Ambiente

No al muro a lago

murolagoIl comunicato che indice la manifestazione contro il muro domenica 27 settembre dalle 11 ai Giardini a lago a Como.

«La manifestazione è promossa da tutte le sigle e le persone singole che hanno sottoscritto “l’Appello ai cittadini comaschi per il diritto alla vista del patrimonio paesaggistico del lago” e aperta a tutti i cittadini che, condividendo l’appello, vorranno parteciparvi.

Avevano parlato di paratie mobili a scomparsa e di riqualificazione del lungolago, ora la città di Como si scopre murata, anche dalla parte del lago. L’incompetenza si mostra in tutta la sua estensione e altezza davanti al Lungo Lario Trento, il muro sottrae ai cittadini comaschi il loro panorama e il loro lago. Gli stessi amministratori dopo aver risposto in modo insultante alle richieste di chiarimento, prima pretendevano pazienza fino al termine dei lavori, successivamente hanno spiegato che il progetto subirà altre varianti. In questi giorni i cittadini di Como hanno solo chiesto che le loro proteste venissero ascoltate. Noi ascoltiamo e condividiamo il diritto a godere della vista dello straordinario patrimonio paesaggistico che offre il lago. Per questo invitiamo tutti i cittadini a partecipare alla manifestazione che si terrà domenica 27 settembre, a partire dalle 11.00 fino alle 13.00, presso i Giardini a lago.

L’Appello è stato sottoscritto dalla Città Possibile, l’Arci Como, i Verdi di Como, l’Associazione per la Sinistra di Como, l’On. Chiara Braga, la Federazione Provinciale del Partito Democratico, i circoli PD della città di Como, Rifondazione Comunista Federazione di Como, PACO, il gruppo consiliare del PD, il gruppo consiliare della Lista per Como, i consiglieri comunali Alessandro Rapinese, Vincenzo Sapere e Donato Supino.
Per ulteriori informazioni: 031260311»

Paco: dal ’96 si sa che le paratie sono una vergogna

RondinePaco-SIn una nota per la stampa che pubblichiamo integralmente Paco ricorda che lo scaldalo delle paratie a lago è stato ampiamente denunciato negli anni. Purtroppo però l’attenzione dei media tradizionali al tema è stata fino a pochi giorni fa assai modesta.  Ora, finalmente,  ci si accorge dello scempio.

«1996: Paco promuove le prime iniziative contro il progetto delle paratie a lago 2009: lo scandalo del muro di Como che nasconde la vista del lago Como, 24.09.2009 Paco è sempre stato contrario al progetto delle paratie a Lago: molto prima dello scandalo del muro abbiamo organizzato iniziative per cercare di far capire che non era il caso di stravolgere il rapporto naturale della città con il lago con interventi basati sulla filosofia della difesa da un nemico che nessun cittadino comasco considera tale. La maggior parte delle nostre iniziative è stata nel 1996, ovvero nel periodo in cui il progetto veniva impostato e portato all’approvazione degli uffici comunali:
– richiesto la convocazione del Consiglio comunale per discutere l’ordine del giorno (ODG) proposto con altri consiglieri di minoranza (6 giugno e 17 giugno 1996)
– proposto un emendamento allo stesso odg nel quale si chiedeva di sospendere e di realizzare una serie di interventi “soft” che poi si potranno elencare, previsti da studi assolutamente seri con coinvolgimento del CNR, in grado di risolvere il problema (modesto) delle esondazioni senza impatto (ciò avrebbe potuto dimostrare nei fatti l’assurda inutilità delle paratie). Della posizione di PACO fanno testo i verbali delle riunioni, l’odg e l’emendamento – respinto dalla maggioranza
– organizzato una serie di iniziative pubbliche “Capire il lago” dal 21 al 26 ottobre 1996 (dal lunedì al sabato) con:
dibattito pubblico (tra i relatori l’ing. Rusconi, il dr. Del Pero, e altri)
mostra di immagini delle esondazioni e del lago in negozi ed esercizi pubblici sul lungolago
due incontri pubblici con i cittadini per illustrare le ragioni della nostra totale contrarietà
una manifestazione intitolata “Asciutto bagnato” in cui si è simulata un’esondazione del lago con un lunghissimo triscione e la collaborazione di molti cittadini.
Il nostro impegno è continuato nel 1998 con la presenza critica all’incontro con i progettisti (24 ottobre 1998), nella sala del consiglio comunale.
La nostra opposizione è stata, da subito, al “modello” ingegneristico, comunque impattante e capace di metter a repentaglio una serie di equilibri, che dipinge il lago come
un “nemico” e le esondazioni come un “disastro”.
Oggi è chiaro a tutti quali erano (e sono) i nemici della città e qual è il vero “disastro”. Le forze politiche non sono tutte uguali: c’è chi ha gravi responsabilità per l’assurdo esito di questa vicenda e chi ha cercato in tutti i modi di evitare questo brutto epilogo.
Alla maggioranza che governa Como da 15 anni vanno imputate tutte le responsabilità per il danno che ha inflitto alla vocazione turistica della città».
Progetto per amministrare Como I portavoce: Luigi Nessi, Ermanno Pizzotti, Paolo Sinigaglia, Il consigliere comunale: Bruno Magatti

