Politica

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 16 febbraio

 

cernezzi2Le grandi mostre s’hanno da fare. Dopo otto sedute, di cui una andata deserta, alle 4.30 del mattino di martedì 17 febbraio è stata approvata grazie ai voti della maggioranza del Pd e dei Socialisti la delibera sulle grandi mostre. La città può finalmente vivere serena, riprendere a respirare superare il groppo alla gola che le impediva di deglutire pensando che la Delibera non passasse. Si consuma l’ultimo atto di una farsa vissuta con uguale capacità teatrale da maggioranza e opposizioni.

 

Ricordo trasversale per la scomparsa dell’ex assessore Beppe Santangelo nel Consiglio comunale di lunedì16 febbraio, da Luca Gaffuri, Pd, a Donato Supino, Prc, passando per Vittorio Mottola, Pd, e Alessandro Rapinese, Area 2010, fino ad arrivare al sindaco ne hanno tracciato la figura e l’impegno per la città di Como.

Bruni ha ripercorso la carriera politica di Santangelo ed il Consiglio ha tenuto un minuto di silenzio in suo ricordo.

Un altro lutto è stato ricordato prima dell’inizio della seduta da parte di Supino che ha delineato la storia di Perugino Perugini, esponente dell’Anpi comasca, ex partigiano, uno tra i fondatori del Cna, attivo nel mondo del cooperativismo.

Il sindaco ha affermato di avere le dimissioni degli assessori Gatto e D’Alessandro, ma non ancora quelle di Colombo, che spera siano in suo possesso entro mercoledì, quando scadranno i termini per osservazioni e controdeduzioni e la procedura di revoca degli incarichi sarà perfezionata. «Credo che il sindaco debba comunicare le motivazioni della revoca» ha chiesto Gaffuri, di tutt’altro parer il primo cittadino per cui si è iniziato un procedimento che non ha ancora raggiunto il risultato e la relazione avverrà solo alla fine del tutto.

Anche le aperture nei giorni festivi hanno avuto spazio nelle preliminari «una forzatura – per Gaffuri – perché è intervenuta in un momento di virtuale vacanza dell’assessorato al commercio». Un atto non urgente per i consigliere dato che «l’unica scadenza imposta dalla legge regionale in materia, oltre la quale il Comune non può più decidere circa le aperture domenicali e festive, è il 30 novembre».

Contrario soprattutto per quella del 25 aprile Supino. «Una data da ricordare in maniera assoluta» da togliere dalle aperture «per permettere di partecipare alla festa della Liberazione dal nazifascismo».

Il Consiglio è tornato quindi sulla delibera delle grandi mostre con Lega, An e parte di forza Italia che hanno fatto ostruzionismo, prendendo il più possibile la parola, esaurendo tutto il tempo a disposizione, oltre che presentando subemendamenti.

La maggioranza delle minoranze ha invece sostenuto la parte della maggioranza che ha proposto la delibera ed ottenuto l’approvazione di un articolato emendamento sulla stessa comprendente anche di «avviare un percorso di costruzione di una fondazione» per la gestione degli eventi e di una consulta della cultura «Un accordo palese – per Marco Butti, An – Siamo amareggiati che a noi, membri della maggioranza, non sia stato dato ascolto mentre ad altri sì».

All’opposizione di maggioranza è passato solo un emendamento, proposto da Emanuele Lionetti, Lega, sulla valorizzazione del patrimonio italiano e comasco con particolare riferimento ai razionalisti.

Bocciati gli emendamenti di parte della maggioranza sulla gratuità delle esposizioni per i cittadini comaschi, sulla diminuzione dei biglietti omaggio, sull’istituzione di una commissione di controllo sulle spese dell’assessorato e la maggior parte dei subemendamenti proposti.

Frattura nelle minoranze con Area 2010 e Prc smarcati dal Pd e Supino che ha attaccato «questo modo di fare con un accordo bloccato».

Arrivati alla mezzanotte i liberal di Forza Italia, Carlo Ghiri, Popolari liberali, Per Como, Pd ed il sindaco hanno votato per la continuazione ad oltranza della seduta con 23 voti. Tutti gli altri sono usciti per cercare di far venire meno il numero legale.

