Politica

Sabato 3 ottobre a Porta Torre a Como

servenonservaContinuano ad aumentare le adesioni alla mobilitazione La stampa serve non serva.
Associazioni, sindacati, gruppi politici, movimenti, centinaia di cittadine e cittadini, firmatari dell’appello del Comitato promotore, invitano a manifestare a Como sabato 3 ottobre alle15,30 a Porta Torre, in contemporanea con la manifestazione di Roma, per difendere il valore costituzionale della Libertà di stampa. Cappelli fatti con fogli di quotidiani saranno il simbolo dell’adesione alla mobilitazione.

Alla mobilitazione comasca insieme a cittadini e cittadine impegnati per la libertà di stampa hanno già aderito Acli, Aged, Anpi, Arci, Associazione per la sinistra, Auser, Cgil, Comitato per la difesa della Costituzione, Comunisti italiani, Comunità cristiane di base Nord-Milano, Donne in nero, ecoinformazioni, école, Emergency, Fondazione Avvenire, Geniodonna (mensile de Il senato delle donne), Giovani comunisti, Movimento per la decrescita felice, Paco, Pd, Prc, Rosa bianca, Verdi.

L’appello del Comitato promotore della mobilitazione a Como:
«Anche Como deve manifestare! A quanti hanno a cuore tale pilastro della democrazia, richiamato dalla Costituzione repubblicana (art. 21) e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, è data l’occasione di testimoniare il proprio sdegno di fronte agli ultimi avvenimenti.
Gli attacchi di questi giorni, infatti, alla stampa nazionale e internazionale e le azioni giudiziarie intraprese dal presidente del Consiglio costituiscono una concreta minaccia alla libera manifestazione delle opinioni e al diritto/dovere dei media di porre domande e di cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee.
La reazione della pubblica opinione, apparsa tiepida e inadeguata ormai da troppo tempo, deve sapersi organizzare in una grande mobilitazione civile.
La posta in gioco è molto alta.
La storia insegna quanto sia caro il prezzo pagato dalle comunità cui sono stati limitati la libera circolazione delle idee e il dissenso».

Continua la raccolta di adesioni alla manifestazione.
Per aderire a titolo personale o in rappresentanza di un’organizzazione vai sul sito www.ecoinformazioni.it o invia una e-mail a ecoinformazioni@tin.it
info: 3386004019

Comitato promotore mobilitazione in difesa della libertà di stampa

Paco: dal ’96 si sa che le paratie sono una vergogna

RondinePaco-SIn una nota per la stampa che pubblichiamo integralmente Paco ricorda che lo scaldalo delle paratie a lago è stato ampiamente denunciato negli anni. Purtroppo però l’attenzione dei media tradizionali al tema è stata fino a pochi giorni fa assai modesta.  Ora, finalmente,  ci si accorge dello scempio.

«1996: Paco promuove le prime iniziative contro il progetto delle paratie a lago 2009: lo scandalo del muro di Como che nasconde la vista del lago Como, 24.09.2009 Paco è sempre stato contrario al progetto delle paratie a Lago: molto prima dello scandalo del muro abbiamo organizzato iniziative per cercare di far capire che non era il caso di stravolgere il rapporto naturale della città con il lago con interventi basati sulla filosofia della difesa da un nemico che nessun cittadino comasco considera tale. La maggior parte delle nostre iniziative è stata nel 1996, ovvero nel periodo in cui il progetto veniva impostato e portato all’approvazione degli uffici comunali:
– richiesto la convocazione del Consiglio comunale per discutere l’ordine del giorno (ODG) proposto con altri consiglieri di minoranza (6 giugno e 17 giugno 1996)
– proposto un emendamento allo stesso odg nel quale si chiedeva di sospendere e di realizzare una serie di interventi “soft” che poi si potranno elencare, previsti da studi assolutamente seri con coinvolgimento del CNR, in grado di risolvere il problema (modesto) delle esondazioni senza impatto (ciò avrebbe potuto dimostrare nei fatti l’assurda inutilità delle paratie). Della posizione di PACO fanno testo i verbali delle riunioni, l’odg e l’emendamento – respinto dalla maggioranza
– organizzato una serie di iniziative pubbliche “Capire il lago” dal 21 al 26 ottobre 1996 (dal lunedì al sabato) con:
dibattito pubblico (tra i relatori l’ing. Rusconi, il dr. Del Pero, e altri)
mostra di immagini delle esondazioni e del lago in negozi ed esercizi pubblici sul lungolago
due incontri pubblici con i cittadini per illustrare le ragioni della nostra totale contrarietà
una manifestazione intitolata “Asciutto bagnato” in cui si è simulata un’esondazione del lago con un lunghissimo triscione e la collaborazione di molti cittadini.
Il nostro impegno è continuato nel 1998 con la presenza critica all’incontro con i progettisti (24 ottobre 1998), nella sala del consiglio comunale.
La nostra opposizione è stata, da subito, al “modello” ingegneristico, comunque impattante e capace di metter a repentaglio una serie di equilibri, che dipinge il lago come
un “nemico” e le esondazioni come un “disastro”.
Oggi è chiaro a tutti quali erano (e sono) i nemici della città e qual è il vero “disastro”. Le forze politiche non sono tutte uguali: c’è chi ha gravi responsabilità per l’assurdo esito di questa vicenda e chi ha cercato in tutti i modi di evitare questo brutto epilogo.
Alla maggioranza che governa Como da 15 anni vanno imputate tutte le responsabilità per il danno che ha inflitto alla vocazione turistica della città».
Progetto per amministrare Como I portavoce: Luigi Nessi, Ermanno Pizzotti, Paolo Sinigaglia, Il consigliere comunale: Bruno Magatti

