Anno: 2008

Il consiglio comunale di lunedì 14 luglio 2008

Corse dei battelli soppresse, lavori per l’acquedotto industriale ad Albate, Piano di emergenza del traffico, il cippo di Ponte Chiasso, discussioni delle tesi di laurea nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 14 luglio. Per 12 mesi, in prova, il Consiglio deciderà delle monetizzazioni degli standard.

«Da quando la Navigazione è passata dalla gestione governativa a quella regionale si registrano disservizi non da poco conto» così ha esordito Donato Supino, Prc, che ha chiesto all’assessore Fulvio Caradonna di interessarsi per ottenere spiegazioni sulle corse dei battelli soppresse la settimana scorsa. «Non è mia competenza» ha risposto l’assessore.
Silvia Magni, Pd, ha invece riportato le richieste della Circoscrizione 1 per i lavori dell’acquedotto industriale che stanno interessando Albate, per sapere il tracciato completo e le strade che saranno coinvolte, una domanda che era già stata inoltrata per lettera. «Avranno una risposta quando impareranno a fare lettere educate» ha affermato Fulvio Caradonna. «Non mi è sembrata maleducata» ha replicato la consigliera del Pd.
Ezia Molinari, Fi, ha chiesto se c’è un Piano di emergenza del traffico dato che in casi eccezionali, come l’attuale esondazione, insorgono disagi con lunghe code e il blocco della città.
Vittorio Mottola, Pd, ha riportato la richiesta dell’associazione Naja in congedo di Ponte Chiasso per la recinzione del cippo in onore dei caduti e di don Renzo Beretta in piazzale Anna Frank.
Antonietta Sosio, Fi, ha invece posto in evidenza il problema dell’utilizzo della sala del Consiglio per le cerimonie di laurea, creando a volte disturbo reciproco fra il lavoro delle Commissioni e i partecipanti: «Ora che l’Università ha più sedi, come S. Abbondio o Palazzo Natta, come mai la discussione delle tesi si fa ancora qui?».
Il Consiglio ha quindi finito la discussione sulla delibera sulle monetizzazioni che è stata approvata con alcune modifiche. La proposta della Giunta per le aree standard delle nuove edificazioni era che, nel caso d’impossibilità di poterle avere nei pressi dei nuovi edifici, il Consiglio comunale avrebbe potuto decidere di ottenerle in zone anche non contigue oppure un dirigente comunale, su indirizzo giuntale, avrebbe potuto decidere della loro monetizzazione. Un emendamento presentato da Stefano Molinari, An, ha riportato entrambe le decisioni al Consiglio, per quanto riguarda le monetizzazioni per un periodo sperimentale di dodici mesi che dovrà poi essere confermato alla prova dei fatti. L’assessore D’Alessandro che si era detto «contrario poiché il Consiglio comunale è già intasato» ha dovuto prendere atto della decisione dell’assemblea cittadina.
Cambiando l’ordine dei lavori, posticipando la discussione sulla delibera di indirizzo per la raccolta dei rifiuti proposta da Bruno Magatti di Paco, è cominciato poi il dibattito che si concluderà lunedì prossimo su un’espansione al progetto di un edificio in via Magni. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Un centinaio di persone al presidio assemblea sui diritti dei migranti

Sabato 12 luglio, finito il nubifragio, meno di cento persone al presidio assemblea sui diritti dei migranti contro razzismo e xenofobia. Al banchetto dell’Arci raccolte 70 adesioni all’iniziativa Siamo tutte tutti rom.

Ancora difficoltà per le associazioni di immigrati comasche, al presidio per il ritiro del pacchetto sicurezza del ministro Maroni, indetto dall’Unione associazioni immigrati di Como sabato 12 luglio in piazza Vittoria a Como, si sono trovati in meno di cento, per lo più italiani, per contrastare la norma che prevede la schedatura dei rom, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati (ricongiungimenti familiari, tempi di rinnovo, ecc.) e per la libera circolazione di tutti. Significativa l’assenza delle comunità asiatiche e latinoamericane. Tra i presenti comunque grande la determinazione a non interrompere la mobilitazione per i diritti di tutte e tutti. Raccolte 70 impronte per l’iniziativa dell’Arci Siamo tutte e tutti rom.