Il Consiglio, tutto ripiegato su se stesso e su una bizzarra percezione della realtà che lo ha portato a credere che questo fosse il tema centrale dirimente e quasi esclusivo a cui dedicarsi si è sviluppato sfiorando i confini della realtà, del paradosso e a tratti il paranormale. Certamente una delle pagine meno sensate della vita amministrativa lariana.  Sull’ordine del giorno proposto da Claudio Corengia, An, per interessare il sindaco a chiedere finanziamenti l ministro Bondi per l a mostra, dopo gli apprezzamenti di questi per le esposizioni a Villa Olmo è quindi, alle 3.10 del mattino, venuto meno il numero legale, dopo che An, la Lega, parte di Forza Italia, tra cui il sindaco, Area 2010, Prc, e Pierangelo Gervasoni per i Popolari liberali hanno abbandonato l’aula.

Dopo il quarto d’ora da regolamento grazie a Pd e Vincenzo Sapere per i socialisti, con 21 presenze, è potuto riprendere il Consiglio ed è stata quindi approvata la proposta di Corengia, così come quella successiva per una diversa raccolta degli sponsor da affidarsi ad esperti del settore.

La delibera è stata così votata all’alba delle 4.20 del mattino con i soli voti favorevoli dei liberal di Fi e del Pd. Contrari Prc, Lega, Area 2010, parte di Fi. Astenuto il sindaco. Hanno abbandonato l’aula Gervasoni ed in dissenso con i propri gruppi Corengia e Francesco Pettignano, ultimi rimasti di An, Lionetti, e Mario Molteni, Pd. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sfiducia

I firmatari della mozione di sfiducia al sindaco Stefano Bruni hanno chiarito giovedì 12 febbraio in una conferenza stampa le motivazioni che li hanno portati a questo passo. Una denuncia dell’immobilismo a cui Palazzo Cernezzi è stato costretto dalle lotte di potere interne alla maggioranza.

«Il sindaco è riuscito ad inimicarsi la stragrande maggioranza dei consiglieri di Forza Italia – ha precisato Luca Gaffuri, Pd – con ormai dieci di loro che si sono staccati dalle linee dell’attuale amministrazione», anche sul reimposto il capogruppo del Pd ha aggiunto che due assessori sono stati rimossi senza aver dato una motivazione ai cittadini senza osservazioni di merito sul loro operato. Lapidario Alessandro Rapinese, Area 2010, «Bruni rappresenta una minaccia per la città» tanto che «per avere il consenso dei suoi consigliere deve comprarlo dando poltrone». Per l’esponente di Area 2010 la mozione poi sarà fondamentale per chiarire chi è a favore e chi è contro all’attuale amministrazione «chi voterà a favore del sindaco poi non si lamenti e taccia per sempre». Il Pd si presenterà con dei banchetti in città nei prossimi sabati e chiederà il parere dei cittadini su questa Giunta, contemporaneamente Rifondazione si attiverà parallelamente il suo consigliere comunale Donato Supino ha rivendicato la primogenitura dell’idea di una mozione di sfiducia e espresso la propria amarezza per il mancato accordo fra le minoranze sulle grandi mostre ancora in discussione. Anche Luigi Bottone, Udc, uno dei due esponenti della maggioranza, l’altro è stato Emanuele Lionetti, Lega, che ha permesso di poter garantire i numeri per presentare la mozione, attacca il sindaco: «Cosa ha fatto il sindaco per la Ticosa, il Sant’anna la Trevitex? Non c’era neanche la comunicazione in maggioranza, avete sentito poi a margine dei Consigli i litigi e gli insulti, e su questo il sindaco non si è fatto un esame di coscienza». Bottone difende l’assessore Gatto che per lui ha avuto il coraggio di rendere pubblici il modo di rapportarsi di Bruni con gli esponenti della maggioranza. «Gatto ha detto di avere intenzione di querelare il sindaco – così Marcello Iantorno, Pd – Vuol dire che ci sarà un altro membro della Giunta indagato. Presenteremo una mozione di sfiducia». Ironico Gaffuri sulle dimissioni richieste a Colombo: «non è né sfiduciato, né indagato, probabilmente non può far parte di questa amministrazione, oltre tutto ha avuto una capacità di dialogo sul Bilancio trovando un accordo con le minoranze su alcuni emendamenti».

