Restiamo umani

Ricordiamo Vittorio Arrigoni riproponendo il video dell’inizio della commemorazione di Vik a Bulciago nel 2013. Sul canale di ecoinformazioni l’intervento di Egidia Beretta e tutti gli altri video di quella iniziativa.

Ricordiamo Vittorio Arrigoni riproponendo il video dell’inizio della commemorazione di Vik a Bulciago nel 2013. Sul canale di ecoinformazioni l’intervento di Egidia Beretta e tutti gli altri video di quella iniziativa.
Sala piena all’Astra la sera del 15 aprile. Il vasto mondo del pacifismo comasco che grazie a Sprofondo ha avuto particolare attenzione alle guerre balcaniche ha seguito con attenzione il documentario Sarajevolution, in sala anche don Renzo Scapolo il sacerdote icona della capacità di animare infinite azioni di solidarietà contro le guerre ingiustamente definiti di religione. Particolarmente utili per capire come l’interminabile dopoguerra di guerra si stia svolgendo nella città un tempo icona della convivenza tra culture e religioni le parole di Giulia Levi autrice del film, introdotta da Anna Merlo della Caritas e dell’Ipsia Acli e intervistata da Roberto Caspani delle Acli di Como.
Viaggio di conoscenza da giovedì 20 a giovedì 27 agosto 2015 per conoscere il territorio, la sua storia, i popoli di una Terra troppo promessa. Organizzano: Arci e Fiom di Milano. Organizzazione tecnica le Guglie viaggi Milano. La quota di partecipazione di 980 euro comprende Volo a/r Milano Tel Aviv – trasferimenti aeroporto da Tel Aviv/hotel Gerusalemme A/R -Hotel 3 stelle trattamento di mezza pensione – trasporti interni escursioni e guide – assicurazione Medico Bagaglio – Quota progetto. (Facoltativo: Assicurazione annullamento 30 euro). Leggi tutte le informazioni.
È questa l’espressione che ho sentito spesso ripetere da tutti coloro con cui sono entrata in contatto nei giorni trascorsi a Tunisi. taxisti, baristi, commercianti, donne delle pulizie, funzionarie delle dogane (una delle quali in dolce attesa), cittadine comuni incontrate sui tram che usavamo per alcuni spostamenti, si affidano a Dio e sperano che l’attentato terrorista del Bardo non lasci strascichi irreparabili sull’industria del turismo, cioè il cuore economico della Tunisia.
Il recente attentato al museo Bardo , che ha causato 23 morti, sarà ricordato a lungo e rischia di lasciare una ferita indelebile.
È in questo contesto che si è tenuto il Forum sociale mondiale.
Devo dire che la scelta di mantenere questo importante appuntamento internazionale nonostante l’attentato è stata giusta.
E la città ne è stata grata accogliendoci con calore e simpatia.
Il contesto
Partecipare al Forum mi ha dato la possibilità di conoscere e capire un po’ di più la situazione della Tunisia, il paese più laico del Maghreb nel quale sono iniziate le “primavere arabe” e che è stato teatro qualche giorno fa , come ricordavo sopra, del cruento attentato terroristico al museo del Bardo.
In effetti tutte le ed i tunisini con cui ho avuto modo di parlare hanno mostrato preoccupazione, disorientamento e timore per il futuro. La laicità di cui il paese ha goduto sotto la guida di Bourghiba, il Presidente per il quale tutte/i mantengono ancora un ricordo riconoscente ( pur se non mancano le critiche), rischia di essere ridimensionata.
Durante gli anni governo di Bourghiba , mi è stato sottolineato in particolare dalle donne, queste ultime ebbero accesso ad uno status assolutamente inimmaginabile per il mondo arabo: ivieto della poligamia, sostituzione del divorzio al ripudio, legalizzazione dell’aborto che superava, all’epoca, perfino quello di cui godevano le donne francesi.
Oggi tutto questo è rimesso in discussione mentre si assiste all’avanzata di un fondamentalismo religioso fino a qualche tempo fa neppure immaginabile.
Paradossalmente la “primavera araba”, o meglio il suo strumentale utilizzo politico, ha aperto alcune brecce al fondamentalismo.
