Politica

Il Consiglio comunale di Como del 6 ottobre 2008

Sant’Anna? Se ne riparlerà entro un mese. L’opposizione decide di assecondare la proposta della maggioranza di rinviare la votazione sulla delibera proposta sul futuro dell’area di Camerlata. Magatti spiega proposta di Paco per la prossima gara di appalto per la raccolta dei rifiuti.

Il freddo ottobrino arriva anche nel Consiglio comunale di lunedì 6 ottobre. Nelle preliminari molti consiglieri hanno chiesto una deroga alla legge che indica il 15 del mese come data di inizio della possibilità di accendere il riscaldamento. «Anziani e bambini piccoli la sera e la mattina presto soffrono il freddo», ha dichiarato Gianluca Lombardi, Fi, sostenuto dal compagno di partito Roberto Rallo, e «in alcune strutture scolastiche non sono ancora stati accesi i riscaldamenti» ha aggiunto Vittorio Mottola, Pd.
Pronta la risposta del sindaco Bruni, appena rientrato dalla soleggiata Cuba con una dote di sigari da distribuire ai consiglieri, «non abbiamo pensato ad una deroga perché pensiamo al bilancio delle famiglie. In un condominio verrebbe acceso il riscaldamento, con le conseguenti spese, anche per quelle famiglie che non ne sentono l’esigenza», in ogni modo il primo cittadino comasco si è impegnato a «proporre la delibera in Giunta mercoledì ».
«Si faccia chiarezza sul progetto di metropolitana leggera!» ha chiesto donato Supino, Prc, dopo le affermazioni contrastanti fra la direzione de Le Nord, contraria al progetto, e Regione Lombardia, che si è invece dichiarata favorevole.
Problemi con immobili disastrati sono stati posti da Luigi Bottone, che ha chiesto la messa insicurezza dello stabile bruciato in via Vela a Ponte Chiasso, e Bruno Magatti, Paco, che ha ricordato lo stabile in ristrutturazione di via Anzani da cui alcuni residenti sono stati trasferiti altrove.
La seduta è così potuta incominciare con la discussione sulla delibera di indirizzo proposta dalle opposizioni sulla destinazione dell’area del Sant’Anna a Camerlata.
Dopo la votazione per punti e l’approvazione di due di essi su undici era previsto un ulteriore passaggio con un’ulteriore votazione e l’approvazione dei due punti assieme. Un atto non lineare date le dichiarazioni di voto dei capigruppo della maggioranza che hanno affermato che avrebbero votato contro la proposta delle minoranze scatenando le ire di Mario Lucini, Pd, «qui operiamo nel paranormale, sarebbe lineare fare in un modo se no siamo proprio in un altro mondo». Dalla maggioranza, per bocca di Rallo, è così arrivata la proposta di sospendere la discussione e rinviarla.
Dopo un’accesa discussione per le opposizioni Marcello Iantorno, Pd, ha dichiarato di accettare di rinviare la discussione, ma non oltre trenta giorni.
«Su questo argomento la maggioranza sta cincischiando – ha detto Mario Lucini, in disaccordo col proprio gruppo – cosa si mette in quest’area si deve deciderlo, dobbiamo dirlo, abbiamo paura?» e, rivolto ai banchi della maggioranza, dichiarato: «La città ha bisogno di una risposta adesso! Noi sospendiamo e la variante resterà ferma?», per concludere con un’ulteriore quesito «tiriamo tardi per dire per poi dire che è stato deciso tutto da qualcun’altro?».
Con una votazione in “ordine sparso” è stata approvata la sospensiva.
Il secondo argomento della serata è stata la presentazione della proposta di delibera di Paco per la futura gara di appalto per la raccolta dei rifiuti e la pulizia della città.
Bruno Magatti, in una sala svuotata, solo 12 consiglieri di maggioranza e anche la presenza del pubblico, una decina di persone all’inizio, era diminuita data l’ora, ha riassunto la storia della raccolta differenziata dei rifiuti in città.
Dal 1994 il Comune di Como utilizza i sacchi viola in cui vengono raccolti differenti materiali, che vengono poi aperti dagli operatori e “mondati”. La plastica viene raccolta mentre il resto diventa Combustibile da rifiuti (Cdr) «che viene bruciato anche in cementerie come può essere quella di Merone».
Dati alla mano il consigliere di pPaco ha poi spiegato come la promiscuità dei materiali non aiuta il loro recupero tanto che la carta all’interno di questi sacchi si sporca e non è più riutilizzabile e anche l’alluminio ha delle percentuali di recupero di molto inferiori a quelle di una raccolta separata.
Il sacco nero invece viene bruciato all’inceneritore della Guzza, «nell’unico forno attuale solo il 34 per cento dei rifiuti bruciati sono comaschi gli altri provengono da altre realtà» ha precisato Magatti, ad un costo di circa 105 euro la tonnellata. Quindi – ha proseguito – «è come se mettessimo affianco di ogni sacco nero un euro». A questi incassi vanno aggiunti per Acsm gli introiti derivanti dalla vendita di energia prodotta con la combustione dei rifiuti, che viene, «grazie ad una legge del primo governo Prodi (Cip6)», pagata più del valore sul mercato.
Il consigliere ha fatto alcune proposte per una raccolta più attenta e che coinvolga maggiormente i cittadini intervenendo sul passaggio da tassa a tariffa sui rifiuti.
Le proposte vanno dal tesserino magnetico che consenta di avere sconti sulle tariffe portando materiali già differenziati alla piattaforma ecologica e differenziando maggiormente la raccolta porta a porta. «Ascm ci paga 23,25 euro la tonnellata per la carta e 7 per il vetro» alcuni dei dati forniti.
Magatti ha sottolineato anche l’importanza di una maggiore pulizia delle strade e ha invitato tutti i consiglieri a «condividere e modificare la delibera» per aprire uno «spazio di discussione» che possa mutare l’impostazione attuale della pulizia della città. Giovedì 9 ottobre incomincerà la discussione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Comune di Maslianico sceglie l’energia pulita

Dal primo di ottobre il Comune di Maslianico alimenta gli edifici e l’illuminazione pubblica con energia rinnovabile.