Oltre duecento per democrazia e Costituzione

Oltre duecento persone al presidio martedì 10 febbraio dalle 17.30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como in difesa della democrazia e della Costituzione organizzato dall’Arci di Como.

Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Sante Fraternizzi. Grande compostezza, grande unità di intenti e grande preoccupazione per la democrazia in Italia attaccata dal governo Berlusconi sia con la promulgazione di vere e proprie leggi razziali che con lo scontro sempre più violento con le istituzioni con l’attacco al presidente della Repubblica reo di tentare di resistere allo strapotere delle destre e di difendere la Costituzione. Si sono trovati in via Volta a Como rispondendo all’appello dell’Arci oltre duecento persone. Tra essi esponenti delle sinistre, del sindacato confederale e di quello di base, della società civile del mondo della cooperazione e del volontariato. Interessante anche la presenza di giovani universitari che hanno voluto dimostrare la loro sensibilità al tema della difesa della democrazia e della Costituzione. Una delegazione formata dal presidente dell’Arci Enzo D’Antuono, da Nicoletta Pirotta (Prc), Licia Badesi (ex parlamentare ed esponente del Comitato per la difesa della Costituzione), Leo Ceglia (Cgil), Thierno Gaye (associazione antirazzista e interetnica 3 febbraio, Erba) è stata ricevuta dal prefetto Sante Fraternizzi che si impegnato a riferire al governo la gravità delle preoccupazioni esposte dai manifestanti.

L’Arci per la democrazia e la Costituzione

Presidio martedì 10 febbraio dalle 17.30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como in difesa della democrazia e della Costituzione organizzato dall’Arci di Como.

«Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi, con l’approvazione del decreto Sicurezza al Senato e lo scontro istituzionale col presidente Napolitano sul “caso Eluana”, segnano un’accelerazione del processo di edificazione dello stato razzista e autoritario – si legge in un comunicato dell’Arci provinciale comasca – Di fronte a tale situazione l’Arci ritiene indispensabile che i cittadini che non la condividono facciano sentire la propria voce e si mobilitino in prima persona». «Con la Maratona per i diritti umani che si è conclusa il 10 dicembre 2008, l’Arci ha posto come premessa alla sua azione l’articolo 0: “Io sono perché siamo”. La violenta azione del governo Berlusconi tesa a distruggere e vanificare i valori della Costituzione attacca proprio quegli aspetti che hanno fino ad ora permesso al nostro paese di considerarsi civile e sui quali si basa l’operato della nostra associazione – continua il testo che poi esplicita – L’azione combinata del governo delle destre xenofobe e integraliste italiane ci sta imponendo: – leggi razziali, già passate al Senato, che rappresentano un disposto tale da creare un vero e proprio sistema di apartheid nei confronti dei cittadini immigrati e cancella l’universalità dal diritto alla salute per quelle donne e quegli uomini colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno, arruolando i medici ad una impropria e odiosa funzione di polizia; – l’attacco alla democrazia con la mortificazione del diritto e l’imposizione con la forza della maggioranza di provvedimenti finalizzati esclusivamente alla dimostrazione di un potere senza limiti; – l’uso strumentale dei drammi delle persone come strumento mediatico in dispregio alla “pietas” al diritto e persino al rispetto della morte evento naturale del percorso umano. Ma noi non dimentichiamo l’articolo 0 e chiamiamo la popolazione a difendere la nostra umanità convinti di essere stragrande maggioranza nel Paese». Per questo l’Arci di Como si è impegnata a dare «vita con l’arcipelago di associazioni, gruppi politici, movimenti che condividono i valori fondanti della Costituzione italiana a una serie di iniziative per contrastare adeguatamente l’azione violenta delle destre e far sì che non ci si debba vergognare di essere italiani». Ed il primo appuntamento è l’invito a «tutte e tutti al presidio contro le leggi razziali e a sostegno dell’azione del Presidente della Repubblica che ha rifiutato di emanare provvedimenti incostituzionali, ingiusti e lesivi della dignità umana» di martedì 10 febbraio alle 17.30 avanti alla Prefettura in via Volta a Como. Per informazioni tel. 031.264921.

