Società

Oltre duecento per democrazia e Costituzione

Oltre duecento persone al presidio martedì 10 febbraio dalle 17.30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como in difesa della democrazia e della Costituzione organizzato dall’Arci di Como.

Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Sante Fraternizzi. Grande compostezza, grande unità di intenti e grande preoccupazione per la democrazia in Italia attaccata dal governo Berlusconi sia con la promulgazione di vere e proprie leggi razziali che con lo scontro sempre più violento con le istituzioni con l’attacco al presidente della Repubblica reo di tentare di resistere allo strapotere delle destre e di difendere la Costituzione. Si sono trovati in via Volta a Como rispondendo all’appello dell’Arci oltre duecento persone. Tra essi esponenti delle sinistre, del sindacato confederale e di quello di base, della società civile del mondo della cooperazione e del volontariato. Interessante anche la presenza di giovani universitari che hanno voluto dimostrare la loro sensibilità al tema della difesa della democrazia e della Costituzione. Una delegazione formata dal presidente dell’Arci Enzo D’Antuono, da Nicoletta Pirotta (Prc), Licia Badesi (ex parlamentare ed esponente del Comitato per la difesa della Costituzione), Leo Ceglia (Cgil), Thierno Gaye (associazione antirazzista e interetnica 3 febbraio, Erba) è stata ricevuta dal prefetto Sante Fraternizzi che si impegnato a riferire al governo la gravità delle preoccupazioni esposte dai manifestanti.

L’Arci per la democrazia e la Costituzione

Presidio martedì 10 febbraio dalle 17.30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como in difesa della democrazia e della Costituzione organizzato dall’Arci di Como.

«Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi, con l’approvazione del decreto Sicurezza al Senato e lo scontro istituzionale col presidente Napolitano sul “caso Eluana”, segnano un’accelerazione del processo di edificazione dello stato razzista e autoritario – si legge in un comunicato dell’Arci provinciale comasca – Di fronte a tale situazione l’Arci ritiene indispensabile che i cittadini che non la condividono facciano sentire la propria voce e si mobilitino in prima persona». «Con la Maratona per i diritti umani che si è conclusa il 10 dicembre 2008, l’Arci ha posto come premessa alla sua azione l’articolo 0: “Io sono perché siamo”. La violenta azione del governo Berlusconi tesa a distruggere e vanificare i valori della Costituzione attacca proprio quegli aspetti che hanno fino ad ora permesso al nostro paese di considerarsi civile e sui quali si basa l’operato della nostra associazione – continua il testo che poi esplicita – L’azione combinata del governo delle destre xenofobe e integraliste italiane ci sta imponendo: – leggi razziali, già passate al Senato, che rappresentano un disposto tale da creare un vero e proprio sistema di apartheid nei confronti dei cittadini immigrati e cancella l’universalità dal diritto alla salute per quelle donne e quegli uomini colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno, arruolando i medici ad una impropria e odiosa funzione di polizia; – l’attacco alla democrazia con la mortificazione del diritto e l’imposizione con la forza della maggioranza di provvedimenti finalizzati esclusivamente alla dimostrazione di un potere senza limiti; – l’uso strumentale dei drammi delle persone come strumento mediatico in dispregio alla “pietas” al diritto e persino al rispetto della morte evento naturale del percorso umano. Ma noi non dimentichiamo l’articolo 0 e chiamiamo la popolazione a difendere la nostra umanità convinti di essere stragrande maggioranza nel Paese». Per questo l’Arci di Como si è impegnata a dare «vita con l’arcipelago di associazioni, gruppi politici, movimenti che condividono i valori fondanti della Costituzione italiana a una serie di iniziative per contrastare adeguatamente l’azione violenta delle destre e far sì che non ci si debba vergognare di essere italiani». Ed il primo appuntamento è l’invito a «tutte e tutti al presidio contro le leggi razziali e a sostegno dell’azione del Presidente della Repubblica che ha rifiutato di emanare provvedimenti incostituzionali, ingiusti e lesivi della dignità umana» di martedì 10 febbraio alle 17.30 avanti alla Prefettura in via Volta a Como. Per informazioni tel. 031.264921.

Presidio martedì 10 febbraio alle 17,30 avanti alla Prefettura di Como

logoarciIn un comunicato diffuso sabato 7 febbario l’Arci di Como invita alla mobilitazione in difesa della democrazia e della Costituzione.

“Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi con l’approvazione del decreto Sicurezza al Senato e lo scontro istituzionale col presidente Napolitano sul “caso Eluana” segnano un’accelerazione del processo di edificazione dello stato razzista e autoritario.

L’Arci ritiene indispensabile che i cittadini che non condividono tale situazione facciano sentire la propria voce e si mobilitino in prima persona.

Invitiamo a partecipare al presidio martedì 10 febbraio dalle 17,30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como.

Con la Maratona per i diritti umani che si è conclusa il 10 dicembre 2008, l’Arci ha posto come premessa alla sua azione l’articolo Zero: “Io sono perché siamo”. 

La violenta azione del governo Berlusconi tesa a distruggere e vanificare i valori della Costituzione attacca proprio quegli aspetti che hanno fino ad ora permesso al nostro paese di considerarsi civile e sui quali si basa l’operato della nostra associazione.

L’azione combinata del governo delle destre xenofobe e integraliste italiane ci sta imponendo: 

– leggi razziali, già passate al Senato, che rappresentano un disposto tale da creare un vero e proprio sistema di apartheid nei confronti dei cittadini immigrati e cancella l’universalità dal diritto alla salute per quelle donne e quegli uomini colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno, arruolando i medici ad una impropria e odiosa funzione di polizia.

– l’attacco alla democrazia con la mortificazione del diritto e l’imposizione con la forza della maggioranza di provvedimenti finalizzati esclusivamente alla dimostrazione di un potere senza limiti.

– l’uso strumentale dei drammi delle persone come strumento mediatico in dispregio alla “pietas” al diritto e persino al rispetto della morte evento naturale del percorso umano.

Ma noi non dimentichiamo l’articolo Zero e chiamiamo la popolazione a difendere la nostra umanità convinti di essere stragrande maggioranza nel Paese.

Daremo vita con l’arcipelago di associazioni, gruppi politici, movimenti che condividono i valori fondanti della Costituzione italiana a una serie di iniziative per contrastare adeguatamente l’azione violenta delle destre e far sì che non ci si debba vergognare di essere italiani.

Invitiamo tutte e tutti al presidio contro le leggi razziali e a sostegno dell’azione del Presidente della Repubblica che ha rifiutato di emanare provvedimenti incostituzionali, ingiusti e lesivi della dignità umana.

Appuntamento martedì 10 febbraio alle 17.30 avanti alla Prefettura, via Volta Como”.

Per informazioni: 031.264921.

Caso Eluana: «Si rispettino le persone, il diritto e la Costituzione»

In una nota diffusa venerdì 6 febbraio Rosalba Benzoni, Gabriella Bonanomi, Celeste Grossi, Nicoletta Pirotta, Grazia Villa, Ierta Zoni intervengono sul “Caso Eluana”.

«Con un decreto legge sul “caso Eluana” il governo interviene nelle scelte più intime delle persone calpestando la loro dignità insieme al diritto e alla legge. 

Servirebbe rispetto e silenzio in una vicenda così tragica e dolorosa come quella di Eluana e della sua famiglia. Si risponde invece con uno scontro ideologico e istituzionale gravissimo. Un fondamentalismo cieco e ottuso ha portato il governo a ignorare l’appello che veniva dal Presidente della Repubblica. Auspichiamo che sappiano prevalere i contenuti della nostra Costituzione»

Leggi razziali. D’Antuono: “Mi vergogno di essere italiano”

Un appello al mondo dell’associazionismo e della sinistra dal presidente dell’Arci comasca contro il nuovo Testo unico sull’immigrazione. Di fronte alla barbarie dilagante nelle leggi razziali del governo D’antuono è amareggiato: «Mi vergogno di essere italiano»

 

Il presidente dell’Arci provinciale di Como, Enzo D’Antuono, lancia un appello «a tutte le associazioni e alle forze politiche ad unirsi, al di là delle differenze, per far sentire la voce del popolo italiano che non ci sta ad accettare i provvedimenti razzisti che caratterizzano il Testo unico sull’immigrazione».

«Un testo – ha proseguito D’Antuono – che segna un’ulteriore tappa del processo di costruzione di uno stato razzista».

