Anno: 2010

Dopo l’ultimo testimone. La memoria e il suo uso pubblico

Alla Biblioteca comunale di Como l’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta giovedì 21 gennaio 2010 alle 20.30 invita all’incontro con David Bidussa che dialogherà con il sen. Luciano Forni e alcuni studenti delle scuole secondarie di secondo grado sul significato della memoria oggi, sul rapporto tra storia e memoria sul contributo dei testimoni e sull’uso politico della storia.

«Quello che si intendeva affrontare attraverso il Giorno della memoria tende immediatamente a tradursi in “uso politico del passato”. Ossia un’operazione che propone una lettura del presente attraverso la scelta di un particolare del passato, ma in relazione agli interessi che si hanno qui e ora.»
«Dunque la memoria va anche tutelata rispetto a se stessa, al suo oggetto, e non solo alla narrazione di quell’oggetto. La memoria è un “corpo fragile” – che rischia facilmente di distruggersi o di dissolversi se non si allestiscono convenienti strategie per la sua conservazione e per il suo trattamento, critico e analitico».  Per informazioni 031.306970.

Leggi l’intervento di David Bidussa sui provvedimenti della ministra Gelmini di discriminazione degli studenti “stranieri”. Leggi l’intervento di David Bidussa sul razzismo dopo i fatti di Rosarno.

Abbiamo bisogno di un’altra cultura!

Partire dai diritti umani è l’obiettivo della Marcia per la pace Perugia-Assisi 2010 che si svolgerà il 16 maggio. Di fronte alla realtà di razzismo e discriminazione serve ripartire dai diritti umani per fermare la distruzione dei valori su cui si fonda il nostro paese. L’obiettivo è promuovere una cultura di pace, di diritti umani e di nonviolenza. Solo dall’accoglienza, il dialogo, la solidarietà, la condivisione e la giustizia sociale si può costruire un futuro migliore in Italia. Per aderire: segreteria@perlapace.it. Info: www.perlapace.it 

I viola di Como fanno un giornale

Informare la gente comune è la via scelta dal Popolo viola di Como che prosegue la sua attività dopo il No Berlusconi day.

A poco più di un mese dal No Berlusconi day  il Popolo viola Como si è riunito per discutere e proporre i passi futuri del movimento. Consapevoli di essere un “un gruppo eterogeneo di coscienze politiche” e con l’idea di “tornare ad osservare la politica con criticità costruttiva e indipendente”.
Informare le persone su fatti politici a livello provinciale, regionale e nazionale è la necessità primaria identificata con una scelta controcorrente: passare dalla rete alla carta stampata.
Il progetto di un eventuale giornalino gratuito, che raccolga una rassegna stampa da internet o altre fonti, è ancora in fase ideativa. Il popolo viola, nato e cresciuto on line, crede che “questo sia l’unico modo per mantenere la continuità e l’integrità morale che sta alla base del movimento” e che “un’informazione libera, vera e non faziosa sia il mezzo migliore per creare nuove coscienze politiche e far maturare un senso critico nei confronti della politica italiana”. Info: popoloviolacomo@libero.it.
 

Il 30 per cento della Gelmini è pericoloso

Critica la Cgil di Como sulla proposta forse solo propagandistica, ma comunque pericolosa, della ministra Mariastella Gelmini che vuole impedire oltre il 30 per cento la presenza degli alunni “stranieri” nelle classi degli istituti scolastici italiani. Occorrerebbe in primo luogo definire la popolazione degli allievi “stranieri”. È quanto sostiene Giacomo Licata, segretario Flc Cgil di Como, che si chiede appunto «come sia possibile considerare chi è nato in Italia uno “straniero”.