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 21 settembre 2009

cernezziInconcludente serata in Consiglio comunale, ancora un nulla di fatto per le nuove modalità di raccolta dei rifiuti.

Nelle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 21 settembre Franco Fragolino, Pd, ha chiesto chiarezza su un volantino dei Servizi sociali del Comune che indicava come punto di riferimento il solo Patronato della Cisl, «una grave scorrettezza verso tutte le altre organizzazioni dei lavoratori», e Mario Lucini, Pd, ha ricordato alcuni abusi sulla collina di Cardina «uno dei motivi per cui il Parco della Spina Verde non vuole prendersi in carico l’area». Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto al sindaco, forte di una lettera della Ardisci e Spera 1906 di richiesta di chiarimenti alla Gama, incaricata dei lavori, lumi sulla sistemazione della via d’accesso al Centro sportivo di via Bonifacio da Modena e sulla apertura o meno di corsi di nuoto, così come richiesti dai genitori, nella struttura della Ugo Foscolo. Roberta Marzorati, Per Como, ha rilevato come solo dopo articoli sui giornali, e non dopo sua sollecitazione, si sia potuto avere dati, fortunatamente rassicuranti, sulla presenza di micro cistine, prodotte da microalghe, nell’acquedotto comunale. Giampietro Ajani, Lega, ha retoricamente chiesto dove sia finita Agenda 21 e cosa il Comune abbia fatto per i terremotati de L’Aquila.
Al centro del dibattito è stato quindi il muro che impedisce la vista del lago nel cantiere delle paratie. Un argomento di scottante attualità dopo le dichiarazioni del vicesindaco, tese a minimizzare l’accaduto, con anche la proposta di rialzare la strada e il marciapiede opposto, per poter permettere di tornare a vedere il panorama, e quelle del primo cittadino, che ha proposto l’abbattimento del muro. Lucini ha chiesto delucidazioni, seguito dall’esponente del suo stesso partito Marcello Iantorno, Bruno Magatti, Paco, ha reclamato una relazione al Consiglio.
Il vicesindaco Caradonna ha proposto un sopraluogo per mercoledì pomeriggio e, per chi non potesse in quella data, per giovedì mattina, per appurare, con i tecnici comunali e direttamente in cantiere le condizioni del’ormai famoso muro.
Vivaci esternazioni di Iantorno sulla mancata protocollazione della lettera di risposta di Multi Development al sindaco, così irreperibile per i consiglieri, «se per domattina [stamani ndr] non verrà prodotta, mi rivolgerò alla Procura della Repubblica!», ha minacciato.
L’assemblea è così ritornata sull’argomento del precedente Consiglio la mozione sulla delibera di indirizzo sulla raccolta dei rifiuti. Una delibera che continua ad incagliarsi nei meandri di Palazzo Cernezzi non riuscendo a superare il muro di gomma della burocrazia bizantina usata forse come schermo da una Giunta disinteressata all’applicazione di quanto deciso dal Consiglio.
La serata si subito arenata sui banchi di sabbia delle proposte di emendamenti, 10 quelle di Donato Supino, Prc, non accettate dai firmatari la mozione, che non sono state accettate dagli stessi che hanno formulato un solo emendamento, a cui se ne è aggiunto un altro di Alessandro Rapinese, Area 2010, per premiare, arrivati in gara, la ditta che garantisca un minor rumore nella raccolta dei rifiuti nelle prime ore del mattino.
Un lavorio per cui sono occorse più di due ore di sedute a margine dell’assemblea con conseguente sospensione dei lavori rendendo estenuante e inconcludente la seduta, in cui, tra l’altro, non sono stati prodotti capitolato e bando d’appalto perché, come dichiarato dal’Ufficio legale comunale, saranno disponibili solo «all’esito del completamento dell’istruttoria» e quindi da considerarsi ancora inesistenti.
Emblematica, nella replica finale alla presentazione della mozione, l’affermazione di Magatti, in risposta all’assessore Peverelli, intervenuto mentre il consigliere stava parlando, «Lei non può dire di avere attuato il 95 per cento della delibera! Lei deve attuare il 100 per cento di quanto l’organo elettivo comunale, con potere di indirizzo le dice di fare». Una decisione, come ricordato da più parti, trasversale e condivisa sia da maggioranza che da opposizione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