I piccoli Comuni fanno fatica a stare al passo con le novità, contratti, offerte di differenti gestori, per le proprie forniture – ha dichiarato l’assessore all’ambiente Francesco Gatti – Noi abbiamo deciso, per le pratiche in ambito energetico, di affidarci al Cev, Consorzio energia Veneto. Una struttura che raggruppa più di mille Comuni in tutta Italia».
Avendo un peso contrattuale maggiore di un singolo Comune, nei confronti dei produttori di energia, il Cev può offrire ai suoi aderenti dei prezzi migliori. «Ci hanno proposto uno sconto del 15-16 per cento, con dell’energia per il 30 per cento rinnovabile e per il 70 tradizionale, ed uno sconto del 10-12 per avere solo energia rinnovabile, e noi abbiamo optato per la seconda opzione» ha aggiunto l’assessore.
La decisone è stata presa in luglio, ma le pratiche si sono concluse solo da poco e dall’inizio del mese il contratto è finalmente attivo; a breve l’iniziativa verrà pubblicizzata anche con la posa di cartelli sugli edifici pubblici. Su una spesa energetica che fino all’anno scorso era sui 56 mila euro annuii ora il Comune prevede di risparmiarne 6-7 mila e l’amministrazione sta valutando anche l’ipotesi di diventare produttrice di elettricità con la posa di pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Consiglio comunale di Como di giovedì 2 ottobre

Seduta schizofrenica giovedì 2 settembre a Palazzo Cernezzi. La mozione delle minoranze sul Sant’Anna viene votata per punti e approvata in parte anche dalla maggioranza. Poi il centrodestra decide di non confermare il proprio voto favorevole su ciò che già era stato approvato. Infine, mentre la minoranza ottenuti cinque minuti di sospensione per decidere il da farsi si riunisce, quasi tutti i consiglieri di centro destra vanno via e la seduta viene chiusa per la mancanza del numero legale.

Marcello Iantorno, Pd, ha annunciato, nel disinteresse di un’aula consiliare semivuota, nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 2 ottobre che presenterà una mozione per fare una seduta consiliare dedicata a moralità e politica perché, dopo lo scandalo dell’assessore Gatto – peraltro mai citato per fair play dal consigliere democratico – «è un obbligo politico e morale parlare di queste questioni!».
Dopo la comunicazione, da parte del presidente del Consiglio Mario Pastore, che nelle prossime sedute sarà permessa la ripresa delle stesse, come richiesto dal gruppo di Paco, salvo i consiglieri che, compilando apposito modulo, si rifiuteranno di dare la propria immagine, il Consiglio ha iniziato i lavori con una polemica procedurale.
Per un il consigliere Dario Valli, Area 2010, su consiglio di Pastore aveva presentato durante l’ultima seduta sull’ospedale Sant’Anna un emendamento, non nella sua forma definitiva. Su suggerimento del presidente del Consiglio aveva provveduto a sistemare le carte per il giorno seguente consegnando però la sera stessa un foglio in cui annunciava che avrebbe presentato successivamente il testo. Un precedente a Palazzo Cernezzi, sicuramente non al livello dei famosi “emendamenti in bianco” in cui era incappata la Giunta Albertini a Milano, ma pasticciaccio che avrebbe potuto avere importanti conseguenze, rientrato però grazie al ritiro dell’emendamento incriminato da parte del proponente che ha dichiarato si sia trattato di «un’ingenuità di cui mi scuso».
Il dibattito è ripreso sulla delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna a Camerlata.
La maggioranza prima ha invitato a ritirare la delibera poi si è accordata con l’opposizione per una votazione per punti e l’eliminazione delle premesse.
Il documento è stato così diviso in undici punti di cui nove sono stati bocciati. Solamente due degli «obiettivi e strumenti da considerarsi prioritari nella valutazione delle proposte di riutilizzo dell’area Ospedale S. Anna» sono stati approvati.
Il primo riguardante l’area G.B. Grassi per «il mantenimento, il recupero e la pubblica fruizione dell’area a verde che si affaccia sulla piazza, quale parco pubblico di valenza circoscrizionale, dotazione inderogabile e qualificante a sostegno di un quartiere e di una collettività oggi prive di qualsiasi standard pubblico di qualità».
Il secondo sulla costruzione della «“Cittadella Sanitaria”, con particolare attenzione ai servizi di riabilitazione per anziani e disabili ed ai servizi del consultorio sociale».
Avendo perso dei “pezzi” la delibera era da considerarsi emendata questo vuol dire che andava rivotata in maniera definitiva solo con le parti approvate. C’è stata una nuova discussione e la maggioranza si è sfilacciata, prima con Luigi Bottone, Udc, che ha abbandonato l’aula perché «è inopportuno votare un argomento quando non si posseggono ancora dei documenti chiari», poi con Marco Butti, An, che, dichiarando il voto contrario, ha auspicato per il futuro «una profonda e accurata riflessione», con l’auspicio di «riportare in aula l’argomento, magari facendo incontri con Infrastrutture Lombarde, l’azienda ospedaliera o l’assessore regionale alla sanità, affinché vengano dati tutti gli elementi necessari per prendere una decisione ponderata». Per tutti ha chiuso il dialogo Pasquale Buono, Fi, che dopo avere rivendicato di avere «dato un messaggio» chiedendo il ritiro della proposta di delibera ha dichiarato anche lui il voto contrario promettendo che comunque «sentiremo ancora parlare del Sant’Anna». Per Valli si continua «a non prendere una decisione ed a rimandare alle esigenze del mercato», un bisogno di fare cassa inaccettabile anche per Donato Supino, Prc, che ha ricordato il referendum proposto da varie forze politiche e associazioni sulla destinazione dell’area di Camerlata. Un mercimonio che potrà non avere un esito brillante per Bruno Magatti, Paco, dato che «la crisi finanziaria porterà ad una crisi immobiliare» e che ha ricordato le difficoltà dell’utilizzo dell’area, una donazione e la strada demaniale per andare a S. Carpoforo.
Dopo la proposta di Vincenzo Sapere, Gruppo misto, di ritirare la delibera «per non farsi prendere in giro» vista la più che probabile bocciatura da parte della maggioranza, le minoranze hanno chiesto una sospensiva di cinque minuti. Rientrate in aula poco prima della mezzanotte la maggioranza credendo che non sarebbero rientrati aveva già abbandonato l’aula lasciandovi Guido Martinelli, Lega, che ha chiesto la conferma del numero legale. I presenti erano solo 15 di cui 13 dell’opposizione (Per Como, Pd, Prc, Paco, Sapere – Gruppo misto) e la seduta è stata sciolta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Gelmini paralizzante