Tagli energetici

solare«Ci batteremo perché questa previsione del DL 185 sia cancellata» così Chiara Braga si espressa in difesa delle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico minacciate da un ennesimo taglio nel decreto “anti-cirisi”.

La deputata comasca del Partito democratico Chiara Braga ha attaccato quella che ha definito «una misura assolutamente incomprensibile e non condivisibile contenuta nel decreto, all’art. 29, che riguarda la possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali del 55 per cento per le spese sostenute da molti cittadini in merito alla riqualificazione energetica degli edifici: interventi di coibentazione – infissi e pannelli isolanti – sostituzione caldaie, installazione pannelli solari». In sostanza per Braga «il contenuto del decreto renderà molto più difficile ottenere il contributo, sia perché la procedura di presentazione delle domande viene resa molto più complessa, sia perché i nuovi meccanismi rischiano di restringere in maniera determinante il campo dei beneficiari, anche a scapito di quanti nel 2008 hanno già effettuato i lavori e rischiano di vedersi negata la possibilità di usufruire delle sgravio del 55 per cento».
Per la deputata comasca un azione in sintonia con le «scelte già operate dal Governo nella manovra di luglio (D.L.112) che ha ridotto gli obblighi di certificazione energetica degli edifici e dalla Finanziaria delle scorse settimane, che ha tagliato per i prossimi anni proprio quelle risorse che dovevano garantire la conferma della detrazione fiscale del 55 per cento.
«Si tratta di scelte che contrastano un processo virtuoso che si era avviato nel Paese – ha proseguito la deputata del Partito democratico – volto alla riqualificazione energetica degli edifici e che penalizzano pesantemente non solo le famiglie italiane, che avevano assunto impegni a riguardo, ma anche le stesse piccole e medie imprese del settore,che in questi anni si erano progressivamente specializzate nel settore».
«Tutte queste misure contraddicono poi – ha concluso Braga – gli impegni che a livello europeo molti paesi stanno assumendo riguardo al tema energetico e della lotta ai mutamenti climatici, e che rischia di relegare ulteriormente l’Italia nell’angolo anche nel quadro delle trattative che vedranno impegnato il Governo nelle prossime settimane sul Pacchetto Clima-Energia».

Da Merone in Centroamerica per l’acqua

acquaParte la Carovana centroamericana dell’Acqua una iniziativa di solidarietà con i movimenti a difesa dell’acqua del Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras. «Porteremo in Italia le esperienze di lotta contro la privatizzazione dell’acqua» afferma Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone e consigliere nazionale del Contratto mondiale sull’acqua.

Partirà dall’Italia l’8 di novembre la Carovana centroamericana dell’acqua, organizzata da associazioni e Ong impegnate in progetti di cooperazione internazionale, in particolare in America Latina.
«La Carovana – si legge in un comunicato del Circolo ambiente di Merone – nel periodo che va dall’8 al 22 di novembre toccherà molte città e villaggi di quattro Paesi dell’America Centrale: Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras».
Luoghi in cui il 58 per cento delle persone che vivono nelle campagne e il 13 per cento nelle città non hanno accesso all’acqua, pur avendo 120 bacini idrografici, di cui 23 internazionali, il 10,7 per cento dei bacini del pianeta.
L’iniziativa, a cui parteciperanno anche parlamentari europei ed italiani, consiglieri comunali e provinciali, responsabili di aziende pubbliche dei servizi idrici, rappresentanti di associazioni e Ong, è «uno strumento di solidarietà e di sostegno alle mobilitazioni messe in atto dalle comunità dell’America Centrale impegnate nella difesa delle proprie risorse idriche dai processi di privatizzazione e di mercificazione della loro gestione» oltre che «un’occasione di incontro per i rappresentanti di movimenti italiani ed europei e per gli eletti di enti locali, impegnati a difesa dell’acqua, per costruire una rete anche in preparazione al Forum Sociale Mondiale di Belem, Amazzonia, che si terrà a gennaio 2009 e al Forum Mondiale dell’Acqua di Istanbul nel marzo 2009».
Roberto Fumagalli, che ha già avuto modo di conoscere comunità locali in lotta a difesa dell’acqua in precedenti viaggi in America Latina, ha precisato che «Anche da noi in Italia, e in particolare in Lombardia, l’acqua rischia di essere privatizzata. Esistono infatti nuove leggi nazionali e regionali che obbligano a mettere a gara la gestione degli acquedotti. Al contrario l’acqua è un bene comune e come tale deve essere gestito solo a livello pubblico. Per questo ci alleeremo con i movimenti centroamericani per far fronte comune contro la privatizzazione dell’acqua».
Per sostenere la Carovana dell’Acqua si può inviare un contributo a: Italia – Cuscatlan Banca di Legnano Ag. Turbino; Causale: Progetto Carovana; Iban: IT46 O 03204 33940 000000008365.

La città possibile

L’assemblea annuale di venerdì 3 ottobre e l’iniziativa Biciamo che si è svolta sabato 4 confermano l’impegno dell’associazione presieduta da Lorenzo Spallino. Tra le novità in cantiere I venerdì de La città possibile.

All’assemblea annuale de La città possibile, la prima da quando si è insediato il nuovo direttivo e il nuovo presidente Lorenzo Spallino (eletti nel giugno 2007), l’associazione ha invitato anche esterni, cittadini e associazioni, per creare una rete di contatto estesa ben oltre i confini del sodalizio.
Il presidente ha elencato le principali attività svolte nell’anno soffermandosi sulla candidatura de La città possibile alle primarie dell’Ulivo con Alberto Bracchi, candidato sindaco che ha ricevuto un buon consenso con oltre 300 indicazioni.
A giugno sono stati individuati cinque temi importanti per la qualità della vita della città di Como. Tre sono stati implementati: Parco della Valle del Cosia, I lavatoi di Como, Biciamo. Alcuni membri dei gruppi di lavoro (Beppe Reynaud, Cesara Pavone, Alberto Bracchi) hanno illustrato più approfonditamente il lavoro svolto dai gruppi su questi temi, alcuni dei quali si intersecano con le proposte inserite sin dal 2005 nelle azioni di Agenda 21 del Comune di Como.
Inoltre Spallino ha illustrato le iniziative dell’associazione per curare sempre di più i rapporti con la stampa e ha rivendicato l’importanza della «bella e dura battaglia sulla Valutazione di impatto strategica del Sant’Anna», con la produzione di un corposo dossier sui rischi di urbanizzazione dell’area ex ospedale. Importanti anche le osservazioni depositate al Piano per la riduzione delle aree di rispetto cimiteriali. Per ultimo sono stati illustrati il progetto Finovia, per la riqualificazione di via Garibaldi a Fino Mornasco, la partecipazione a Vivi sostenibile e a Municipi sostenibili in collaborazione con L’isola che c’è.
Per il futuro l’associazione propone I venerdì de La città possibile che si svolgeranno all’Osteria del Gallo in via Vittani a Como dove saranno organizzati, una volta al mese, incontri aperti su temi specifici e concreti. Altra ambiziosa proposta è quella di organizzare gli Stati generali dell’associazionismo a Como. Per ultimo rilanciare il tema del Federalismo municipale, sostenibile e solidale, tema portante dell’associazione, per una proposta che sappia mettere al centro, in una fase particolarmente delicata nel rapporto fra ceto politico e cittadini, non gli interessi corporativi di chi amministra, ma quelli primari di chi è amministrato. [Danilo Lillia, ecoinformazioni]

Biciamo

Con il consueto percorso che partendo da Porta Torre ha raggiunto la zona delle caserme per poi ritornare in centro, costeggiare il lago e ritornare a Porta Torre, Biciamo ha riproposto nel pomeriggio di sabato 4 ottobre le potenzialità della bicicletta come elemento per una mobilità urbana ecologica e moderna. 
 
L’iniziativa, animata da La città possibile, ha raccolto una cinquantina di ciclisti di tutte le età e grande interesse. Sono state raccolte nuove adesioni all’associazione ed è stato distribuito un volantino che in dieci punti spiega come e perché la bicicletta è sicuramente una delle risposte giuste per assicurare la mobilità senza inquinamento e traffico. Per informazioni Internet www.cittapossibilecomo.org.

Il Lago di Como verso l’Unesco

Le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato Il Lago di Como verso l’Unesco, un convegno che si è svolto sabato 20 settembre nel teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo.

Paesaggi sensibili è il titolo che l’associazione nazionale Italia Nostra ha voluto dare alla sua giornata nazionale, organizzata per concentrare l’attenzione sui rischi che il patrimonio ambientale e culturale italiano continua a correre.
Quello scelto è un bel titolo perché, nel rinunciare a un allarmismo di maniera, mette bene in evidenzia che i paesaggi sono complessi delicati ma anche ricettivi, “sensibili”, appunto.
Tra i paesaggi su cui si è scelto di portare l’attenzione c’è anche il Lago di Como, e quindi le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato un convegno che si è svolto sabato 20 settembre, presso il teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo, con il titolo Il Lago di Como verso l’Unesco. Obiettivo dichiarato era, quindi, verificare la possibilità, i problemi e le opportunità di far rientrare il Lago di Como nei siti dichiarati “patrimonio mondiale” dall’Unesco.
Il convegno, di fronte a più di un centinaio di persone – tra cui una classe dell’Istituto Vanoni di Menaggio -, ha offerto nel corso della mattinata quattro relazioni, che hanno ampliato il campo rispetto a quanto dichiarato nel titolo.
Molto interessante la prima relazione, di Giuseppe Battarino, magistrato a Varese, docente universitario, e in passato pretore con spiccati interessi – per sua esplicita ammissione – “ambientalisti”. Battarino ha messo a fuoco “l’idea di ambiente nelle leggi e nella coscienza collettiva”, partendo dalla Costituzione e dall’importanza che la legge fondante della Repubblica annette (in tempi assai precoci) all’ambiente come bene collettivo; la Costituzione, infatti, istituisce con chiarezza l’ambiente – oltre che i beni culturali – come ambito “extramercantile”, intendendo sottrarlo agli interessi particolari, esattamente il contrario di quello che rischia di succedere oggi, quando ogni bene è sottoposto a una deregolazione mercantilistica. Battarino ha poi anche evidenziato quanto sia necessario mettere a fuoco una strategia complessiva rispetto a questi problemi “prendendosi il giusto tempo per riflettere” – ha ripetuto più volte – invece di correre a perdifiato verso cambiamenti che rischiano di aprire problemi insolubili. Il riferimento – esplicito – è stato ai progetti di federalismo, su cui non c’è ancora sufficiente chiarezza di intenti; a questo proposito, ha ricordato come i “padri costituenti” nel fondare la Repubblica come “stato regionale” avessero messo in evidenza come la divisione in regioni fosse tutta da delineare, essendo chiaramente quella tradizionale del tutto inadeguata. A distanza di sessant’anni nessuno si ricorda più di questa necessità di approfondimento.