Difendere la Costituzione

Il Comitato per la di fesa della Costituzione di Como ha scritto al prefetto di Como Sante Fraterlizzi. Il testo integrale della lettera resa pubblica l’8 febbraio.

il Comitato per la Difesa della Costituzione di Como esprime la sua forte preoccupazione per gli avvenimenti che si stanno verificando in questi giorni e cioè per l’intervento del Presidente del Consiglio che ha tentato di rendere inefficace una legittima sentenza della Corte di Cassazione.

Peraltro sulla legittimità della pronuncia nel merito, e in assenza di legge, c’è già stata una puntuale decisione della Corte Costituzionale.

Il Capo dello Stato ha giustamente ritenuto di non promulgare tale decreto, ritenendolo contrario al dettato della Carta Costituzionale.

Ne è seguita la proposizione, da parte del Governo, di un disegno di legge che aveva il medesimo contenuto del decreto legge respinto e si è ipotizzata, da parte del Presidente del Consiglio, la convocazione ad horas delle Camere per approvarlo in via d’urgenza. Quasi una sfida al Quirinale potremmo concludere.

Di fatto si tratta di una decisione formale del Consiglio dei Ministri che non tiene in nessun conto la divisione costituzionale dei poteri; che ignora una sentenza della Corte di Cassazione: questo atto è una forzatura del dettato costituzionale al limite dell’eversione, pone in essere una pluralità di attegiamenti che qualificano l’azione dello Stato come contraddittoria e incerta.

Di tutto questo siamo preoccupati, perchè vi leggiamo il tentativo di mettere in discussione i principi fondativi stabiliti dal patto civile che i costituenti intesero dare al Paese.

In uno Stato di diritto qualunque sentenza definitiva deve essere rispettata. Altrimenti viene messo in discussione l’intero sistema giuridico, con danno assai grave del tessuto e dell’ordine sociale.

La Costituzione è un fondamento valido e permanente in cui tutti i cittadini si identificano; pertanto chiediamo agli italiani e a tutti i residenti nel nostro Paese di sostenere l’operato del Capo dello Stato facendo sentire la propria voce. Il Capo dello Stato è sempre il garante della Carta fondamentale, anche in questo momento difficile della nostra Repubblica.

Leggi razziali. D’Antuono: “Mi vergogno di essere italiano”

Un appello al mondo dell’associazionismo e della sinistra dal presidente dell’Arci comasca contro il nuovo Testo unico sull’immigrazione. Di fronte alla barbarie dilagante nelle leggi razziali del governo D’antuono è amareggiato: «Mi vergogno di essere italiano»

 

Il presidente dell’Arci provinciale di Como, Enzo D’Antuono, lancia un appello «a tutte le associazioni e alle forze politiche ad unirsi, al di là delle differenze, per far sentire la voce del popolo italiano che non ci sta ad accettare i provvedimenti razzisti che caratterizzano il Testo unico sull’immigrazione».

«Un testo – ha proseguito D’Antuono – che segna un’ulteriore tappa del processo di costruzione di uno stato razzista».

Quella in corso è per l’esponente dell’Arci una lotta contro i poveri che segue una filosofia vessatoria contro le persone in situazioni di disagio con provvedimenti «come la schedatura dei clochard e l’aumento del costo dei permessi di soggiorno, che per una famiglia di quattro persone toccherà i mille euro, denaro che consentirebbe di aiutare i loro parenti nel paese di origine».

Una situazione preoccupante per D’Antuono che ripone comunque le proprie speranze nella «grossa fetta di italiani che non ci sta anche se non riesce a farsi sentire».

«In certi casi mi vergogno di essere italiano» ha concluso ribadendo l’impegno per uno forzo culturale e sociale a sostegno dei più deboli con un’ulteriore intensificazione dell’impegno dell’Arci, da sempre attiva su questi temi.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 2 febbraio 2009

cernezzi1La maggioranza non riesce a garantire la presenza. Deserta la seduta del Consiglio comunale di lunedì 2 febbraio rinviata la discussione sugli emendamenti alla delibera sulle grandi mostre. La neve al centro delle preliminari. Franco Fragolino ha letto un appello, invitando gli altri consiglieri ad aderirivi, contro l’emendamento della Lega, che vuole eliminare il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, ricordando che il sistema sanitario ha contribuito a ridurre le malattie fra gli immigrati mentre ha definito il nuovo provvedimento come «inutile e dannoso» data l’esclusione dal sistema sanitario di una parte della popolazione che o non si curerà o si rivolgerà ad una sanità parallela fuori dal controllo statale. «Stamattina i bus circolavano senza catene ed il pomeriggio, quando le neve è andata via, avevano le catene – ha detto Donato Supino, Prc, dopo i disservizi del trasporto pubblico dopo la nevicata – Una volta quando i trasporti erano pubblici c’era una squadra di meccanici che, con un camioncino andavano a mettere le catene ai mezzi in tutta la città, senza far fermare i bus». Il consigliere di Rifondazione ha quindi chiesto all’assessore Caradonna una verifica con l’azienda ai trasporti anche per quanto riguarda la sicurezza date le corse effettuate senza catene con rischi per i passeggeri. Della neve hanno parlato anche Vittorio Mottola, Pd, chiedendo la spalatura dei marciapiedi, e Luca Gaffuri, Pd, per cui le strade non sono state pulite in tempo dimostrando che «il Comune non ha un rapporto efficace con le imprese per la pulizia». «Non so dove vive lei, in un altro mondo» ha risposto a caldo l’assessore Caradonna per cui, quando ha avuto la parola, «i mezzi del Comune sono usciti con efficacia», chiedendo di fare un raffronto coni Comuni limitrofi. «Anch’io reputo inaccettabile quello che è successo – ha poi dichiarato per quanto riguarda Asf – una situazione non giustificabile» anche perché, ha aggiunto, tutti hanno dato per scontato che la situazione sarebbe stata affrontata in maniera perfetta come le volte precedenti. Gaffuri ha ricordato la scadenza dei bandi regionali per l’accessibilità e lo sviluppo dei trasporti e dell’interazione fra la mobilità urbana e interurbana, sottolineando gli interventi possibili, come posteggi di interscambio, per una soluzione non parziale di situazioni come quelle delle stazioni di Camerlata e di Albate – Camerlata. Mottola ha riproposto il caso di via Vela a Ponte Chiasso esibendo un cartellone con le foto del degrado, intitolato Via Vela Porta d’Europa, il degrado e i topi. «Temo non ci sia più vergogna» ha detto Mario Lucini, Pd, riferendosi alle notizie sulla stampa locale sul rimpasto in Giunta, allibito anche delle informazioni sull’area Sant’Anna, con interventi per quattro torri di 26 metri, di cui i consiglieri non sono stati informati in quello che ha definito «l’assordante silenzio del Comune di Como». Finite le preliminari alle 20.58 è iniziato l’appello, tre minuti più tardi la seduta è stata dichiarata deserta. Uscite le opposizioni, in aula erano presenti i liberal di Forza Italia, che si erano ritrovati in riunione già prima del Consiglio, il sindaco, l’Udc, la maggior parte del gruppo di An e Ghirri del Gruppo misto, per un totale di 18 consiglieri insufficienti per il numero legale. Della maggioranza, su otto assenti, mancava l’intero gruppo della Lega. Ad onor del vero alcuni consiglieri sono sopraggiunti alla spicciolata quando ormai la seduta era stata dichiarata sciolta. Nonostante il rinvio dell’ennesimo Consiglio sulle grandi mostre, una delibera che era stata definita con carattere di urgenza, che tiene banco ormai da due settimane e che ritornerà lunedì 9 febbraio, il clima era piuttosto disteso fra i banchi della maggioranza. I liberal e le minoranze hanno approfittato della serata per riunirsi e discutere il da farsi anche in previsione dei cambiamenti in Giunta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di como di mercoledì 21 gennaio 2009

 

cernezziDenunciata dalle minoranze la beffa della Social card e lo scandalo di tre assessori inquisiti. Solidarietà. Poi il Consiglio si occupa ancora delle Grandi mostre con i consueti esercizi di fronda del centro destra. Il Consiglio comunale di mercoledì 21                                  gennaio si chiude ancora senza una decisione.