Elette le nuove cariche sociali del Coordinamento comasco per la Pace

Confermati Emilio Botta, sindaco di Lurate Caccivio (presidente) e Celeste Grossi dell’Arci, vicepresidente, Marta Abiti, Comune di Orsenigo, tesoriera, Roberto Losa, Schongoti, segretario. Claudio Bizzozero si dimette da direttore, ma mantiene l’incarico nella Scuola Diritti umani.

Mercoledì 9 luglio sono state eletti i rappresentanti del Coordinamento comasco per la Pace. Sono stati riconfermati il presidente Emilio Botta e la vicepresidente Celeste Grossi, cambia invece il direttore. Per propri impegni personali Claudio Bizzozero lascia mantenendo la direzione della Scuola diritti umani. «Claudio aveva già espresso le proprie difficoltà – ha affermato il presidente dell’organizzazione pacifista comasca – ma abbiamo aspettato il naturale rinnovo delle cariche per formalizzare il tutto. Claudio ha avuto un ruolo fondamentale per la nascita e la crescita del sodalizio e siamo dispiaciuti dalla sua rinuncia, ma contenti che abbia voluto continuare a fare parte della nostra organizzazione assumendosi un altro incarico». Il Consiglio di amministrazione ha chiesto a Mauro Oricchio di gestire la fase transitoria fino alla nomina formale del nuovo direttore (con tutta probabilità lo stesso Oricchio) che avverrà a settembre.
Il nuovo direttivo ha grandi progetti per il futuro «vorremmo avere un rapporto più stabile con le amministrazioni comunali. Il 99 per cento del nostro lavoro è svolto da volontari, ma speriamo di poter riuscire a garantire rapporti di maggiore continuità di lavoro con quelle persone che si sono rivelate come risorse valide, anche per non perdere delle professionalità acquisite, che per rispettabilissime scelte di vita non possono assicurare per sempre il proprio impegno nel sodalizio».
Anche con il mondo dell’associazionismo si aprono nuove forme di collaborazione. «Si è deciso di fare un direttivo più aperto, non riservato ai soli eletti come suggerirebbe lo statuto, ma che dialoghi con tutti quei soggetti interessati ad avere un rapporto continuativo con il Coordinamento come le Acli, che hanno espresso il loro vivo interesse alla collaborazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Paco e Territorio sui rifiuti

Un film disperato che illustra la morte della terra in Campania, ma anche proposte e speranze nella serata organizzata da Territorio precario e Paco mercoledì 9 luglio nella piazzetta Martinelli.

Più di cento persone hanno partecipato alla serata organizzata da Paco e da Territorio precario per parlare di rifiuti e vedere il film documentario Biutiful Cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero che mostra il disastro ambientale campano degli ultimi anni.
Guido Ortolani di Territorio precario presentando la serata ha illustrato la situazione di crisi paradossale con «la presenza della camorra e di ampi settori del mondo imprenditoriale» che aumentano lo sfacelo, «l’esercito posto a difesa di luoghi ritenuti strategici, le discariche» e un settore quello degli inceneritori «remunerativo solo grazie agli incentivi Cip 6».
L’esponente di Tp ha poi ricordato i problemi determinati dal termovalorizzatore di Brescia, spesso preso a modello: «Dalle analisi nei terreni circostanti c’è una grande concentrazione di diossine, tanto che una delle aziende agricole vicine, quella dell’Istituto tecnico agrario ha dovuto chiudere».
Bruno Magatti, consigliere comunale di Paco, ha esposto la proposta di delibera di indirizzo per un miglioramento del servizio per il futuro bando per l’assegnazione della gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Una idea nata dopo un’indagine svolta sul campo presentata da Paolo Sinigaglia. L’esponente di Paco ha denunciato che «dai sacchi viola, in cui vengono gettati carta, latte e plastica, viene separata manualmente solo la plastica, mentre il resto diventa Cdr (combustibile da rifiuti)».
Il movimento della rondine propone di creare altre piazzole per la raccolta dei rifiuti, il passaggio dalla tassa alla tariffa sui rifiuti, passando dai metri quadri delle case ai chili prodotti, un sistema di sconti per chi li va a depositare i rifiuti direttamente in discarica, un ribasso più generalizzato per tutta la città se vengono raggiunte migliori percentuali di riciclaggio e maggiori in informazioni ai cittadini. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Arci partecipa alla campagna Siamo tutti rom