La domanda è: quali sono i reali problemi del sistema scuola in Italia, in Lombardia, a Como? La risposta governativa (in linea con molti provvedimenti recenti) punta il dito contro i migranti: è il caso dell’ultima “notizia” sulla scuola pubblica nel Belpaese, ovvero la decisione, anzi l’intenzione, del ministro Mariastella Gelmini di porre un limite pari al 30 per cento per la presenza degli alunni “stranieri” nelle classi degli istituti scolastici italiani. Ma occorrerebbe in primo luogo definire la popolazione degli allievi “stranieri”. È quanto sostiene Giacomo Licata, segretario Flc Cgil di Como, che si chiede appunto «come sia possibile considerare chi è nato in Italia uno “straniero”. Ho alunni figli di migranti, nati a Como, che sono molto più comaschi di me…». Quindi resta da capire come sarà concretamente calcolato il tetto del 30 per cento, considerato che non tutti i bambini e ragazzi interessati dal provvedimento hanno serie difficoltà linguistiche o necessità specifiche di mediazione linguistico-culturale. E la mediazione è uno dei problemi della questione, a detta di Licata: «il numero di ore svolte dai mediatori culturali è insufficiente; una delle prime cose da fare sarebbe alzare tale monte ore e rafforzare questa professionalità. Inoltre, si dovrebbe fare formazione agli insegnanti: al momento ce la facciamo per lo più da soli, e dunque il sistema scolastico non investe sulle risorse che ha già a disposizione, come sarebbe auspicabile. L’integrazione si fa con le figure professionali formate. In Italia invece – continua Licata – si va verso la riduzione del personale, si va verso il maestro unico: faccio fatica a comprendere quali siano, in questo quadro, gli strumenti per migliorare l’integrazione». Per questi motivi il provvedimento della Gelmini pare agli occhi di molti un annuncio, un proclama, più che una reale strategia per risolvere una questione reale. «Il ministro Gelmini – dichiara Licata – ci ha abituati alla politica degli annunci che hanno l’effetto di fare notizia sui giornali ma non risolvono i problemi delle scuole. Il risultato sarà che gli oneri del tetto del 30 per cento ricadranno, come mi hanno già spiegato alcuni dirigenti scolastici della provincia di Como, sui singoli istituti e direttamente sui presidi. Faccio un esempio: una famiglia straniera residente a Como vorrà iscrivere il proprio figlio alla scuola di via Viganò, che è la più vicina a casa e dove la presenza di alunni stranieri raggiunge il 50 per cento. Alla luce della nuova circolare Gelmini l’istituto negherà loro questa possibilità. E non si sa tra l’altro sulle base di quali criteri a una famiglia si dirà «sì» e ad un’altra «no»: forse si rispetterà l’ordine cronologico di presentazione delle domande, della serie “chi prima arriva meglio alloggia”?. A quel punto si rivolgeranno ad un’altra scuola, più distante dalla propria casa: ma il Comune metterà a disposizione dei bus navetta per chi sarà costretto a mandare il proprio figlio in una scuola lontana dalla propria abitazione? Non è possibile ragionare su politiche che scaricano tutta la responsabilità sulla scuola, è necessario coinvolgere Comuni ed enti locali e pianificare seriamente l’offerta scolastica sul territorio». A Como non si è mai aperto un vero e proprio tavolo di confronto nel quale fossero coinvolti tutti i soggetti interessati e ci si è fermati a proposte unilaterali e comunque non condivise dai vari attori della trattativa: insegnanti, dirigenti scolastici, famiglie, sindacati, Comune e Provincia. Nel frattempo, in compenso, nella provincia lariana, nell’anno scolastico 2009/2010, rispetto al 2008/2009, sono stati tagliati 318 docenti. «E tagli di questa portata – conclude Licata – ci saranno molto probabilmente anche nel prossimo anno scolastico: certamente non un grande aiuto per il sistema scolastico e tutte le sue sfide, inclusa l’integrazione». [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 11 gennaio 2010

 La maggioranza promette: il muro giù a febbraio. La Lega si smarca: quota di difesa più bassa e responsabilità. Le opposizioni si dividono: Dario Valli, Bruno Magatti e Donato Supino rimangono in aula e assicurano il numero legale,  mentre gli altri se ne vanno.