La seconda relazione, di Rosa Anna Genovese, una delle consulenti italiane dell’Icomos (l’agenzia referente per l’Unesco per l’inclusione dei siti ambientali nella lista del “patrimonio mondiale”), ha spiegato nel dettaglio le procedure e i problemi per entrare nella lista. Attualmente sono 878 i beni iscritti in tutto il mondo, ma la lista di attesa è lunga (solo in Italia i siti in attesa di riconoscimento sono 41 e per ciascuna nazione le nuove ammissioni non possono essere più di due all’anno). La relatrice non ha nemmeno nascosto che l’inclusione nella lista non costituisce di per sé una garanzia maggiore di conservazione, mentre può risultare importante dal punto di vista della promozione.
Don Giuseppe Corti, responsabile dell’ufficio per la tutela dell’ambiente della diocesi di Como, ha poi messo in evidenza quanto sia importante, all’interno della dottrina cristiana, la tutela dell’ambiente, fin da quanto espresso nel racconto biblico.
La quarta relazione, dell’ingegner Erika Alessandrini dell’Università Politecnica delle Marche, ha presentato uno studio sulla possibilità di intervenire sulla “mobilità sostenibile” nell’area del centro lago per agire positivamente sia sulla qualità della vita dei residenti, sia sulla diffusione di un turismo ecosostenibile.
Nel pomeriggio il dibattito, nonostante i molti argomenti di carattere generale messi sul tappeto al mattino, si è ovviamente concentrato sui problemi quotidiani, sui disastri grandi e piccoli che un paesaggio “sensibile” come quello del Lario è costretto a subire tutti i giorni. Le molte questioni sollevate sono state affrontate anche con l’intervento di amministratori locali che – presenti per tutto il convegno – non si sono sottratti al confronto, anche aspro, con i molti comitati locali sorti intorno al lago per la difesa di rive, paesi, ambienti.
Il faticoso compito di tenere insieme il tutto è stato svolto egregiamente da Fiammetta Lang e Nico Palezzato, presidenti delle sezioni di Como e di Lecco di Italia Nostra.
Forse il riconoscimento da parte dell’Unesco del lago di Como come “patrimonio mondiale” può essere lontano (e non è nemmeno detto che sia indispensabile), di certo è fondamentale il suo riconoscimento da parte della popolazione come bene comune irrinunciabile del territorio. E incontri come quello di sabato sono un momento importante per coltivare una coscienza comune intorno a questo tema. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Global service, trattamento delle aree verdi

Presentato il nuovo Global service, pari trattamento per le aree verdi centrali e periferiche, monitoraggio mensile dei parchi pubblici ed un uso più razionale delle acque per l’irrigazione, i dettagli salienti dell’appalto assegnato al Consorzio servizi territoriali per circa 900 mila euro l’anno. Il Consorzio ha anche proposto di disboscare parte dei giardini della stazione Fs per togliere un rifugio alla microcriminalità.

