A Padova per il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace

Dopo le elezioni, con il movimento pacifista quasi completamente escluso dal Parlamento, come si intende muovere la Tavola della Pace per continuare a diffondere la cultura della Pace? A Padova il seminario per stendere l’agenda 2008 e le modalità di intervento.

Il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace si è svolto a Padova sabato 10 maggio, 150 persone hanno discusso e si sono confrontate su come ci si dovrà muovere nel 2008, anno dei diritti umani.
«Proprio i diritti umani – ha introdotto Francesco Cavalli, assessore alla Pace di Riccione – dovranno essere la nostra bussola, una risorsa per affrontare questa difficile nuova fase».
«La direzione di marcia – ha ribadito Flavio Lotti, direttore del Coordinamento nazionale enti locali per la Pace e i diritti umani – è quella descritta dal motto dell’ultima Marcia, Tutti i diritti umani per tutti, un impegno ben preciso, più efficace rispetto all’agitare una vaga idea di Pace. Per raggiungerlo è necessario organizzare al meglio la galassia creativa di persone che compongono il movimento pacifista, sommare le competenze dei singoli per riuscire a fare massa critica».
Lo stesso Lotti ha inquadrato lo scopo della giornata di lavoro: trovare nuovi metodi per impegnarsi attivamente per la diffusione della cultura della Pace e dei diritti umani. Si dovranno combattere sfiducia e scetticismo che sempre più portano alla frammentazione dei gruppi e alla rinuncia ai valori del pacifismo. Si dovrà riflettere attivamente sulle problematiche legate al non rispetto dei diritti umani, che sempre più spesso coinvolgono anche l’Italia, ricominciando a lavorare sul territorio, istituendo in ogni città un Comitato verso il 10 dicembre formato da tutti coloro che giornalmente si occupano di diritti umani, che stenda un agenda politica locale e avvii percorsi concreti.
Proprio dalle città vuole partire la proposta di progetto lanciata da Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, che vorrebbe che la definizione “città di Pace” non serva solamente a distinguere un Comune che partecipa alla marcia Perugia-Assisi, ma sia soprattutto lo schema di pensiero dal quale partire per amministrare la città stessa. Un’applicazione “vicina”, permetterebbe di diffondere maggiormente il concetto che tutti i cittadini godono realmente dei diritti umani. Solo questo metodo di lavoro qualifica realmente una “città di Pace” e la riprova è più vicina di quanto si possa immaginare: Cantù, con l’ordinanza anti-immigrati e Como, che chiude le moschee islamiche, vantano entrambe il titolo pacifista.
Per gettare le radici di un nuovo pensiero – ha continuato Lotti – è necessario partire dalle scuole, contrastando con un investimento educativo la cultura della violenza e dell’egoismo e dall’informazione, esigendo dalla Rai in primis un’informazione onesta, che non alimenti le paure della gente, ma che abbia come protagonista tutti i soggetti e i problemi reali, oggi ignorati.
Molti interventi hanno evidenziato il drammatico passaggio dalla necessità di Pace alla necessità di sicurezza, come ad esempio nel Comune di Monza, dove la delega dell’assessore alla Pace si è trasformata in quella alla sicurezza. Si dovrebbe – ha aggiunto Leopoldo Grosso del gruppo Abele – in un paese come il nostro, dove la spesa socio-assistenziale si è ridotta e i diritti che i lavoratori avevano guadagnato nel dopoguerra sono andati perduti, lottare affinché si passi dalla ricerca di sicurezza alla ricerca di garanzia sociale.
Da Eros Cruccolini, consigliere del Comune di Firenze di Sinistra Democratica, è invece arrivato un appello a mantenere autonomia e coerenza all’interno del movimento pacifista: «È giusto coinvolgere la politica, perché sono i nostri interlocutori principali, ma noi dobbiamo esserne stimolo e provocazione. Dichiarare illegale la povertà è stato un ottimo esempio di provocazione rispetto agli obiettivi mondiali dell’Onu, sempre più impegnativi ma costantemente disattesi».
Ai temi della pace internazionale, della scuola, dei giovani, delle città e dell’informazione sono stati dedicati 5 gruppi di lavoro in cui i partecipanti hanno potuto confrontarsi sulle esperienze personali e sulle tematiche a cui il movimento pacifista dovrà porre un occhio di riguardo.
A chiudere la giornata Flavio Lotti ha esposto l’Agenda della Tavola della Pace: per l’arrivo di Bush a Roma previsto l’11 giugno, non avendo tempo per organizzare un corteo, si è proposto di invitare i cittadini della capitale a chiudere porte e finestre di ogni casa per dimostrare la contrarietà alla visita ufficiale; un’altra campagna potrebbe portare sui balconi dei pacifisti italiani una nuova versione della bandiera della Pace con il riferimento alle Olimpiadi e alle violazioni dei diritti umani in Tibet. [Francesco Colombo e Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

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