Movimentate preliminari al Consiglio comunale di lunedì 11 gennaio. Vittorio Nottola, Pd, ha lamentato il proliferare dei colombi a Sagnino chiedendo di prendere provvedimenti, «fanno i nidi anche nella canne fumarie con i disagi conseguenti», scatenando la reazione ed un battibecco con il padre del consigliere Luigi Bottone, Gruppo misto, che era fra il pubblico e che ha difeso i volatili esponendo un cartello, prontamente fatto togliere dalla polizia locale, che individuava nelle buche il vero problema del quartiere.
«Cosa è stato fatto per l’Abruzzo?» ha chiesto invece Marcello Iantorno sempre del Pd, che ha poi incalzato sulla situazione delle buche stradali causate dalla neve, anche dopo un grave incidente che ha visto coinvolta una persona in viale Giulio Cesare, «dovete intervenire immediatamente!».
Donato Supino, Prc, è ritornato alla gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti dopo che l’assessore al verde gli aveva di rivolgersi alla magistratura se aveva notizia di quacosa d’irregolare: «Peverelli ha dichiarato in aula che non avrebbe presenziato ala gara di appalto, quindi qualche dubbio ce l’ha anche lui!».
Il Consiglio è così iniziato, in diretta televisiva, riprendendo il dibattito sulle mozioni presentate da maggioranza e opposizioni sul sistema di paratie a lago. Un ordine del giorno rispettato solo a tratti data la presentazione di una nuova variante di progetto da parte del sindaco nella seduta precedente che ha volente o nolente spinto molti consiglieri ad interrogarsi su questa nuova prospettiva o sulle paratie in generale, stimolando i consiglieri Vincenzo Sapere, Gruppo misto, e Massimo Serrentino, Pdl, a chiedere di ritornare all’ordine.
Il primo a prendere la parola è stato Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha chiesto chi ha deciso le varianti e quanto è stato speso sinora, recriminando «nessuno ci aveva detto che ci avrebbero tolto la vista del lago».
«Quello presentato non può definirsi un progetto – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega – è una semplice dichiarazione di intenti», tra l’altro, ha rimarcato il capogruppo del carroccio, «non si vede chi è l’estensore. Non c’è la firma». Ajani ha così ribadito la necessità dell’abbattimento del muro «prima delle elezioni» e ha chiesto l’abbassamento della soglia di difesa da 200.30, una cretinata per il consigliere visti i livelli delle maggiori piene del lago, a 200,00.
Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto precisazioni sulla variante, chiedendo lumi soprattutto sull’assetto fognario e denunciando «si era detto che il direttore dei lavori sarebbe stato pagato alla fine a me risulta che abbia già ricevuto un compenso».
«A febbraio il muro verrà eliminato» ha affermato, tra l’altro, Gianluca Lombardi, Pdl, a cui è toccata la difesa del progetto e delle varianti.
Bruno Magatti, Paco, ha esposto la propria mozione che chiedeva l’impegno del Consorzio dell’Adda a rispettare un range di oscillazione del livello del lago, l’abbassamento della soglia dei 200.30 e il coinvolgimento nella riprogettazione «delle molte risorse culturali e progettuali presenti nel territorio comasco». A questa proposta il consigliere della rondine ha aggiunto quattro emendamenti, per un intervento modulare contro le esondazioni, per la salvaguardi dei tigli del lungolago, del molo di S. Agostino e per assicurare da eventuali problemi creati dalla subsidenza le strutture vicine al fronte lago perché «le modifiche della falda modificano la subsiidenza». Marco Butti, Pdl, l’ha poi definita «una mozione meritevole di approfondimento per alcuni punti».
Mottola, dopo una bagarre col presidente Pettignano su una livella, mostrata per spiegare delle rilevazioni sul cantiere fatte, ha precisato diverse “sbavature” dei rendering proposti come quello di non far vedere precisamente l’allaccio fra la passeggiata e la strada, coperto da persone e da macchine, oltre ai dossi per rallentare il traffico ipotizzati e già smentiti: «non sono anche questi cartoni animati, come il sindaco aveva definito quelli della Provincia?».
Mario Lucini, Pd, avvalendosi dell’ausilio di alcune slide ha chiesto alcune precisazioni, come i giorni di sospensione del cantiere, ribadendo la certezza delle lesioni agli edifici prospicienti, proponendo, se dovesse essere approvata l’ultima variante, di abbassare la “gobba” nel mezzo della passeggiata su cui erano inserite le paratoie a ventola per far meglio vedere il lago.
Chiarezza sulla variante è stata chiesta da Luca Gaffuri, Pd, «le varianti sono del 5 per cento, ma il responsabile Viola ha detto che si poteva arrivare al 70 per cento, presenteremo un’interrogazione per avere chiarimenti».
Contrariato anche Emanuele Lionetti, Lega, «io sapevo che il muro doveva già essere abbattuto, ora mi si dice a febbraio…», che ha chiesto di individuare le responsabilità per tutti gli errori commessi. Anche Pasquale Buono, Pdl, ha esordito con un «sarò critico finché non avrò visto abbattuto il muro».
Ha denunciato la sudditanza dalle decisioni milanesi Bruno Saladino, Pd, che ha denunciato «il marchingegno multimediale della scorsa seduta è costato 4 mila euro!».
Più circostanziato l’architetto Dario Valli, Area 2010, «Quale concorso di idee avete intenzione di fare? Il primo lotto quando sarà finito? Mi è stato risposto quando sarà stata posata la pavimentazione. Quindi sarà fatto un concorso internazionale per decidere quali panchine e cestini mettere? Una selezione per scegliere dal miglior catalogo i migliori cestini della spazzatura?».
Dopo la proposta del presidente Pettignano, in sostituzione dell’assente Pastore, il Consiglio ha votato di proseguire ad oltranza la seduta, con i soli voti della maggioranza.
Aperta la discussione sugli emendamenti alla mozione Magatti il sindaco si è detto favorevole ad alcuni, perché «non chiuso in una orgogliosa difesa, ma viceversa alla ricerca di soluzioni migliori», quello sulla modulazione e quello per la salvaguardia delle piante. Dopo un ulteriore modifica proposta da Supino. Sono stati votati, e sono passati, gli emendamenti, di cui uno risistemato per essere gradito al sindaco e la mozione definitiva per punti, bocciata la parte di premesse sgradita al primo cittadino.
Dato lo sfilacciamento tra le fila della maggioranza che aveva chiesto di rimanere ad oltranza le minoranze, tranne Paco, Prc e Valli, hanno abbandonato l’aula per far venire meno il numero legale.
I tre presenti hanno permesso di proseguire il dibattito e le votazioni sulla mozione Magatti. Alla fine della quale, quando avrebbero dovute essere affrontate le successive mozioni, il presidente del Consiglio, contrariamente alla decisone presa di proseguire la seduta ad oltranza ha dichiarato sciolta l’assemblea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Pd concluso il percorso congressuale: Giusto presidente dell’Assemblea

L’Assemblea provinciale del partito ha confermato Luca Corvi segretario provinciale del Pd e ha eletto il presidente dell’assemblea e l’ufficio di presidenza.

Lunedì 11 gennaio 2010 si è concluso il percorso congressuale del Partito democratico a Como. I membri della nuova Assemblea provinciale eletti durante l’ultima consultazione nei circoli nel mese di dicembre hanno confermato l’elezione del segretario provinciale Luca Corvi, eleggendo Domenico Giusto nuovo presidente dell’Assemblea, l’Ufficio di presidenza composto dai due vice Paolo Ortelli e Maria Pia Tagliabue, oltre ad Andrea Pollastri e Giulia Cuter e la nuova Direzione provinciale che comprende Eva Allevi, Franca Anzani, Rosalba Benzoni, Diego Butti, Luigi Caldera, Gigliola Canepa, Paolo Casartelli, Piera Cipolla, Cristina Civati, Mario Clerici, Marina Consonno, Marco Cozza, Maria Luisa Cribioli, Giuseppe D’Arrigo, Pasquale De Feudis, Filippo Di Gregorio, Stefano Fanetti, Gioacchino Favara, Paolo Furgoni, Riccardo Gagliardi, Carla Gaiani, Roberto Gallo, Cosetta Garavaglia, Marcello Iantorno, Gianni Imperiali, Davide Magaton, Elena Merazzi, Armando Messineo, Mirella Nalin, Francesca Nieto, Roberta Pagani, Gabriella Pintacuda, Francesca Preatoni, Benedetta Re, Bruno Saladino, Maria Pia Tagliabue, Alessandro Vergari, Licia Viganò, Romolo Vivarelli e Chiara Zecchetto. Sono stati eletti inoltre il Tesoriere Carlo Bonetti e il Consiglio dei Garanti composto da Beppe Livio, Fernando Impellizzieri, Bruno Galati, Stefano Poltronieri e Colondrina Poncia.

Provincia e Comune di Como dovranno prendere posizione a favore o contro il nucleare

«Il nucleare sotto l’albero» così ha definito le proposte del Governo Berlusconi la presidente dei Verdi lombardi Elisabetta Patelli che ha presentato, assieme alla consigliera comunale di Per Como Roberta Marzorati, sabato 9 gennaio 2010  alle  12 presso la Sala Stemmi del Comune di Como, un documento al Consiglio e al presidente della Provincia Carioni, in cui viene chiesto di «dichiarare i nostro territorio indisponibile ad accogliere qualsivoglia attività legata alla produzione di energia da nucleare e deposito scorie, sia temporaneo che definitivo».