No ai bavagli, sì alla Pace

colombaL’associazione PeaceLink di volontariato dell’informazione ( www.peacelink.it ) e il portale satirico “Mamma!” (www.mamma.am) hanno lanciato la campagna di mobilitazione spontanea “No ai bavagli, si’ alla pace”, invitando i cittadini a realizzare azioni nonviolente contro la disinformazione e le guerre.

“No ai bavagli, si’ alla pace” e’ una campagna per l’invito dei cittadini all’azione diretta contro la disinformazione e la propaganda che condizionano la vita delle persone, e spesso la espongono a gravi pericoli.
E’ una campagna che non ha un centro di organizzazione, e si propone unicamente di raccogliere e dare visibilità a tutte le iniziative di gruppi e singole persone che decideranno di attivarsi su questi temi, “manifestandosi” anche in assenza di un assembramento di piazza.
IL TESTO DELL’APPELLO
I bavagli non ci piacciono nemmeno quando sono tinti col nero del lutto, travestiti con una finta pieta’ che pretende il silenzio, mentre altre vite umane sono stroncate proprio dal silenzio sulle guerre, dalla propaganda che ha imbavagliato ogni dissenso, dall’informazione con l’elmetto ormai completamente “embedded” nei ranghi militari, funzionale alle strategie di pochi e non alla cultura di tutti.
E’ per questo che noi continueremo a manifestare e a manifestarci, anche senza raggruppare milioni di persone in piazza. Siamo cittadini liberi senza potere per guidare le folle, e anche se lo avessimo non vogliamo essere i leader di nessuno. 
Ci limitiamo a dire che sabato 19 settembre e’ importante fare qualcosa, qualsiasi cosa, per chiedere a gran voce un paese dove l’informazione sia talmente libera da prevenire le guerre future raccontando con onestà quali sono gli interessi nascosti dietro quelle passate e presenti.
Lanciamo un invito a tutte le persone che vogliono reagire: riunitevi nelle biblioteche di quartiere per declamare poesie contro la guerra, stendete bandiere di pace ai balconi, tappezzate le scuole con foto di guerra censurate dalla stampa perbenista, occupate i consigli comunali chiedendo ai vostri rappresentanti un dibattito pubblico sulla partecipazione italiana a guerre di aggressione, presentatevi nelle redazioni dei quotidiani e delle Tv locali con materiali pacifisti chiedendo che vengano trasmessi per rispetto di tutti i soldati vivi che potrebbero morire domani, portate le chitarre davanti alle sedi della Rai e suonate tutto il repertorio di Bob Dylan, armatevi di telecamere e fate domande su queste guerre ai politici di qualunque ordine e grado, suonate il campanello del vostro vicino guerrafondaio e regalategli un libro di Gandhi, insomma inventatevi qualcosa con creatività e libertà, anche se non ci sono leader o grandi organizzazioni a guidare la vostra protesta.
Oggi piu’ che mai, il destino di tante persone dipende dalla nostra capacità di reagire. Senza capi. Con fantasia. Con la forza nonviolenta della verità. Con l’impegno di tutti e il cuore di ciascuno.
E’ per questo che il prossimo 19 settembre, e anche nei giorni a venire, ci impegniamo pubblicamente per difendere con tutti i mezzi a nostra disposizione l’informazione libera che e’ il miglior antidoto a tutte le guerre.
Un gruppo di liberi cittadini e associazioni.
 
PER ADESIONI:
http://www.mamma.am/nobavagli

Pace e informazione insieme

paceLa Tavola della Pace con il documento “Morte a Kabul. Le espressioni di cordoglio, di solidarietà e di vicinanza non bastano più” afferma che «è giunto il tempo di cambiare strada. Pace e informazione sono due beni fondamentali a rischio».