Le grandi manifestazioni di piazza, determinate dalla precaria situazione di vita a cui sono costretti le ed i giovani, in particolare, che lavorano nelle imprese delle multinazionali informatiche (arrivate in Tunisina attraverso una delocalizzazione selvaggia che ha avuto come contraltare, in Europa, la perdita di lavoro di molti giovani in particolare francesi, a conferma del dumping sociale di cui si è servito e si serve il capitalismo anche nella crisi economica). I bassi salari e le condizioni di lavoro vicine alla schiavitù sono state la miccia della “rivoluzione”.
Ma insieme alla materialità delle condizioni economiche e sociali le rivolte si sono caratterizzate anche sul piano dell’anticolonialismo per mettere in discussione l ‘Occidente, visto come un un sistema di
potere che si fonda sullo sfruttamento del lavoro, sull’imposizione dei propri “valori” (a partire dal fondamentalismo del mercato) e sull’ inferiorizzazione delle culture diverse dalla propria. La lotta all’ occidente , se considerato come un tutt’uno omogeneo, costituisce un fertile terreno di cultura per fondamentalismi religiosi di varia natura che hanno buon gioco nel rimettere in discussione il principio di laicità e riportare le lancette dell’orologio ad un passato remoto ( in particolare per le donne) che per ora nessuna/o vuole ma che rischia alla lunga di imporsi.
L’attentato del Bardo è servito a peggiorare la situazione.
Per questo le tunisine ed i tunisini con cui ho parlato si affidano a Dio e chiedono di non essere lasciate sole/i perché come mi ha detto uno di loro ” il fondamentalismo è contagioso”.
Come non essere d’accordo con loro?
Il forum mondiale
Al Forum si sono iscritti più di 121 paesi ed oltre 5.000 organizzazioni. Una presenza dunque importante e significativa.
Per questo trovo ancor più giusta la scelta di mantenere l’appuntamento, nonostante l’attentato.
Al di là di questa buona scelta, però, sul piano “politico” non mi è parso di scorgere complessivamente nessun passo in avanti rispetto alle altre edizioni.
Il numero impressionante di seminari e iniziative testimonia certo la ricchezza dell’attivismo sociale e politico mondiale per ” un altro mondo” ma dall’altra fotografa la frammentazione delle soggettività collettive coinvolte che ancora non riescono a confluire, in una dimensione internazionale, su un progetto comune che implicherebbe da una parte superare le “nazionalità” e dall’altro convenire (in modo un po’ meno generico del desiderio di un “mondo altro”) su un modello di societá e di relazioni sociali non più fondate sul profitto, sul l’alienazione, sullo sfruttamento e sulla supremazia di un genere o di una classe.
Però, di fronte ad un capitalismo finito in un vicolo cieco, che diventa ogni giorno più divorante e aggressivo, e ad un patriarcato che si nutre delle contraddizioni di quest’ultimo per diffondere fondamentalismi che tagliano le gambe in ogni campo al principio di autodeterminazione, la risposta del movimento ” altermondialista” dovrebbe essere quella di provare a mettere in discussione i rapporti di forza , inserendosi nelle contraddizioni che i sistemi di potere scatenano per agire i conflitti necessari e costruire quel”movimento reale che cambia lo stato attuale delle cose”.
Non dico che esperienze capaci di alludere ad una simile prospettiva non ve ne siano ( penso alle reti femministe o ecologiste o per i diritti delle e dei migranti oppure, su un piano politico-istituzionale e per quanto riguarda l’Europa, penso ad esempio alla Grecia o alla Spagna) dico solo che esse non assumono una forza tale da “impensierire” troppo i poteri dominanti.
Al contrario, e positivamente, il Forum Mondiale ha mostrato alcune emergenze di fondo con le quali saremo costrette/i a misurarci.
Una di queste, confermata dalla situazione tunisina, è appunto quella legato al potere delle religioni e alla rischiosa diffusione a tutti i livelli di fondamentalismi religiosi (di tutte le religioni, in particolare quelle monoteiste).
Emergenza che appare rischiosa soprattutto in relazione al principio,di laicità ed al diritto all’autodeterminazione.
Il punto di vista di alcune reti femministe
Non è un caso che sono state in larga parte le donne in particolare alcune reti femministe a puntare il dito su religioni e fondamentalismo.
Dico che non è un caso perchè religioni e fondamentalismo sono fra gli elementi strutturali del sistema patriarcale e l’averne svelato la natura e la funzione dimostrando che esso, il patriarcato, non può essere superficialmente accostato o peggio sussunto in quello capitalista, ci consente di avere antenne più sensibili nel coglierne la presenza e la potenza.
In due specifici seminari sul tema, l’uno organizzato da Feminists for Europe (Fae, la rete europea di Ife Italia) insieme a Transform! e Casa Africa e l’altro dall’ “Articulaçao dos mujeres do Brasil” sono emersi i seguenti nodi di fondo:
– la religione è questione scottante, sia per la non sufficiente distinzione fra fede e religione sia per le differenti modalità di applicazione ( quando non per l’ assenza) del principio di laicità nelle carte costituzionali dei singoli Stati.
Nel primo dei due seminari ( che ha visto la partecipazione di donne ed uomini) si è dibattuto soprattutto di religione nonostante l’intervento introduttivo avesse invitato a riflettere anche sula drammaticità questione economica e sociale. È parso che su questi ultimi temi , e quindi sulla critica al capitalismo, vi fosse una condivisione di fondo . Invece sulla religione le posizioni divergono: in particolare le donne e gli uomini ( giovani e non europei) che sono intervenuti su questa tema hanno rivendicato il diritto di professare una religione anche nella sfera pubblica e di fare uso di simboli che ne manifestino la scelta ( il velo per esempio) senza che tutto ciò leda il loro diritto all’autodeterminazione. In particolare le giovani donne hanno rimproverato alle femministe occidentali la rigidità della loro posizione che rischia di creare un solco incolmabile.
Altre giovani donne tunisine hanno espresso posizioni differenti ma è evidente che la riflessione ed il confronto non possono (non devono) che continuare;
– il fondamentalismo religioso avanza in ogni parte del mondo ( nel seminario proposto dalle donne brasiliane erano presenti donne provenienti da : Tunisia, Stati Uniti, Taiwan, Canada, Brasile, Spagna, Belgio, Italia, Francia, Nigeria ed altri paesi africani, Marocco). Due esempi su tutti: le donne brasiliane ( della “Articulaçao dos mujeres do Brasil ) hanno denunciato il costante aumento delle sette evangeliste che sono riuscite ad eleggere rappresentati nel parlamento nazionale che stanno aumentando consenso e costruendo alleanze tali da mettere a rischio la democrazia stessa: l’amica belga, rappresentante sindacale, ha informato sull’avanzata di fondamentalismo in Belgio tanto che recentemente il borgomastro di Anversa ha consentito ai servizi di ristorazione collettiva ( bar, ristoranti, ecc) di rifiutarsi di ospitare feste di matrimoni gay e persino di servire pasti o bevande a coppie omosessuali (!).
Il fondamentalismo è nemico soprattutto delle donne perché mette in discussione il loro diritto a disporre del proprio corpo e quindi mina alle basi il principio di autodeterminazione.
Ma sarebbe miope se non idiota credere che tutto ciò riguardi solo le donne.
Se le donne sono meno libere è la società intera ad esserlo.
Nei seminari che ho seguito e nelle discussione che ho avuto con amiche e compagne di ogni parte del mondo mi pare che questa consapevolezza ci sia.
Si tratta ora di diffonderla….
Da questo punto di vista il Forum ha consentito a me ed alla rete che rappresentavo (FAE) di costruire relazioni internazionali che potranno consentirci di approfondire questa riflessione per provare a costruire azioni collettive e coerenti.
Non solo, nell’incontro finale con la delegazione di Transform! (la rete europea con la quale FAE ha organizzato il seminario) e ho sottolineato l’importante di un confronto su religione/fondamentalismo/laicità/autodeterminazione e devo dire di aver riscontrato un forte interesse da parte di tutti le ed i componenti la delegazione.
Inshallah! Appunto. [Nicoletta Pirotta per ecoinformazioni]
Sinistra Ecologia Libertà incontra gli abitanti del quartiere di Albate sabato 28 marzo dalle 10 alle 12.30 davanti al Circolo di Via Canturina 202 Albate Como. L’iniziativa è la prima tappa di un tour nei diversi quartieri della città e prosegue le iniziative degli Aperitivi in rosso che coinvolgono le località della provincia. All’incontro informale che i si svolgerà al Circolo di via Canturina 202 per «parlare delle scelte della giunta comasca di centrosinistra e dei temi politici nazionali» parteciperanno il coordinatore provinciale del partito, altri e altre esponenti si Sel, i consiglieri e la portavoce di Paco-Sel. Sarà anche possibile firmare le leggi di iniziativa popolare contro il pareggio di bilancio in Costituzione e per una difesa nonviolenta e non armata.
Associazioni, movimenti, forze politiche, invitano alla partecipazione martedì 24 marzo a Milano alle 18 in piazza Duomo alla manifestazione Stare ancora insieme: «Tunisi, dopo Parigi. E ogni giorno, dall’Afghanistan alla Nigeria. Poco più di due mesi fa, a Milano, abbiamo sentito la necessità di stare insieme e ascoltare la voce di tutti quelli, e sono tanti, che di fronte alla morte e alla violenza rispondono con il dialogo, la solidarietà e la pratica dei diritti.
Oggi, come allora, è importante unire quelli che non fanno distinzione tra le vittime, da Utoya a Baghdad, passando per il Mediterraneo. Perché l’attacco nel cuore di una città europea è doloroso come quello in una capitale del Nord Africa. Non c’è alcuna differenza, per chi crede che diritti, democrazia e libertà siano l’unico antidoto alla guerra, per spezzare il cerchio della violenza e del terrore. Dove l’odio divide, i diritti possono unire.
Per non cedere alla paura e all’odio, alle divisioni e alla violenza, vi aspettiamo martedì 24, alle 18, in piazza Duomo a Milano: in contemporanea con l’apertura del Forum Sociale Mondiale di Tunisi, con cui ci collegheremo, per dire tutti insieme “I popoli del mondo contro il terrorismo”.
I primi promotori : Acli, Amnesty International, Anpi, Arci, Associazione PONTES dei tunisini in Italia, Camera del Lavoro Milano, Cost. Beni Comuni, Emergency, Libera mi, Mani Tese, Milano senza frontiere, Altra Europa Milano, PD Milano, PRC Milano, SEL Milano
MILAN, LE MARDI 24 MARS, A 18H00, PIAZZA DUOMO
Tunis, après Paris. Et chaque jour, de l’Afghanistan au Nigeria. Il y’a un peu plus de deux mois, à Milan, nous avions ressenti la nécessité de nous réunir et d’écouter la voix de tous ceux, bien nombreux, qui devant faire face à la mort, répondent à la violence par le dialogue, la solidarité et la pratique des Droits.
Aujourd’hui aussi, il est important d’unir ceux qui ne distinguent pas entre les victimes, d’Utoya à Bagdad, en passant par la Méditerranée. Parce que l’attaque au cœur d’une ville européenne est aussi douloureuse que celle de la capitale de l’Afrique du Nord. Il n’y a pas de différence, pour ceux qui croient que les Droits, la Démocratie et la Liberté sont le seul antidote à la guerre, afin de briser le cycle de la violence et de la terreur.
Là où la haine divise, les Droits peuvent unir.
Afin de ne pas céder à la peur et la haine, aux divisions et à la violence, nous vous attendons mardi 24, à 18h00, à Piazza Duomo à Milan: en conjonction avec l’ouverture du Forum Social Mondial à Tunis, avec laquelle nous nous connectons pour affirmer tous ensemble “Les peuples du monde contre le terrorisme !”».
I movimenti, le associazioni, le forze politiche, le persone che perseguono l’obiettivo di realizzare un nuovo mondo possibile si troveranno a Tunisi dal 24 al 28 marzo per l’edizione 2015 del Wsf che assume particolare rilievo dopo la strage del Bardo. ecoinformazioni seguirà l’iniziativa con le corrispondenze della nostra Barbara Battaglia, le analisi di Nicoletta Pirotta e della delegazione dell’Arci da sempre attivissima nel movimento sociale mondiale.
Era il 1967 quando sul palco di San Remo salivano I Giganti, una giovane formazione beat che si piazzava al terzo posto con una canzone riecheggiante gli slogan pacifisti provenienti dagli Usa. Le note di Proposta, questo il titolo del pezzo più conosciuto con il ritornello Mettete dei fiori nei vostri cannoni, divennero subito famose e un simbolo delle proteste studentesche anche in Italia. Quelle parole sono tornate a risuonare come filo conduttore della serata organizzata venerdì 20 marzo allo spazio Gloria dall’associazione culturale Baule dei suoni, Arci Xanadù e Coordinamento comasco per la Pace con ospite speciale proprio Mino Di Martino, membro del gruppo di allora e autore ”in incognito” del brano che non fu registrato a suo nome per motivi di etichetta Siae.
Impegnate in alternanza diverse formazioni del Baule dei suoni dai Baby Boomers, con una rilettura divertita di canzoni d’epoca come Viva la pappa col pomodoro, El purtava i scarp del tennis e C’era un ragazzo che come me agli sperimentali Sipario.
In un momento storico in cui i venti di guerra tornano a soffiare sempre più impetuosi il pubblico è stato coinvolto dalla grande orchestra dei Musica Spiccia in classiche antiwar songs come Girotondo, Imagine, Blowin’in the wind, Here’s to you.
Originale ed emozionante la rilettura in chiave attuale di Proposta da parte di un gruppo di ospiti nella comunità di accoglienza della parrocchia di Rebbio: sul palco Jean, Sajd, Prosper, Abdul, Salim, Mamadou e altri giovani provenienti da Ghana, Mali, Senegal, Gambia e Bangladesh hanno reinterpretato l’intervista sul disagio giovanile contenuta nella canzone originale con la richiesta di casa e lavoro in lingua bambara, ashanti, ausa, wolof, djula, malinka e bangla e hanno ribadito il rifiuto della guerra e la scelta di pace. È il risultato di un piccolo laboratorio condotto da Giulia Cavicchioni che ha visto la partecipazione di ospiti e volontari della struttura cittadina voluta da don Giusto Della Valle con un chiaro messaggio: la pace passa attraverso i diritti per tutti e la cancellazione delle ingiustizie e delle disuguaglianze.
La seconda parte del concerto dei Musica Spiccia ha movimentato i ritmi con e le tradizionali musiche dal mondo dalla yiddish beneaugurante Mazel tov a Beimir bist du schoen, brano travolto dalla guerra insieme a sei milioni di ebrei al canto di risaia Via Gleno trasformato in grido di libertà contro le carcerazioni ingiuste, all’acrobatica Dwe guitari a Lasemela andà sulla lacerante esperienza delle migrazioni di ogni tempo.
In chiusura l’atteso intervento di Mino Di Martino, un evento visto che da molti anni è autore di testi per altri artisti come Giuni Russo e Alice e ha collaborato con Franco Battiato, ma le sue esibizioni sono davvero rare.
Il musicista ha interpretato un brano intenso dedicato al poeta greco Alexander Pangulis imprigionato e torturato dopo un fallito attentato contro il dittatore Papadopoulos.
È seguita La periferia dell’impero, descrizione amara e ironica del desolato panorama del deserto del Sahel costellato di carcasse di camion come enormi dinosauri spolpati dei loro pezzi poi riutilizzati per gli usi più diversi perchè le guerre oggi si combattono per conquistare mercati e consumatori e non più solo per impadronirsi di risorse.
Infine le parole d’amore di Pier Paolo Pasolini per la madre e una citazione di Tiziano Terzani: «Nessuna guerra porta al fine che promette e non c’è nessuna guerra che ha messo fine alle guerre». [Antonia Barone, ecoinformazioni] On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.
Il Concerto del Baule dei suoni e di Mino di Martino di venerdì 20 marzo allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù di Como. Leggi l’articolo di Antonia Barone, tutti on line sul canale di ecoinformazioni gli altri video hd della serata.
On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video hd della serata.