Jonathan Ihlenfeld Cuniado basso
Tulug Tirpan pianoforte, tastiere
Freferik Köster tromba.
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«Alla stazione c’erano tutti», ma, per una volta tradendo De André, non «per salutare chi portò l’amore nel paese», ma per dare il benvenuto a chi scappando all’orrore ha fatto un po’ rinascere anche Como stimolandone le energie migliori. (altro…)
Non sono molte le cose belle da ricordare dell’Expo milanese, territorio corrotto e corruttore, dedicato a un tema decisivo in modo strumentale e truffaldino. Tra esse il padiglione della Santa sede con la sua capacità di porre con forza, scrivendolo sull’edificio stesso, che l’umanità non è solo cibo e rifugio, ma molto di più, affetto, condivisione e amore per i fratelli e le sorelle, essere parte di una sola popolazione, quella umana.
Per questo è così importante l’iniziativa animata stasera da Filippo Andreani, dall’Arci e da Como senza frontiere per regalare suoni solidali ai migranti accampati in stazione. Per questo è così importante e segno della vitalità della città della solidarietà che tanti musicisti abbiano aderito (Musica spiccia, Sulutumana, Lelecomplici, Potage, Luca Ghielmetti e tanti e tante altre). Non sarà un concerto, sarà un dialogo, tanto diretto da essere musicale. Perché l’accoglienza è condivisione e contaminazione di culture, musica e letterature, politica e umanità, colori e emozioni, tonalità e poesia. Certo occorrono anche mense, servizi igienici, dentifricio e coperte. Ma senza la solida base delle note che più di ogni altra cosa sanno esprimere l’identità e l’unicità della specie umana non sarà mai sufficiente neppure la migliore organizzazione degli interventi per l’emergenza profughi alla stazione San Giovanni che per noi dovrebbe essere pubblica, statale e comunale insieme, lasciando alle tante organizzazioni che oggi meritoriamente se ne occupano il compito di aggiungere non di costruire impropriamente l’ossatura di ciò che è indispensabile. È singolare che le diverse reti attive sul territorio, mostrando inevitabilmente difficoltà non colmabili con la buona volontà, debbano occuparsi di gestire servizi vitali che invece andrebbero affidati alle istituzioni con adeguate risorse (oggi negate dallo stato), professionalità e capacità organizzative mentre è trascurato il versante culturale che pure è essenziale per la costruzione di un mondo nuovo senza guerre, violenze e povertà. Fare anche solo un piccolo passo verso un nuovo mondo possibile (e urgente) come quello dei musicisti che il 27 luglio alle 21 suoneranno a San Giovanni sarà affrontare finalmente anche dal punto di vista culturale le grandi marginalità in modo non solo emergenziale, ma strutturale. Perché da millenni sappiamo che non di solo pane vive l’uomo e se si pensa che si debba fornire ai profughi solo pane si sta, anche senza volerlo, affermando che essi non sono persone, ma solo bocche e stomaci da sfamare. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]
Se il primo essenziale dovere di una città solidale è offrire riparo, pasti, presidi sanitari, adeguate strutture igieniche, informazioni sui diritti e condizioni dignitose ai migranti, non è meno importante dare accoglienza culturale e ricreativa. Per questo un gruppo di musicisti lariani su invito di Filippo Andreani, d’intesa con l’Arci, ha pensato di offrire ai profughi e ai/alle volontari/e della Stazione San Giovanni qualche momento di evasione e di gioia. (altro…)
An evening with Joan Baez, al Festival di Villa Arconati a Castellazzo di Bollate il 19 luglio ha dato la possibilità al pubblico di rivivere una delle stagioni più intense dell’impegno politico della musica contro le guerre e per i diritti civili. La voce, pur inevitabilmente meno eccezionale di trenta anni fa [chi scrive allora ebbe il privilegio di ascoltarla prorompente persino senza amplificazione al palazzo dello sport di Phoenix in Arizona], è ancora un’“arma” straordinaria contro i signori delle guerre e della negazione dei diritti umani. (altro…)
Causa maltempo, il concerto del gruppo di Trilok Gurtu, previsto all’Arena il 13 luglio si svolge invece all’interno del Teatro Sociale: così, con tutti sul palco, i suonatori e il pubblico (purtroppo non strabordante), il concerto guadagna sicuramente in intimità e in efficacia.
Del resto, Trilok Gurtu, certamente uno dei migliori e più versatili percussionisti al mondo, tiene senza alcuna ombra di dubbio al rapporto con le persone che lo ascoltano; in un misto di inglese e italiano tutt’altro che approssimativo (la sua prima esperienza musicale fuori dall’India, ormai quarant’anni fa, è stata proprio in Italia con gli Aktuala), spiega i brani, fa qualche battuta, accenna a un dialogo con le prime file.
Si apprende così che il suo omaggio alla tromba nasce dal fondamentale rapporto con Don Cherry e dal riascolto di una vecchia cassetta con un brano di Don Cherrry, appunto, e di Charlie Haden, e dalla voglia di reinterpretare altri pezzi di Miles Davis e Dizzy Gillespie, e di ricreare le atmosfere di altri trombettisti come Paolo Fresu. E poi – aggiunge sornione – il suo manager gli dice di “suonare jazz”…
E allora nel concerto c’è molto jazz, persino con qualche assonanza swing e latina, ma c’è anche molta musica etnica e molta sperimentazione, ma soprattutto c’è la voglia e il piacere di esprimersi in musica, quale essa sia.
Con un gruppo multinazionale (il pianista Tulug Tirpan è turco, il bassista Jonathan Ihlenfeld Cuniado ispano-tedesco, il trombettista Freferik Köster tedesco, lui – com’è noto – indiano di Mumbay), e perfettamente affiatato, la fusione delle genealogie e dei generi è assicurata; Trilok Gurtu, da parte sua, alternata la “normale” batteria, alle “tradizionali” tabla, all’uso della voce e a qualche altra diavoleria, compreso un secchio d’acqua. Il pubblico gradisce con entusiasmo, e partecipa quando richiesto…
Senza risparmiarsi, ma senza eccessi di prestazione, con molta pacatezza e molto metodo, il concerto propone non solo i brani dell’omonimo album Spellbound, ma anche qualche altra proposta ripescata da un repertorio ormai sterminato. Ne esce un omaggio sincero a uno degli strumenti principe del jazz, ma anche e soprattutto un omaggio autentico al fare musica, con grande professionalità e altrettanto divertimento.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Venerdì 15 luglio all’Arena del Teatro Sociale di Como alle 21,30 c’è il Gianna Nannini Hitstory Tour 2016. Sul palco con lei un gruppo ritmico composto da Davide Tagliapietra e Thomas Festa alle chitarre, Moritz Müller alla batteria, Daniel Weber al basso, Wil Medini a tastiere, pianoforte e programmazioni, impreziosito dalle voci delle coriste Isabella Casucci e Anna Camporeale.
Si annuncia un concerto-spettacolo che coniugherà il rock con il classico, dove le armonie di Gianna si alternano con il suo rock più travolgente da far ballare tutti, con il sestetto d’archi Red Rock Strings composto da: Lorenzo Borneo, Roberta Malavolti, Liuba Moraru, Chiara Santarelli al violino, Linda Rusca alla viola e Davide Pilastro al violoncello. Aprirà il concerto Paolo Simoni, talento musicale sin da bambino, ha esordito sui più grandi palchi live aprendo i concerti del tour 2010 di Ligabue (San Siro, Stadio Olimpico) e del tour 2014 di Francesco De Gregori. Trentenne compositore, arrangiatore e polistrumentista, Paolo ha già conseguito alcuni dei più alti riconoscimenti della critica musicale italiana. Info e biglietti.
Il celebre percussionista indiano Trilok Gurtu è in concerto al Festival Como Città della Musica 2016 il 13 luglio 2016 all’Arena del Sociale, alle 21.30, con il suo spettacolo Spellbound – World of Trumpets.
Jonathan Ihlenfeld Cuniado basso
Tulug Tirpan pianoforte, tastiere
Freferik Köster tromba.
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Nemorino ricorda un po’ Nemico di classe di Nigel Williams, Adina occhieggia ad American Graffiti, Dulcamara a Easy Rider (anche se la sua moto non è un chopper), Belcore e i suoi compagni poi sembrano essere passati prima da Pulp Fiction. A questo punto sarebbe facile immagine che L’elisir d’amore sia una qualche sostanza psicotropa, o almeno una birra di quelle impegnative… e invece no: l’elisir resta elisir. È in questo sottile gioco di equilibrismi tra attualizzazioni e fedeltà che L’elisir d’amore messo in scena all’Arena del Teatro Sociale di Como vince la scommessa di essere un’opera popolare (e anche un po’ pop) e di restare al tempo stesso un classico.
Nuovo capitolo di quel progetto di “opere partecipate” da e con la città, avviato nel 2013 con i Carmina Burana in occasione del bicentenario del teatro cittadino, L’elisir d’amore dimostra, con ogni evidenza, che quel modello ha possibilità di continuare. Sicuramente riuscite sono le scelte di fondo: la partecipazione popolare al coro (e in parte all’orchestra) crea una grande massa di manovra che, anche in presenza – in questo caso – di una ridotta esigenza musicale, viene efficacemente sfruttata per la messa in scena (i coristi e le coriste interpretano le loro comparsate con precisione e divertimento); l’obbligata scenografia dell’Arena è non solo percorsa in tutte le direzioni (il palco, il portico, i balconi e le finestre) ma anche ravvivata con colorate proiezioni in stile graffiti/tag che contribuiscono a evidenziare l’evoluzione della vicenda. Alla fine, anche l’attualizzazione dagli originari Paesi Baschi di fine Settecento a un’ipotetica School of art degli anni Sessanta funziona (con l’unico piccolo fastidio delle didascalie in un inglese in buona parte probabilmente superflue) e – appunto – l’equilibrio tra musica, libretto e attualità visuale sottolinea la piacevolezza dell’opera.
Così, succede che quando il povero Nemorino (nome alquanto improbabile persino nel contesto artistoide cui si allude) attacca Una furtiva lagrima nessuno si stupisce e anzi l’accorata aria risulta del tutto intonata al personaggio, pur coi suoi abiti in stile badboy e la sua berretta trendy.
Il giovane cast è perfettamente a suo agio nella messa in scena di una storia che squinternata già nell’ambientazione villereccia dell’originale, resta tale anche nella nuova versione, e tuttavia in grado di mettere in bell’evidenza le rispettive qualità (non solo canore, ma anche attoriali: e avere dei protagonisti che sanno anche muoversi e interpretare e non solo dispiegare la voce non guasta di certo). Alla fine l’Elisir di Gaetano Donizetti risulta godibile e, quel che forse più conta, divertente e popolare, adatto anche a un pubblico un po’ diverso dai melomani professionali cui il belcantismo nostrano sembra assuefatto.
Meritati gli applausi ai protagonisti Francesca Sassu (Adina), David Astorga (Nemorino), Pablo Gálvez (Belcore), Vincenzo Nizzardo (Dulcamara) e Sarah Tisba (Giannetta), al coro (partecipato e professionista) con i maestri Dario Grandini, Mariagrazia Mercaldo, Mario Moretti, all’orchestra con il direttore Jacopo Rivani e alla regista Rosetta Cucchi.
Mentre si sciama soddisfatti dall’arena, si pensa già al progetto dell’anno prossimo.
Si replica il 2 e il 5 luglio, alle 21.30.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Una serata estiva finalmente senza pioggia e nuvole, una collocazione scenografica, nuova e interessante musica made in Italy (benché non necessariamente in lingua italiana) e un’ampia offerta di cibo e bevande: giovedì 23 giugno si è aperta sotto i migliori auspici la seconda edizione del Wow music festival, anche quest’anno ospitato nello spazio tra il Tempio voltiano e il Monumento ai caduti. (altro…)
Agli appassionati di danze popolari segnaliamo che, alle 21 di sabato 25 giugno, piazza Cavour a Como ospiterà una serata di musica, canti e balli salentini con il gruppo Ariacorte, organizzata dall’Associazione Culturale Salento nel Cuore nell’ambito della terza edizione di Pizzicando il Lario. Un’occasione di divertimento e di incontro con una realtà locale italiana, ma certamente differente rispetto alla nostra. (altro…)