Tagliati ancora i fondi alle scuole che non ricevono più dal governo neppure quanto già destinato ai loro bilanci. «Si rischia di portare alla paralisi l’attività didattica in provincia di Como» denuncia la deputata del Pd Chiara Braga.

La deputata comasca Chiara Braga, Pd, definisce «gravissima la situazione determinatasi negli Istituti scolastici della provincia di Como, relativamente ai bilanci e alle insufficienti erogazioni da parte del Ministero» per questo ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’istruzione e delle finanze «per conoscere come intenda intervenire il Governo per risolvere la situazione». Un contesto che «rischia di riportare alla paralisi dell’attività didattica – afferma nel documento la parlamentare comasca – come già avvenuto negli anni precedenti l’esercizio 2007 in cui si era prodotto l’accumulo di un fabbisogno pregresso superiore a 1 miliardo di euro come da monitoraggio effettuato dal precedente Governo».
«Complessivamente tra deficit pregressi e mancate erogazioni di cassa del 2008, gli Istituti della provincia di Como hanno calcolato mancati trasferimenti per un importo superiore ai 3 milioni di euro – denuncia Braga – in particolare gli istituti scolastici comaschi non hanno a disposizione le risorse finanziarie sufficienti per pagare: attività finanziate con Fondo d’Istituto; compensi ai commissari per gli esami di Stato; stipendi per supplenze brevi; attività realizzate come terza area professionalizzante negli Istituti professionali; spese di funzionamento».

Un referendum contro la speculazione e per l’accoglienza

Sono stati depositati mercoledì 1 ottobre al Comune di Como due quesiti referendari su proposta di un comitato promotore che riunisce esponenti del mondo politico e associativo cittadino, primo firmatario Luigi Nessi. Uno sul futuro dell’area dell’ex Ospedale a Camerlata e l’altro sull’apertura per l’intero anno solare di una struttura di accoglienza per gli homeless comaschi.

Il primo quesito, se l’iter procederà senza intoppi, a cui i cittadini comaschi dovranno rispondere recita: «Condividi la necessità di un vincolo di destinazione urbanistica all’area occupata dall’attuale Ospedale Sant’ Anna che assicuri, per il futuro, la presenza in tale area di una “cittadella della salute” e che riservi una quota prevalente, comunque non inferiore al 60 per cento del totale a “servizi alla persona”?»
La seconda domanda invece sarà: «Condividi la necessità che il Comune di Como si doti e mantenga aperta, per l’intero anno solare, una struttura destinata ai “senza fissa dimora”, che consenta il ricovero notturno e l’accesso ai servizi igienici essenziali?».
I sottoscrittori sono: Luigi Nessi, Bruno Magatti, Luciano Forni, Ermanno Pizotti, Paolo Ceccoli, Piergiogio Scilironi, Antonio Martone, Vittorio Mottin, Fabio Colmegna, Alberto Filippini, Danilo Lillia, Edoardo Riva, Donato Supino, Domenico Caccavari, Maurizio Zanotti, Luisella Re, Gianni Veronelli, Wilma Tamborini, Elio Peverelli, Giuseppe Nessi, Vincenzo D’Antuono e Laura Molinari.

Il Consiglio comunale di Como del 29 settembre

Approvato il riequilibrio di bilancio che per le opposizioni dimostra come il bilancio fosse un «libro dei sogni». Ajani è il nuovo capogruppo della Lega. Cardina è ancora nel limbo.