Dopo la definizione di parametri per la definizione dei futuri siti definiti adatti a ospitare le centrali nucleari «il Governo ha già determinato le compensazioni economiche – ha detto Patelli – incentivi molto sostanziosi, per le comunità interessate, non si capisce quasi il perché, dato che la propaganda governativa afferma che il nucleare sia sicuro, ecologico e economico».
«Si tratta di un bidone atomico – ha aggiunto l’esponente dei Verdi – gli aspetti economici sono più facilmente ponderabili. Guardando tutta la vita di una centrale, dalla costruzione alla dismissione, oltre alle scorie prodotte e da conservare, i costi sono eccessivi. In Francia l’energia costa poco perché c’è un pesante contributo statale».
La preoccupazione delle due proponenti nasce dalle voci circa la possibilità di edificazione di un impianto nucleare al Pian di Spagna e la disponibilità espressa da Guiliano Zuccoli, presidente A2A, socia Acsm-Agam, ad entrare nella partita atomica paventando una nuova cordata alternativa a Enel, ma soprattutto dalle gestione delle scorie ed il loro possibile stoccaggio nelle cave in disuso.
«Siamo contrarie all’utilizzo del lago come un grande serbatoio – ha precisato Marzorati – usato in funzione delle centrali nucleari, anche non poste sul nostro territorio, che hanno un consumo ingentissimo di acqua, in Francia per questo viene utilizzato il 40 per cento delle riserve idriche».
La contrarietà al nucleare è forte anche dal punto di vista sanitario «in Germania un rapporto, che ha preso in considerazione il periodo 1980-2003, commissionato dal Governo nel 2008 ha messo in evidenza come nel raggio di 5 chilometri dalle centrali siano aumentati, fra i bambini sotto i 5 anni, del 50 per cento i tumori solidi e del 75 le leucemie» ha precisato Marzorati.
Pr questo la consigliera comunale presenterà a Palazzo Cernezzi una mozione urgente per impegnare il sindaco Bruni a confermare Como «territorio comunale denuclearizzato», così come affermato già nel 1986, a spingere l’Amministrazione provinciale verso questa posizione e ad «impedire lo sfruttamento e la gestione delle acque del lago per esigenze legate al funzionamento di centrali nucleari dentro e fuori il nostro territorio».
«Le prese di posizione degli enti locali sono importantissime così come hanno già fatto alcune Regioni come la Puglia» ha concluso Patelli.

Lunedì 11 gennaio presidio in Provincia per l’Acqua pubblica

Il Comitato comasco per l’acqua pubblica invita a partecipare al presidio che si terrà Lunedì 11 gennaio alle ore 16, presso Villa Gallia  – sede della Provincia di Como – dove si riuniràl’assemblea dell’AATO  di Como, cioè l’assemblea dei sindaci incaricata di prendere decisioni sulla gestione dell’acqua nel territorio della provincia di Como.

Il testo del comunicato che indice l’iniziativa.

«Pur non essendo all’ordine del giorno la discussione sulla gestione dell’acqua, il Comitato Comasco per l’Acqua Pubblica chiede ai sindaci di prendere posizione contro il rischio di privatizzazione dell’acqua. Infatti l’ATO di Como, nel 2007, aveva deciso di separare la gestione delle reti dall’erogazione del servizio e di affidare l’erogazione  tramite gara, ovvero consegnare l’acqua nelle mani dei privati!
Nel frattempo si è dato vita alla società patrimoniale ComoAcque e si era pronti a bandire la gara per l’affidamento dell’erogazione. Così, oltre a dover renumerare due consigli di amministrazione, rimaneva a carico della società pubblica la realizzazione degli investimenti infrastrutturali, gli interventi di ristrutturazione e valorizzazione, mentre ai privati andava la bollettazione (le entrate) e la sola manutenzione ordinaria.
Ma di recente la Corte Costituzionale, con sentenza 307/2009 del 16/11/2009, ha dichiarato incostituzionale la separazione della gestione  della rete idrica dall’attività di erogazione dell’acqua.
Pertanto *in provincia di Como occorre adesso revocare le decisioni già prese e fermare la gara per l’affidamento del servizio*, altrimenti si rischierebbe di esporsi a ricorsi per illegittimità.
Ed è paradossale che, in questa fase, ci si stia affidando ai dirigenti della Regione Lombardia, cioè a coloro che hanno scritto una legge rilevatasi incostituzionale.
Il Comitato Comasco per l’Acqua Pubblica denuncia anche il contenuto dell’art. 15, votato a novembre dal Parlamento, che vorrebbe consegnare l’acqua di tutta l’Italia nelle mani delle grandi multinazionali, magari straniere.
Un rischio che corre anche la provincia di Como nel caso si perseveri nella decisione di mettere a gara i servizi idrici.
*Il Comitato Comasco per l’Acqua Pubblica chiama a raccolta i cittadini e gli amministratori pubblici che vogliono difendere l’acqua dalle speculazioni del mercato. La priorità è quella di fermare la gara e di impostare un nuovo percorso di affidamento diretto della gestione ed erogazione dei servizi idrici ad aziende totalmente pubbliche, come per altro consentito dalla legge.
Per questo organizziamo un presidio davanti a Villa Gallia – via Borgovico 148 – lunedì 11 gennaio alle ore 15.30 per far sentire ai sindaci la voce di chi non condivide la strada della privatizzazione dell’acqua».

Per il Comitato Edi Borgianni, Roberto Fumagalli, Enzo Arighi

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