Al presidio-assemblea dell’Unione associazioni di immigrati di Como di sabato 12 luglio alle 15 in piazza Vittoria ci sarà un banchetto dell’Arci per partecipare alla Campagna Siamo tutti rom. Il testo integrale del documento sulla raccolta di impronte digitali contro il razzismo e la xenofobia (pubblicato su www.arcicomo.it).

«Siamo tutte e tutti Rom.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha annunciato che non retrocederà di un millimetro dalla sua decisione, «l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom», come viene definita da Famiglia Cristiana.
Anche il Commissario europeo alla sicurezza Jacques Barrot ha ricordato che «non ci possono essere discriminazioni nei confronti dei rom». E Maroni ha dovuto convocare una riunione per convincere il prefetto Mosca, uno dei tre commissari ai rom nominati dal ministro, ad adeguarsi alle sue direttive.
Contro le modalità con cui verrà attuato il “censimento” nei campi nomadi c’è un’indignazione diffusa, espressa da associazioni, cattoliche e laiche, italiane e internazionali, da donne e uomini – intellettuali, giornalisti, politici, – cittadine e cittadini che organizzano nelle proprie città azioni di protesta.
La “schedatura” voluta dal governo evoca nelle cittadine e nei cittadini democratici ricordi di un passato che speravamo sepolto per sempre.
Fermiamo questo scempio della democrazia.
Sabato 12 luglio nell’ambito del Presidio – contro il razzismo e le leggi xenofobe, per il ritiro del pacchetto sicurezza, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per la libera circolazione di tutti, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati – indetto dall’UAI (Unione Associazioni di Immigrati), che si terrà a partire dalle 15, in piazza Vittoria a Como organizzeremo una schedatura volontaria e pubblica.
Verranno raccolte le impronte digitali di cittadine e cittadini che vorranno così esprimere la loro ferma opposizione alle direttive del ministro degli Interni.
Le firme verranno inviate, tramite il Prefetto di Como, al ministro Maroni con un messaggio esplicito: Siamo tutte e tutti Rom.
Arci Como».

Il patto per l’artigianato

Il Patto per l’artigianato vuole essere uno strumento per valorizzare la bilateralità e attraverso questa intesa potenziare le aziende e i lavoratori.

I rappresentanti delle associazioni dei datori di lavoro (Cna, Confartigianato e Acai) e dei sindacati (Cgil, Cisl e Uil) comaschi hanno firmato mercoledì 9 luglio alla presenza della stampa il Patto per l’artigianato. Questa intesa permetterà di intraprendere delle azioni di sviluppo e promozione dell’artigianato locale. Altresì il Patto vuole essere uno strumento per rafforzare le attività dell’Ebe (Ente bilaterale artigiano) e lo stato delle aziende associate anche tramite contributi economici. In termini numerici, sulle cinquantamila aziende artigiane presenti sul territorio, quelle associate con l’Ebe sono quattromila per un totale di dodicimila dipendenti. «Sarà una grossa mole di lavoro mettere in sintonia le differenti parti in gioco» ha sottolineato Enrico Benati, responsabile Cna delle relazioni sindacali.
Il documento, come ha ricordato Franco Santambrogio della segreteria della Cgil di Como, è un’intesa a vasto raggio il cui scopo è quello di controvertire le negatività del settore. I punti cardine del piano sono Artigiano +, un’iniziativa di promozione e certificazione qualitativa delle aziende artigiane, delle importanti decisioni al riguardo dell’apprendistato, realizzare parte della formazione direttamente in azienda, e della sicurezza, la stesura di un’analisi dell’Opta dello stato delle aziende comasche in materia di sicurezza. Altri aspetti saranno uno studio sulla mobilità lavorativa nel settore, che sfocerà nell’attivazione di un tavolo di confronto con l’Amministrazione provinciale, e un contributo monetario alle aziende che assumeranno lavoratori da agenzie di somministrazione.
Come evidenziato da tutti i delegati delle diverse parti presenti, il Patto, la cui stesura è durata due anni, valorizzerà la cooperazione partecipativa e la bilateralità, potenziando un confronto già esistente. «Perché è salvaguardando le imprese che si salvaguardano i diritti dei lavoratori» ha affermato Michele Barresi della Uil. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 7 luglio 2008