È già operativo dal primo settembre, ma è stato presentato ufficialmente alla stampa solo oggi, il nuovo Global service che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi del Comune di Como. La premessa, che è anche l’obiettivo principale del nuovo appalto, è stata illustrata dall’assessore al verde pubblico Diego Peverelli: «Eliminare le differenze di trattamento tra la Convalle e le periferie per dare a tutta la città la stessa dignità». Si comincia quindi con il limite per l’altezza dell’erba, che non potrà in nessun caso superare i 12 centimetri e che nelle aree di pregio subirà limiti ancora più restrittivi, per continuare con un monitoraggio mensile dei parchi pubblici che verifichi anche lo stato degli arredi urbani (illuminazione, giochi, pavimentazione), i cui dati aggiornati saranno pubblicati su un sito Internet di prossima apertura.
Aumenterà poi la superficie di fiori nelle aiuole, con un incremento da 4.200 a 5.000 mq e verrà introdotto un uso più razionale dell’acqua per le irrigazioni. Il contratto prevede la pulizia bimestrale dei pozzetti e delle griglie di scolo e il Consorzio ha proposto l’installazione di sensori nelle centraline che comandano le irrigazioni per evitare di versare acqua inutile su aree già bagnate dalla pioggia e monitorare costantemente la quantità di acqua impiegata così da scoprire eventuali perdite (che nel 2007 costarono al Comune 7 mila euro).
Due novità miglioreranno infine l’immagine del Global service: il giardiniere di quartiere, addetto al monitoraggio costante delle condizioni delle aree verdi in ogni zona del Comune e l’istituzione del Pronto intervento verde urbano, che risponderà al numero 800904122, per accogliere le segnalazioni dei cittadini.
Il Consorzio servizi territoriali, che si è aggiudicato la gara d’appalto triennale per circa 900 mila euro l’anno, è composto da Riva giardini e Cip garden, che hanno erogato il servizio negli scorsi quattro anni, con l’aggiunta delle società Angolo Verde e Gamma Verde. Queste hanno avanzato alcune proposte di manutenzione straordinaria che dovranno essere vagliate dall’amministrazione caso per caso per cui è già previsto un finanziamento di circa 300 mila euro l’anno. Tra le più interessanti la riqualificazione dell’area circostante il lavatoio di via Baserga ad Albate e del posteggio del cimitero di Rebbio. Facendosi interprete del bisogno ossessivo di sicurezza il Consorzio propone anche di disboscare parte dei giardini antistanti alla stazione di San Giovanni, a sua detta degradati anche per colpa delle frequentazioni criminali. L’idea sarebbe quella di abbassare le siepi e diradare gli alberi così da eliminare gli spazi bui rifugio della microcriminalità. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Paco e Territorio sui rifiuti

Un film disperato che illustra la morte della terra in Campania, ma anche proposte e speranze nella serata organizzata da Territorio precario e Paco mercoledì 9 luglio nella piazzetta Martinelli.

Più di cento persone hanno partecipato alla serata organizzata da Paco e da Territorio precario per parlare di rifiuti e vedere il film documentario Biutiful Cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero che mostra il disastro ambientale campano degli ultimi anni.
Guido Ortolani di Territorio precario presentando la serata ha illustrato la situazione di crisi paradossale con «la presenza della camorra e di ampi settori del mondo imprenditoriale» che aumentano lo sfacelo, «l’esercito posto a difesa di luoghi ritenuti strategici, le discariche» e un settore quello degli inceneritori «remunerativo solo grazie agli incentivi Cip 6».
L’esponente di Tp ha poi ricordato i problemi determinati dal termovalorizzatore di Brescia, spesso preso a modello: «Dalle analisi nei terreni circostanti c’è una grande concentrazione di diossine, tanto che una delle aziende agricole vicine, quella dell’Istituto tecnico agrario ha dovuto chiudere».
Bruno Magatti, consigliere comunale di Paco, ha esposto la proposta di delibera di indirizzo per un miglioramento del servizio per il futuro bando per l’assegnazione della gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Una idea nata dopo un’indagine svolta sul campo presentata da Paolo Sinigaglia. L’esponente di Paco ha denunciato che «dai sacchi viola, in cui vengono gettati carta, latte e plastica, viene separata manualmente solo la plastica, mentre il resto diventa Cdr (combustibile da rifiuti)».
Il movimento della rondine propone di creare altre piazzole per la raccolta dei rifiuti, il passaggio dalla tassa alla tariffa sui rifiuti, passando dai metri quadri delle case ai chili prodotti, un sistema di sconti per chi li va a depositare i rifiuti direttamente in discarica, un ribasso più generalizzato per tutta la città se vengono raggiunte migliori percentuali di riciclaggio e maggiori in informazioni ai cittadini. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Nessuna nuova cava nel comasco