Vittorio Mottola, Pd, nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 29 settembre ha chiesto nuovamente una protezione per il cippo in memoria dei caduti ai giardinetti di Ponte Chiasso oltre la sistemazione della palestra della scuola primaria dello stesso quartiere per renderla fruibile ai bambini.
Dopo l’affaire Cattaneo-Mascetti Un avvicendamento nel gruppo della Lega. Giampiero Ajani prende il posto di Emanuele Lionetti alla guida del gruppo consiliare. «Non ritengo di avere nulla di cui rimproverarmi» ha spiegato l’ex capogruppo aggiungendo di avere eseguito le indicazioni del partito e della coalizione e che rimarrà nelle file del carroccio: «la voce che mi vede entrante nelle file di An è fortemente falsa».
Il Consiglio ha così iniziato a lavorare sul Bilancio di previsione 2008.
L’assessore Colombo, dopo avere presentato il nuovo ragioniere capo Raffaele Buononato, ha spiegato l’attuale situazione finanziaria del Comune esplicitando un «cauto ottimismo per il rispetto del patto di stabilità».
Chiarimenti sono stati chiesti dalle opposizioni sull’Ici. Quest’anno entro gennaio Palazzo Cernezzi certificherà la somma che avrebbe dovuto ricevere e entro aprile lo Stato verserà il saldo definitivo. Una sfasatura che ha fatto arricciare il naso alle minoranze per cui dei soldi che entreranno nel 2009 dovrebbero figurare nel bilancio dello stesso anno non del 2008.
Un altro dato interessante è che lo smaltimento dei materiali della bonifica dell’area ex Ticosa, una spesa di 400 mila euro, non è ancora stato pagato «Solo il Comune di Como trova ditte che non chiedono di essere pagate in tempi brevi come mai?» si è chiesto retoricamente il consigliere Luca Gaffuri, Pd.
«A tre quarti di questo esercizio – ha affermato il capogruppo del Pd – sono state fatte molte promesse che non saranno realizzate entro la fine dell’anno, per ora solo il 17,5 per cento dell’impegnato è stato realizzato». Il bilancio ha continuato Gaffuri è quindi un «libro dei sogni» da cui dovrebbe essere espunta la Ticosa, rimasta invenduta. Anche da le entrate da parte di oneri di urbanizzazione e monetizzazioni sono disuniti (rispettivamente del 25 per cento, per 1,5 milioni di euro, e del 70 per cento, per 1,4 milioni), un fatto che dimostra «l’incapacità di una seria previsione delle entrate».
Per l’assessore Colombo il 17 per cento d’impegnato è un indice di serietà perché il Comune interviene solo quando «le risorse sono effettivamente disponibili», mentre la Ticosa rientra nel bilancio 2008 dato che c’è la possibilità di un acconto, e la diminuzione delle entrate di urbanizzazione e monetizzazioni sono compensate da un aumento generale delle entrate.
Anche Ajani si associa alla definizione di libro dei sogni ma dichiara il voto favorevole, mente Pasquale Buono, Fi, prende l’impegno di studiare, con tutto il gruppo, in maniera più approfondita e «con grande anticipo» il prossimo bilancio. Donato Supino, Prc, ha denunciato come nel bilancio non compaia una spesa per l’aumento del tempo del biglietto del bus da 75 a 90 minuti.
La delibera è stata approvata con l’astensione di Area 2010 e il voto contrario delle altre minoranze.
In un clima di generale rilassamento e disinteresse hanno poi preso la parola i due rappresentanti della lista civica Per Como. Non avendo ricevuto risposte a delle interpellanze dopo più di 20 giorni.
Mario Molteni ha chiesto delucidazione sull’ingresso della collina di Cardina all’interno del Parco della Spina Verde, un atto approvato dal Comune con una delibera nel dicembre del 2003, dopo anche un parere in tal senso dell’assemblea della Circoscrizione 8 del marzo dello stesso anno. Il consigliere di Per Como ha chiesto se è stata definita l’area interessata, se sono state fatte tutte le procedure e se il rappresentante del Comune nell’ente si è attivato per promuovere l’ingresso della zona nell’area protetta. L’assessore Peverelli ha risposto che tutto è nelle mani dell’ente parco e che se non vogliono allargarsi a Cardina non ci può fare nulla.
Roberta Marzorati ha invece chiesto che cosa ne è stato della proposta di coprire le finestre pericolose della scuola materna di via Briantea, l’assessore Scopelliti l’ha ringraziata per la capacità di dare informazioni utili e avere rapporti con i genitori ma non ci sono i fondi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

Il Consiglio provinciale di Como del 29 settembre

I progetti di grandi opere della Provincia e la presentazione della verifica del bilancio preventivo nel Consiglio provinciale di lunedì 29 settembre. Il tutto mentre Forza Italia difende l’aumento delle tasse.