A Palazzo Cernezzi nella seduta di lunedì 7 luglio si è parlato di edifici da costruire e dell’ipotesi di abbatterne altri compreso quelli su cui si è investito 1 milione di euro in energie alternative. La minoranza sbaglia i conti non esce dall’aula e garantisce il numero legale. La maggioranza vota compatta per non rinviare la discussione di una delibera sulle monetizzazioni e poi decide di rinviarla alla settimana prossima.

Polemica in Consiglio comunale per le aperture domenicali anche per la grande distribuzione. Nelle preliminari del Consiglio di lunedì 7 luglio Gido Martinelli, Lega nord, ha preso la parola per attaccare l’operato della Giunta: «il Comune cerca di interpretare la legge regionale in modo alquanto bizzarro». Ha rincarato la dose il suo capogruppo Emanuele Lionetti che ha parlato di una fuga in avanti del Comune» e chiesto «una parola definitiva del’assessore al commercio», anche perché sono già previste 22 domeniche di apertura domenicale. Per Marcello Iantorno, Pd, il problema è anche formale «il Testo unico degli enti locali dice che a stabilire delle aperture deve essere il Consiglio comunale».
Luca Gaffuri, Pd, ha denunciato lo scioglimento delle intese per l’edificazione del polo logistico di Ponte Chiasso – Chiasso, per il trasferimento da gomma a ferro nella prospettiva della completa implementazione dell’Alptransit, un progetto che non potrà vedere la luce anche a causa del piano di recupero industriale della ex Albarelli, «le scelte strategiche di questo Comune sono solo a carattere edilizio» ha concluso il capogruppo del Pd.
Mario Lucini, Pd, ha invece rilevato i maggiori costi del nuovo ospedale S. Anna rispetto ad «una struttura similare per area, grandezza, posti letto, il nuovo ospedale di Legnano». Il nosocomio comasco consterà 23 milioni in più rispetto alla struttura varesina a causa dell’ubicazione in un luogo in cui sono servite «fondazioni speciali e deviazioni di corsi d’acqua», soldi che verranno recuperati per il consigliere del Pd «svendendo l’attuale area del S. Anna».
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha invece ricordato come in prospettiva parte degli uffici comunali verrà trasferita nei nuovi edifici che sorgeranno alla ex Ticosa ed ha chiesto chiarimenti «pare che verrà abbattuta la struttura che ospita gli uffici che verranno spostati, ma sul tetto della stessa è stato appena posizionato, per un milione di euro, il nuovo impianto di condizionamento».
Finite le preliminari è incominciata la discussione su una variante urbanistica per la realizzazione di un complesso immobiliare in via Acquanera.
Un intervento che vedrà l’abbattimento dell’attuale industria di vernici e la costruzione di quattro edifici di cinque piani per poco più di 21 mila metri cubi cui 5.500 di attrezzature per uso pubblico.
Contrario all’opera Gaffuri: «Negli ultimi cinque anni via Acquanera ha subito importanti trasformazioni, si è migliorata la qualità della vita con il recupero delle aree industriali dismesse, ma per un miglioramento della qualità della vita è ancora carente per numero di parcheggi, verde pubblico, mancano addirittura i marciapiedi». Critico anche Stefano Rudilosso, Fi, che ha espresso un parere negativo sul Piano regolatore che prevede per le periferie solo quartieri residenziali «dormitorio», e che ha chiesto di verificare la fruibilità degli standard pubblici, «che non rimangano all’interno della struttura, magari dietro cancelli che poi non permettono un libero accesso».
Bruno Magatti, Paco, ha allargato il discorso ad una più ampia qualità della vita urbana «con un aumento della popolazione cosa succederà alle scuole? E alle strutture alla persona?», per il consigliere della lista della rondine anche la nuova strada che sorgerà dietro ai novi edifici e si collegherà alla Canturina sarà un ulteriore spesa per il pubblico, che dovrà sostenere tutte le spese, economiche e sociali, di una operazione in favore di privati dimostrando anche la propria «incapacità di esigere contrappesi» accettando la monetizzazione di parte degli standard. Inoltre Magatti ha sottolineato l’incongruità di un piano di recupero industriale per una ditta che è ancora in funzione. A tutti ha risposto l’assessore D’Alessandro: «Una città senza le gru è una povera città».
È stato poi approvato all’unanimità un ordine del giorno presentato dalla consigliera Silvia Magni, Pd, per la costruzione di marciapiedi in via Acquanera e l’impegno ad istituirvi il limite a 30 km/h per sottolinearne la caratteristica di strada di quartiere.
La delibera per il nuovo complesso residenziale è stata così approvata con il voto solo della maggioranza e il voto negativo delle opposizioni che sono rimaste in aula garantendo il numero legale.
Lo stesso per l’approvazione della delibera successiva per l’attuazione di alcune nome tecniche sul calcolo delle altezze.
Il consiglio si è quindi concentrato sulla nuova proposta per la definizione delle monetizzazioni degli standard, ovvero di trasformazione di aree che dovrebbero essere destinate ad usi pubblici, come posteggi o parchi pubblici, in somme di denaro. La proposta darebbe l’autorità di decidere ad un dirigente comunale su indirizzo della Giunta, le opposizioni vorrebbero che la stessa fosse prerogativa del Consiglio. Anche il consigliere Roberto allo, Fi, ha parlato della possibilità di «fare gravi danni, nella prospettiva di fare casse».
Lucini ha chiesto, per alcuni motivi tecnici, una sospensiva della delibera, che è stata però bocciata dalla maggioranza, che dopo una mezz’ora di sospensione per chiarirsi sul da farsi, ha chiesto di sospendere la seduta per meglio approfondire l’argomento e aggiornarsi a lunedì prossimo, per il consigliere del Pd «una raffinatezza politica». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Al congresso del Prc di domenica 6 luglio Nicoletta Pirotta con il 59,38 per cento dei voti è la nuova segretaria provinciale del Prc

Dagli interventi degli ospiti disponibilità al dialogo e a percorsi comuni. Assente il consigliere comunale Donato Supino e molti esponenti particolarmente critici sull’esperienza fatta nella Sinistra l’Arcobaleno.

Dopo un’analisi dei risultati elettorali, delle loro motivazioni e delle prospettive per il partito, che ha individuato nell’acuirsi delle lotte sindacali la possibilità di sviluppo della sinistra, di Renato Tettamanti che non si è ricandidato a segretario, una folta carrellata di ospiti ha salutato l’inizio dei lavori del congresso provinciale di Rifondazione comunista del 6 luglio nella sede della Circoscrizione 6 in via Grandi.
Aperture e auspici per continuare una collaborazione intrapresa da prima delle elezioni sono venute da parte dei partiti e dei gruppi che fanno parte dell’area della sinistra plurale. Anche per il nuovo segretario del Pd Luca Corvi «bisogna riallacciare il confronto e il dialogo».
Pacato, ma accesso il confronto fra le varie posizioni che animano il partito, concentratosi principalmente sulla disfida fra la mozione che sostiene l’ex ministro Paolo Ferrerro e quella del presidente della regione Puglia Nichi Vendola. La cinquantina di partecipanti, delegati dei dieci circoli provinciali, un terzo donne, meno i giovani, hanno eletto i rappresentanti per i congressi regionali e nazionale e gli organi della Federazione provinciale.
Riunitosi il Comitato politico federale è stata eletta, con 19 voti favorevoli, 9 schede bianche e 4 contrari, come segretaria provinciale Nicoletta Pirotta (nella foto), che ha preso l’impegno di lavorare per superare le divisioni nel partito.