Quella in corso è per l’esponente dell’Arci una lotta contro i poveri che segue una filosofia vessatoria contro le persone in situazioni di disagio con provvedimenti «come la schedatura dei clochard e l’aumento del costo dei permessi di soggiorno, che per una famiglia di quattro persone toccherà i mille euro, denaro che consentirebbe di aiutare i loro parenti nel paese di origine».

Una situazione preoccupante per D’Antuono che ripone comunque le proprie speranze nella «grossa fetta di italiani che non ci sta anche se non riesce a farsi sentire».

«In certi casi mi vergogno di essere italiano» ha concluso ribadendo l’impegno per uno forzo culturale e sociale a sostegno dei più deboli con un’ulteriore intensificazione dell’impegno dell’Arci, da sempre attiva su questi temi.

Leggi razziali

fco8caszp5s7ca3yc5b3cadfrhqocai3gdlicampyioscan2sb32casvu225cajjo5dmca1n5s2yca3minj6ca0jexuoca3i9b03cakhds0pcau1u4focamrfd6lcavj2lj5caz57chtIl Senato ha approvato le norme razziste che ulteriormente limitano i diritti fondamentali dei migranti. Particolarmente odiosa e pericolosa la norma che ammette la possibilità che i medici denuncino i propri pazienti. Contro tale barbarie Italo Nessi dei  Medici con l’Africa pensa ad una campagna di obiezione di coscienza. 

Nonostante la campagna «Siamo medici e infermieri – Non siamo spie» lanciata dall’Osservatorio italiano sulla salute globale (Oisg), Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), Società italiana di medicina delle immigrazioni (Simm) e Medici senza frontiere (Msf) è stato approvato al Senato 

«Una pericolosa deriva giuridica – culturale che ci riporta indietro di oltre 10 anni sul piano del diritto alla salute individuale e del pieno beneficio della collettività» ha affermato Simm, in un comunicato pubblicato sul proprio sito  Internet, mentre Msf ha dichiarato di essere «sconcertata per la scelta del Senato di ignorare il grido di allarme lanciato da medici, infermieri e ostetriche e continuerà la sua battaglia affinché il provvedimento venga bocciato dalla Camera», una situazione che comporterà il «concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria [che] creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio».

Dello stesso parere il comasco Italo Nessi, medico, esponente dei Medici con l’Africa e associato Oisg, «nonostante il passaggio da una prima formulazione che prevedeva l’obbligo della segnalazione alla possibilità della stessa, siamo di fronte ad un provvedimento che crea un clima di sospetto e non tiene conto delle direttive eruropee e del Consiglio d’Europa per la tutela della salute della persona».

Un provvedimento che snatura i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione e il giuramento di Ippocrate contro cui erano giunti diversi indirizzi di condanna da parte sia dell’Ordine dei medici nazionale che da molti locali, tra cui quello comasco.

A chi parla di emergenza sanitaria e della “importazione” di nuove e vecchie malattie l’esponente di Medici con l’Africa ricorda che «i numeri non sono eclatanti e non possono far parlare di emergenza».

Per Nessi poi sarà molto difficile nel comasco la creazione di un sistema sanitario parallelo organizzato dal mondo dell’associazionismo per tutelare le persone che non si rivolgeranno più al servizio sanitario nazionale per paura di essere denunciate «nel 2007 abbiamo fatto un convegno con la Caritas romana e il Naga di Milano e sono realtà molto più progredite della nostra».

La speranza del medico comasco è una pubblica netta presa di posizione da parte di tutti gli operatori sanitari con una compagna di “obiezione di coscienza” sulle denunce per potere garantire una copertura sanitaria anche a chi non è in regola con i permesi di soggiorno.

Giornata della memoria in biblioteca a Como

willi_graf_e_la_rosa_bianca_lineIn occasione della Giornata della Memoria 2009 l’assessorato alla Cultura del Comune di Como e la Rosa bianca di Como invitano, nella serata di  martedì 27 gennaio alle 20.30, presso la Biblioteca Comunale di Como  Via Indipendenza 87, alla presentazione del libro di Paola Rosà Willi Graf. Con La Rosa Bianca contro Hitler ed. Il Margine, 2008.

Interverrà Paola Rosà, autrice del libro; introduce Grazia Villa, presidente della Rosa bianca italiana.