A seguito della strage di Kabul, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace ha diffuso la seguente riflessione: «Mi unisco al dolore dei familiari dei soldati italiani e di tutti i civili innocenti uccisi oggi a Kabul. Non sappiamo ancora quanti sono. Di molti non sapremo mai neanche il nome. Sappiamo solo che i loro corpi sono stati dilaniati da una bomba nel centro della capitale dell’Afghanistan. L’ennesima bomba per l’ennesima strage. Seduto davanti alla tastiera del mio computer sento che nessuna parola, nessuna espressione riesce a dire quello che i miei occhi esprimono con le lacrime. E chiudendo gli occhi, vedo chi, proprio in questo momento sta piangendo, con disperazione, i corpi straziati dei propri cari.
Ma non è che l’ennesima volta. E allora sento che le espressioni di cordoglio, di solidarietà e di vicinanza non bastano più. E mi domando: Come possiamo tollerare che queste cose accadano? Come possiamo fingere di non sapere che queste stragi in Afghanistan, sono cosa di tutti i giorni? Che questa storia continua da ben otto anni senza aver risolto uno solo dei problemi che pretendeva di risolvere?
Il dolore che oggi unisce tanti italiani ci deve spingere a fare qualcosa per fermare e non per continuare a combattere questa guerra.
Il dibattito non può essere, ancora una volta, sulle iniziative da assumere per aumentare la sicurezza dei nostri soldati ma sulle iniziative che dobbiamo assumere per mettere fine a questa guerra e per aumentare la sicurezza degli afghani. Invece di continuare con i bombardamenti dei Tornado che fanno stragi di civili innocenti, forse è giunto il tempo di cambiare strada.
La società civile italiana e la Tavola della pace hanno avanzato da tempo precise proposte sia ai responsabili della politica che al mondo dell’informazione. Ma il silenzio è assordante.
È tempo che anche in Italia, come accade negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, si discuta in modo chiaro e aperto su quello che l’Italia e gli altri paesi della coalizione stanno facendo in Afghanistan. È tempo che si faccia un bilancio serio e rigoroso degli otto anni di guerra che ci stanno alle spalle e del disastro che hanno provocato. È tempo che si discuta cosa l’Italia deve fare per aiutare gli afgani ad uscire da questa trappola mortale. Lo deve fare immediatamente il Parlamento. Lo deve fare la politica. Ma lo deve fare anche l’informazione e la Rai, servizio pubblico, che non ha mai organizzato un solo serio dibattito per aiutare gli italiani a capire cosa è accaduto, cosa sta succedendo e come si può fare per evitare di continuare a piangere inutilmente.
Anche per questo avremmo partecipato alla manifestazione per la libertà d’informazione del 19 settembre e ora rinviata per la strage di Kabul. Perché pace e informazione sono due beni fondamentali a rischio. Perché la pace si nutre di un’informazione e di una comunicazione libera, attenta al bene comune, vicina ai diritti e bisogni della persona e rispettosa della sua dignità. Perché senza un’informazione di pace non c’è neanche una politica di pace. La manifestazione di Roma per la libertà d’informazione che verrà presto riconvocata [fissata per il 3 ottobre n.d.r.] dovrà ricordarlo a tutti».

Rinviata la mobilitazione del 19 settembre

servenonservaIn accordo con la decisione della Federazione nazionale della stampa che ha rinviato la manifestazione di sabato 19 settembre a Roma, anche la mobilitazione programmata a Como è rinviata.

Il Comitato promotore mobilitazione in difesa della libertà di stampa, in accordo con la decisione presa dall’Fnsi di rimandare di qualche settimana la manifestazione di sabato 19 settembre per esprimere lutto e rispetto delle vittime dell’attentato a Kabul ed evitare strumentalizzazioni, comunica che l’iniziativa comasca La stampa serve, non serva è rimandata alla data che sarà scelta per la manifestazione nazionale.

Continua la raccolta di adesioni.
Per aderire a titolo personale o in rappresentanza di un’organizzazione vai sul sito http://www.ecoinformazioni.it o invia una e-mail a ecoinformazioni@tin.it
info: 338.6004019

Comitato promotore mobilitazione in difesa della libertà di stampa

Adesione di Battè e Berra del Cdr de La Provincia di Como

Aderiamo volentieri a una mobilitaservenonservazione per la difesa della libertà di stampa.

Un bene prezioso di cui ci si ricorda, giustamente,  in questi giorni, dopo che è stato messo a repentaglio dai pesanti attacchi di chi ricopre incarichi istituzionali,  ma che a nostro parere andrebbe maggiormente considerato, e difeso, nella quotidianità del lavoro delle redazioni, da tempo costrette a fare i conti con un depauperamento di risorse umane, e una precarizzazione dei contratti, che rischiano di rendere i giornalisti più deboli e potenzialmente più ricattabili. Temi, quelli legati ai mutamenti della professione giornalistica e alle loro ricadute sulla società, che meriterebbero un approfondimento anche a livello locale.