Il consiglio provinciale di lunedì 29 settembre è stato aperto dalle comunicazioni dell’assessore alla viabilità e ai lavori pubblici Pietro Cinquesanti su una serie di accordi di programma stipulati tra la Provincia e i Comuni interessati per la realizzazione di nuove varianti stradali.
La prima in ordine cronologico riguarda la variante di Parravicino e interessa i Comuni di Albavilla e Erba. Il progetto preliminare risale al 2001, ma si era arenato perché la vecchia amministrazione di Erba non aveva approvato la variante urbanistica. Ora che le elezioni del 2007 hanno cambiato il colore politico erbese l’accordo è stato riproposto e sembra che la nuova strada, dal costo di 2 milioni e 314 mila euro, possa venire alla luce. Ma non sarà tutto così facile. Il consigliere Renato Tettamanti (Prc) ha infatti riportato le osservazioni fatte al progetto da un privato, fondamentalmente due: il costo previsto è sottostimato perché la perizia è datata, in più la nuova strada entrerebbe in contrasto con il Ptcp, approvato solo due anni fa dall’amministrazione Carioni. Cinquesanti ha fatto sapere che il progetto definitivo dovrà essere riapprovato dal Consiglio provinciale e in quella fase si rivaluteranno i costi dell’opera e si proporrà una variabile urbanistica al Ptcp.
Altre perplessità sono stata espresse sempre da Tettamanti sul progetto di variante di Pusiano. «La valutazione di impatto ambientale ha dato esito positivo – ha chiesto l’esponente comunista – ma trattandosi di un territorio di grande pregio, possiamo liquidare così facilmente le critiche delle associazioni ambientaliste contrarie all’opera?».
«La progettazione esecutiva dell’opera sarà demandata all’impresa, ma in ogni caso terremo un incontro pubblico dove risponderemo a tutte le osservazioni sull’opera, che è interamente finanziata da Regione Lombardia» ha risposto Cinquesanti.
Nulla da eccepire invece per la variante a Casnate con Bernate, pronta nel 2013,con una spesa complessiva di 5 milioni e 200 mila euro, e per quella di Cadorago, che verrà consegnata nel 2012 per la cifra 6 milioni di euro.
L’ultima opera pubblica annunciata dall’assessore riguarda invece il Museo della seta: 2 milioni e 300 mila euro saranno spesi per aprire un nuovo ingresso al museo, ampliare la superficie espositiva e collegare il museo alla futura piazza situata tra Setificio e Università.
Secondo tema della seduta è stata la relazione finanziaria, ad opera dell’assessore al bilancio Patrizi Tambini, sulla verifica degli equilibri di bilancio 2008.
Per il capitolo delle entrate l’ex capogruppo forzista ha sottolineato il ritardo nel pagamento dell’imposta sulle assicurazioni che avviene tramite apposite agenzie. Il gettito sarebbe anche in calo del 2 per cento rispetto allo scorso anno.
In flessione anche l’Ipt (tassa che ogni autoveicolo paga per registrarsi al Pra) di circa 8 punti percentuali. L’assessore ha individuato nella contrazione del mercato automobilistico la principale causa dei mancati introiti che, secondo stime, si potrebbero attestare tra gli 1,3 e 1,7 milioni a fine anno.
A “pareggiare i conti” arriva in soccorso dell’amministrazione provinciale l’addizionale sul consumo dell’energia elettrica, in crescita di circa un milione a causa del contributo ministeriale per le province confinanti con la Svizzera e della sottostima («prudenziale» secondo l’assessore) dei consumi. Il risultato è di tenuta complessiva per i tributi di Villa Saporiti.
Al capitolo delle spese si registra la realizzazione finanziaria del 75 per cento delle risorse preventivate come spesa corrente, mentre la sezione delle spese a conto capitale si ferma al 34 per cento.
L’intervento dell’assessore ha reso noti anche alcuni punti critici del bilancio corrente: le entrate derivanti dalla partecipazione alla società Serravalle s.p.a. passano da un milione previsti a 320 mila euro perché la società ha preferito effettuare nuovi investimenti piuttosto che distribuire i dividendi. L’assessore ha fatto un appello, non nuovo, al presidente perché riconsideri la partecipazione provinciale alla società.
Confermando i 526 mila euro persi per gli swap, Tambini ha infine comunicato dei 456 mila euro che dovranno tornare nelle casse nazionali entro ottobre a causa della prima finanziaria del governo Berlusconi. Sommati agli 8,8 milioni previsti il «federalismo alla rovescia» presenta un conto di ben 9,3 milioni di euro.
Il primo ad intervenire nel dibattito sul provvedimento è stato Renato Tettamanti, che dopo aver chiesto di presentare lo stato di attuazione dei programmi assieme alla verifica («l’abbiamo sempre fatto in fase di assestamento di bilancio» la risposta di Tambini) ha cercato di sviscerare punto per punto le storture di questo primo rendiconto finanziario: il contratto integrativo per i dipendenti provinciali non è stato ancora formalizzato, il mancato incasso degli oneri del Ministero degli interni («presidente chiami il suo amico Maroni»), le grosse differenze tra importi stanziati, impegnati e liquidati a favore delle scuole pubbliche, il bonus malus per la raccolta differenziata ai Comuni virtuosi scomparso, l’intermezzo delle agenzie per la riscossione dei tributi sulle assicurazioni («chi controlla che arrivino tutti i soldi?») e infine la preoccupazione, espressa ad agosto da Tambini e ora scomparsa, di uscire dal patto di stabilità.
Chiara Braga ha rincarato la dose sottolineando come il bando per la stesura dei Pgt e delle Vas sia andato ad esclusivo appannaggio dei Comuni di Como e Turate (di cui è sindaco Carioni), «mentre Como non ne ha certo bisogno rispetto ad altri». Altri due i temi lanciati dalla parlamentare comasca: lo sviluppo del progetto di Agenda 21 e il Piano triennale del trasporto pubblico locale. In ultimo anche Rosangela Arrighi ha espresso perplessità sull’aumento della spesa per i grandi eventi (più 109 mila euro), sul probabile utilizzo dell’avanzo di bilancio per coprire spese correnti e per la grossa differenza tra stanziato e impegnato.
L’assessore Tambini ha dapprima scaricato alcune delle risposte sui colleghi («ne parleremo in fase di assestamento quando verrà presentato lo stato di attuazione dei programmi»), poi ha difeso la stabilità e la solidità economica ricordando che la Provincia ha ottenuto la migliore valutazione possibile dalle agenzie di rating (come fu per Lehman Brothers e Parmalat prima di fallire), prima di rassicurare il Consiglio sul rispetto, almeno temporaneo, del patto di stabilità.
Ultima nota di colore: un consigliere di Forza Italia, Paolo Frigerio, ha difeso l’aumento delle tasse, «visto che il gettito complessivo non è aumentato, abbiamo fatto bene a farlo, altrimenti ne avremmo risentito sul bilancio». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

 

Il consiglio comunale di mercoledì 24 settembre 2008

Asf e sicurezza dei trasporti, questioni di trasparenza e di democrazia, ma soprattutto ancora problemi per la scelta di Cattaneo nelle preliminari del Consiglio comunale del 24 settembre. La seduta vera e propria si è aperta con la discussione del tema Ca’ d’industra con l’approvazione unanime della proposta di Supino. Rimandato a nuova data il tema della speculazione edilizia nell’area del Sant’Anna.

Ancora Asf al centro delle preliminari del consiglio comunale di giovedì 25 settembre. Il consigliere Donato Supino, Prc, ha ricordato il principio d’incendio, minimizzato dall’azienda, su una corsa a Eupilio mercoledì 24 e ha attaccato i vertici Asf «qualcuno non si vuole assumere le proprie responsabilità».
Mario Lucini, Pd, ha informato il Consiglio della vicenda della deliberazione di Giunta del 26 giugno, che sarebbe dovuta essere l’elemento definitivo, sulla modifica del contratto preliminare di vendita dell’area ex Ticosa. Un atto effettuato «nel presupposto che il testo dell’appendice deliberato fosse stato condiviso dalla parte contraente», ma dato «che tale convincimento si è rivelato erroneo», così come esplicitato dagli uffici comunali, è stato derubricato, per cui, come da ulteriore comunicazionedi Palazzo Cernezzi, «si evince che la stessa è inesistente». Insomma la Giunta ha sbandierato un accordo con Multi Investiment che in realtà non c’è mai stato.
Alessandro Rapinose, Area 2010, ha invece chiesto nuovamente una maggiore trasparenza tramite la pubblicazione degli atti del consiglio comunale e della giunta sul sito Internet comunale e si è scagliato contro la nomina di Francesco Cattaneo alla carica di vicesindaco e assessore dichiarando di non essere contro la persona ma contro una «politica intesa come nomine» per un personaggio «silurato in provincia e professionista della politica».
Sempre sull’ex vicepresidente provinciale ha preso la parola Giampiero Ajani, Lega Nord, «le dimissioni da sindaco di Rovellasca saranno effettive dopo 20 giorni, la settimana prossima, quando il sindaco sarà a Cuba, la città rimarrà senza sindaco e vice, chi ne farà le veci?».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere del Pd Marcello Iantorno che ha ricordato anche che «le dimissioni sono revocabili, la qual cosa può differire ulteriormente la risoluzione della questione e il perdurare dell’incompatibilità» tanto da fargli chiedere la revoca degli incarichi a Cattaneo.
Molto probabilmente la settimana prossima le funzioni di sindaco verranno svolte dall’assessore anziano Peverelli.
Iniziata la seduta il dibattito è ritornato sulla mozione presentata da Supino sulla Ca’ d’industria, emendata dallo stesso firmatario e sub-emendata da maggioranza e opposizione. Una mozione che ha raccolto un consenso bipartisan venendo approvata all’unanimità e che impegna il sindaco a definire, pur nell’autonomia di scelta, un indirizzo politico per i consiglierei del Consiglio di amministrazione della fondazione Ca’ d’industria, che dovranno essere nominati «tenendo conto della rappresentanza complessiva della cittadinanza espressa in Consiglio» con un rappresentante delle minoranze. Un maggiore controllo e coinvolgimento di Palazzo Cernezzi nell’ente comasco sottolineato anche dalla possibilità dei consiglieri comunali di partecipare al Consiglio di amministrazione della fondazione.
Un clima di concordia sull’indirizzo da adottare nei confronti della Ca’ d’industria pur con alcune richieste di chiarimento sul alcuni punti dei vecchi bilanci esplicitati dai consiglieri Luca Gaffuri, Pd, e Bruno Ma gatti, Paco. Il primo ha ricordato i bilanci in rosso 212 mila euro nel 2005, 58 mila nel 2006 e 97 mila nel 2007. Quest’ultimo negativo anche a causa dell’apertura della nuova strutture de Le Camelie: «Coincisa, una settimana prima, con le elezioni». Magatti ha invece posto una lunga serie di domande tenendo presente anche il piaino di risanamento del vecchio Cda che è stato annullato dal nuovo, che prevedeva tra l’altro il mantenimento della struttura della Solitaria e spazi da quattro letti per avere prezzi più bassi per poter dare un’offerta anche alle fasce più deboli.
Dopo l’alienazione di un piccolo lotto di terra in via Per Brunate e il ritiro di una mozione della Lega sull’iscrizione anagrafica di cittadini stranieri, per Guido Martinelli «alcuni scenari sono oggettivamente cambiati» dato che «il nostro ministro degli interni ha preso provvedimenti per azioni più efficaci sulla sicurezza dando maggiori poteri ai sindaci», si è discusso della delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna.
Ho uno scopo – ha dichiarato Mario Lucini – far si che il Consiglio comunale e la città di Como possano riappropriarsi delle scelte sul destino della città».
La delibera di indirizzo servirebbe per i proponenti per dare un parere non vincolato sulla destinazione dell’area che si libererà a Camerata. L’iter prevede vari passaggi, tra uffici del Comune e della Provincia, tanto che alla fine del procedimento al rientro in aula i consiglieri, per il presidente della commissione urbanistica, sono quasi «sotto ricatto» non più liberi di esprimere un parere in coscienza.
«Su che mandato lavorano gli uffici comunali a me sembra su quello di Infrastrutture lombarde», l’impresa che sta costruendo il nuovo ospedale, tanto più aggiunge il consigliere democratico che si sta parlando di un intervento «due volte e mezzo la Ticosa che coinvolge di riflesso il San Martino».
Lucini ha inoltre denunciato l’ansia di far cassa con il nuovo Piano direttore in cui vengono ribaltate le percentuali delle destinazioni dell’area con un 40 per cento ai servizi aumentando l’area residenziale con un incremento degli abitanti previsti da 900 a 1300 ed una diminuzione degli attuali spazi verdi di 800 metri quadri.
Dello stesso parere l’architetto Dario Valli, Area 2010, che definito il Piano direttore un «documento di basso livello che non nasconde la sua natura di fare cassa» con «i soliti condomini», la cui vendita lascia perplesso il consigliere comunale vista la situazione del mercato immobiliare comasco.
Silvia Magni, Pd, ha posto ulteriori domande, chiedendosi anche quale sarà il futuro dell’autosilo, costruito con i soldi pubblici per una struttura pubblica, e quale sviluppo si sta dando alla zona sud della città che continua a vedere importanti interventi edilizi residenziali.
La speranza delle opposizioni di arrivare ad un voto in serata è stata delusa dal protrarsi della discussione e dall’ora tarda e del Sant’Anna se ne riparlerà giovedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 23 settembre 2008

Una delegazione delle opposizioni a Palazzo Cernezzi ha incontrato il prefetto di Como per ribadire l’ incompatibilità assoluta ed originaria del sindaco di Rovellasca Cattaneo con gli incarichi affidatigli nel capoluogo lariano.

Donato Supino, Prc, e Marcello Iantorno, Pd, a nome di tutta la minoranza del Consiglio comunale, sono stati ricevuti dal prefetto di Como Sante Frantellizzi nella serata di martedì 23 settembre.
I due consiglieri comunali hanno illustrato al rappresentante del governo le tesi delle opposizioni sulla questione della nomina, duramente criticata a Palazzo Cernezzi nell’ultima seduta comunale, di Francesco Cattaneo, sindaco di Rovellasca, ad assessore e vicesindaco di Como.
«Il prefetto – ha dichiarato Supino – ha riconosciuto la validità delle nostre posizioni alla luce della giurisprudenza e ha spiegato di avere chiesto al Ministero dell’Interno un parere dirimente». «Non si può essere, in base al testo unico degli Enti locali – ha aggiunto Iantorno – sindaco di un Comune e vice di un altro, perché il vice “può ricoprire il ruolo di sindaco, in caso di impedimento del titolare” e la legge vieta la possibilità di esser sindaci di due Comuni. Anche l’assessorato a Como è poi incompatibile con la carica di sindaco di Rovellasca, in quanto l’assessore deve avere i requisiti di eleggibilità al Consiglio comunale e per legge un sindaco di un altro comune non ha tale requisito, essendo a sua volta anche consigliere e non si può essere consiglieri di due Comuni diversi. Si tratta quindi di incompatibilità assoluta ed originaria».
I rappresentanti della minoranza hanno inoltre illustrato le ragioni politiche e etiche che rendono loro intollerabile quanto avvenuto.
Cattaneo ha dieci giorni di tempo dalla nomina, avvenuta venerdì 19 settembre, per chiarire la sua posizione e prenderà molto probabilmente una decisione definitiva dopo un incontro in Prefettura mercoledì 24 settembre, quando dovrebbe essere pervenuta un’indicazione da parte del Ministero. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sabato 20 settembre alla fiera dell’Isola che c’è si è tenuto l’incontro Partecipazione e cittadinanza attiva

Il seminario ha concluso il percorso Municipi sostenibili, realizzato all’interno del progetto Quotidiano sostenibile 2008, promosso dal Coordinamento comasco per la Pace, da l’Isola che c’è e dall’Associazione del volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato e sostenuto finanziariamente dalla Fondazione Cariplo.

Partecipazione e cittadinanza attiva ha proposto a cittadini e amministratori il confronto e la discussione di esperienze virtuose di gestione del territorio.
Martino Villani, direttore del Csv, in apertura ha motivato ai presenti (una trentina di persone) la decisione di inserire nel programma della Fiera il quarto appuntamento del percorso “Municipi sostenibili”: «Il percorso – rivolto ad amministratori e cittadini, ha offerto riflessioni su: metodi e significati della partecipazione ed esperienze di progetti di cogestione delle scelte amministrative – è coerente con l’idea che l’Isola che c’è, oltre che fiera sia anche uno spazio che propone ai visitatori l’assunzione di comportamenti co-responsabili relativamente alle scelte ed alle modalità di risposta ai bisogni sia personali che del territorio in cui viviamo».
La prima relatrice, Marianella Sclavi, esperta di arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti e docente di Etnografia Urbana alla I Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha chiarito che percorsi di reale partecipazione non diminuiscono i conflitti ma li ampliano. Ed è forse questo il motivo per cui molti amministratori temono i processi partecipativi, abituati come noi tutti a prendere, tra interessi differenti, decisioni a maggioranza. Per trovare soluzioni creative sono indispensabili tempi lunghi (non si inventano su ordinazione) e porsi in un atteggiamento di ascolto attivo (tutti hanno ragione e nessuno ha torto). Si moltiplicano così le proposte di soluzione di un problema. Tra le proposte emerse non ce ne sarà una vincente, ma tutte saranno utili per modificare le altre. Trovato l’accordo su una ipotesi risolutiva questa sarà consegnata agli amministratori perché è il potere politico che ha l’ultima parola.
Gilberto Macaluso che è stato responsabile delle politiche di promozione della qualità della vita a Mogliano Veneto (Tv), dopo una breve storia del welfare in Italia, ha sottolineato la drammaticità dello stato in cui versano la partecipazione e la democrazia e ha fornito una lettura critica della situazione attuale nella quale le amministrazioni si comportano di fronte ai bisogni sociali come se fossero una banca: non soddisfano diritti, pur sanciti nella Costituzione; attribuiscono incapacità a chi ha necessità che il suo reddito venga integrato; fanno bandi di concorso che mettono in competizione tra loro i soggetti. Per un’amministrazione è molto più sano coalizzare i cittadini piuttosto che farli competere tra loro. Per accedere a fondi pubblici, la competizione è la modalità di azione anche delle associazioni di Terzo settore che forniscono servizi sociali. A questa idea di competizione tra le sfortune si è aggiunto un problema politico: di fronte all’amministrazione pubblica incapace di assumere decisioni è stato dato maggiore potere ai sindaci che però non hanno strumenti, anche perché alcuni processi hanno implicazioni globali e passano sulle teste dei Municipi. L’atteggiamento di delega è passato anche all’interno dei partiti (anche di quelli di centro sinistra) dove negli scorsi anni è cresciuto il “paternalismo partecipativo”, la finta richiesta di partecipazione (“ti ascolto, ma poi decido io che lo so fare meglio”). Questo ha frustrato il desiderio di attivarsi di cittadine e cittadini. L’idea che di fronte a situazioni complesse il potere concentrato nelle mani di una sola persona è una semplificazione insensata. Macaluso ha concluso il suo intervento auspicando che prima di interrogarsi sull’ ingegneria partecipativa si riprovi tutti a sognare che sia possibile la partecipazione democratica.
Rinaldo Giordani che a Priverno (Lt), ha introdotto il bilancio partecipativo nell’amministrazione comunale ha chiarito la differenza tra bilancio partecipato – l’amministrazione fa da guida nascondendo scelte preconfezionate – e bilancio partecipativo che restituisce ai cittadini elettori una parte del potere decisionale, introducendo atti amministrativi che danno spazio alla volontà di partecipazione e di condivisione. L’obiettivo durante il primo mandato elettorale è stato di sperimentare la democrazia diretta, modificando lo statuto comunale e prevedendo momenti di partecipazione attiva. Per favorire il processo partecipativo sono stati investiti fondi ed energie nella comunicazione sociale porta a porta. A Priverno si è istituito un ufficio apposito per creare un’interazione diretta con la popolazione e dei tavoli di partecipazione che hanno permesso ai cittadini di seguire e partecipare attivamente a tutte le fasi decisionali. Il relatore ha concluso con l’auspicio che si riesca a creare un sistema integrato di partecipazione.
Noemi Colombo, collaboratrice del Comune di Monterotondo e della Regione Lazio ha esposto un altro esempio di bilancio partecipativo, senza nascondere che il problema principale è l’abitudine alla delega: la democrazia rappresentativa di fatto isola le persone che non sono stimolate alla partecipazione diretta perché sentono di non avere possibilità decisionali. Per sollecitare la partecipazione, la Regione Lazio si muove su due piani: rendendo leggibile e comprensibile il bilancio e favorendo l’accesso dei comuni alle decisioni relative alle opere pubbliche e allo sviluppo locale.
Bruna Cantaluppi del coordinamento politico di Fabrica Ethica, un laboratorio nato nell’ambito della certificazione della responsabilità sociale d’impresa in Toscana, dove la Regione Toscana ha adottato la creazione di una certificazione per le imprese rispettose dei diritti delle persone e dell’ambiente. Sono state certificate 296 industrie che sono state in grado di mostrare la propria tracciabilità sociale. Oltre a Fabrica Ethica sono attivi un progetto di certificazione della filiera della pelle (Felatip) e un progetto per il microcredito (Smoat).
L’iniziativa si è conclusa con un dibattito “partecipato” sulle tematiche proposte da relatrici e relatori. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

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