«Se un uomo non ha più la forza di reclamare i propri diritti, allora sì che egli deve inevitabilmente perire. Meriteremmo di essere dispersi per il mondo , come polvere al vento , se non ci sollevassimo in questa ultima ora, ritrovando finalmente il coraggio che ci è mancato fino ad oggi. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Ogni giorno in cui indugiate ad opporvi a questo mostro infernale, aumenta sempre più, come una curva parabolica, la vostra colpa».  [dal terzo volantino Weisse Rose]

Lurate Caccivio non è razzista

 

_1152156Successo della manifestazione contro il razzismo in solidarietà con i proprietari dell’esercizio commerciale dato alle fiamme. L’iniziativa convocata in fretta ha raccolto la sera di giovedì 15 gennaio una cinquantina di persone, molti i giovani.

Dopo l’attentato alla lavanderia in via di apertura a Lurate Caccivio di proprietà di una famiglia cingalese si è mobilitata la società civile del paese con una fiaccolata – presidio davanti al luogo dell’incendio fra le 21 e le 22 di giovedì 15 gennaio. «È andata bene, una cinquantina di persone per una manifestazione indetta all’ultimo minuto e per cui è stata fatta girare la voce con sms, e-mail e Facebook – ha spiegato Angelo Rizzo consigliere comunale di maggioranza – abbiamo fatto una fiaccolata e mostrato uno striscione con la scritta “Lurate Caccivio non è razzista”». Così come era scritto anche sui volantini distribuiti a firma Un gruppo di cittadini di Lurate Caccivio che spiegavano l’intenzione di «esprimere la nostra solidarietà alla famiglia vittima di questo episodio e a tutti i migranti che vivono nel nostro territorio e che si sono sentiti offesi da questo atto di razzismo».

Un gesto che avrà anche un risvolto politico «domani il sindaco Emilio Botta, che è stato presente al presidio, ha convocato una riunione di maggioranza e gli ho già esplicitato che proporrò un ordine del giorno sull’argomento» ha detto Rizzo che ha spiegato come simili atti possano essere anche il risultato di un clima “culturale” e politico che anche con le ultime proposte di tassazione dei permessi di soggiorno non vede nell’immigrato un’opportunità, anzi tutt’altro «trovando sponda nell’ignoranza e nell’egoismo».

Attentato a Lurate caccivio

Attentato nella notte di mercoledì 14 gennaio al Washing Point di via Garibaldi a Lurate Caccivio. L’esplosione non ha causato vittime, ma ingenti danni. Per il sindaco Emilio Botta è necessario attendere il completamento del lavoro delle forze dell’ordine per confermare o smentire la matrice razzista del gesto.

Certamente l’apertura verso gli altri non è unanime nemmeno in un Comune come quello di Lurate Caccivio nel quale l’amministrazione è sempre attiva sul piano dell’accoglienza e nella promozione della cultura della Pace. Ma il sindaco Emilio Botta dichiara: «Non è stata ancora confermata dagli inquirenti la matrice razzista dell’attentato di mercoledì notte alla lavanderia di un’azienda di proprietà di una famiglia di origine cingalese». Non per questo minore è la preoccupazione del primo cittadino. Infatti l’episodio di stanotte aggrava la situazione dopo il furto avvenuto qualche giorno fa negli stessi locali. Allora i ladri avevano lasciato una scritta sgrammaticata «Antatevene» che non lascia dubbi sulla matrice xenofoba dei delinquenti che pure si stenta a definire di lingua italiana. Ora l’attentato che fortunatamente non ha causato vittime è ancora più grave. Molte le questioni da chiarire per il sindaco infatti: «Non si sapeva che stava per aprire in quel luogo una lavanderia, né chi fossero i proprietari. Non erano ancora neppure stati ancora richiesti i permessi».

Presenza pacifista

 

dinPresenza silenziosa per la Pace in Palestina sabato 10 gennaio dalle 15,30 alle 16,30. All’iniziativa proposta dalle Donne in nero partecipa l’Arci provinciale ed il Coordinamento comasco della Pace ha invitato a partecipare i suo aderenti e tutti i cittadini.

L’iniziativa dei pacifisti lariani ha come primo obbiettivo la mobilitazione per il cessate il fuoco previsto anche dalla risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu all’unanimità (con la sola astensione degli Stati Uniti) nella sessione dell’8 gennaio 2009. Riprendendo le parole dell’appello della Tavola della Pace gli organizzatori chiedono: «Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta?».

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