Pier Carlo Battè, Pietro Berra
del Cdr “La Provincia” di Como

Presidio a Porta Torre a Como alle 15,30 sabato 19 settembre

servenonservaLa stampa serve non serva. Questo lo slogan dell’iniziativa comasca alla quale hanno già aderito associazioni, sindacati, gruppi politici, movimenti, centinaia di cittadine e cittadini.  Sabato 19 settembre, in contemporanea con la manifestazione di Roma, appuntamento a Porta Torre alle 15,30.

Dalla mattina di sabato, alla Casa dei popoli dell’Arci alla Fiera de L’isola che c’è nel Parco comunale di Villa Guardia, autocostruzione di cappelli fatti con fogli di quotidiani simbolo dell’adesione alla mobilitazione.

Alla mobilitazione comasca insieme a cittadini e cittadine impegnati per la libertà di stampa hanno già aderito Acli, Aged, Anpi, Arci, Associazione per la sinistra, Auser, Cgil, Comitato per la difesa della Costituzione, Comunità cristiane di base Nord-Milano, ecoinformazioni, école, Emergency, Fondazione Avvenire, Geniodonna, Movimento per la decrescita felice, Paco, Pd, Prc, Rosa bianca, Verdi.

Como il 19 per la Libertà di stampa c’è

servenonservaNella  riunione di mercoledì 9 settembre alla Camera del lavoro di Como il Comitato promotore della mobilitazione in difesa della libertà di stampa ha stilato l’elenco delle adesioni che sono numerosissime e comprendono singoli cittadini e cittadine, sindacati, partiti, movimenti, associazioni.

 Evidentemente l’appello proposto da Alessandro Tarpini, Bruno Saladino, Marcello Molteni perché anche a Como si manifesti il 19 settembre ha colto un’esigenza generale di tutti i democratici.
Nell’incontro di mercoledì sera si è deciso di incoraggiare la partecipazione alla manifestazione di Roma e di organizzarne la mobilitazione a Como.
Per la giornata del 19 sono quindi in programma:
– dalla mattina a Villa Guardia, con punto di riferimento alla Casa dei Popoli dell’Arci e presso gli stand degli altri aderenti all’iniziativa presenti alla Fiera de L’isola che c’è, la diffusione di materiali sulla libertà di stampa e l’autocostruzione di un simbolo di adesione all’iniziativa indetta dalla Fnsi
– nel pomeriggio a Como a Porta Torre un presidio dalle 15,30.
Per illustrare le ragioni e le modalità della mobilitazione a Como sarà indetto un incontro con la stampa mercoledì 16 settembre alle 11 nella sala Stemmi di Palazzo Cernezzi.

Le adesioni si raccolgono sul sito di ecoinformazioni: http://www.ecoinformazioni.it.

 

Avvocati per la libertà di stampa

pace«L’Associazione culturale e senza scopo di lucro di avvocati e operatori del settore denominata Giustizia e Democrazia (A.G.e D.) ritiene estremamente pericolosi i conflitti che da qualche anno investono il sistema dei media e che negli ultimi tempi sono diventati sempre più aspri fino a concretarsi nelle ultime settimane nella citazione in giudizio per diffamazione che il Presidente del Consiglio ha inviato a Repubblica, le querele all’Unità e le vicende che hanno coinvolto il direttore di Avvenire.

I recenti fatti mostrano chiaramente che l’Italia corre il serio rischio di non essere più completamente un paese libero e che la sua stampa come il suo sistema dei media risulti seriamente minacciato essendo divenuto il campo di battaglia nel quale il conflitto rischia di travolgere istituti fondamentali della democrazia.
Per questi motivi l’associazione Aged aderisce all’appello lanciato da tre grandi giuristi come Cordero, Zagrebelski e Rodotà e pure firmato da intellettuali, giuristi, amministratori ma soprattutto da numerosi cittadini, nonché all’appello e alla iniziativa indetta per il prossimo 19 settembre dalla Federazione Nazionale della Stampa a difesa di principi e valori irrinunciabili, primo tra tutti la libertà di informazione. AG e D aderisce altresì a Como alla iniziativa del costituito comitato avente la medesima finalità assicurando anche il proprio intervento alla riunione indetta mercoledì 9 settembre, alle ore 20,30, nella sala Noseda in via Italia Libera 23».
Per AGeD Marcello Iantorno, Giorgio Livio, Gianfranco Procopio.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza