Politica

Abbattuta nel Giorno della Memoria la Ticosa rimane un monumento all’incapacità della Giunta Bruni

Le opposizioni a Palazzo Cernezzi attaccano l’immobilismo della Giunta a tre anni esatti dall’abbattimento della Ticosa (fatto proprio nel Giorno della Memoria con evidente oltraggio alla memoria della resistenza operaia lariana), mentre per Bruni la colpa è di: «Una crisi di livello mondiale che ha reso tutto più complicato».

 

«Le ultime esternazioni del sindaco – ha dichiarato mercoledì 27 gennaio Luca Gaffuri, capogruppo Pd – sembrano fatte solo per rinviare il problema, si è parlato di portare nell’area Ticosa attività produttive, di aver trovato un privato interessato ad acquistare 6 mila mq, da ultimo l’intervento di una cooperativa edilizia. Si cerca di far vedere che una fiammella è ancora accesa… Che intervenga Formigoni, così come ha promesso!».
La paura dei consiglieri di opposizione è quella di non vedere più la fine del caso Ticosa così come del cantiere delle paratie e del muro sul lungolago. Per questo hanno convocato una conferenza stampa in piazza Cavour per esorcizzare lo spettro dell’immobilismo che attanaglia anche la barriera costruita sul lungolago.
«La Giunta è un po’ come i dilettanti alla sbaraglio – ha affermato Vincenzo Sapere, Gruppo misto – socialisti, che sulla Ticosa e le modifiche in corso d’opera ha detto – non si possono cambiare le carte in tavola, si rischiano i ricorsi». «Un’asta pubblica non può essere modificata» ha rincarato la dose Roberta Marzorati, Per Como.
«È stata fatta una scelta sbagliata» ha precisato Vittorio Mottola, Pd, anche perché, ha concluso Sapere «L’idea del sindaco è un’idea vecchia, era già stata fatto un concorso al tempo della Giunta Pigni, aveva vinto l’architetto Botta, che vadano a vedere le carte!».
Di tutt’altro parere il sindaco Bruni per cui, in una nota diffusa dal suo portavoce, «Il disfattismo non serve a nessuno e non ci porta da nessuna parte. Quelli che guardano le cose sempre e soltanto dal punto di vista negativo sono gli stessi che sperano che i problemi non si risolvano mai. Vogliono che non vada niente per il verso giusto, che non ci siano né crescita né sviluppo. Sono schierati contro la città. Sono contro e punto. […] Io invece guardo alle questioni con fiducia. […] Dal mio punto di vista, oggi non registriamo alcun fallimento. Sono invece tre anni che abbiamo tolto di mezzo i ruderi della Ticosa. È un traguardo raggiunto. Sfido chiunque a sostenere il contrario. Certi fautori della negatività ad oltranza non riescono neanche a rendersene conto: quei resti per un quarto di secolo hanno costituito un elemento di forte degrado sulle soglie della convalle. Un pessimo biglietto da visita. Un simbolo stesso dell’immobilismo. Sembravano inamovibili. Bene, noi li abbiamo abbattuti. E poi abbiamo avviato un processo di riqualificazione senza precedenti per il capoluogo. Certo, l’operazione era e resta complessa e bisogna riconoscere che non siamo stati fortunati visto che ci siamo imbattuti in una crisi di livello mondiale che ha reso tutto più complicato. Mi chiedo con quale capacità di analisi e lungimiranza politica certi soggetti possano trascurare questi elementi di fatto e crogiolarsi nella cultura del tutto sbagliato, seminando allarmismo, preoccupazione, un generale senso di resa e disimpegno. […] Sono ottimista. Credo proprio che nei prossimi giorni potremo riavviare l’iter consiliare di approvazione del piano integrato di intervento».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 25 gennaio 2010

Emanuele Lionetti lascia la Lega, dopo due anni il gruppo in Consiglio comunale è dimezzato. Ancora cemento su Muggiò, al via la ristrutturazione dell’ex Cucchi.

 

Nelle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 25 gennaio Donato Supino, Prc, ha ribadito le proprie perplessità sullo svolgimento della gara d’appalto sulla raccolta dei rifiuti «avevano posticipato i termini della presentazione delle domande per permettere ad alcune ditte, che ne avevano fatto richiesta, di preparare gli incartamenti… Ma alla chiusura del procedimento ne è arrivata una sola. Non c’è stata gara! Così si è andato a discapito dei lavoratori e dei cittadini».
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha stigmatizzato l’operato del sindaco sull’area ex Ticosa «fa l’agente immobiliare per Multi», provocandone la piccata reazione: «io non lavoro per nessuno».
«Non posso andare in dissonanza con quanto più volte ho espresso» così «dopo aver speso molto tempo e molta passione» Emanuele Lionetti ha annunciato il suo abbandono del gruppo della Lega Nord. L’ex rappresentante leghista entra quindi nel Gruppo misto e la Lega vede dimezzati, nel giro di due anni, i suoi aderenti passando da 4 a 2, i soli Giampietro Ajani e Guido Martinelli. Lionetti dovrebbe entrare a far parte di un nuovo gruppo, assieme all’altro ex leghista Carlo Ghirri, Liberi per Como, con come capogruppo l’ex Udc Luigi Bottone. Il nuovo gruppo continuerà ad appoggiare l’attuale maggioranza.
Ripreso il discorso sull’intervento di recupero in via Muggiò in un’aula piuttosto chiassosa e disattenta che ha infastidito, durante il suo intervento, il consigliere Mario Lucini, Pd, che per riportare all’ordine i membri della maggioranza ha chiesto la verifica del numero legale, con un piccolo battibecco con il presidente Pastore.
Lucini ha ricordato il parere negativo espresso dalla locale Circoscrizione, «bisogna uscire dal singolo intervento che potrebbe anche essere accettabile e guardare in maniera più ampia e in prospettiva il contesto, tutti gli altri interventi nella zona, si sta riproponendo una nuova via Acquanera» ha aggiunto Luca Gaffuri, Pd.
Tutto ciò non è valso a convincere i rappresentanti della maggioranza che, «con un procedimento assolutamente irrituale», così nella definizione di Lucini, hanno approvato un emendamento per monetizzare anche la piccola parte dell’area rimasta pubblica. La delibera per i nuovi condomini è stata così approvata dalla sola maggioranza.
Il Consiglio ha quindi affrontato il piano di recupero dell’area vie Muralto e Boldoni e piazza Perretta, l’ex Cucchi, ed il sindaco è uscito dall’aula per evitare conflitti di interesse, chiarendo che la ditta interessata, la Quadrifoglio, è una di quelle seguite dal suo studio di commercialista.
La delibera è stata quindi presentata dall’assessore Faverio.
Critiche dalle opposizioni al primo cittadino «che l’attività del sindaco abbia sovrapposizioni con operazioni economiche in città è un problema di opportunità – ha sottolineato Lucini – non di legalità». «Quando si assumono questi incarichi – ha aggiunto Supino – si ha già una remunerazione».
Dopo una sospensiva della maggioranza chiesta da Bottone, la seduta è ripresa ed la delibera è stata approvata all’unanimità. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Gaffuri ricandidato con Penati

È incominciata anche a Como la corsa per le elezioni regionali del 28 e 29 marzo. Con Penati sarà ricandidato anche il consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri.

Il candidato presidente del centro sinistra Filippo Penati si è presentato alla stazione di Como S. Giovanni per sottolineare il problema dei trasporti ferroviari. «Siamo solo a 40 chilometri da Milano, ma sembrano 4 mila» ha esternato il segretario provinciale del Pd di Como. «Sia le linee dello Stato che quelle delle Nord hanno infrastrutture di fine ‘800 inizio ‘900 – ha rincarato la dose il Consigliere regionale Pd Luca Gaffuri – così come i tempi di percorrenza non sono cambiati, quando tutto va bene…».
«Negli anni passati il livello dei trasporti era discreto – ha precisato Penati – ma sono diminuiti nel tempo gli investimenti e c’è stato un conseguente peggioramento». Per il candidato alla presidenza regionale servono interventi strutturali, dagli scambi da modernizzare, molti sono ancora quelli da affrontare a 30 Km/h al rinnovo del materiale rotabile: «Per acquistare un treno pendolari servono 7 milioni di euro, quanto ha speso l’assessore al turismo Prosperini per promuovere, sulle emittenti locali, il turismo in Lombardia per i lombardi. Pesate poi se avessero dovuto promuoverlo ai giapponesi quanto veniva a costare?».
L’impegno di Penati se sarà eletto sarà quindi quello di triplicare i fondi per il trasporto pubblico, «la Campania impegna lo 1,5 per cento del suo Bilancio per il trasporto pubblico, mentre la Lombardia lo 0,5!» ha esclamato.
Critiche alla Giunta Formigoni sull’Expo 2015, definita un’occasione persa, e al’immobilismo di un’amministrazione imbolsita da 15 anni di potere: «c’è bisogno di novità!».
Per le elezioni l’ex presidente della Provincia di Milano è sostenuto, oltre che dal Partito democratico, da Italia dei valori, Sinistra ecologia libertà e Verdi, ma è ancora aperta la possibilità di nuove alleanze con i Pensionati e «un accordo e cooperazione con l’Udc». «La candidatura di Magdi Allam in Basilicata – ha affermato l’ex presidente della Provincia di Milano – è di fatto uno sfregio, quasi per dispetto, non solo all’Udc ma anche ai cittadini lombardi che lo hanno eletto al Parlamento europeo».
Per quanto riguarda Como «dato l’ottimo lavoro svolto è ricandidato Luca Gaffuri – ha chiarito Corvi – gli altri 3 rappresentanti verranno espressi dopo la consultazione dei circoli territoriali che partirà sabato prossimo e che servirà per definire le tematiche locali su cui verrà svolta la campagna elettorale». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Bruni antiesondazioni

Il progetto delle paratie era inutile lo scopriamo solo oggi grazie al comunicato stampa congiunto di Soprintendenza, Regione, Provincia e Comune di Como seguito alla Conferenza di servizio di lunedì 18 gennaio sul progetto del lungolago che recita: «La conferenza di servizio, esaminati i documenti, ha valutato positivamente la soluzione dello spostamento della linea di difesa idraulica dalla zona centrale della passeggiata a bordo lago in corrispondenza del parapetto». Viene ribaltata completamente la concezione di difesa dal lago pensata sino ad ora e vengono contestualmente buttati “a lago” i progetti redatti e pagati sinora.

Unica nota positiva «l’abbattimento del muro non appena si sarà completato l’iter procedurale necessario per l’approvazione della variante, iter la cui conclusione è prevista presumibilmente entro fine febbraio».
Viene  anche precisato cosa sarà di competenza degli architetti che saranno coinvolti nel concorso di idee per la passeggiata «pavimentazione, arredo urbano e a verde, impianto di illuminazione e strutture di servizio», di più dei soli cestini e panchine come aveva temuto parte del Consiglio comunale.
Sorprendenti le affermazioni del sindaco di Como Stefano Bruni, responsabile dello scempio del lungolago, «Tutto procede come da previsione» ha affermato a margine della conferenza, che si riunirà ancora i prossimi 28 gennaio e 8 febbraio, dimostrando la grande capacità autocritica.

I viola di Como fanno un giornale

Informare la gente comune è la via scelta dal Popolo viola di Como che prosegue la sua attività dopo il No Berlusconi day.

A poco più di un mese dal No Berlusconi day  il Popolo viola Como si è riunito per discutere e proporre i passi futuri del movimento. Consapevoli di essere un “un gruppo eterogeneo di coscienze politiche” e con l’idea di “tornare ad osservare la politica con criticità costruttiva e indipendente”.
Informare le persone su fatti politici a livello provinciale, regionale e nazionale è la necessità primaria identificata con una scelta controcorrente: passare dalla rete alla carta stampata.
Il progetto di un eventuale giornalino gratuito, che raccolga una rassegna stampa da internet o altre fonti, è ancora in fase ideativa. Il popolo viola, nato e cresciuto on line, crede che “questo sia l’unico modo per mantenere la continuità e l’integrità morale che sta alla base del movimento” e che “un’informazione libera, vera e non faziosa sia il mezzo migliore per creare nuove coscienze politiche e far maturare un senso critico nei confronti della politica italiana”. Info: popoloviolacomo@libero.it.
 

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 11 gennaio 2010

 La maggioranza promette: il muro giù a febbraio. La Lega si smarca: quota di difesa più bassa e responsabilità. Le opposizioni si dividono: Dario Valli, Bruno Magatti e Donato Supino rimangono in aula e assicurano il numero legale,  mentre gli altri se ne vanno.

Movimentate preliminari al Consiglio comunale di lunedì 11 gennaio. Vittorio Nottola, Pd, ha lamentato il proliferare dei colombi a Sagnino chiedendo di prendere provvedimenti, «fanno i nidi anche nella canne fumarie con i disagi conseguenti», scatenando la reazione ed un battibecco con il padre del consigliere Luigi Bottone, Gruppo misto, che era fra il pubblico e che ha difeso i volatili esponendo un cartello, prontamente fatto togliere dalla polizia locale, che individuava nelle buche il vero problema del quartiere.
«Cosa è stato fatto per l’Abruzzo?» ha chiesto invece Marcello Iantorno sempre del Pd, che ha poi incalzato sulla situazione delle buche stradali causate dalla neve, anche dopo un grave incidente che ha visto coinvolta una persona in viale Giulio Cesare, «dovete intervenire immediatamente!».
Donato Supino, Prc, è ritornato alla gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti dopo che l’assessore al verde gli aveva di rivolgersi alla magistratura se aveva notizia di quacosa d’irregolare: «Peverelli ha dichiarato in aula che non avrebbe presenziato ala gara di appalto, quindi qualche dubbio ce l’ha anche lui!».
Il Consiglio è così iniziato, in diretta televisiva, riprendendo il dibattito sulle mozioni presentate da maggioranza e opposizioni sul sistema di paratie a lago. Un ordine del giorno rispettato solo a tratti data la presentazione di una nuova variante di progetto da parte del sindaco nella seduta precedente che ha volente o nolente spinto molti consiglieri ad interrogarsi su questa nuova prospettiva o sulle paratie in generale, stimolando i consiglieri Vincenzo Sapere, Gruppo misto, e Massimo Serrentino, Pdl, a chiedere di ritornare all’ordine.
Il primo a prendere la parola è stato Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha chiesto chi ha deciso le varianti e quanto è stato speso sinora, recriminando «nessuno ci aveva detto che ci avrebbero tolto la vista del lago».
«Quello presentato non può definirsi un progetto – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega – è una semplice dichiarazione di intenti», tra l’altro, ha rimarcato il capogruppo del carroccio, «non si vede chi è l’estensore. Non c’è la firma». Ajani ha così ribadito la necessità dell’abbattimento del muro «prima delle elezioni» e ha chiesto l’abbassamento della soglia di difesa da 200.30, una cretinata per il consigliere visti i livelli delle maggiori piene del lago, a 200,00.
Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto precisazioni sulla variante, chiedendo lumi soprattutto sull’assetto fognario e denunciando «si era detto che il direttore dei lavori sarebbe stato pagato alla fine a me risulta che abbia già ricevuto un compenso».
«A febbraio il muro verrà eliminato» ha affermato, tra l’altro, Gianluca Lombardi, Pdl, a cui è toccata la difesa del progetto e delle varianti.
Bruno Magatti, Paco, ha esposto la propria mozione che chiedeva l’impegno del Consorzio dell’Adda a rispettare un range di oscillazione del livello del lago, l’abbassamento della soglia dei 200.30 e il coinvolgimento nella riprogettazione «delle molte risorse culturali e progettuali presenti nel territorio comasco». A questa proposta il consigliere della rondine ha aggiunto quattro emendamenti, per un intervento modulare contro le esondazioni, per la salvaguardi dei tigli del lungolago, del molo di S. Agostino e per assicurare da eventuali problemi creati dalla subsidenza le strutture vicine al fronte lago perché «le modifiche della falda modificano la subsiidenza». Marco Butti, Pdl, l’ha poi definita «una mozione meritevole di approfondimento per alcuni punti».
Mottola, dopo una bagarre col presidente Pettignano su una livella, mostrata per spiegare delle rilevazioni sul cantiere fatte, ha precisato diverse “sbavature” dei rendering proposti come quello di non far vedere precisamente l’allaccio fra la passeggiata e la strada, coperto da persone e da macchine, oltre ai dossi per rallentare il traffico ipotizzati e già smentiti: «non sono anche questi cartoni animati, come il sindaco aveva definito quelli della Provincia?».
Mario Lucini, Pd, avvalendosi dell’ausilio di alcune slide ha chiesto alcune precisazioni, come i giorni di sospensione del cantiere, ribadendo la certezza delle lesioni agli edifici prospicienti, proponendo, se dovesse essere approvata l’ultima variante, di abbassare la “gobba” nel mezzo della passeggiata su cui erano inserite le paratoie a ventola per far meglio vedere il lago.
Chiarezza sulla variante è stata chiesta da Luca Gaffuri, Pd, «le varianti sono del 5 per cento, ma il responsabile Viola ha detto che si poteva arrivare al 70 per cento, presenteremo un’interrogazione per avere chiarimenti».
Contrariato anche Emanuele Lionetti, Lega, «io sapevo che il muro doveva già essere abbattuto, ora mi si dice a febbraio…», che ha chiesto di individuare le responsabilità per tutti gli errori commessi. Anche Pasquale Buono, Pdl, ha esordito con un «sarò critico finché non avrò visto abbattuto il muro».
Ha denunciato la sudditanza dalle decisioni milanesi Bruno Saladino, Pd, che ha denunciato «il marchingegno multimediale della scorsa seduta è costato 4 mila euro!».
Più circostanziato l’architetto Dario Valli, Area 2010, «Quale concorso di idee avete intenzione di fare? Il primo lotto quando sarà finito? Mi è stato risposto quando sarà stata posata la pavimentazione. Quindi sarà fatto un concorso internazionale per decidere quali panchine e cestini mettere? Una selezione per scegliere dal miglior catalogo i migliori cestini della spazzatura?».
Dopo la proposta del presidente Pettignano, in sostituzione dell’assente Pastore, il Consiglio ha votato di proseguire ad oltranza la seduta, con i soli voti della maggioranza.
Aperta la discussione sugli emendamenti alla mozione Magatti il sindaco si è detto favorevole ad alcuni, perché «non chiuso in una orgogliosa difesa, ma viceversa alla ricerca di soluzioni migliori», quello sulla modulazione e quello per la salvaguardia delle piante. Dopo un ulteriore modifica proposta da Supino. Sono stati votati, e sono passati, gli emendamenti, di cui uno risistemato per essere gradito al sindaco e la mozione definitiva per punti, bocciata la parte di premesse sgradita al primo cittadino.
Dato lo sfilacciamento tra le fila della maggioranza che aveva chiesto di rimanere ad oltranza le minoranze, tranne Paco, Prc e Valli, hanno abbandonato l’aula per far venire meno il numero legale.
I tre presenti hanno permesso di proseguire il dibattito e le votazioni sulla mozione Magatti. Alla fine della quale, quando avrebbero dovute essere affrontate le successive mozioni, il presidente del Consiglio, contrariamente alla decisone presa di proseguire la seduta ad oltranza ha dichiarato sciolta l’assemblea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Pd concluso il percorso congressuale: Giusto presidente dell’Assemblea

L’Assemblea provinciale del partito ha confermato Luca Corvi segretario provinciale del Pd e ha eletto il presidente dell’assemblea e l’ufficio di presidenza.

Lunedì 11 gennaio 2010 si è concluso il percorso congressuale del Partito democratico a Como. I membri della nuova Assemblea provinciale eletti durante l’ultima consultazione nei circoli nel mese di dicembre hanno confermato l’elezione del segretario provinciale Luca Corvi, eleggendo Domenico Giusto nuovo presidente dell’Assemblea, l’Ufficio di presidenza composto dai due vice Paolo Ortelli e Maria Pia Tagliabue, oltre ad Andrea Pollastri e Giulia Cuter e la nuova Direzione provinciale che comprende Eva Allevi, Franca Anzani, Rosalba Benzoni, Diego Butti, Luigi Caldera, Gigliola Canepa, Paolo Casartelli, Piera Cipolla, Cristina Civati, Mario Clerici, Marina Consonno, Marco Cozza, Maria Luisa Cribioli, Giuseppe D’Arrigo, Pasquale De Feudis, Filippo Di Gregorio, Stefano Fanetti, Gioacchino Favara, Paolo Furgoni, Riccardo Gagliardi, Carla Gaiani, Roberto Gallo, Cosetta Garavaglia, Marcello Iantorno, Gianni Imperiali, Davide Magaton, Elena Merazzi, Armando Messineo, Mirella Nalin, Francesca Nieto, Roberta Pagani, Gabriella Pintacuda, Francesca Preatoni, Benedetta Re, Bruno Saladino, Maria Pia Tagliabue, Alessandro Vergari, Licia Viganò, Romolo Vivarelli e Chiara Zecchetto. Sono stati eletti inoltre il Tesoriere Carlo Bonetti e il Consiglio dei Garanti composto da Beppe Livio, Fernando Impellizzieri, Bruno Galati, Stefano Poltronieri e Colondrina Poncia.

Le opposizioni a Como tirano le fila del 2009

Tradizionale conferenza di fine anno delle opposizioni a Palazzo Cernezzi «il muro è una metafora della separazione fra questa Amministrazione e i cittadini» ha detto il segretario cittadino del Pd Stefano Legnani «il muro ormai gli impedisce di vedere i problemi della città». Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, ha ripercorso il lavoro delle opposizioni e le proposte fatte, di cui alcune approvate dal Consiglio: «La minoranza ha svolto un ruolo di indirizzo; ora la maggioranza che governa rimuove i problemi che verranno affrontati solo dopo le elezioni regionali». D’accordo con lui Vincenzo Sapere, Gruppo misto, «bisogna utilizzare al massimo la possibilità di proporre delibere e mozioni».

Una, quella sulla raccolta dei rifiuti, ha raggiunto la fase di gara, prima della fine del mese prossimo verranno aperte le buste, per Bruno Magatti, Paco, «era tempo che la città uscisse dal medio evo che la caratterizzava, poi si porrà il problema della gestione». «Si è riusciti ad andare fuori e si deve continuare a uscire dalla ristretta agenda proposta dal sindaco e dalla Giunta, capace di affrontare solo i temi cittadini quando si entra nell’emergenza»·ha incalzato il consigliere della rondine.
Non così ottimista Donato Supino, Prc, che contesta le modalità della gara d’appalto chiedendo «trasparenza e concorrenza» riferendosi alla piattaforma ecologica che dovrà garantire il futuro operatore. «Il bando si sarebbe potuto impostare in maniera differente chiedendo di affittare quella già esistente, così come è stato fatto per chi ha concorso per i trasporti pubblici con il deposito dei bus di Lazzago» ha precisato il consigliere comunista. Un falso problema per Magatti «la stesura della gara è una prerogativa dei dirigenti comunali, se dovesse esserci qualche problema si dovranno individuare le singole responsabilità, l’importante è il nuovo indirizzo dato dal Consiglio».
«È stato un anno da dimenticare, non c’è limite al peggio – ha affermato recisamente Mario Molteni, Per Como, che ha auspicato le dimissioni del sindaco – del lungolago deciderà Formigoni e non più il comune di Como».
Infatti le dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia sul concorso di idee sulla futura sistemazione del lungolago diretto da Milano hanno fatto parlare tutti i consiglieri di opposizione presenti di «commissariamento de facto dell’amministrazione comunale», così Marcello Iantorno, Pd, che ha ricordato la raccolta di firme che verranno consegnate ala Corte dei conti sempre a proposito del muro.
Una vicenda che fa sperare le minoranze in un cambiamento del clima politico comasco, per cui si sentono pronte a raccogliere consensi e magari un successo elettorale.

Bruni go home!

Dopo due giorni di neve mercoledì 23 dicembre rappresentanti delle opposizioni armati di badili hanno spalato lo spazio davanti alla statua di Volta, su cui è stato srotolato uno striscione con la scritta “Bruni Go Home”, nella piazza omonima a Como.