Il congresso del Prc domenica 6 luglio a Como

Si apre alle 9.30 di domenica 6 luglio alla Circoscrizione 6 di via Grandi il congresso provinciale del Prc, il primo dopo la disfatta elettorale. Si prospetta la vittoria della mozione Vendola-Giordano.

Si completa con il congresso provinciale il percorso sofferto della principale forza della sinistra lariana che si è lacerata nel confronto tra le diverse strategie da adottare per superare la crisi di consenso e di identità, di militanza e di prospettive che si è aperta dopo la disfatta elettorale de La Sinistra l’Arcobaleno. Le diverse mozioni, mai come in questo caso contrapposte, hanno evidenziato nei 12 congressi di circolo una forte maggioranza per la posizione Vendola-Giordano che ha totalizzato il 55,2 per cento dei consensi contro il 37,9 per cento della proposta Ferrero.Grassi e il 6 per cento di quella sostenuta da Bellotti.

Il consiglio comunale di giovedì 3 luglio 2008

Una serata inconcludente. Il consiglio comunale sull’Expo 2015 aperto, di giovedì 3 luglio al Teatro Sociale di Como, si è risolto in un elenco di speranze. Il richiamo alla realtà è venuto dal senatore Alessio Butti: «L’Expo l’ha vinta Milano e le risorse andranno là».

Discreta partecipazione al Consiglio comunale aperto al Teatro Sociale di Como, una sfilata dei maggiorenti cittadini. Tema della serata Expo 2015 dal titolo Nutrire il pianeta, energia per la vita. Poco più di un terzo della platea riservata alle autorità, a ridossso del palco, il resto per il pubblico “comune” con anche dei posti vuoti sul fondo. Trionfante il presidente del Consiglio Mario Pastore, organizzatore dell’evento: «Alle 21, fra platea e palchi, erano presenti 460 persone, amministratori e cittadini». La platea contiene 398 posti e i palchi aperti erano tre o quattro, per lo più per la stampa. «Avrebbe fatto piacere qualche cittadino in più» ha affermato Stefano Rudilosso, consigliere comunale di Fi, mentre Vittorio Mottola, del Pd, ha criticato la bassa presenza di amministratori locali della provincia. Mario Pastore gli ha risposto che i rappresentanti di altre amministrazioni erano una quarantina.
Una serata inconcludente, se l’obiettivo era quello di aprire una discussione sull’Expo 2015 anche con associazioni e cittadini la scaletta stessa degli interventi ha contribuito a far scemare la partecipazione. Le associazioni inscritte a parlare hanno avuto la parola solo dopo una interminabile carrellata di autorità, quando ormai la maggior parte dei presenti se ne era andata. Già alle 22 i non amministratori erano rimasti una novantina e anche molti rappresentanti pubblici avevano abbandonato il campo, tanto che il sindaco Stefano Bruni li ha segnalati «come un pessimo esempio».
Dopo i saluti, letti da Pastore, delle autorità che non hanno potuto essere presenti: il presidente regionale Formigoni, l’assessore regionale Albertoni, l’assessore del Comune di Milano Mascaretti e il vescovo di Como Coletti, ed un breve discorso del sindaco Bruni, è stato proiettato il video promozionale per Expo 2015, una elaborazione grafica tridimensionale al computer che presentava il centro del capoluogo lombardo e i padiglioni della Fiera.
I numeri dell’evento sono stati ricordati dal sindaco di Como: l’arrivo di 30 milioni di persone, «investimenti pubblici per 4 miliardi di euro e dieci volte tanti attesi dai privati».
Sostanzialmente tutti d’accordo sulla necessità di disinquinare il primo bacino del lago, la implementazione della metropolitana leggera, in una più ampia «cura del ferro» per i trasporti lombardi come sottolineato da Luca Gaffuri, consigliere regionale Pd, il campus universitario al S. Martino e fare in modo che l’Expo non si traduca in un evento “milanocentrico”.
Si sono avuti accenni lirici con Gianluca Lombardi, capogruppo in Consiglio comunale di Fi, per cui l’Expo «è una fiche da giocare» che gli ha provocato «un’ebrezza strana», mentre per Emanuele Lionetti, capogruppo in Consiglio comunale della Lega: «è la nostra olimpiade!»
Ha rotto il clima di grandi intese il senatore Alessio Butti, An, scettico sulla capacità di fare squadra dei comaschi: «In altri luoghi esiste un modello organizzativo che a Como non c’è». Anche per le speranze di una ricaduta economica sul territorio ha ricordato che «l’Expo l’ha vinta Milano e le risorse andranno là», specificando anche la cifra di quasi un miliardo e mezzo stanziato per i sei anni dal 2009 a l 2015, del denaro che sarà gestito direttamente dal sindaco meneghino, nominato commissario, come ha ricordato la deputata Chiara Braga, Pd. Per recuperare fondi a Como è intervenuto Vincenzo Sapere, consigliere comunale socialista, «bisogna svegliare la città soprattutto i privati».
Dopo l’intervento del parlamentare Luca Volontè, Udc, su Como città dell’energia che ha dato i natali a Volta, hanno preso la parola anche alcuni rappresentanti delle associazioni: Angelo Maiocchi, Camera di commercio, ha spinto per il campus e il “Chilometro della conoscenza”, Ubaldo Moschioni, Rotary, ha dato la disponibilità della sua associazione a lavorare per l’Expo, «bisogna sviluppare le nostre prerogative» ha invece affermato Ilvo Tolu della Società Politeama.
Una proposta differente quella del consigliere comunale di Paco Bruno Magatti che ha ricordato che Como è città messaggera di Pace e facendo riferimento anche al tema dell’esposizione ha proposto di «organizzare un incontro con i rappresentanti delle altre città per la Pace sull’acqua. Un bene che per alcuni è un diritto universale mentre altri lo considerano un oggetto commerciabile». Per la centralità dell’uomo ed un miglioramento della qualità della vita è intervenuta la consigliera comunale Roberta Marzorati, Per Como, per una valorizzazione del Parco Spina Verde e la creazione del Parco di interesse sovracomunale del Cosia. Marcello Iantorno, Pd, ha ricordato che il tema dell’esposizione è l’alimentazione e «la data dell’esposizione non è casuale, l‘Onu s’era data l’obiettivo di dimezzare la fame nel mondo per tale data e non ci si è riuscita, anzi è aumentata». Proprio questo ha fatto affermare a Donato Supino, Prc, che «per la fame nel mondo si fanno profitti su grandi eventi con grandi opere, senza riflettere sulle diseguaglianze».
È poi intervenuta Edi Borgianni di Territorio precario che ha attaccato la logica delle grandi opere e auspicato che quanto verrà intrapreso per l’Expo segua un iter più trasparente di quello delle paratie comasche. Cortella Simonetta dell’Onaf, organizzazione nazionale assaggiatori formaggi, ha invece rilevato che «si parla poco di formaggi e della nostra tradizione agroalimentare».
«La formula del Consiglio aperto è perfettibile» ha riconosciuto il sindaco Stefano Bruni chiudendo la serata. «Le provocazioni che sono state fatte sono degne di nota perché esprimono differenti sensibilità – ha detto il primo cittadino comasco – L’Expo va diviso in due momenti. Uno culturale, dal tema, sullo sviluppo economico, la fame e la solidarietà, che potrà magari essere oggetto di un dibattito aperto magari in biblioteca. L’altro è la gestione dell’impatto sul territorio dell’evento con le sue ricadute, di cui dobbiamo cercare di approfittare». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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