliano Gagliardi (14’55”). Lievi respiri, la sezione più affollata con ben quindici opere in concorso, ha premiato al primo posto Vietato fermarsi del barese Pierluigi Ferrandini (8’45”), in seconda e in terza posizione due lavori milanesi: Ciao tesoro di Amedeo Procopio (11′) e Sulla strada per Bagan di Chiara Bellossi (7‘30”).
Le opere vincitrici delle diverse sezioni non hanno guadagnato solo la gloria ma verranno, nell’ambito del progetto ComoOut, proiettate in dieci città italiane (Arezzo, Bologna, Como, Genova, Lugano, Milano, Perugia, Roma, Torino e Venezia) per aumentarne la visibilità e farle conoscere ad un pubblico più ampio. Per informazioni Internet www.mookamovie.it. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Auser: tante vite con gli altri. L’importanza di fare rete

Il titolo del convegno organizzato dall’Auser di Como giovedì 15 maggio al Politecnico.

Un momento di riflessione sui primi 15 anni di attività dell’Auser e sulle prospettive future, ma anche un incontro con esperti che tratteranno in modo approfondito i temi vicini alle esperienze del volontariato e dell’associazionismo, il tutto con lo scopo di fare rete tra i diversi soggetti del settore. Questo, in estrema sintesi, sarà il convegno Auser: tante vite con gli altri. L’importanza di fare rete organizzato dall’Auser giovedì 15 maggio al Politecnico di Como.
La prima parte, dalle 14.30 alle 16, sarà dedicata agli interventi di esperti sul volontariato in favore degli anziani sul territorio, la vecchiaia attiva e lo scambio intergenerazionale. Maria Castelli coordinerà dalle 16 una tavola rotonda sul “come fare rete” a cui interverranno Michele Mangano, presidente Auser nazionale, Paolo Mascetti, vicesindaco di Como, Sergio Silvotti, segretario Forum permanente del terzo settore Lombardia e Franco Tieghi, presidente della Fondazione Provinciale della comunità comasca.

A Padova per il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace

Dopo le elezioni, con il movimento pacifista quasi completamente escluso dal Parlamento, come si intende muovere la Tavola della Pace per continuare a diffondere la cultura della Pace? A Padova il seminario per stendere l’agenda 2008 e le modalità di intervento.

Il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace si è svolto a Padova sabato 10 maggio, 150 persone hanno discusso e si sono confrontate su come ci si dovrà muovere nel 2008, anno dei diritti umani.
«Proprio i diritti umani – ha introdotto Francesco Cavalli, assessore alla Pace di Riccione – dovranno essere la nostra bussola, una risorsa per affrontare questa difficile nuova fase».
«La direzione di marcia – ha ribadito Flavio Lotti, direttore del Coordinamento nazionale enti locali per la Pace e i diritti umani – è quella descritta dal motto dell’ultima Marcia, Tutti i diritti umani per tutti, un impegno ben preciso, più efficace rispetto all’agitare una vaga idea di Pace. Per raggiungerlo è necessario organizzare al meglio la galassia creativa di persone che compongono il movimento pacifista, sommare le competenze dei singoli per riuscire a fare massa critica».
Lo stesso Lotti ha inquadrato lo scopo della giornata di lavoro: trovare nuovi metodi per impegnarsi attivamente per la diffusione della cultura della Pace e dei diritti umani. Si dovranno combattere sfiducia e scetticismo che sempre più portano alla frammentazione dei gruppi e alla rinuncia ai valori del pacifismo. Si dovrà riflettere attivamente sulle problematiche legate al non rispetto dei diritti umani, che sempre più spesso coinvolgono anche l’Italia, ricominciando a lavorare sul territorio, istituendo in ogni città un Comitato verso il 10 dicembre formato da tutti coloro che giornalmente si occupano di diritti umani, che stenda un agenda politica locale e avvii percorsi concreti.
Proprio dalle città vuole partire la proposta di progetto lanciata da Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, che vorrebbe che la definizione “città di Pace” non serva solamente a distinguere un Comune che partecipa alla marcia Perugia-Assisi, ma sia soprattutto lo schema di pensiero dal quale partire per amministrare la città stessa. Un’applicazione “vicina”, permetterebbe di diffondere maggiormente il concetto che tutti i cittadini godono realmente dei diritti umani. Solo questo metodo di lavoro qualifica realmente una “città di Pace” e la riprova è più vicina di quanto si possa immaginare: Cantù, con l’ordinanza anti-immigrati e Como, che chiude le moschee islamiche, vantano entrambe il titolo pacifista.
Per gettare le radici di un nuovo pensiero – ha continuato Lotti – è necessario partire dalle scuole, contrastando con un investimento educativo la cultura della violenza e dell’egoismo e dall’informazione, esigendo dalla Rai in primis un’informazione onesta, che non alimenti le paure della gente, ma che abbia come protagonista tutti i soggetti e i problemi reali, oggi ignorati.
Molti interventi hanno evidenziato il drammatico passaggio dalla necessità di Pace alla necessità di sicurezza, come ad esempio nel Comune di Monza, dove la delega dell’assessore alla Pace si è trasformata in quella alla sicurezza. Si dovrebbe – ha aggiunto Leopoldo Grosso del gruppo Abele – in un paese come il nostro, dove la spesa socio-assistenziale si è ridotta e i diritti che i lavoratori avevano guadagnato nel dopoguerra sono andati perduti, lottare affinché si passi dalla ricerca di sicurezza alla ricerca di garanzia sociale.
Da Eros Cruccolini, consigliere del Comune di Firenze di Sinistra Democratica, è invece arrivato un appello a mantenere autonomia e coerenza all’interno del movimento pacifista: «È giusto coinvolgere la politica, perché sono i nostri interlocutori principali, ma noi dobbiamo esserne stimolo e provocazione. Dichiarare illegale la povertà è stato un ottimo esempio di provocazione rispetto agli obiettivi mondiali dell’Onu, sempre più impegnativi ma costantemente disattesi».
Ai temi della pace internazionale, della scuola, dei giovani, delle città e dell’informazione sono stati dedicati 5 gruppi di lavoro in cui i partecipanti hanno potuto confrontarsi sulle esperienze personali e sulle tematiche a cui il movimento pacifista dovrà porre un occhio di riguardo.
A chiudere la giornata Flavio Lotti ha esposto l’Agenda della Tavola della Pace: per l’arrivo di Bush a Roma previsto l’11 giugno, non avendo tempo per organizzare un corteo, si è proposto di invitare i cittadini della capitale a chiudere porte e finestre di ogni casa per dimostrare la contrarietà alla visita ufficiale; un’altra campagna potrebbe portare sui balconi dei pacifisti italiani una nuova versione della bandiera della Pace con il riferimento alle Olimpiadi e alle violazioni dei diritti umani in Tibet. [Francesco Colombo e Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

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