Immigrazione e integrazione

Un incontro organizzato, al Centro sportivo San Pos, da Aari Lombardia e N’gola mbandi Como con il patrocinio del Comune di Grandate. Ospite d’onore Riccardo Lumengo, deputato nazionale nella Confederazione elvetica: «Integrazione non vuol dire assimilazione, ma partecipare alla vita sociale, imparare la lingua, i costumi, la cultura e soprattutto rispettare la legge del paese ospitante».

Ha dato il benvenuto ai 20 partecipanti, per lo più di origine angolana, il sindaco di Grandate Monica Luraschi, che ha ricordato come l’immigrazione non vada intese come problema ma come sfida per l’Europa. «Il nostro è un piccolo paese di 2 mila abitanti con un’immigrazione limitatissima, per cui, non avendo esperienza diretta del fenomeno, ascolto volentieri le vostre testimonianze».
Futo André, presidente A.a.r.i. (Associazione angolani residenti in Italia), prendendo la parola, ha poi ricordato che l’immigrazione è un fenomeno caratterizzante di varie fasi storiche e che il vero problema sta nella sua gestione: «non c’è una risposta politica all’immigrazione – ha dichiarato – Si preferisce trattare il problema nei suoi aspetti emozionali e superficiali dopo i fatti di cronaca, piuttosto che approfondire a livello politico la cause e studiare politiche ragionate».
Presente all’incontro anche il direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi, che ha ricordato il ruolo dell’organizzazione cattolica che «da aiuto alla persone che hanno faticato per raggiungere un posto migliore, ricevendo in cambio l’umanità della quale siete pieni. Questo scambio può portare a costruire un umanità nuova, tant’è che molti migranti che abbiamo aiutato sono poi venuti da noi ad offrirsi come volontari».
«Gli ultimi avvenimenti – ha aggiunto Isilda Armando della Fim-Cisl di Lecco – portano a fare una lettura dello scenario sociale su tre fronti. Dal punto di vista politico, negli ultimi 6 mesi abbiamo assistito a provvedimenti nazionali e locali che portano all’aumento esponenziale di insulti ed aggressioni nei confronti di immigrati e possono culminare in un omicidio come quello di Milano. Esistono province italiane ad alto rischio per un migrante, in cui è consigliato non andare. Ci sono poi i mass media che a mio avviso sono diventati “piromani sociali”, trattando l’argomento immigrazione con irresponsabilità fomentano la paura del diverso, paura che si concretizza anche tra gli stranieri stessi, in una lotta fratricida. Alla lunga tutto ciò può portare all’isteria sociale che legittima provvedimenti come quelli di Cantù. Infine c’è l’aspetto economico: in tempi di vacche grasse gli immigrati sono considerati i tappabuchi che svolgono i lavori abbandonati dagli italiani, mentre se la congiuntura economica non è buona l’isteria sociale si espande fino alla fabbriche, dove si creano problemi di convivenza, si bloccano le assunzioni di stranieri e dove delle volte non mi viene permesso di entrare, nonostante sia sindacalista, a causa del colore della mia pelle».
Ma l’ospite d’onore dell’incontro è stato Riccardo Lumengo, deputato nazionale del Partito socialista svizzero. Una lunga storia alle spalle, che comincia 23 anni fa quando viene in Europa e comincia a lavorare come operaio mentre studia in università, 23 anni da immigrato culminati con l’elezione al parlamento elvetico. «All’epoca i rapporti fra svizzeri e immigrati erano positivi – ricorda non senza nostalgia – ora se arrivassi in Svizzera come 23 anni fa, non so neanche se sarei accolto. Come vedete i problemi legati all’immigrazione sono simili in tutta Europa, a mio avviso il primo è quello della lingua: è importante formare l’immigrato così che possa trovare lavoro e integrarsi per diventare autonomo. Attenzione che però integrazione non vuol dire assimilazione, ma vuol dire partecipare alla vita sociale, imparare appunto la lingua, i costumi, la cultura e soprattutto rispettare la legge del paese ospitante. Alle elezioni i media svizzeri mi descrivevano come l’immigrato perfettamente integrato, ma integrazione non vuol dire fare l’amministratore, ma innanzitutto imparare la lingua e trovare lavoro così da essere autonomi.
Una cattiva informazione può essere un serio problema per l’integrazione dell’immigrato, mentre una buona aiuta a eliminare i pregiudizi tipici soprattutto verso noi africani che veniamo spesso dipinti come sfaticati e fannulloni, gente a cui non dare confidenza. Alcune statistiche riportano infatti il fatto che il 95-98 per cento degli immigrati soffre dei pregiudizi negativi che gravano su di lui.
In ogni caso il mio messaggio per tutti è questo: tutto ciò che vivete voi oggi l’ho vissuto anch’io ma la mia risposta ai pregiudizi fu sempre positiva: dimostrare il contrario dei pregiudizi diffusi tra la gente è la sfida che ho combattuto e continuo a combattere da 23 anni».
Tutti i partecipanti al dibattito hanno infine sottolineato con forza l’importanza di riproporre questi momenti di discussione aprendoli anche agli italiani, magari in un luogo pubblico. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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