«Quello che è stato definito il centro commerciale all’aperto della città è rimasto bloccato per 48 ore proprio sotto natale – ha dichiarato Luca Gaffuri, capogruppo in Consiglio comunale del Pd – per di più la Città murata è la parte della città più densamente popolata da anziani, con tutti i problemi di spostamento connessi». «Un indice del dilettantismo di questa amministrazione» ha rincarato la dose il consigliere comunale democratico Marcello Iantorno «ho cercato la famosa ordinanza che imporrebbe di rimuovere la neve sul fronte strada, ma non è stata trovata. L’ultima in tal senso dovrebbe essere stata emanata dalla Giunta Pigni e poi annullata perché i marciapiedi sono pubblici e spetta al Comune pulirli!».
Caustico Alessandro Rapinese di Area 2010: «Non vorrei sbagliare, ma mi pare che il responsabile per la neve del Comune sia lo stesso del cantiere per la paratie sul lungolago…».
«È l’ennesimo residuo del buco lasciato dalla mancata vendita della Ticosa? – si è chiesto Mario Molteni, Per Como – l’ennesima previsione sbagliata di questa Giunta che dovrebbe andare a casa».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 21 dicembre 2009

La televisione vince la neve e il Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, illuminato dalle telecamere di Etv, si tiene nonostante la nevicata per parlare di paratie. Forse un nuovo progetto e il Consorzio di idee non sarà solo sugli arredi bensì su tutto il fronte lago.

La neve è stata al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, mentre un grande presepio, intagliato in un enorme pane, faceva bella mostra di sé al centro della sala in onore alle festività natalizie. Accesa la discussione che ha visto abbandonare l’aula, per protesta, da Claudio Corengia, Pdl, accusando l’assessore Stefano Molinari di non aver operato celermente per lo sgombero delle strade. Uno strascico della richiesta di più fondi per affrontare un eventuale emergenza neve posta dal consigliere nell’ultimo assestamento di bilancio.
Iniziato il Consiglio, trasmesso in diretta da Etv, solo una decina gli assenti nonostante l’abbondante nevicata, sono state presentate diverse mozioni sulle paratie a lago.
Per primo Marco Butti, Pdl, ha sospeso il suo intervento aspettando la relazione del sindaco sull’avanzamento della progettazione dei lavori (una delle richiesta della mozione proposta).
Marcello Iantorno, Pd, ha quindi introdotto la richiesta del suo partito al sindaco ripercorrendo gli accadimenti dal 20 ottobre scorso quando l’assemblea di Palazzo Cernezzi ha deciso di abbattere il muro e di impegnarsi a salvaguardare il paesaggio e la visuale sul lungolago.
Per il consigliere, e come riportato nella mozione, la separazione fra progettazione ed esecuzione da quella della ideazione degli arredi si tradurrebbe in un intervento «in modo settoriale e parziale e comunque scoordinato». A riprove di ciò sono state portati i pareri di Angelo Monti, presidente degli architetti di Como, e di Alberto Artioli, sovrintendente ai beni culturali e architettonici della Lombardia, per cui «tale modo di procedere risulterebbe deleterio per il risultato complessivo dell’intervento, nel rispetto dei principi di eccellenza paesistico e ambientale e in alcun modo sacrificabili, data l’importanza dell’opera e il dovuto rispetto dell’integrità del paesaggio e sua godibilità, beni assoluti della città».
Inoltre si è chiesto Iantorno «quando sarà fatto il concorso di idee per gli arredi? Le tempistiche sono di mesi…», per di più per «un disegno che sarà condizionato da quanto è stato già edificato». «Si sarebbe potuto sentire delle persone competenti sul tema» è stata l’affermazione finale dell’intervento.
«Un metro d’acqua in più nel lago, per 145 chilometri quadrati di superficie, equivale a 145 milioni di metri cubi d’acqua» ha spiegato Bruno Magatti, Paco, da qui il suo timore dell’utilizzo del lago come un semplice serbatoio per gli interessi del Consorzio dell’Adda, ricordando la vendita dell’acqua alla pianura nei mesi estivi e ribadendo la paura di vedere le future parati alzate per alcuni mesi l’anno in previsione dei periodi di siccità estivi. Per questo nella mozione il consigliere del movimento della rondine ha chiesto tra l’altro «la richiesta di sottoscrizione di impegni formali da parte del Consorzio dell’Adda al rispetto di un predefinito range di oscillazione (livello massimo-livello minimo) dell’acqua del lago in tutti i periodi dell’anno, con le modalità già attuate in altre situazioni analoghe a quella comasca».
Alessandro Rapiense, Area 2010, ha ritirato la propria mozione, che chiedeva l’apertura degli oblò sul cantiere del primo lotto, fatti oscurare dal sindaco, riaperte nei giorni precedenti.
Donato Supino, Prc, si è trovato concorde con Magatti sulla paura dell’utilizzo del lago come di una “vasca” e ha attaccato il sindaco: «Lei ha detto che se non si facevano le paratie non sarebbe arrivato un euro con la legge Valtellina, ma non è vero!», citando dichiarazioni alla stampa dell’ex consigliere comunale Buzzi. Il consigliere comunista ha poi ricordato le lesioni nei palazzi prospicienti il cantiere, il manto stradale sollevatosi in piazza Cavour e sul lungolago, oltre che i «tombini che dovrebbero convogliare le acque piovane, viceversa le buttano fuori ed emettono cattivi odori». Non ha lesinato poi attacchi al l’assessore Molinari, definito «voltagabbana» per essersi prima opposto a Caradonna ed ora essere d’accordo con l’opera, all’ultimo ex vicesindaco e all’opposizione, segnatamente a quel «qualcuno che non ha voluto dare le dimissioni di massa».
Il sindaco Bruni ha così replicato a tutti i proponenti le mozioni per correggere «cose di assoluta inesattezza». A proposito del far divenire il lago un deposito d’acqua ha detto che è «tecnicamente impossibile da realizzarsi» e che «non ci sono soggetti che artatamente tengano più alto il livello del lago», adducendo a forti precipitazioni le esondazioni comasche non del tutto arginabili quindi con la regolamentazione delle chiuse di Olginate.
Forte la difesa del progetto che difenderà la città dai «centinaia di migliaia di euro di danni delle esondazioni» con una precisa presa di posizione «certamente è un elemento di cambiamento – ha chiarito – di cui non bisogna aver paura». «La tutela del paesaggio non vuol dire che tutto rimanga come è oggi», infatti si allargherà e si alzerà la passeggiata ha spiegato con «un cambiamento di miglioramento» poiché «l’intoccablità non è un bene ma un’ideologia».
Il primo cittadino ha quindi affermato che il futuro concorso di idee sugli arredi del lungolago non riguarderà la zona delle sole paratie ma «tutto il fronte lago ma anche le vie prospicienti per un più grande interesse della città».
Dopo il sindaco sono intervenuti i tecnici la geologa Annamaria Mai della Regione Lombardia per spiegare gli obiettivi del progetto, «prima della regolamentazione dei flussi a Olginate il lago esondava per una media di 35 giorni l’anno, ora è sceso a 7 e mezzo, ora non succederà più», ed il responsabile del procedimento ingegner Ferro che ha illustrato le modifiche al progetto con l’aiuto di alcune slide.
Gli uffici hanno preparato una nuova planimetria del nuovo progetto e alcune sezioni dello stesso in più punti con anche la segnalazione dei coni di visuale dei passanti sul marciapiede opposto al lago.
La passeggiata verrà rialzata comunque per «una media di 45-50 cm rispetto ad ora», ma non seguirà più l’andamento del progetto precedente con una rampa e poi un piano, seguendo invece un’andatura più dolce con un primo stacco più accentuato e poi, con una pendenza dell’1 per cento, «rispettando le norme sulle barriere architettoniche per portatori di handicap» ha chiarito Ferro, fino ad un ultima salita dell’4 per mille per raggiungere quota 200.10. Diversa la conformazione dalla darsena a S. Agostino dove la passeggiata sarà formata da due livelli differenti uno più basso dell’altro. Per l’ingegnere «la visuale sarà sostanzialmente salvaguardata».
Ma una nuova ipotesi è stata prospettata e potrebbe soppiantare le paratie a scomparsa in mezzo alla passeggiata. Si potrebbe «spostare la linea di difesa lungo la sponda del lago», utilizzando i montanti in ferro della ringhiera per la posa di opere di difesa mobili da applicare a mano. Per Ferro «potrebbero essere poste in 17 ore per i 300 metri da difendere e sarebbe fattibile dato che il lago non esonda contemporaneamente lungo tutto il fronte. L’affidabilità nella semplicità!».
Una proposta che il sindaco ha definito suggestiva e affascinante, «un’idea che salva capra e cavoli», anche perché l’area liberata dalle paratie rimarrebbe tutta a disposizione degli architetti che progetteranno il nuovo arredo urbano.
Dopo alcune richieste di chiarimento e le risposte la seduta è stata aggiornata a data da definirsi.

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