Donne in nero/ Basta stragi nel Mediterraneo. Restiamo umani.

maninaLe Donne in nero aderiscono alla mobilitazione indetta dall’Arci e parteciperanno al presidio di martedì 21 aprile alle 17 davanti alla Prefettura di Como in via Volta. Leggi il documento che sara distribuito al presidio.

«”Fleba il Fenicio, morto da quindici giorni dimenticò il grido dei gabbiani, e il flutto profondo del mare.

E il guadagno e la perdita. Una corrente sottomarina gli spolpò le ossa in sussurri.

Mentre affiorava e affondava traversò gli stadi della maturità e della gioventù entrando nei gorghi”.

(T. S. Eliot, La morte per acqua)

Le stragi che da anni si susseguono nel Mediterraneo continuano a interrogarci su quanto il nostro paese e l’Europa tutta stiano smarrendo il senso di umanità. Quei bambini e quelle bambine, quelle donne e quegli uomini che non incontreremo mai, fanno parte della nostra comunità umana.

Ognuno dei morti nel Mediterraneo − donne, uomini, bambine e bambini − ha avuto una donna che gli ha dato la vita e adesso ha una striscia d’acqua a scarnificarne il corpo e a trasportarne le ossa. Dei loro nomi non sappiamo, delle loro storie nemmeno; conosciamo il mare che li porta con sé attorno ai luoghi da noi abitati. Chi come noi ama la vita, di fronte alla morte resta attonita, ma continua ad avere il coraggio di nominarla, di ricordarla e di narrarla. Il coraggio del dolore e del lutto, per evitare altre morti e altre tombe marine.

In una settimana più di mille morti in due stragi annunciate la cui responsabilità sta nelle scelte politiche e nelle leggi dei governi dell’Unione Europea (compreso quello italiano) che consegnano donne e uomini, bambine e bambini in cerca di sicurezza e protezione nelle mani dei mercanti di morte.

La strage di Lampedusa (3 ottobre 2013), che sembrò scuotere le coscienze delle cittadine e dei cittadini italiani ed europei, è stata rapidamente dimenticata. L’interesse per la sorte di migranti e rifugiati, per la loro dignità e umanità è rapidamente diminuito. Sono ritornate nell’oblio le responsabilità di leggi e governi su quanto accade nel nostro mare.

Quella strage portò a istituire l’operazione di ricerca e soccorso della Marina, Mare Nostrum, interrotta nel novembre 2014 per mancanza di finanziamenti dai governi europei. L’interruzione di Mare Nostrum svela l’assenza della volontà politica di riformare la legislazione su immigrazione e asilo, aprire canali d’ingresso umanitari e costruire un sistema d’accoglienza rispettoso della dignità dei rifugiati e delle comunità che li accolgono.

L’Italia e l’Europa hanno sia le risorse sia la responsabilità di evitare ulteriori morti. «Se l’Unione europea e il mondo continueranno a chiudere gli occhi su queste tragedie in atto nel Mediterraneo saranno giudicati nel modo peggiore, come in passato, quando chiusero gli occhi di fronte ai genocidi e non fecero nulla». Ha detto Joseph Muscat, primo ministro di Malta.

Noi Donne in nero non accettiamo che persone disperate, costrette a lasciare le loro case a causa di guerre, violenze, povertà – spesso causate da politiche militari ed economiche decise dal nostro governo e dall’Europa – vengano abbandonate per disumane scelte di priorità economiche.

Noi Donne in nero non accettiamo che donne e uomini che scappano dalla guerra e dalla miseria abbiano, come unica possibilità, quella di affidarsi a criminali senza scrupoli. Noi Donne in nero rifiutiamo la cultura dell’indifferenza che tenta di circoscrivere le vite e le storie delle persone nell’astrazione di categorie – il “problema immigrazione”, il “flusso migratorio”, il “contrasto della clandestinità” –. Noi vogliamo che la voce delle persone non si spenga: né quella dei vivi, né quella dei morti.

Noi Donne in nero non accettiamo di essere corresponsabili di una strage quotidiana di donne, uomini, bambine bambini la cui unica colpa è inseguire la speranza di una vita migliore. Siamo impietrite dalla ripetizione di cose già viste.

Non vogliamo sentirci complici, anche solo per scoraggiamento e rassegnazione. Siamo addolorate e indignate. Per poco che sia, vogliamo ancora dire e far sentire “Non in nostro nome”. Ci sentiamo cittadine del mondo, per caso nate in Italia». [Donne in nero Como]

 

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