«Dov’è la Provincia di Como? Dov’è il Comune? Quando ci sarà un accordo per Expo 2015?» ha chiesto, nelle preliminari del Consiglio comunale di mercoledì 21 gennaio, Luca Gaffuri, Pd, in seguito all’accordo fra il sindaco di Milano ed il Comune di Campione d’Italia per l’evento che coinvolgerà il capoluogo lombardo, e non solo, fra sei anni.

Pasquale Buono ha invece chiesto chiarimenti sull’utilizzo dei posteggi riservati, per le attività istituzionali, ai consiglieri comunali chiedendo maggiori controlli.

Ha parlato di «beffa», a proposito della Social Card, Franco Fragolino del Pd sottolineando la differenza fra il numero di tessere consegnate fra il Meridione e l’Italia settentrionale e ricordando che su 3 mila persone sotto la soglia di povertà nella provincia comasca solo 1.063 al 15 di gennaio hanno ricevuto la Social Card. Dati che gli hanno fatto affermare che un sistema centralizzato come quello attuato non possa capire le esigenze del territorio e che sarebbe stato meglio affidarsi a chi opera in ambito locale.

Vittorio Mottola, Pd, ha denunciato la situazione dei ragazzi del centro socio educativo delle serre di Mogano: «Gli abbiamo tolto l’acqua, poi le borse lavoro ed ora chiediamo l’Isee per l’eventuale eliminazione della mensa».

«Abbiamo tre assessori sottoposti ad indagine per fatti connessi alle funzioni pubbliche esercitate e anche tre dipendenti comunali, tra cui un capo di gabinetto – ha esclamato Marcello Iantorno del Pd – per questo chiediamo di trattare la nostra proposta sulla moralità». Una delibera già presentata e per accantonata che dovrebbe essere discussa giovedì 29 gennaio. Il consigliere democratico ha poi chiesto l’autosospensione entro sette giorni per il vicesindaco, nell’occhio del ciclone per il caso dei rimborsi chilometrici quando era in Provincia, se no le minoranze presenteranno una mozione di sfiducia. Pronta la reazione di Roberto Rallo, Fi, che ha espresso la propria solidarietà a Cattaneo riconoscendogli il merito di avere posto la questione delle sue dimissioni.

Aperti i lavori il dibattito consiliare e ritornato sui chiarimenti alla delibera proposta da una parte di Forza Italia e dall’Udc sulle grandi mostre.

Una serie di precisazioni tecniche sulle modalità di presentazione della delibera sono venute dai banchi della maggioranza con Veronica Airoldi, Fi, mentre da più voci sono state chieste precisazioni economiche e soprattutto è stato posto il problema degli sponsor.

Per l’assessore Gaddi quelli storici hanno dato la propria disponibilità a contribuire alla mostra del 2009, ma non ci sono impegni scritti, «che di norma si fanno dopo la firma dei contratti con i prestatori» ha precisato.

Frecciate sono arrivate da Marco Butti, An, che ha chiesto un cambiamento di metodo nella gestione, con l’ipotesi di nascita di una fondazione, e ha citato agenzie di raccolta di sponsorizzazioni. Caustico anche Giampietro Ajani, Lega, che ha attaccato pesantemente l’assessore alla cultura.

Luigi Bottone, Udc, uno dei firmatari della delibera ha difeso a spada tratta le grandi mostre tanto da affermare che «non fare le mostre equivale ad impedire la cultura», attaccando chi nella maggioranza a suo dire vuole scaricare ogni responsabilità su Gaddi e per questioni come la vendita della Ticosa, sempre posticipata, non si straccia le vesti.

Accordo per sostenere le mostre bipartisan: «per il sesto anno di seguito mi accingo a d appoggiare l’avventura delle mostre» ha dichiarato Bruno Saladino, Pd, al di là di chi afferma che così possa fare da stampella alla maggioranza ha precisato.

Donato Supino, Prc, ha spostato l’attenzione sulle priorità da dare alla politica cittadina ricordando le priorità sociali, «il Comune ha tagliato 116 mila euro alla Ca’ d’industria!».

Una priorità condivisa da Roberto Tenace , An, che ha chiesto un maggiore coinvolgimento delle categorie interessate alle mostre.

Mario Lucini, Pd, ha ricordato quindi l’approvazione delle precedenti mostre facendo dei parallelismi con quella di Picasso, ed il buco che il Comune aveva dovuto coprire dopo il ritiro del Ministero dei beni culturali, citando un ordine del giorno, allora approvato all’unanimità, che imponeva di mettere nei contratti con Csu di specificare il budget comunale e che in caso di sforamento avrebbe provveduto l’azienda di via Giulini, una formula che non è stata ripresa negli ultimi contratti.

Bruno Magatti, Paco, si è chiesto «ma se è vero che ci sono stati 1,9 milioni di indotti, dove sono i beneficiari  che dovrebbero essere qui alla porta a dirci di andare avanti?». Il capogruppo di Paco ha poi invitato Gaddi a diventare un direttore artistico di mostre, un lavoro in cui non avrà sicuramente tutti i grattacapi che lo coinvolgono in quanto assessore ed ha svolto un discorso più in generale sul finanziamento alla cultura.

Per ultimo Gaffuri ha affermato l’importanza della scadenza annuale delle mostre anche in prospettiva per arrivare all’Expo anche per caratterizzare Como in campo culturale perché la città non diventi una periferia di Milano.

La seduta si è conclusa data l’ora tarda e la discussione verrà aggiornata a lunedì prossimo in cui saranno in discussione anche tre emendamenti proposti da una parte della maggioranza, per ridurre le spese a 280 mila euro, prendere l’impegno di realizzare il programma elettorale (tra i firmatari anche il sindaco) e non il Piano culturale proposto dall’assessore alla Cultura, e l’assunzione dei rischi di economici da parte della società affidataria. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 20 gennaio 2009

cernezzi2Palazzo Cernezzi ingessato non conclude quasi nulla nella seduta di lunedì 19 gennaio dedicata al Sant’Anna.


Il discorso in ricordo di don Renzo Beretta fatto dal sindaco Bruni, dopo la messa in ricordo tenutasi a Ponte Chiasso, viene citato nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 19 gennaio sia da Luigi Bottone, Udc, che da Mario Molteni, Per Como. Entrambi i consiglieri hanno chiesto al primo cittadino comasco un atto di coerenza. «Se l’esempio da seguire è quello di don Renzo – ha dichiarato Molteni – credo che l’azione conseguente sia l’apertura del dormitorio per i senza tetto tutto l’anno», contrariamente alle prese di posizione sulla stampa locale di Bruni a riguardo del referendum proposto in proposito.

Sui senza fissa dimora e la situazione del centro di Prestino, che non era stato pensato per loro bensì per altre categorie disagiate è poi intervenuto Bruno Magatti di Paco.

Emanuele Lionetti, Lega, ha messo in evidenza la situazione della polizia locale «Basta elogi non accompagnati da riconoscimenti economici!» ha tuonato spiegando che, date le maggiori retribuzioni i vigili com’aschi dopo essersi formati nel capoluogo lo abbandonano per i Comuni limitrofi. Il suo collega di partito Giampiero Ajani ha invece ricordato la figura di Gianfranco Miglio e chiesto di sbloccare l’iter per intitolargli una via o una piazza.

Prima di iniziare i lavori, su proposta di Marcello Intorno del Pd, è stato tenuto un minuto di raccoglimento per tutte le vittime civili, palestinesi e israeliane, nell’area definita come Terrasanta.

Le prime due delibere all’ordine del giorno sono quindi state ritirate dai proponenti perché la Giunta si è attivata per accoglierle. La prima di Carlo Ghirri, Gruppo misto di maggioranza, chiedeva il rifacimento del divisorio in metallo in via D’Annunzio vicino a piazzale Giotto. La seconda di Donato Supino, Prc, per il ripristino della linea 3 del servizio di trasporto pubblico urbano a cui ha in parte risolto il prolungamento della linea 6.

L’assessore D’alessandro ha poi sospeso due delibere, che verranno affrontate dopo «un’ulteriore analisi e valutazione», in seguito ad una lettera di un dirigente comunale che richiamava il parere della vecchia Commissione paesistica. Un parere che era già stato espresso un mese e mezzo fa e che era già stato affrontato dalla Giunta e dalla Commissione urbanistica. L’ulteriore proposta di slittamento ha fatto esclamare Mario Lucini, presidente di quest’ultima commissione: «Stiamo superando i limiti del grottesco, della farsa, dell’avanspettacolo». Per il consigliere del Pd tutte le carte erano già disponibili e la maggioranza non può dopo che gli organi competenti hanno già espresso il proprio parere cambiare all’ultimo parere: «se la maggioranza non c’è tolga il disturbo!» ha concluso.

Il Consiglio è così ritornato a discutere della delibera di indirizzo, proposta dalle minoranze, per mantenere una cittadella sanitaria nella zona dell’attuale Ospedale Sant’Anna e il collegamento del G.B. Grassi a piazza Camerlata. Luca Gaffuri, Pd, ha ripercorso la storia della delibera e dei tentativi di Infrastrutture lombarde di definire i piani di sviluppo della città. La proposta è stata accolta da tutto il Consiglio tranne la Lega e il sindaco, ma in ogni modo non contiene le percentuali di indirizzo per la destinazione dell’area e quindi rimane valido il referendum popolare a cui verranno chiamati a rispondere i cittadini comaschi.

A Palazzo Cernezzi si è poi deciso di invertire i lavori e di posticipare la discussione sul regolamento degli impianti di videosorveglianza e affrontare la delibera sulle grandi mostre proposta da una parte dei consiglieri di maggioranza, sette di Forza Italia e il capogruppo dell’Udc. Pasquale Buono, Fi, ha presentato il documento che chiede di «condividere le linee di indirizzo del progetto delle Grandi mostre contenute nel Piano strategico di Como città della Cultura», allegato al documento, spese «nella misura massima di euro 400 mila annue» e «l’affidamento della gestione organizzativa dell’evento alla società Como servizi urbani».

È iniziata così la fase dei chiarimenti e i consiglieri hanno iniziato a fare le domande le più disparate concentrandosi particolarmente sugli aspetti economico – finanziari per una mostra per il 2009 per cui si prevede una spesa di 1,4 milioni di euro. Trasversale la critica alla gestione del rapporto economico con Csu ed il ripianamento dei buchi nel suo bilancio con interventi di Palazzo Cernezzi.

E proprio le fotocopie dei fogli excel con la parte economica, poste negli allegati della delibera, sono saltate nella distribuzione dei documenti rendendo impossibile la discussione e facendo quindi aggiornare la seduta a mercoledì prossimo. Qualcuno sottovoce si è chiesto «se questo è l’esempio di come si gestirà la mostra… Andiamo bene!». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Lurate Caccivio non è razzista

 

_1152156Successo della manifestazione contro il razzismo in solidarietà con i proprietari dell’esercizio commerciale dato alle fiamme. L’iniziativa convocata in fretta ha raccolto la sera di giovedì 15 gennaio una cinquantina di persone, molti i giovani.

Dopo l’attentato alla lavanderia in via di apertura a Lurate Caccivio di proprietà di una famiglia cingalese si è mobilitata la società civile del paese con una fiaccolata – presidio davanti al luogo dell’incendio fra le 21 e le 22 di giovedì 15 gennaio. «È andata bene, una cinquantina di persone per una manifestazione indetta all’ultimo minuto e per cui è stata fatta girare la voce con sms, e-mail e Facebook – ha spiegato Angelo Rizzo consigliere comunale di maggioranza – abbiamo fatto una fiaccolata e mostrato uno striscione con la scritta “Lurate Caccivio non è razzista”». Così come era scritto anche sui volantini distribuiti a firma Un gruppo di cittadini di Lurate Caccivio che spiegavano l’intenzione di «esprimere la nostra solidarietà alla famiglia vittima di questo episodio e a tutti i migranti che vivono nel nostro territorio e che si sono sentiti offesi da questo atto di razzismo».

Un gesto che avrà anche un risvolto politico «domani il sindaco Emilio Botta, che è stato presente al presidio, ha convocato una riunione di maggioranza e gli ho già esplicitato che proporrò un ordine del giorno sull’argomento» ha detto Rizzo che ha spiegato come simili atti possano essere anche il risultato di un clima “culturale” e politico che anche con le ultime proposte di tassazione dei permessi di soggiorno non vede nell’immigrato un’opportunità, anzi tutt’altro «trovando sponda nell’ignoranza e nell’egoismo».

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