Ad eccezione delle ipotesi mozzatesi nel documento di indirizzo elaborato dalla Commissione ambiente provinciale. La delibera sarà approvata mercoledì prossimo dalla Commissione per poi affrontare il suo lungo iter.

Non è ancora stata approvata dalla Commissione ambiente la delibera d’indirizzo sul Piano Cave, ma la prima bozza del documento è stata resa pubblica ieri per volontà del presidente di commissione Giancarlo Galli.
Una prima nota riguarda il metodo utilizzato dalla Commissione per redigere il documento: a differenza della proposta dell’assessore all’ecologia Francesco Cattaneo, che spingeva per un rapido svolgimento dell’iter sotto la minaccia del commissariamento regionale, i componenti della Commissione hanno scelto di procedere per consultazioni preventive, raccogliendo i pareri delle associazioni di categoria e dei sindaci interessati.
Proprio su indicazione di questi ultimi si è preferito escludere le ipotesi di apertura di nuove cave, ventilata nei mesi passati sulla stampa. Niente ruspe quindi a Cermenate, Asso e Fino Mornasco, per citare tre dei molti siti precedentemente individuati. Dovrebbe invece prendere corpo l’ipotesi di apertura di una cava a Mozzate, per cui il sindaco ha espresso parere favorevole, nonostante il protocollo firmato alcuni anni fa tra l’amministrazione mozzatese e quella provinciale che impediva grossi interventi nel Comune della bassa già afflitto dalla più grande discarica comasca e dal passaggio della Pedemontana. Dalla realizzazione della nuova bretella stradale saranno ricavati 2 milioni di metri cubi di materiali su 15 milioni previsti, i rimanenti saranno recuperati principalmente dallo sfruttamento, fino ad esaurimento, delle cave esistenti.
Quindi perché il documento non è stato approvato? Risponde Giancarlo Galli: «Il rinvio dell’approvazione definitiva deriva dalla necessità di un’ulteriore verifica per i siti di Cucciago e Locate Varesino. In ogni caso l’iter dovrebbe concludersi mercoledì prossimo dopo aver sentito gli amministratori locali».
«Per la discarica di Locate il sindaco ha detto “ni” – spiega Renato Tettamanti (Prc) – Avendo scelto un metodo di lavoro basato sul consenso delle amministrazioni locali, dobbiamo capire le intenzioni del primo cittadino locatese».
Ben diversa la situazione per la cava di Cucciago, per cui l’amministrazione locale ha più volte deliberato la chiusura. L’impianto è attivo da ormai 30 anni e la commissione ritiene irrealizzabile l’ipotesi di ampliamento per aumentare di 2-3 milioni di metri cubi l’escavazione, almeno finché non venga realizzata la variante alla provinciale 27.
L’amministrazione di Cucciago ha proposto un tetto massimo di 400 mila metri cubi, ma Paola Sala (Fi), consigliere provinciale eletta a Cantù, e con lei il gruppo di Forza Italia, non hanno votato la proposta a causa delle implicazioni viabilistiche e ambientali che incidono direttamente sulla città del pizzo. Si attende quindi una nuova consultazione dei comuni del canturino per una proposta definitiva.
L’obiettivo dichiarato è di portare il documento di indirizzo in Consiglio provinciale entro fine luglio. Ricevuto il via libera consiliare, gli uffici provinciali redigeranno la Vas, strumento molto importante dato il forte impatto ambientale caratteristico del Piano. Se tutto dovesse procedere secondo i progetti, il Piano cave verrebbe sottoposto all’esame del Consiglio entro fine anno. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza