Pace

Donne resistenti/ Dalla Cuba post rivoluzionaria all’Italia partigiana

cubaDalla Cuba post rivoluzionaria all’Italia partigiana, passando per il Donbass e la linea del fronte curda. Situazioni e tempi molto diverse tra loro, ma accomunate da un dato importantissimo: il decisivo ruolo delle donne. Si è aperta così Donne resistenti, l’incontro organizzato dal circolo comasco di Italia Cuba presso il salone Bertolio di via Lissi, nella giornata di sabato 7 marzo, e ha ha visto tra i suoi ospiti Maria Giovanna Tamburello ed Inna Mashkarova, esponente del comitato Ucraina antifascista di Milano e del gruppo Global rights of peaceful people. Tra il pubblico anche l’assessore Marcello Iantorno e l’ex deputata Rosalba Benzoni.

Le due relatrici hanno quindi affrontato il tema del ruolo della donna in due momenti storici molto precisi, quali la Cuba negli anni successivi alla rivoluzione castrista e l’attuale est Ucraina. Maria Giovanna in particolare ha tratteggiato l’importanza della presenza femminile nel lungo processo di alfabetizzazione delle campagne caraibiche, una “guerra” dura e non meno pericolosa di quella armata, e che ha visto personalità come Vilma Espin in prima linea. La Espin, moglie di Raul Castro ed a cui è intitolato il gruppo cittadino dell’associazione, è stato a lungo presidente dell’organizzazione Donne di Cuba oltre che una figura importantissima nella rivoluzione del ‘59, in prima linea nel processo che ha portato l’isola ad avere un’altissima percentuale di donne laureate, attive nel campo della sanità e dell’insegnamento, oltre che una presenza oggi maggioritaria nel parlamento di L’Avana.

Molto diverse le coordinate geostoriche dell’intervento della Mashkarova, nativa di Sloviansk, a pochi chilometri da quella Donetsk teatro dei più terribili scontri nell’attuale conflitto ucraino. Inna ha infatti parlato della disastrata situazione della sua terra d’origine, stretta tra l’”operazione antiterrorismo” del nuovo governo di Kiev e condizioni di vita sempre più difficili, verso cui i continui sforzi delle diverse associazioni di aiuto e dei comitati sorti anche nel nostro Paese svolgono un ruolo importante nel portare aiuti, nonostante le crescenti difficoltà date da una situazione internazionale estremamente difficile e non semplice. A riprova delle sue parole l’attivista di origine russa ha mostrato al pubblico una serie d’immagini e video dalle principali città del Donbass, vittime negli ultimi tempi di ingenti bombardamenti da parte delle forze regolari del presidente Poroshenko.

Due testimonianze estremamente vivide, a cui ha fatto seguito un contributo scritto della storica dell’istituto Peretta Patrizia Di Giuseppe, assente dall’incontro per motivi di salute, che ha richiamato il ruolo di partigiane come Carla Capponi e Giuliana Gadola Beltrami. A questo ha fatto seguito la proiezione del documentario “Le donne nella resistenza curda”, sugli sforzi del battaglione denominato YPG nel contrastare nel nord Kurdistan l’avanzata dell’Isis, altra ed incredibile prova della forza dell’”altra metà del cielo” in uno dei contesti attuali più drammatici.

Un incontro sentito quindi, alla vigilia della simbolica data dell’8 marzo, “ricordata” dalle mimose lasciate sul banco delle relatrici. Quest’ultime hanno voluto fare in chiusura un augurio per una festa delle donne di pace, vedendo molti dei contesti che hanno descritto, e che possa far valere il suo messaggio originario, visto le perversioni “pop” che ne  hanno caratterizzato gli ultimi anni. [Luca Frosini, ecoinformazioni, foto Italia Cuba Como]

Il Comune di Como al vertice del CcP/ Mario Forlano presidente

Coordinamento_comasco_paceLa decisione era attesa dal 2 ottobre 2014, quando era stato eletto il nuovo consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace e, con l’ingresso del Comune di Como nel sodalizio pacifista lariano, si era resa concreta la possibilità che il comune capoluogo assumesse un ruolo centrale nella gestione della attività per la Pace e i diritti umani svolte dal CcP. La scelta fatta nell’ultimo consiglio di eleggere presidente Mario Forlano, delegato dal sindaco di Como Mario Lucini, sancisce la nuova fase della vita del CcP che raggruppa 48 associazioni e 30 comuni della provincia di Como. Leggi nel seguito il comunicato.

 

«Mario Forlano, vice presidente del Consiglio comunale della Città di Como è il nuovo presidente del Coordinamento comasco per la Pace.  Ad affiancarlo nel lavoro ci saranno i due vice presidenti Roberto Caspani delle ACLI di Como e Laura Nava della Cooperativa Garabombo e dell’Associazione Xapurì, mentre Gionata Girgi, consigliere comunale della città di Cantù ricoprirà il ruolo di tesoriere ed Elisa Guarascio, consigliera comunale del comune di Cavallasca, è stata nominata segretaria.

Il consiglio del Coordinamento comasco per la Pace può inoltre contare sulla partecipazione e dell’impegno dei consiglieri Francesco Beretta, Associazione del Volontariato Comasco, Marco Freri, dell’Agesci Cantù, Emona Pepaj del gruppo di Como di Emergency, Domenico Alvaro, vice sindaco del Comune di Fino Mornasco e Nicole Sartori, consigliera comunale ad Uggiate Trevano.

Per i prossimi tre anni il neo consiglio dell’ente che riunisce 48 associazioni e 30 Comuni della provincia di Como che si occupano di diffondere una cultura della pace, continuerà sul solco tracciato dal 1997 ad oggi con l’obiettivo primo di far crescere ulteriormente il sodalizio lariano.

Gli impegni e le attività non mancheranno e la voglia di continuare a costruire relazioni e azioni sia a livello locale, nazionale ed internazionale saranno il filo conduttore dell’impegno comune.

Il Coordinamento Comasco per la Pace contibuisce ogni giorno a promuovere la Pace, i Diritti Umani e la solidarietà internazionale. Lo fa attraverso i progetti Scuola Diritti Umani e Gemini con gli studenti delle scuole secondarie e primarie. Lo fa ogni anno con le centinaia di incontri e di proiezioni della rassegna cinematografica Oltre lo sguardo in tutta la provincia in stretta sinergia con le associazioni e i comuni aderenti e non solo.  Lo fa inoltre oggi con la promozione della Campagna un’altra difesa è possibile! la raccolta firme per la difesa civile non armata e nonviolenta. Lo fa andando in mezzo alla gente incontrandola con le varie iniziative o semplicemente rimanendo insieme condividendo la vita quotidiana e i progetti del territorio. E l’incontro avviene cercando dentro di sé le parole di Alex Langer «Più lenti, più profondi, più dolci». Partendo da qui per far rispettare sul territorio comasco e ovunque i diritti elementari di ognuno. Perché tutti possano assaporare il gusto dei giorni». [Coordinamento comasco per la Pace]

Cristiani e Palestina: una riflessione a Villa Guardia

palestina-COPSi è concluso giovedì 19 febbraio 2015 a Villa Guardia il ciclo Palestina: Beati i costruttori di Pace, organizzato dall’associazione missionaria Vita del Mondo e dal Coordinamento comasco per la Pace in collaborazione con il Comune di Villa Guardia.

Il quarto incontro è stato dedicato ai cristiani in Palestina.

Dopo una testimonianza video di Abuna Raed parroco di Ramallah, che ha tracciato con precisione i contorni del problema, mettendo l’accento soprattutto sull’occupazione israeliana della westbank e sulla durezza del trattamento di Gaza, dal palco sono intervenuti il francescano Francesco Ielpo, commissario della custodia di terra Santa per la Lombardia, Norberto Julini di Pax Christi e Roberto Durini, presidente del Gruppo Turistico Rebbiese, coordinati da don Giovanni Illia, responsabile diocesano dei Pellegrinaggi in Palestina. In tutti i racconti, i ragionamenti, le valutazioni è emersa con assoluta evidenza la drammaticità e l’insostenibilità della situazione della Palestina; sono stati evidenziati e smontati i luoghi comuni che identificano gli arabi tout-court con i musulmani e questi ovviamente con i terroristi; sono stati considerati gli elementi di complessità che fanno del Medio Oriente uno dei comprensori geopolitici fondamentali.

Eppure, nonostante la lucidità dell’analisi, nonostante la consapevolezza che il comportamento dello stato d’Israele è contrario al diritto internazionale, oltre che a quello umanitario, il discorso fatica a farsi politico. Non si capisce perché un certo mondo cattolico, che pure mostra di avere ben compreso non solo l’attualità ma anche le ragioni storiche della situazione palestinese, non riesce a farsi promotore di un radicale mutamento dell’atteggiamento “ufficiale” italiano nei confronti di Israele, che, unitamente a analoghe scelte da parte degli altri stati europei, potrebbe avere qualche effetto sui governanti israeliani.

Anche di fronte a un’esplicita domanda in questa direzione, la risposta è un generico appello al “volersi bene”.

Per il momento, la conoscenza della Palestina è destinata a restare teorica.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Germogli recisi con una donazione diventa cortometraggio animato

Kossi Komla-EbriGermogli recisi. La terribile storia di un bambino soldato in Uganda [tratto dall’omonimo racconto di Kossi Komla-Ebri tratto dal libro Vita e Sogni -Racconti in concerto- Edizioni dell’Arco 2007] è un cortometraggio animato che ha la pretesa di non far dimenticare tutti i bambini che nel mondo sono coinvolti loro malgrado nei conflitti armati.
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Migliaia di bandiere di solidarietà alla Grecia

greciaCon una mobilitazione già condivisa e sottoscritta anche da esponenti delle sinistre lariane si avvia un percorso di solidarietà internazionale con la Grecia stremata dalle ricette mortali della Troika e in ulteriore pericolo dopo le ultime decisioni della Bce e prese di posizione del governo Merkel. La prima proposta è esporre la bandiera greca come simbolo di solidarietà e firmare l’appello, si spera virale su facebook, che pubblichiamo integralmente.

«Migliaia di bandiere in solidarietà alla Grecia.
Le elezioni greche del 25 gennaio hanno rappresentato una speranza per molti. Le delegazioni arrivate da tutta l’Europa a festeggiare ad Atene la vittoria di Syriza sono state l’immagine di una nuova solidarietà capace di attraversare le frontiere: un bel segnale quindi, che non si vedeva dai tempi dei movimenti no global.
Oggi arriva alla Grecia la prima doccia fredda: la Bce toglie alle banche greche la deroga che consentiva loro di approvvigionarsi di liquidità fornendo a garanzia titoli di Stato.
Che cosa significa? Innanzitutto la Bcecompie un gesto non necessario, perché le sue regole non le impongono di sottrarre questa deroga alla Grecia, e lo accompagna con una valutazione del tutto arbitraria sulle possibilità di successo della revisione del programma da parte della Grecia. Non solo: l’uso dei titoli di Stato come garanzia per i prestiti della BCE non è uno strumento di cui la Grecia stia abusando. Si potrebbe pensare che questo intervento sia semplicemente una sorta di “prova di forza” della Bce a beneficio della Germania e dei “falchi”, che non vogliono concedere nulla al governo Tsipras. Tuttavia vi è il serio rischio che questa mossa faccia scattare forme di panico tra i risparmiatori: quelle “corse” agli sportelli che lascerebbero davvero le banche senza liquidità. E anzi, a dire il vero questo fenomeno è già in atto da più di un mese. Senza le operazioni di rifinanziamento ordinarie (cioè quelle possibili dando in garanzia i titoli di stato) le banche rischiano di implodere in fretta. Ma c’è un altro aspetto: è assurdo che la Banca Centrale Europea non accetti i titoli di stato come garanzia dopo che gli Stati hanno rinunciato, con l’adesione all’Euro, a emettere moneta. Questo principio non dovrebbe essere messo in discussione dalla valutazione delle agenzie di rating, a cui invece si continua ad affidare il ruolo di oracoli.
Il meccanismo nel suo insieme, insomma, rischia di generare la classica profezia che si autoavvera.
Dopo i giorni della gioia e della speranza, alla fine la reazione è giunta. C’era da aspettarselo, la calma della settimana passata sembrava fin troppo sospetta. Il primo compito che spetterebbe alla nostra frammentata sinistra è quello di fare chiarezza, anche al proprio interno: Draghi, Renzi e Tsipras non sono figure sovrapponibili. La lingua di Tsipras e di Varoufakis è ben diversa da quella della Troika, anche nelle sue punte più avanzate e dialoganti. E i tentativi del nostro Premier di accostare le sue politiche a quelle del nuovo governo greco sono semplicemente ridicoli.
Ma abbiamo un compito più grande. Manifestazioni di solidarietà alla Grecia si sono svolte oggi davanti al Ministero tedesco delle Finanze; in Francia Jean-Luc Mélenchon ha proposto una mobilitazione di Front de Gauche e Verdi in appoggio al governo greco. Parallelamente, è in formazione un comitato internazionale di sostegno a Tsipras.
E noi che cosa facciamo? All’indomani dell’assemblea di Human Factor e del raduno nazionale de L’Altra Europa, in molti sentono l’esigenza di vedere non tanto un soggetto strutturarsi e darsi un nome, ma una comunità politica cominciare ad agire, costruire momenti di mobilitazione sociale, che rendano visibile un’opposizione al governo nazionale e ai vertici dell’Unione.
Se vogliamo riaprire lo spazio per una sinistra forte e autorevole in Italia, non possiamo che cominciare da qui: dall’allargamento dello sguardo all’orizzonte europeo che la campagna de L’Altra Europa ci ha fatto guadagnare (nonostante i molti errori), da un rapporto solido con i compagni che negli altri Paesi sono, in questo momento storico, più forti di noi e però conducono una battaglia dura, difficile, impossibile da vincere senza il sostegno di tutti. Una battaglia che è anche la nostra, che loro hanno ingaggiato anche per noi. Dobbiamo re-imparare a parlare di economia e finanza, con più cognizione di causa, con più profondità analitica.
Insomma, se vogliamo seguire il suggerimento dell’assemblea del 25 a Milano: rimettere al centro il fattore umano, dovremo anche riscoprire la solidarietà internazionale, rimuovere quella dose di provincialismo che ancora ci portiamo dietro, e impegnarci seriamente a lottare e militare, quando ce n’è bisogno, anche in assenza di appuntamenti elettorali.
Il tempo stringe e noi siamo ancora fragili e dispersi. Ma qualcosa di semplice lo possiamo fare: appendiamo alle nostre finestre una bandiera greca, come si fece con le bandiere della pace ai tempi della guerra in Iraq.
E poi, dato che questo è un mese cruciale per la Grecia, cominciamo subito a preparare, tutti assieme e assieme ai compagni degli altri Paesi, una mobilitazione europea.
Non restiamo a guardare! Non lasciamo sola la Grecia!» [Primi firmatari: Guido Cinaglia, Francesca Gruppi, Marco Gozzelino, Cristiano Danzano, Andrea Mossa, Cecilia Navarra, Jacopo Rosatelli, Antonio Soggia, Emiliano Urciuoli]

 

28 gennaio/ Rwanda. Dio è qui

RwandaattMercoledì 28 gennaio alle 21 all’Oratorio San Giovanni Bosco di Ponte Lambro in via Volta 39  si terrà lo spettacolo teatrale Rwanda. Dio è qui di e con Marco Cortesi e Mara Moschini.
L’appuntamento fa parte dell’iniziativa Liberiamo la Pace, patrocinata dai comuni di Erba, Ponte Lambro e da Trapeiros di Emmaus, Acli, Coordinamento comasco per la Pace, Ovci la Nostra Famiglia, Decanato di Erba.

Per non dimenticare

migrandoRiproponiamo per la Giornata della Memoria, dal libro Migrando nel terzo millennio [Atti del Convegno del 1999 del Coordinamento comasco per la Pace, edizioni ecoinformazioni], gli interventi di Lilliana Segre, deportata a Auschwitz e di Roberto Camerani, partigiano deportato a Mauthausen.  Leggi gli interventi.

23 e 28 gennaio/ Non più schiavi, ma fratelli. Liberiamo La Pace.

Non più schiavi ma fratelliVolti della schiavitù oggi, serata di testimonianze e musica con Emanuela Zuccalà, giornalista, Angelo Cupini, fondatore Comunità di via Gaggio e della Casa del Pozzo di Lecco, con la partecipazione dei I Sulutumana, venerdì 23 gennaio alle 21 al Cinema teatro Eccelsior di Erba. Rwanda Dio è qui, spettacolo teatrale di Marco Cortesi e Mara Moschini, mercoledì 28 gennaio alle 21 all’oratorio S. Giovanni Bosco a Ponte Lambro. Organizzano Trapeiros di Emmaus, Acli, Coordinamento comasco per la Pace, Ovci, Shongoti, Decanato di Erba.

24 gennaio/ Vignarca a Human factor

VignarcaPer parlare di Disarmo e neutralità attiva e di nuove politiche di Pace a Human factor ci sarà anche Francesco Vignarca. Il pacifista comasco, coordinatore della Rete disarmo, animerà sabato 24 gennaio dalle 13,30 alle 16,30 a uno dei Laboratori tematici per decidere insieme i passi da fare. Questi i temi in discussione:  «Dalle spese militari al dividendo di pace. La riduzione delle spese militari, a partire dalla cancellazione del programma F35, si deve accompagnare ad una rielaborazione delle strategie di politica estera e di difesa per dare priorità alle dimensioni civili della sicurezza, la diplomazia di pace, la prevenzione e gestione diplomatica e nonviolenta dei conflitti. Per una pratica di neutralità attiva che permetta di affrontare le sfide poste dalle guerre asimmetriche e contrastare il ritorno alle logiche di guerra fredda con conseguente riarmo nucleare a seguito della crisi ucraina, ed all’inasprirsi di tensioni che rischiano di diventare strutturali tra l’Europa e Mosca. Dal disarmo nucleare alla ridiscussione della partecipazione dell’Italia alla Nato, al rafforzamento delle capacità politiche e diplomatiche dell’Europa e delle Nazioni Unite». Contributo alla discussione da Sel Veneto. Relatori: Francesco Vignarca (coordinatore Rete Disarmo) Antonsergio Belfiori (delegato nazionale Cocer interforze rappresentanza dei militari), Franco Uda (Arci). Coordinano: Donatella Duranti e Michele Piras (deputati Sel)

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